Tag Archive 'SepAmarsi'

Giu 28 2018

AMORI SBAGLIATI

Perché mi innamoro sempre della persona sbagliata?

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Facendo il mio mestiere, questa è una domanda che si sente ripetere spesso.

Sembra quasi che un destino maligno si diverta a condurci tra le braccia di chi… non ci merita!

Ma siamo davvero le vittime di amori sbagliati o si tratta, piuttosto, di scelte inconsce?

Sono convinta che tante situazioni poco felici in un primo momento possano apparire così familiari da farci sentire a casa, spingendoci verso l’abbandono e la fiducia tipiche della fanciullezza.

Le nostre parti bambine si aspettano un risarcimento danni per i torti che hanno vissuto nel passato, e coltivano l’illusione che, da grandi, un partner possa compensare quelle sofferenze donando loro l’amore che i genitori non hanno saputo offrire.

Questa visione risente dell’egocentrismo e della dipendenza che caratterizzano i primi anni di vita.

Una volta adulti, infatti, siamo noi stessi a doverci prendere cura del Bambino Interiore, riservandogli le attenzioni e le cure che gli sono mancate.

A prima vista può sembrare un compito impossibile, quasi un film di fantascienza!

Come si fa a tornare indietro nel tempo per coccolare i bimbi che siamo stati?

Eppure…

La maturità si raggiunge quando nel mondo intimo le Parti Adulte decidono di adottare le Parti Infantili, occupandosene con la dedizione che avrebbero voluto ricevere dai genitori.

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“Vorrei accudire il mio Bambino Interiore ma non so come fare.”

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Anche questa è una affermazione che sento ripetere spesso.

Il corpo è uno solo: cresce, cambia e diventa adulto.

Tuttavia nel mondo intimo convivono un’infinità di aspetti differenti.

Nell’inconscio siamo sempre: bambini, adolescenti, adulti, ingenui, saggi, folli, giocosi, ribelli, responsabili, incoscienti…

La vita interiore è composta da un numero illimitato di possibilità che, per vivere una vita soddisfacente, dobbiamo riconoscere e gestire.

Il bambino che siamo stati vive i suoi drammi in un eterno presente e attende che qualcuno si prenda cura di lui.

Da adulti dobbiamo aiutarlo a sentirsi protetto e importante, riconoscendo i traumi e il suo bisogno di giocare, accogliendo l’ingenuità e l’entusiasmo insieme al dolore e alle profondità che lo caratterizzano.

La capacità di osservare le cose da un’angolazione giocosa e innocente è un presupposto della saggezza.

E appartiene all’infanzia.

Prendersi cura del proprio Bambino Interiore significa lasciare il giusto spazio alla sua energia, liberando i doni e la vitalità della fanciullezza insieme all’equilibrio e alla competenza della maturità.

Questo processo di integrazione ci consente di costruire una relazione affettiva scevra dal bisogno di delegare ad altri la risoluzione delle angosce passate e capace di comprendere la fragilità insieme all’autonomia.

Di se stessi e del partner.

Troppo spesso l’aspettativa magica di un Principe Azzurro (o di una Principessa Azzurra) ci stimola a coltivare il sogno di un’unione in grado di sanare miracolosamente le sofferenze del passato esonerandoci dal percorso necessario ad evolvere le parti immature della psiche.

Su questo equivoco nascono tanti amori sbagliati.

Crescono sul presupposto di una compensazione affettiva e coltivano la pretesa di ricevere dall’altro la dedizione che siamo incapaci di darci.

Si tratta di una richiesta che spinge a idealizzare il partner e conduce inevitabilmente alla delusione, con il suo corollario di colpevolizzazioni, recriminazioni e rancori.

Infatti, quando il Bambino Interiore reclama l’amore incondizionato che avrebbe voluto ricevere dai genitori, la scelta ricade inconsciamente su chi sembra poterne compensare le mancanze e che, perciò, ne incarna anche i difetti.

Sono proprio quei difetti che ci fanno sentire a casa creando la magia di tante storie impossibili.

Atteggiamenti e comportamenti così familiari da passare quasi inosservati… diventano presto gli scogli che impediscono l’amore.

Un impulso infantile ci spinge a scegliere chi impersona le qualità idealizzate del genitore che avremmo voluto avere insieme a quelle del genitore che abbiamo realmente avuto.

Tuttavia, ripetere il dramma di un tempo non fa che reiterare lo stesso tragico finale.

Chi meglio di noi può sapere di cosa abbiamo bisogno per sentirci bene?

Per liberarsi dalle sofferenze antiche è necessario assumersi pienamente la responsabilità di sé, abbracciando il cucciolo interiore con l’amore che avrebbe voluto ricevere, piuttosto che abbandonarlo tra le braccia di un partner nella speranza di poter cambiare il finale della nostra storia passata.

Carla Sale Musio

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Leggi il libro: 

SEPAMARSI

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Gen 09 2018

SEPAMARSI, UN LIBRO D’AMORE

Cari lettori, amici e curiosi è appena uscito il mio ultimo libro, frutto di una ricerca durata più di trent’anni:

SEPAMARSI

linee guida per una separazione amorevole

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e finalmente disponibile in tutti gli store on line e ordinabile nelle librerie.

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Sono emozionata e felice di condividere oggi con voi la bellissima recensione della poetessa e scrittrice Anna Cristina Serra, che ha curato l’editing del testo rendendolo meravigliosamente… perfetto!

Carla Sale Musio

Iniziamo dalla dedica: 

“A mia madre che non ha mai voluto separarsi.

A  mio padre che l’ha sempre tradita.”

Dirompente, coraggiosa, leale.

Dice molto di questo libro e della sua Autrice.

Li identifica, li connota, li svela.

Diversi.

Diversi da ciò che spesso incontriamo: persone,  messaggi, letture in apparenza portatori delle verità che ricerchiamo.

Ognuno la propria.

