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Giu 27 2012

LAVORO… e autostima!

“Non c’è lavoro, non ci sono soldi, non ci sono opportunità, non ho scelte, non ho nessuna possibilità. Realizzare me stesso è impossibile!”

Nel corso della mia professione ho sentito tante volte frasi simili.

È su questi presupposti che la crisi costruisce il suo potere distruttivo e malsano, amputando dal nostro animo ogni iniziativa e ogni entusiasmo.

Viviamo immersi in una cultura malata che ci sta progressivamente rendendo schiavi di un pensiero privo di autostima.

Certo, è vero, ci sono tante situazioni difficili, ma questo non vuol dire rinunciare a esprimere se stessi e i propri talenti.

Nasciamo tutti diversi e ognuno di noi porta in dono al mondo la propria originalità.

Cioè quel mix di capacità, interessi e passioni, che rende speciali, differenti da chiunque altro, capaci di interpretare in modi nuovi la realtà.

Dall’infanzia all’età adulta siamo sollecitati a mettere in pratica i nostri progetti e la nostra creatività.

Il percorso necessario a dare forma e sostanza alle aspirazioni personali è chiamato realizzazione e gli psicologi lo ritengono indispensabile per la salute mentale.

Trasformare un’ambizione in qualcosa di concreto, fa sì che i doni che la vita ci ha fatto non vadano sprecati.

È un’esperienza importantissima e necessaria.

Infatti, permette di manifestare le nostre qualità e le rende fruibili anche agli altri.

Consente di scoprire aspetti nuovi di se stessi, apre le porte alle aspirazioni e ci fa sentire parte di un tutto più ampio che ci comprende.

L’unicità che contraddistingue ognuno di noi, non è un optional, appartiene a un processo creativo che è il motore stesso della realtà e lo strumento per raggiungere il benessere personale.

Non nasciamo schiavi dell’economia e delle leggi di mercato.

Nasciamo liberi di esprimerci e pronti a realizzare la nostra personale missione nel mondo, cioè capaci di concretizzare e condividere ciò che ci piace fare e siamo portati a fare.

Questo processo, individuale e creativo, è chiamato realizzazione personale ed è la base dell’autostima,  rappresenta ciò che ci fa sentire bene o male nel vivere la vita.

La mancata espressione delle proprie peculiarità è all’origine della depressione, degli attacchi di panico e di tutta la sofferenza psicologica che oggi, purtroppo, sta dilagando ovunque.

La creatività individuale è lo strumento preposto a mantenere in buona salute il corpo e in equilibrio la mente.

Non si può censurarla o asservirla (al sistema economico o a qualsiasi altra cosa) senza pagare prezzi altissimi di sofferenza.

Ci viene fatto credere che il lavoro sia un mezzo per procurarci i soldi necessari alla sopravvivenza e a condurre una vita di qualità, ma i soldi sono soltanto un codice di scambio (utilizzato in questa società) e la vita diventa di qualità solo quando ci sentiamo realizzati.

Altre culture si servono di altri strumenti.

Ma nessuna cultura può prescindere dalla realizzazione personale perché, se manca l’espressione di se stessi, vivere perde significato… e, in genere, ci si ammala.

Quando non si può lasciare la propria impronta nel mondo, ci si sente inutili e vuoti e si comincia a cercare all’esterno qualcosa capace di calmare l’insoddisfazione che si sviluppa dentro.

Allora inseguiamo oggetti, sostanze, situazioni che diano valore e senso alla vita ma, in assenza di un’espressione personale, tutto si rivela insufficiente e il bisogno di accumulare inutilmente cresce a dismisura.

È in questo modo che chi gestisce il mondo ci tiene incatenati dentro prigioni dalle sbarre invisibili.

Sono carceri mentali, modi di pensare che ci portano a dipendere da qualsiasi cosa prometta di restituire importanza e autostima: cibo, soldi, sesso, competizione, potere, ecc.

La realizzazione personale, però, può avvenire soltanto grazie alla manifestazione dei nostri talenti e nessuna cosa potrà mai sostituire l’espressione originale di sé.

Ognuno di noi per realizzarsi deve fare i conti con la propria creatività e con la missione che rende unici, portatori di un dono speciale da regalare alla vita.

Il lavoro che scegliamo di fare, perciò, non è soltanto un mezzo per procacciarci i soldi necessari a vivere.

La nostra occupazione è lo strumento privilegiato con cui manifestiamo le doti personali e le condividiamo nel mondo.

Quando la professione non rispecchia la nostra indole, la realizzazione personale fallisce, l’autostima va in pezzi e la porta della sofferenza interiore si spalanca.

Qualunque sia lo stipendio, o la qualifica che abbiamo, non potrà bastare e non sarà soddisfacente se non permette di manifestare anche le propensioni, gli ideali e la creatività personali.

Esprimere i propri talenti vuol dire donare il proprio frutto alla vita e lasciare che da esso germoglino possibilità e prospettive nuove.

Bloccare questo processo, scegliendo un lavoro che non rispecchia la verità interiore, priva del potere personale e rende schiavi di falsi valori.

A volte è più sano inseguire un sogno piuttosto che lasciarlo volare via per condurre una vita di rimpianti.

E spesso, autorizzare l’espressione delle proprie passioni incontra coincidenze e opportunità miracolose.

Quando ci permettiamo di rischiare la nostra verità le cose si rivelano più facili del previsto perché l’inconscio, libero dai conflitti, può utilizzare tutta la sua energia nel raggiungimento dei nostri obiettivi.

Dare forma alla creatività personale struttura l’autostima ed è la missione che siamo venuti a svolgere su questo pianeta.

Per noi stessi.

Per gli altri.

E per costruire insieme un mondo finalmente migliore.

Carla Sale Musio

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