Giu 11 2011

BAMBINI CON UN FALSO SE’

Published by at 09:56 under Psicologia,Psicoterapia

Con il termine falso sé s’intende una personalità di copertura che nasconde quasi completamente la reale struttura della personalità.

Il falso sé rappresenta una sorta di maschera o di ruolo teatrale nel quale la personalità finisce per identificarsi completamente e, poiché occulta il carattere naturale, è vissuto come se fosse un’autentica individualità.

Il falso sé si costruisce, di solito, come risposta alle richieste dell’ambiente familiare.

Come già è stato detto, i bambini che hanno una personalità creativa colgono anche le emozioni inespresse e modellano se stessi in modo da rendersi funzionali ai bisogni profondi degli adulti che per loro sono importanti.

Per questo, possono arrivare a costruire un falso sé.

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UNA PICCOLA RIBELLE

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Silvia, la giovane mamma di Alice, ha un atteggiamento sottomesso e remissivo nei confronti del marito Antonello, il papà di Alice.

Primogenita di una famiglia numerosa e poco abbiente, fin da bambina Silvia ha dovuto occuparsi degli altri rinunciando ai propri bisogni di sicurezza e protezione.

Quando conosce Antonello s’innamorata soprattutto dei suoi modi risoluti e sicuri di se.

Con lui Silvia può finalmente soddisfare il desiderio infantile di sentirsi protetta e guidata da qualcuno capace di pensare a lei.

Ma nel corso degli anni la donna è cresciuta e, dopo la nascita di Alice, emerge in lei un bisogno di emancipazione e autonomia.

Anche se ha solo quattro anni, Alice avverte inconsciamente l’insofferenza della mamma nei confronti del papà e, interpretando il suo bisogno di ribellione, sfida Antonello ogni volta che le capita.

Inutile dire che le disubbidienze della bambina non incontrano il favore della mamma.

Silvia la rimprovera e la biasima per quegli atteggiamenti spavaldi e competitivi.

Alice soffre in silenzio ma non cambia i suoi atteggiamenti.

Sente istintivamente che, dietro alle sgridate, la mamma è soddisfatta di lei.

“È proprio una ribelle“ racconta Silvia alle amiche, con tono compiaciuto, “magari ce l’avessi anch’io un po’ della sua temerarietà!”.

Alice ha imparato che non si deve essere ribelli e temerari, tuttavia sa che questo suo comportamento rende la mamma orgogliosa.

E ciò che più desidera… è far contenta la mamma!

Per questo continuerà a dar voce alla sua insofferenza.

Per questo continuerà a contestare il papà.

Per questo continuerà a sentirsi inadeguata e cattiva.

Per questo, col tempo, identificherà se stessa in quel ruolo di bambina spavalda e aggressiva (il falso sé che gli adulti le hanno attribuito) colpevolizzando il suo istintivo e altruistico impulso a dar voce alla ribellione negata della mamma.

Alice approda in terapia da grande, per problemi di alcol-dipendenza, e così descrive se stessa durante il primo colloquio:

“Ho un pessimo carattere, m’infurio per niente, alzo subito la voce e per questo motivo faccio soffrire le persone che mi amano, soprattutto mia madre che è tanto dolce, buona e gentile con tutti.”

Carla Sale Musio

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