Di frequente però ci imbattiamo in patine di sostanza.

Qui, invece, percepiamo immediatamente la sincerità profonda, la ricerca, la verità del cammino.

E l’Amore.  

Quello che da questo libro trabocca ribaltando  i luoghi comuni delle nostre certezze.  

Amor che move il Sole e l’altre stelle recitava il Sommo e oggi la dottoressa Carla Sale Musio indaga perché move il sole e l’altre stelle.

E ci mette di suo.

Molto.

Per proporci un concetto d’Amore che travalica quello finora dai più conosciuto e propagandato.

E, con il suo cuore e la sua esperienza, ci conduce su strade certo non facili, aprendoci talvolta prospettive dolorose ma…la scommessa che ci porge , se vinta, dà in premio non solo la scoperta di sé stessi ma la LIBERTÀ del cuore.

E l’Amore.

Quello infinito.

Come sempre capace di esplorare i punti più bui dell’Universo e del cuore per renderli al prossimo quali fonte di luce Carla Sale Musio prosegue nella sua missione.

E quest’opera, forse più di altre, è anche un valido e pratico aiuto, quasi un manuale, per chi si sente tentennante e impaurito/a,  ad andare a “cogliere le stelle”.

Le storie delle altre Donne presenti nel libro e che mettono  a disposizione le loro esperienze, le loro lacrime e la loro forza, funzionano un po’ come apripista, un po’ come sostegno per mettere le ali e volare più in alto.

Lì dove si incontrano tutte le pienezze delle scommesse vinte, i premi che la nostra Vita ci ha riservato.

Anna Cristina Serra

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Mag 28 2017

SEPARAZIONE: la confusione fa parte del gioco

“Ho deciso: mi separo. Ma… in concreto… adesso cosa faccio?!”

È difficile rimanere lucidi, obiettivi, equilibrati e strategici, quando dentro di noi ogni cosa sembra andare in frantumi.

Il matrimonio non funziona più e la vita ci spinge a scrivere un capitolo nuovo della nostra esistenza.

Tuttavia, una volta presa la decisione e stabilito il da farsi, ecco che un malessere interno rimescola le carte, rendendoci vulnerabili, spaventati e insicuri.

La mente logica vorrebbe programmare il percorso che dalla convivenza conduce verso una nuova autonomia, ma nel mondo emotivo il caos la fa da padrone, il disorientamento annebbia l’intelligenza e un pericoloso senso d’impotenza paralizza qualsiasi capacità.

In quei momenti carichi d’incertezza è necessario arrendersi e imparare a convivere con l’inquietudine.

La confusione fa parte del gioco e non può essere eliminata.

Bisogna sopportarla.

Almeno per un po’.

Non è possibile abbandonare un progetto in cui abbiamo investito tante risorse, senza sentirci svuotati e privi di qualsiasi capacità: logica, pratica e coerente.

La vita sotto lo stesso tetto è stata un’esperienza che ha coinvolto tante energie.

Soprattutto nei momenti in cui abbiamo cercato di mantenere salda la rotta della convivenza nonostante i maremoti emotivi.

Le ragioni che oggi sostengono la scelta della separazione poggiano su un vissuto di fallimento, e fanno emergere la delusione che accompagna la fine dei progetti costruiti insieme.

Ecco perché, una volta imboccata la strada dell’indipendenza, è inevitabile sentire di aver sbagliato ed essere assaliti dai ripensamenti, dai dubbi e dalla nostalgia.

Il matrimonio presuppone una condivisione totale, sia della quotidianità che del tempo libero, e ritrovarsi di colpo a gestire un’esistenza autonoma in un primo momento può apparire un’impresa insormontabile.

La paura della solitudine dilaga nella psiche, alimentando il rimpianto dei momenti trascorsi insieme, e oscurando le innumerevoli ragioni che hanno condotto alla decisione di concludere il matrimonio.

È un effetto della trasgressione che ancora è necessario affrontare per sciogliere il vincolo coniugale.

Esiste un pregiudizio che stigmatizza quanti decidono di separarsi, quasi che chiudere il contratto matrimoniale fosse segno di una pericolosa incapacità affettiva.

I preconcetti religiosi e gli interessi economici spingono a sostenere che lo stare in coppia indichi sempre una scelta matura e responsabile e che, al contrario, vivere da soli segnali un egoismo congenito, sintomo di una cronica impossibilità a voler bene.

Così, chi sceglie di mettere fine al matrimonio deve fare i conti con la sensazione di essere sbagliato, irresponsabile, prepotente, narcisista, infantile, inaffidabile e… chi più ne ha più ne metta.

Oltrepassare le barriere di questi luoghi comuni è un’impresa piena d’insidie.

Occorre guardare con autenticità dentro se stessi e permettersi la paura insieme al desiderio di ricominciare.

È indispensabile affrontare il proprio cambiamento interiore, accogliendo la molteplicità del mondo emotivo e permettendo alle proprie parti arrabbiate, deluse, avventurose, sognatrici, razionali e vulnerabili, di esprimersi e di trovare il proprio spazio nella consapevolezza.

Gestire quest’apparente incoerenza, non è facile.

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Eppure, solo ascoltando le tante voci che parlano nel nostro inconscio (senza reprimerle e senza giudicarle) diventa possibile cavalcare la trasformazione che dal possesso e dall’egoismo conduce al rispetto, alla libertà e all’amore.

Separasi fa parte di un percorso intimo importante, profondo e ricco di doni.

Chi è capace di sciogliere un legame, attraversando la dipendenza e la libertà, può camminare  tenendo a braccetto la vulnerabilità insieme all’autonomia, e avventurarsi lungo il sentiero che conduce all’Amore.

Quello con la A maiuscola.

Per se stessi, per gli altri e per la vita.

Carla Sale Musio

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Apr 21 2017

SEPARAZIONE E GENITORIALITÀ

Quando si affronta il tema della separazione, un aspetto importante riguarda il rapporto con i figli.

