Dic 10 2014

CULTURE… SENZA LINGUAGGIO

Published by at 10:04 under Psicologia,Psicoterapia

Parlare, parlare, parlare, parlare… troppe volte le parole occupano il posto delle emozioni e chiacchierare diventa un modo per non ascoltarsi.

Il nostro vocabolario possiede pochi termini adatti a raccontare la profondità del mondo interiore.

La cultura utilitarista in cui viviamo immersi rivolge la propria attenzione soltanto a ciò che è concreto, quantificabile e commerciabile.

I saperi dell’anima sono considerati poco produttivi e di conseguenza privi d’importanza.

Il tornaconto ha soppiantato l’amore e l’arrivismo guarda con disprezzo la cooperazione e la fratellanza, misurando il valore delle cose in termini di guadagno e non di bontà.

In questa nostra civiltà malata la sensibilità è obsoleta.

Va di moda il cinismo.

L’indifferenza e la prepotenza sono diventate le virtù più ambite e chi ancora possiede un cuore spesso se ne vergogna, occultandolo dietro una facciata d’indifferenza e imperturbabilità.

Pur di ricevere approvazione e stima adottiamo modelli di comportamento vuoti di empatia e nascondiamo i sentimenti come se fossero un’anormalità, invece che un valore da proteggere e da coltivare.

Convinti che Dio ci abbia creato a sua immagine e somiglianza valutiamo la vita solo in base al guadagno e disprezziamo le altre creature senza riuscire a coglierne l’insegnamento.

il potere dei soldi non conosce altro credo che lo sfruttamento.

Sosteniamo che la capacità di parlare sia l’unica espressione d’intelligenza e chiamiamo bestie tutte le specie che usano altre forme di espressione.

Poi approfittiamo della loro ingenuità per arrogarci il diritto di utilizzarle a nostro piacimento.

Dopo aver stabilito arbitrariamente il monopolio della cultura, abbiamo edificato la supremazia della razza umana  ed eletto il linguaggio a spartiacque dell’intelligenza.

“Gli animali non parlano e perciò non capiscono, non comunicano, non hanno civiltà e nemmeno importanza.”

Sono bestie.

E tanto basta per giudicarli privi di sensibilità e di sentimenti.

Ma proprio i sentimenti e la sensibilità sono le vittime della nostra presunta superiorità linguistica e di una società che nasconde la prepotenza dietro alle parole e occulta le ragioni del profitto ammantandole con vocaboli ricchi di fascino e vuoti di verità.

Le bestie non parlano il nostro linguaggio fatto d’inganni e ipocrisia.

Sono incapaci di censurare i sentimenti.

Mostrano con chiarezza le intenzioni.

Sono dirette, immediate e autentiche.

Ascoltano l’istinto.

Non sfruttano e non distruggono il pianeta.

Raccontano un’esperienza differente.

Condividono una saggezza che non ha bisogno di parole.

Per questo le ammazziamo e le sfruttiamo deridendo la loro onestà con arroganza e coltivando la nostra presunzione.

Le culture che non usano il linguaggio ci rivelano valori diversi da quelli della nostra specie umana.

E ci insegnano ad ascoltare le emozioni, accogliendone fiduciosamente l’inafferrabilità.

Abbiamo molto da imparare da chi non ha permesso alle parole di nascondere la verità.

Privi di un Dio che uccide per vendetta e punisce i sui figli con crudeltà gli animali possiedono un sapere essenziale, meno prolisso e cangiante di quello umano, capace di onorare la profondità del reale e di rispettare i legami invisibili che uniscono ogni creatura all’ambiente.

Con l’esempio della loro esistenza ci porgono un messaggio silenzioso, insegnandoci ad attraversare la vita con gratitudine e semplicità. 

Carla Sale Musio

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