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Giu 12 2019

LA REALTÀ? … L’HO CREATA IO!

Crediamo di muoverci in una realtà indipendente ed estranea ai nostri voleri: una sorta di teatro in cui gli attori improvvisano la parte inconsapevoli della regia.

Ma è davvero così?

Le cose avvengono tutte al di fuori della nostra coscienza?

Oppure è la coscienza che crea la realtà per fare un’esperienza… di se stessa?

La nostra percezione non si arresta mai, ci accompagna dal primo all’ultimo minuto della vita.

Anche quando non vi prestiamo attenzione.

La coscienza non è separata dall’esistenza:

LA COSCIENZA È L’ESISTENZA

Infatti senza una coscienza che la percepisce la vita smette di esistere.

Lo attesta la fisica quantistica.

Lo sostengono gli psicologi.

E nel suo terzo principio lo afferma il biocentrismo:

“Il comportamento delle particelle subatomiche, in realtà di tutte le particelle e oggetti che percepiamo, sono collegati in modo inestricabile ad un osservatore. Senza la presenza di un osservatore cosciente esiste solamente uno stato indeterminato di onde di probabilità.”

Credere in una realtà separata ci aiuta a sperimentare la fisicità.

Tuttavia cancellare dalla consapevolezza l’intreccio inestricabile di vita e coscienza impedisce di aprirsi alla verità e preclude il benessere e la salute mentale.

Ciò che non si vede ha un forte impatto sulla comprensione degli avvenimenti.

A farci stare bene o male sono stati d’animo intimi.

E invisibili.

Emozioni e sentimenti capaci di trasformare la vita in un paradiso oppure in un inferno.

La pretesa di un’oggettività priva di relazioni interiori con chi ne fa esperienza è un concetto superato negli ambienti scientifici.

Tuttavia, il nostro linguaggio non possiede ancora termini adeguati a descrivere l’invisibile e questo impedisce di distinguerne l’importanza e di gestirne l’influenza sulla nostra vita.

L’universo oggettivo è un concetto astratto.

Forse necessario a studiare la meccanica degli eventi ma privo di rilevanza e fuorviante quando ci si muove nelle tante dimensioni della realtà.

Confinare la coscienza dentro i limiti della materialità è un paradosso che deforma la comprensione della vita rinchiudendoci in un range limitato di possibilità e dando origine alla violenza che sta distruggendo il pianeta.

Infatti, se le cose non hanno alcun legame con il nostro sentire (immateriale e reale) diventa lecito infliggere dolore a chi appare diverso (e perciò separato) perseguendo la legge del più forte senza scrupoli e senza etica, solo per soddisfare il capriccio di un momento.

La negazione dell’invisibile annienta i sentimenti dietro il disprezzo riservato a ciò che è immateriale, sostenendo il cinismo, la competizione e la sopraffazione al posto della condivisione, della fratellanza e dell’empatia.

Sui principi della divisione e dell’abuso si regge il dominio dei pochi sui molti.

Prende forma dalla sordità emotiva necessaria a cancellare l’empatia e si sviluppa sulla pretesa di una dualità fatta di schieramenti giusti o sbagliati, di bene e male, di buoni e cattivi.

Questa contrapposizione interiore costringe la psiche a rinnegare le parti inaccettabili di sé fomentando il desiderio di una perfezione idealizzata e impossibile, e dando forma al mondo crudele e distruttivo in cui ci muoviamo oggi.

La pretesa di un universo oggettivo ha ripercussioni gravissime sul nostro stile di vita poiché nasconde la consapevolezza della molteplicità che anima il mondo interiore dietro la pretesa di un’omologazione illusoria e irraggiungibile, modellando la realtà che crediamo esteriore su parametri pericolosamente ingiusti.

Solo riconoscendo dentro di sé i semi della crudeltà e assumendosi la responsabilità del Tutto diventa possibile mettere fine alle guerre e realizzare una società rispettosa di tutte le creature.

La coscienza è quella parte di noi stessi che intreccia l’etica con la realtà destinandoci a vivere le conseguenze delle nostre scelte profonde.

Nel mondo interiore:

  • affermare la legge del più forte imprime di sé la fisicità creando una vita in cui impera la prepotenza,

  • censurare le proprie imperfezioni dà forma a un mondo fatto di nefandezze inconfessabili,

  • aspirare alla perfezione modella una società in cui la diversità è inaccettabile.

La coscienza è la creta di cui è fatta la vita, il Tutto che genera ogni cosa, il luogo intimo della verità.

Carla Sale Musio

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