In Italia, la religione cattolica sostiene che lo scioglimento del matrimonio sancisce la fine della famiglia e costituisce un trauma per la prole.

Questo dogma, però, non è supportato dalla ricerca scientifica né dalle statistiche.

Secondo gli specialisti dell’infanzia, infatti, la sofferenza nei bambini è una conseguenza della mancanza di attenzioni e del clima teso che si respira quando le relazioni sono prive di amore, di reciprocità e di comprensione.

Così, mentre la separazione permette ai piccoli di vivere un rapporto più esclusivo e costante con ciascuno dei genitori, la convivenza sotto lo stesso tetto spesso costituisce l’alibi che consente a uno dei partner di disinteressarsi ai figli, delegandone l’accudimento all’altro.

Vivere insieme porta a dividersi la gestione della casa e della prole, e questo non sempre produce risultati favorevoli sullo sviluppo psicologico dei più piccini.

Succede spesso, infatti, che la scelta di condividere l’impegno, la fatica e le spese, sostituisca il coinvolgimento reciproco, trasformando il rapporto coniugale in una collaborazione tra colleghi costantemente occupati nella gestione dell’azienda famigliare.

In questi casi la separazione può rivelarsi un toccasana, che permette a marito e moglie di riconquistare la propria autonomia e ai figli di vivere un rapporto affettivo anche con il genitore meno presente.

Abitare in case separate, costringe a impegnarsi in prima persona nella relazione con i bambini e impedisce che il coinvolgimento e l’affettività siano dati per scontati e ignorati.

Nella separazione, i figli hanno la possibilità di scegliere se passare del tempo col papà o con la mamma e questo fa sì che la genitorialità venga coltivata dagli adulti con maggiore attenzione e cura.

Il senso comune interpreta impropriamente la separazione come lo scioglimento della famiglia ma, di fatto, ciò che si conclude è soltanto il rapporto coniugale fra marito e moglie.

Quando ci sono dei bambini, infatti, la genitorialità non può avere termine, perché l’impegno assunto nel mettere al mondo una vita unisce per sempre quel padre e quella madre nel loro ruolo educativo e protettivo.

Anche quando ci sono altri partner.

E altri figli.

Affrontare la conclusione di un matrimonio è un momento delicato e importante che va gestito con autenticità e con partecipazione anche rispetto ai più piccini, evitando di coinvolgerli nelle vicende coniugali e rassicurandoli sulla stabilità della scelta di mamma e papà di prendersi cura di loro.

I genitori, infatti, non si separeranno mai.

La separazione ed eventualmente il divorzio riguardano soltanto i rapporti tra marito e moglie e non cambiano il coinvolgimento che lega una coppia ai propri bambini.

Avere i genitori che abitano in case separate, può succedere in diverse situazioni della vita e non costituisce un trauma per i figli, ma soltanto un cambiamento.

Cambiamento che, quando l’armonia in famiglia non esiste più, porta una ventata di novità e un miglioramento nelle relazioni.

La separazione, infatti, permette alla genitorialità di trovare uno spazio maggiormente definito rispetto alla convivenza, e questo può costituire un vantaggio per i bambini.

Carla Sale Musio

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Mag 19 2015

FACCIAMO FINTA DI AMARCI… PER I FIGLI

Quando nel matrimonio l’amore finisce, alcune coppie, piuttosto che affrontare la separazione, preferiscono fingere un’apparente normalità familiare, col pretesto di non far soffrire i bambini.

In questi casi, simulando un coinvolgimento che non esiste più, papà e mamma si comportano  come se le cose tra loro non fossero cambiate.

Anche quando la vita li ha portati a vivere relazioni nuove con altri partner.

Spaventati all’idea di affrontare il cambiamento interiore con sincerità e umiltà, preferiscono imbrogliare i propri figli, dissimulando la mancanza di reciprocità dietro una quotidianità artefatta e priva di onestà.

Credo che niente possa essere più crudele e gravido di conseguenze negative che mistificare il coinvolgimento emotivo e ingannare i bambini, abusando della loro ingenuità.

I piccoli hanno bisogno di aiuto per decifrare il complicato mondo delle emozioni, e i genitori sono le persone più indicate per insegnargli a gestire la sensibilità, dando un nome ai sentimenti quando si presentano.

Ma per far questo, i grandi devono lavorare costantemente su se stessi, ascoltando il proprio mondo interno e traducendolo in parole, con sincerità.

Più che di modelli di comportamento irreprensibili, i bambini hanno bisogno di autenticità.

Spiegare con termini semplici cosa si agita nel nostro cuore, li aiuta a riconoscere le maree emotive, senza spaventarsi e senza sfuggirle.

E questo è l’insegnamento più importante che i genitori possano dare ai propri figli.

Crescendo, i piccoli troveranno da soli le soluzioni per assecondare la propria evoluzione, cavalcando i cambiamenti che l’esistenza ci costringe ad affrontare.

Ciò che serve ai bambini non sono degli esempi di comportamento preconfezionati e artefatti, ma l’autenticità necessaria a non tradire se stessi davanti alle difficoltà.

E questo papà e mamma possono insegnarlo soltanto con l’esempio della propria vita e delle proprie scelte.

E’ qualcosa che si respira nell’aria, non la conseguenza di teorie o mistificazioni.

Fingere un’armonia e una vita di coppia che non esistono più, significa trasmettere ai bimbi che l’apparenza è più importante della verità e che le emozioni possono essere censurate con un atto di volontà.

In questo modo nella personalità prende forma un falso sé, funzionale a tenere sotto controllo la paura del cambiamento, una sorta di maschera che incatena la vita a un’armatura di comportamenti privi di verità.

I bambini sentono che qualcosa non torna e che il quadretto idilliaco della famiglia felice manca di trasparenza e di autenticità.

Lo avvertono con una sorta di radar interiore strettamente intrecciato alla loro empatia e alla loro sensibilità.

Ma sono costretti ad abiurare queste percezioni, per credere a ciò che vedono invece che a ciò che sentono.

In questo modo si crea una frattura tra le percezioni e i comportamenti, che blocca il contatto con il mondo interiore generando un pericoloso ottundimento emotivo.

Un sapere empatico e intuitivo deve cedere il posto alla finzione sbandierata dai genitori, e questo costringe a screditare l’ascolto di sé, nel tentativo di conciliare ciò che si sente dentro con ciò che, invece, si DEVE credere.

Per paura di rivelare la propria verità e vedere andare in frantumi il progetto di una vita insieme, i genitori, inconsapevolmente, creano ai bambini un grave danno psicologico.

Infatti, imponendo ai propri figli la realtà che avrebbero voluto offrirgli, al posto della realtà che invece stanno vivendo, generano una confusione nella comprensione delle relazioni, proprie e degli altri.

Confusione della quale i figli inevitabilmente pagheranno il prezzo, quando si troveranno ad affrontare la propria vita di coppia.

La famiglia è un legame che unisce le persone a prescindere dalla loro volontà, non scaturisce dai contratti ed esiste indipendentemente dalle nuove relazioni che possono coinvolgere la mamma e il papà quando l’amore tra loro finisce.

Avere dei figli insieme significa essere una famiglia per sempre, perché per sempre i genitori condivideranno l’affetto verso la propria prole.

Ma questo non significa che la mamma e il papà debbano amarsi per sempre.

Può succedere che una madre e un padre s’innamorino di altre persone e costruiscano con loro altre famiglie.

L’amore non ha limiti ed è capace di compiere miracoli, ma è indispensabile attraversare con coraggio il percorso di crescita lungo il quale ci conduce.

Anche quando si snoda lungo strade impreviste.

Carla Sale Musio

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Mar 03 2015

MARITO E MOGLIE? OGNUNO A CASA SUA

Quando un rapporto di coppia funziona, la tradizione vuole che i partner, presto o tardi, decidano di mettere su casa insieme. 

La convivenza è considerata il fondamento di una buona unione coniugale, la prova del nove per verificare la solidità e la capacità di condividersi.

Scegliendo la coabitazione, infatti, si passa dalla vita da fidanzati alla vita matrimoniale, anche quando i riti (religiosi o legali) non sono stati celebrati.

Ma vivere insieme è davvero un passo indispensabile per cementare l’amore coniugale?

Non tutte le coppie sono d’accordo.

E, se la maggior parte ritiene che la convivenza sia il momento clou di un rapporto amoroso, alcune preferiscono conservare l’autonomia, nonostante il legame, profondo e duraturo, che le unisce.

O, forse, proprio per onorare la loro intimità.

La decisione di vivere in case separate, infatti, oltre a valorizzare il bisogno di libertà di ciascuno, coltiva la freschezza e la reciprocità dell’amore.

Così, mentre la convivenza azzera la privacy tra i coniugi, costringendoli a condividere ogni momento della quotidianità, abitare ciascuno in una casa propria permette di scegliere quando dedicarsi a se stessi e quando incontrare il partner, e fa sì che il tempo della coppia diventi un tempo prezioso, invece che l’inevitabile conseguenza dell’abitare i medesimi spazi.

Vivere in abitazioni separate permette di gestire la casa secondo i propri criteri e il proprio gusto, trasformandola in un luogo personale e intimo, dove isolarsi o accogliere l’altro, senza delegare a nessuno le responsabilità della solitudine o dell’incontro.

A casa propria ognuno è costretto a occuparsi di quanto è indispensabile per la sopravvivenza.

Bisogna fare le pulizie, pagare le bollette, scegliere gli arredi, decidere cosa e quando mangiare, dove e quanto dormire… e diventa impossibile attribuire all’altro l’onere delle proprie scelte di vita.

Ognuno decide per sé.

Non si DEVE fare tutto insieme ma si può scegliere di mangiare insieme, di dormire insieme, di fare l’amore o di incontrare gli amici, rispettando l’individualità e l’autonomia, propria e del partner.

Chi preferisce questo stile di vita, di solito ha già sperimentato la coabitazione e ne ha verificato il limite sulla propria pelle.

Nella convivenza, infatti, un pericoloso annientamento dell’autonomia individuale minaccia costantemente il legame (e la crescita psicologica), rendendo difficile valutare se si sta insieme per amore o per abitudine.

La scelta di abitare in case separate non è, quindi, una scelta di comodo o, peggio, una fuga dall’intimità ma, al contrario, una possibilità, matura e consapevole, di coltivare la reciprocità nel rapporto di coppia, evitando l’evasione dalle responsabilità insieme alle trappole dell’abitudine.

E questo anche quando ci sono dei figli.

I bambini, infatti, vivono con partecipazione e con divertimento la casa del papà e la casa della mamma, e imparano a conoscere modi diversi per fare le cose e affrontare la vita di tutti i giorni.

Proprio come i figli dei genitori separati, anche i figli delle coppie che non vivono insieme conoscono una maggiore ricchezza di possibilità espressive e godono di un rapporto esclusivo sia con la mamma che con il papà.

Liberi dalla pretesa di avere genitori monoblocco, privi di autonomia e di una personale filosofia di vita, questi bambini imparano a comportarsi in modi conformi alle esigenze di ciascuno e acquisiscono, insieme all’unione familiare, anche la libertà e l’indipendenza.

Ciò che cementa una famiglia, infatti, non è la convivenza ma la capacità di volersi bene senza possesso.

Con rispetto, dedizione e reciprocità.

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“OGGI DORMIAMO DA TE O DA ME?”

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Maurizio e Valentina si sono conosciuti da grandi.

Entrambi hanno alle spalle un matrimonio fallito.

Entrambi hanno vissuto con dolore la separazione.

Entrambi hanno dovuto riorganizzarsi una nuova vita, single.

Quando scoprono di essersi innamorati, le ferite del passato sono ancora brucianti e li spingono a una riflessione profonda sul significato dell’amore e della convivenza.

Il desiderio di trascorrere insieme la vita è forte, e l’entusiasmo li sprona a ricominciare tutto da capo… ma la saggezza, maturata con la sofferenza e con l’esperienza, li spinge a compiere una scelta nuova.

Così, dando fondo ai loro risparmi, acquistano due appartamentini adiacenti.

La casa di Maurizio e la casa di Valentina.

Due abitazioni piccole ma essenziali, accoglienti, intime e… ricche di opportunità, proprio come l’amore che li unisce.

In questo modo, ognuno potrà continuare ad assaporare la propria indipendenza insieme alla possibilità di trascorrere il tempo insieme.

E se, in futuro, si stancheranno di quest’autonomia, potranno aprire una porta nel muro di confine tra le case e fondere i due appartamenti in un unico spazio comune.

*  *  *

Quando Cinzia conosce Daniele è reduce da una storia che ha logorato la sua autostima e la sua indipendenza.

Infatti, nel tentativo di essere la ragazza giusta per il suo partner, ha smesso di ascoltare se stessa e i suoi bisogni, sentendosi costantemente inadeguata e sola.

Con Daniele nasce subito un sentimento tenero e coinvolgente ma, per paura di ripetere gli errori del passato, Cinzia mette immediatamente sul piatto il suo bisogno di libertà e di indipendenza.

In cuor suo si aspetta il peggio… ma Daniele è incuriosito dalle sue scelte anticonvenzionali e  si dichiara pronto a mettersi in gioco, nonostante le diversità che esistono tra loro.

Per entrambi la comprensione e la sincerità sono i valori più importanti e, su queste basi, germoglia un amore profondo.

Quando verificano nel tempo la solidità della loro relazione, decidono di mettere su casa insieme.

Naturalmente ognuno la sua.

Così, Daniele acquista un grande appartamento, dove ospitare Cinzia e all’occorrenza anche gli amici.

Cinzia, invece, compra per sé una mansarda, intima e riservata, in cui rifugiarsi quando il bisogno di solitudine si fa sentire.

Insieme selezionano i mobili e gli arredi, e insieme comunicano ai parenti le loro scelte di vita.

Compreso quella di avere un bambino.

Gli amici li osservano sorpresi, ma la complicità che esiste tra loro due non lascia dubbi, e infine anche i più scettici sono costretti ad arrendersi davanti alla profondità dei sentimenti che li uniscono.

*  *  *

Matteo ha due case.

La casa della mamma è a un passo dalla scuola e proprio di fronte a quella del suo compagno di banco.

La casa del papà, invece, è in campagna, in mezzo al verde e con tanti animali.

Il padre e la madre di Matteo hanno deciso di abitare in due case diverse, una in città e una in campagna, perché la mamma ha aperto un negozio di alimenti biologici e il papà invece gestisce un’azienda agricola.

Durante la settimana, capita spesso che il papà venga a trovare la mamma e Matteo, e anche che si fermi a cena o a dormire, mentre nel fine settimana, o quando la scuola è chiusa, Matteo preferisce stare in campagna, dove spesso invita i suoi amici e dove, finalmente, può fare tutte le cose che in città non si possono fare, come arrampicarsi sugli alberi, giocare con la terra, andare in bicicletta, raccogliere bacche, fiori e frutti, costruire casette con rami secchi e pietre, occuparsi degli animali, eccetera…

Carla Sale Musio

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Gen 21 2015

SEPARAZIONE: non si deve mentire ai bambini

Tante coppie si domandano quanto e quando sia opportuno informare i bambini che la mamma e il papà stanno pensando di separarsi.

In Italia, purtroppo, una visione cattolica della famiglia ha demonizzato la separazione, rendendo drammatico e pieno d’insidie un momento naturale e, spesso, indispensabile nell’evoluzione affettiva. Sia individuale che di coppia.

Gli psicologi, però, ritengono che la separazione sia un momento fondante nella crescita psicologica e un passaggio indispensabile per superare l’egocentrismo e raggiungere la maturità emotiva.

Soltanto chi è capace di affrontare le separazioni, infatti, è in grado di vivere la reciprocità di un rapporto d’amore profondo, disinteressato e privo di egoismi e possessività.

Già Freud, nel saggio “Al di là del principio del piacere“, aveva evidenziato il bisogno, fisiologico nei bambini, di padroneggiare la mancanza dell’oggetto d’amore per superare la simbiosi e raggiungere una sana individualità.

Dalle primissime separazioni tra mamma e bambino, infatti, prendono forma l’io e il tu e scaturisce una reciprocità basata sull’accettazione della diversità, sulla comprensione dei bisogni dell’altro e sullo scambio delle esperienze.

Ogni separazione, perciò, è un’occasione per crescere e porsi in una relazione matura, rispettosa e dialettica. Sia con l’altro che con se stessi.

Spesso, la paura di comunicare ai bambini la decisione di separarsi nasconde il bisogno di trattenere il partner strumentalizzando i figli per mantenere unita la coppia, anche quando, nel matrimonio, i sentimenti tra marito e moglie sono cambiati e la vita coniugale ha trasformato l’amore iniziale in una consuetudine alla convivenza e alla condivisione delle responsabilità.

Separarsi significa, perciò, fare il punto sul proprio cammino, emotivo ed esistenziale, e accettare il cambiamento, non solo dei sentimenti ma anche delle abitudini, delle responsabilità e dello stile di vita.

I bambini vivono con serenità o con terrore questi passaggi evolutivi della famiglia, secondo come mamma e papà li accolgono in se stessi.

Infatti, il mondo emotivo dei genitori impronta di sé quello dei figli, rassicurandoli o spaventandoli, davanti ai cambiamenti importanti della vita.

La nascita di un fratellino, una malattia, la morte di un parente o di un animale, un cambiamento di casa o di scuola, il trasferimento di un genitore in un’altra città… sono tutti momenti impegnativi per la personalità, e l’accoglienza o meno di questi avvenimenti da parte dei figli dipende dal modo in cui i genitori li vivono e, di conseguenza, li propongono.

Mentire ai bambini non serve, aumenta la confusione e genera sfiducia negli adulti e nell’ascolto del proprio mondo interiore.

Serve, invece, armarsi di sincerità e di pazienza per spiegare loro con parole semplici quello che sta avvenendo.

Senza misteri e senza finzioni.

Tutti i bambini sentono i climi emotivi e li interpretano utilizzando gli strumenti cognitivi che possiedono.

L’immagine edulcorata di una famiglia unita nonostante tutto genera nei piccoli una profonda insicurezza perché mette in conflitto la loro intuizione con quanto sostenuto dagli adulti (spesso anche contro qualunque evidenza).

Lo scarto che si crea, tra le percezioni interiori e le affermazioni dei grandi, induce i piccoli a sviluppare un’eccessiva concretezza anestetizzando il mondo emotivo nel tentativo di evitare il conflitto, e lasciandoli confusi sull’interpretazione della realtà e privi della sensibilità necessaria a gestire la complessità dei sentimenti.

Parlare ai propri figli, con onestà e senza imbrogliarli, è la base per sviluppare in loro la fiducia e l’autenticità, e per costruire un dialogo aperto e sincero.

Naturalmente, questo presuppone da parte degli adulti: lealtà, umiltà, responsabilità e rispetto. Insieme alla capacità di non strumentalizzare i piccoli per esorcizzare le ansie abbandoniche dei grandi.

Ognuno dei genitori, naturalmente, descriverà la situazione dal proprio punto di vista, lasciando ai bambini la possibilità di valutare da soli la poliedricità della vita emotiva, insieme allo spazio necessario per esprimere le proprie paure e le proprie riflessioni.

Oltre ad essere informati di quanto succede nella famiglia, infatti, i figli devono avere la possibilità di condividere le proprie opinioni e le proprie emozioni. Positive o negative.

Osservare il modo in cui i genitori gestiscono la fine del loro rapporto di marito e moglie, mantenendo i ruoli genitoriali e la condivisione affettiva che questo comporta, è un grande insegnamento per i figli, che ricevono in dono dei modelli di relazione sui quali, in futuro, calibreranno le proprie scelte di dipendenza, autonomia e libertà.

Quando ci sono dei figli, la famiglia non corrisponde sempre alla convivenza sotto lo stesso tetto e nemmeno all’esclusività dei partner, ma è, invece, il risultato del rispetto reciproco e dell’impegno, preso insieme, di amare e accudire i propri bambini nel loro percorso di crescita.

La scelta di separarsi riguarda soltanto la moglie e il marito.

La mamma e il papà condivideranno per sempre la responsabilità della famiglia che hanno creato, perché saranno per sempre gli unici genitori dei figli avuti insieme.

Anche quando scelgono di separarsi.

Anche quando al loro fianco ci sono altri partner.

Anche quando con questi partner decidono di avere altri figli.

Ciò che è importante per i bambini è essere aiutati a comprendere la complessità del mondo affettivo, non ricevere in dono un modello di unione stereotipato e privo di una reale risonanza interiore.

Carla Sale Musio

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Nov 28 2014

AMARE… OLTRE IL POSSESSO

Volersi bene significa riconoscersi, comprendersi, accogliersi e sostenersi, nei momenti felici e nelle difficoltà della vita.

Una relazione di coppia fondata sull’amore è capace di far fronte anche alla fine dell’innamoramento e alla nascita di una nuova autonomia dei partner.

La stima, il rispetto e la reciprocità, infatti, portano a condividere i punti di vista e ad accettare le differenze, senza ostilità e senza rinunciare alla propria verità.

L’amore è un percorso di crescita in cui ognuno impara nuovi modi di esprimersi e di rapportarsi.

Con se stesso, con gli altri e con la vita.

Un percorso in cui si affrontano gli eventi, belli e brutti, che costellano la quotidianità, e ci si conosce profondamente e intimamente.

Da questa condivisione, scaturisce una nuova consapevolezza di sé.

Più variegata e completa, e anche più ricca di possibilità.

Con i propri comportamenti e sentimenti, ognuno sollecita il mondo interno dell’altro, facendo emergere le difficoltà interiori, che spesso bloccano la crescita individuale, e stimolando il bisogno di mettersi in gioco in modi sempre nuovi e sempre più profondi.

L’amore di coppia è un’esperienza unica e preziosissima, perché conduce progressivamente a una nuova visione della realtà, permettendoci di raggiungere una maturità affettiva altrimenti impossibile.

La prova del nove, nel rapporto coniugale, consiste nella capacità di affrontare le differenze che impediscono di proseguire a braccetto lungo il cammino della vita.

La separazione rappresenta uno di questi delicati momenti di svolta.

Affrontare la conclusione di un matrimonio, vuol dire permettere, a se stessi e al partner, di sperimentare una nuova autonomia, e presuppone una capacità di amare: stabile, profonda e duratura.

Segna il raggiungimento di una pienezza affettiva cui non tutti riescono ad arrivare.

E cementa l’unione interiore, rendendola indissolubile.

E’ facile amarsi quando si condividono le stesse scelte e la medesima visione della vita.

La profondità dei sentimenti si rivela quando la crescita di ciascuno procede attraverso percorsi diversi.

In quei momenti l’amore vero dispiega tutta la sua verità, palesando se stesso.

Non perché ci si costringe ostinatamente a condividere tutto insieme, bloccando la crescita!

Come, purtroppo, succede spesso.

Ma perché si comprende la necessità di differenziarsi, senza reprimerla e senza pretendere l’uno dall’altro una reciprocità che spontaneamente non esiste più, se non nell’accoglienza del bisogno di procedere da soli lungo le strade della vita.

La reciprocità, infatti, non è sinonimo d’amore, e spesso si trasforma in una pretesa di possesso.

Durante la separazione l’amore è messo alla prova.

Abbracciare i bisogni di autonomia, accogliere la nascita di una nuova relazione, accettare di proseguire da soli il proprio percorso… sono tappe importanti della crescita emotiva.

Evidenziano una profonda capacità di amare e segnalano una maturità affettiva non più vittima dell’egoismo o delle convenienze, ma libera di dare e di comprendere.

Senza possesso e con libertà.

L’amore è un dono che l’esistenza ci regala, e che incoraggia il bisogno di donare, aiutandoci a superare l’egoismo e la possessività.

Amore e possesso sono due poli opposti, lungo la strada della crescita interiore. 

Amare significa aprirsi fino ad accogliere una realtà diversa dalla nostra, lasciando, a se stessi e all’altro, la libertà di scegliere di camminare insieme o di proseguire soli.

Carla Sale Musio

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Nov 15 2014

BASTA GENITORI MONOBLOCCO!

Nella famiglia del Mulino Bianco le cose si fanno sempre tutti insieme.

Si mangia insieme, si gioca insieme, si parte insieme, si va insieme a trovare i parenti e gli amici, ci si rilassa insieme, ci si diverte insieme… e ci si ritrova insieme ogni volta che gli impegni lo permettono!

Soprattutto nel tempo libero, stare insieme sembra essere l’emblema di un nucleo familiare realizzato e felice.

Ma, da un punto di vista psicologico, muoversi in branco denota una scarsa libertà e un’incapacità a costruire relazioni profonde e individuali.

Per crescere sani e sicuri di sé, i bambini hanno bisogno di vivere uno scambio intimo con ognuno dei membri della famiglia.

E questo deve avvenire sia collettivamente che individualmente.

La famiglia del Mulino Bianco non riceve dagli psicologi una diagnosi favorevole, poiché appare pericolosamente simbiotica e indifferenziata, e perciò incapace di trasmettere sicurezza e autonomia.

Muoversi in gruppo, infatti, può diventare un modo per sfuggire l’intimità e il confronto, evitando di mettersi in gioco in prima persona.

Nelle famiglie capita spesso che il genitore che trascorre più tempo insieme ai figli sia quello che interviene più di frequente nelle relazioni con loro, e questo, purtroppo, impedisce lo strutturarsi di un rapporto profondo e significativo con chi è meno presente.

Anche quando si sta tutti insieme.

E’ vero, i bambini hanno bisogno di sentire che in casa esistono armonia, amore e rispetto.

Ma questo non significa che papà e mamma debbano muoversi costantemente in tandem.

L’accordo è qualcosa che si percepisce nell’emotività che caratterizza le relazioni, e non dipende dalla presenza fisica ma dall’intimità che esiste tra le persone.

Per creare un clima affettivo ricco di considerazione, complicità e fiducia, è indispensabile che ogni membro della famiglia possa vivere dei momenti esclusivi e coinvolgenti con ognuno degli altri.

E, soprattutto, è necessario che i genitori dedichino il loro tempo e la loro attenzione a ogni figlio, singolarmente.

Avere il papà o la mamma tutti per sé, permette al bambino di trovarsi al centro della relazione affettiva, e porta a condividere un linguaggio comune.

Senza bisogno d’intermediari.

Da questa conoscenza intima e personale, nasce uno scambio capace di considerare le esigenze di entrambi, e prende forma il modello su cui i piccoli struttureranno le loro future relazioni affettive.

Avere la possibilità di passare del tempo da soli con la mamma o con il papà è un passaggio importante lungo la strada per diventare grandi.

(Da questo punto di vista, la separazione si rivela spesso un vantaggio per i figli, in quanto permette di avere un rapporto individuale con ognuno dei genitori.)

In questo modo i bambini imparano a conoscere le diversità che caratterizzano padre e madre, e a rapportarsi tenendo conto del carattere e delle propensioni di ciascuno.

Dalla comprensione e dalla accettazione delle differenze individuali prende forma una ricchezza interiore che aiuta a sviluppare potenzialità nuove.

Vivere dei momenti intimi ed esclusivi con ciascuno dei genitori sviluppa la certezza di essere amati e migliora l’autostima, ampliando la possibilità di costruire relazioni profonde e significative.

Carla Sale Musio

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Giu 02 2014

AMORE O POSSESSO?

Tante persone accarezzano il sogno di una relazione sentimentale fatta di ascolto, comprensione, attenzioni, solidarietà e supporto, nella certezza che un’esistenza senza sentimento sia sprecata, anche in mezzo al successo e alla ricchezza.

L’amore è l’espressione di una vita piena e ricca di valore.

Ma quando parliamo d’amore, non sempre ci riferiamo allo stesso concetto.

La parola amore possiede tante accezioni e capita spesso che pronunciandola si intendano cose diverse.

Chiamiamo amore il sentimento coinvolgente, carico di affetto e di empatia che proviamo verso un bambino.

E chiamiamo amore l’impulso passionale che ci spinge a desiderare una persona.

Nel linguaggio comune l’amore esprime il trasporto e l’eccitazione ma anche la tenerezza.

Indica l’altruismo, la generosità, la comprensione e insieme la possessività, la gelosia o l’erotismo.

Questa molteplicità di significati crea confusione e fa sì che la parola amore denoti cose differenti secondo il contesto e il pensiero di chi la utilizza.

La cultura materialista, purtroppo, ha riempito l’amore di significati utilitaristici, perdendo di vista il sentimento  disinteressato, generoso e libero.

Così oggi, quando sogniamo di vivere l’amore… immaginiamo l’arrivo di qualcuno pronto a riempirci la vita di significato, piuttosto che uno stato d’animo disinteressato, generoso e libero, capace di bastare a se stesso.

Più che un dare, l’amore è diventato un prendere.

Pretendiamo reciprocità e devozione, come se fossero presupposti indispensabili.

Vogliamo essere amati e imponiamo le nostre condizioni, convinti di poterci sentire realizzati, soddisfatti e felici, solo contando su uno scambio che ci garantisca (almeno) la reciprocità.

Ma, quando esigiamo l’amore, armati di pretese, richieste, buoni principi e rivendicazioni, ci riferiamo davvero all’amore o piuttosto parliamo di possesso?

L’amore è un modo di essere, un impulso indomabile che parte dal cuore.

Il possesso invece: reclama, misura, sfrutta, usa, giudica e, infine, impone.

L’amore è l’antitesi del possesso.

Le sue caratteristiche di generosità e libertà, lo rendono un sentimento mal visto di questi tempi.

Nel tentativo di limitarne la portata sovversiva, è stato rivestito di dogmi religiosi e di significati utilitaristici, fino a trasformare la sua energia in una trappola di contratti, regole e doveri.

È per questo che oggi confondiamo l’amore col possesso.

Ma amore e possesso sono incompatibili per natura, e sovrapporli genera i drammi che, purtroppo, avvelenano tante storie… d’amore.

L’amore è.

Punto e basta.

Esiste a prescindere dalla volontà.

Cammina danzando con la libertà.

In questa nostra società malata di opportunismo e di avidità, però, tante persone inseguono l’amore per soddisfare il desiderio disperato di riempire un vuoto e dare significato alla propria vita.

Sono uomini e donne spaventati dalla profondità di se stessi, in fuga dalla solitudine e ansiosi di legarsi a qualcuno nel tentativo di evitare l’ascolto del mondo interiore.

Queste persone scambiano il possesso con l’amore e stabiliscono contratti per incatenare le emozioni e garantirsi la reciprocità.

In questo modo coltivano la dipendenza, intrappolando se stessi e il partner in un’esistenza priva di libertà e di autonomia.

“L’amore è sacrificio…” affermano, convinti di aver trovato la ricetta contro la solitudine.

Ignorano che l’amore è generoso, rivoluzionario, indomabile, libero, capace di bastare a se stesso e di darsi con gioia, senza pretendere nulla in cambio.

Tutto il contrario del sacrificio.

L’amore è un rapimento affettivo.

Un bisogno dell’anima.

Tutto il resto è interesse, scambio, guadagno, conquista, sopraffazione… e delusione!

Volere qualcuno per essere amati o per amare, non ha niente a che fare con l’amore.

E’ piuttosto un egoismo che nasconde l’angoscia della solitudine e trascina dentro gabbie di doveri, regole e dipendenza.

Segnala il bisogno di delegare ad altri le responsabilità e le paure, e l’incapacità di vivere fino in fondo la propria autonomia.

M

STORIA D’AMORE… E STORIE DI POSSESSO

 

Lidia ama Ivan e vuole vivere con lui una storia d’amore.

Insieme giurano l’uno all’altra di amarsi in eterno e vivono momenti magici di tenerezza, coinvolgimento e passione.

Ma, dopo qualche tempo, Ivan sente che l’emozione dolce e piena di desiderio che lo legava a Lidia si è trasformata in una simpatia, senza il trasporto e l’emozione di un tempo.

Lidia però non sopporta il cambiamento del suo compagno, e tenta con ogni mezzo di ritrovare il pathos dei primi giorni. 

La comprensione tra loro si fa difficile e, per evitare di alimentare in lei aspettative che non riesce più a soddisfare, Ivan decide di chiudere la relazione.

“Mi hai illuso! Sei un egoista e un insensibile! Dovresti vergognarti di te stesso!!! protesta Lidia, arrabbiata, ferita e offesa “Con te ho sprecato il mio amore, i miei sogni e il mio tempo!”

* * *

Anna mi chiede un appuntamento perché sta per sposarsi ma pensa soprattutto al modo di separarsi.

“Come mai si vuole sposare se non va d’accordo con il suo futuro marito?” le domando colpita dalla sua determinazione kamikaze.

“Perché non può farla franca in questo modo!” esclama Anna irritata, stringendo i pugni “Deve almeno passarmi gli alimenti! Io ho rinunciato ai miei anni migliori per stare con lui!!!”

* * *

Maddalena ha appena compiuto cinque anni e, per il suo compleanno, il ragazzo che abita di fronte le ha regalato un uccellino.

E’ un passerotto spaventato e la piccina lo tiene fermo grazie a una cordicella, legata a una zampetta, che gli impedisce di spiccare il volo.

Maddalena lo guarda incantata e, nel tentativo di addomesticarlo, gli porge delle molliche di pane e dell’acqua, che l’animaletto non degna di uno sguardo.

“Non puoi tenere un uccellino così, devi lasciarlo volare! Non vedi che vuole tornare dalla sua mamma?” la nonna la guarda dritto negli occhi.

“Ma io voglio che prima diventi mio amico!” protesta corrucciata la bambina.

“Diventerà tuo amico solo se lo lascerai libero. Gli amici non si tengono legati per una zampa!”

La piccola ha gli occhi lucidi, le piacciono tanto gli animali e quell’uccellino è il regalo più bello che abbia ricevuto!

Per tutto il pomeriggio cerca di non pensare alle parole della nonna ma intanto mille pensieri le frullano nella testa…

“Cosa dirà la mamma dell’uccellino non vedendolo tornare nel nido quando è buio?”

“ Come farà a diventare grande se non mangia?”

“ Potrà vivere sempre legato?”

Quella notte Maddalena non riesce a dormire… ma la mattina dopo, appena scesa dal letto, libera d’impulso il passerotto fuori dalla finestra.

“Non tornerà più da me, vero, nonna?”

“Verrà a posarsi sull’albero che c’è di fronte a casa e si ricorderà per sempre che tu gli hai voluto bene. Così bene da lasciarlo andare!”

Carla Sale Musio

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