Tag Archive 'SepAmarsi'

Gen 09 2018

SEPAMARSI, UN LIBRO D’AMORE

Cari lettori, amici e curiosi è appena uscito il mio ultimo libro, frutto di una ricerca durata più di trent’anni:

SEPAMARSI

linee guida per una separazione amorevole

.

e finalmente disponibile in tutti gli store on line e ordinabile nelle librerie.

.

Sono emozionata e felice di condividere oggi con voi la bellissima recensione della poetessa e scrittrice Anna Cristina Serra, che ha curato l’editing del testo rendendolo meravigliosamente… perfetto!

Carla Sale Musio

Iniziamo dalla dedica: 

“A mia madre che non ha mai voluto separarsi.

A  mio padre che l’ha sempre tradita.”

Dirompente, coraggiosa, leale.

Dice molto di questo libro e della sua Autrice.

Li identifica, li connota, li svela.

Diversi.

Diversi da ciò che spesso incontriamo: persone,  messaggi, letture in apparenza portatori delle verità che ricerchiamo.

Ognuno la propria.

Di frequente però ci imbattiamo in patine di sostanza.

Qui, invece, percepiamo immediatamente la sincerità profonda, la ricerca, la verità del cammino.

E l’Amore.  

Quello che da questo libro trabocca ribaltando  i luoghi comuni delle nostre certezze.  

Amor che move il Sole e l’altre stelle recitava il Sommo e oggi la dottoressa Carla Sale Musio indaga perché move il sole e l’altre stelle.

E ci mette di suo.

Molto.

Per proporci un concetto d’Amore che travalica quello finora dai più conosciuto e propagandato.

E, con il suo cuore e la sua esperienza, ci conduce su strade certo non facili, aprendoci talvolta prospettive dolorose ma…la scommessa che ci porge , se vinta, dà in premio non solo la scoperta di sé stessi ma la LIBERTÀ del cuore.

E l’Amore.

Quello infinito.

Come sempre capace di esplorare i punti più bui dell’Universo e del cuore per renderli al prossimo quali fonte di luce Carla Sale Musio prosegue nella sua missione.

E quest’opera, forse più di altre, è anche un valido e pratico aiuto, quasi un manuale, per chi si sente tentennante e impaurito/a,  ad andare a “cogliere le stelle”.

Le storie delle altre Donne presenti nel libro e che mettono  a disposizione le loro esperienze, le loro lacrime e la loro forza, funzionano un po’ come apripista, un po’ come sostegno per mettere le ali e volare più in alto.

Lì dove si incontrano tutte le pienezze delle scommesse vinte, i premi che la nostra Vita ci ha riservato.

Anna Cristina Serra

Vuoi saperne di più? 

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SEPAMARSI

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anche in formato ebook

Puoi trovarlo su youcanprint.it e in tutti gli store on line: Ibs, Amazon, Kobo, Apple, Google Play,  Feltrinelli, Mondadori, Barnes&Noble… 

Oppure puoi ordinarlo nelle librerie del territorio italiano, sia di catena come: Feltrinelli, Ibs, Mondadori…, che indipendenti.

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Mag 28 2017

SEPARAZIONE: la confusione fa parte del gioco

“Ho deciso: mi separo. Ma… in concreto… adesso cosa faccio?!”

È difficile rimanere lucidi, obiettivi, equilibrati e strategici, quando dentro di noi ogni cosa sembra andare in frantumi.

Il matrimonio non funziona più e la vita ci spinge a scrivere un capitolo nuovo della nostra esistenza.

Tuttavia, una volta presa la decisione e stabilito il da farsi, ecco che un malessere interno rimescola le carte, rendendoci vulnerabili, spaventati e insicuri.

La mente logica vorrebbe programmare il percorso che dalla convivenza conduce verso una nuova autonomia, ma nel mondo emotivo il caos la fa da padrone, il disorientamento annebbia l’intelligenza e un pericoloso senso d’impotenza paralizza qualsiasi capacità.

In quei momenti carichi d’incertezza è necessario arrendersi e imparare a convivere con l’inquietudine.

La confusione fa parte del gioco e non può essere eliminata.

Bisogna sopportarla.

Almeno per un po’.

Non è possibile abbandonare un progetto in cui abbiamo investito tante risorse, senza sentirci svuotati e privi di qualsiasi capacità: logica, pratica e coerente.

La vita sotto lo stesso tetto è stata un’esperienza che ha coinvolto tante energie.

Soprattutto nei momenti in cui abbiamo cercato di mantenere salda la rotta della convivenza nonostante i maremoti emotivi.

Le ragioni che oggi sostengono la scelta della separazione poggiano su un vissuto di fallimento, e fanno emergere la delusione che accompagna la fine dei progetti costruiti insieme.

Ecco perché, una volta imboccata la strada dell’indipendenza, è inevitabile sentire di aver sbagliato ed essere assaliti dai ripensamenti, dai dubbi e dalla nostalgia.

Il matrimonio presuppone una condivisione totale, sia della quotidianità che del tempo libero, e ritrovarsi di colpo a gestire un’esistenza autonoma in un primo momento può apparire un’impresa insormontabile.

La paura della solitudine dilaga nella psiche, alimentando il rimpianto dei momenti trascorsi insieme, e oscurando le innumerevoli ragioni che hanno condotto alla decisione di concludere il matrimonio.

È un effetto della trasgressione che ancora è necessario affrontare per sciogliere il vincolo coniugale.

Esiste un pregiudizio che stigmatizza quanti decidono di separarsi, quasi che chiudere il contratto matrimoniale fosse segno di una pericolosa incapacità affettiva.

I preconcetti religiosi e gli interessi economici spingono a sostenere che lo stare in coppia indichi sempre una scelta matura e responsabile e che, al contrario, vivere da soli segnali un egoismo congenito, sintomo di una cronica impossibilità a voler bene.

Così, chi sceglie di mettere fine al matrimonio deve fare i conti con la sensazione di essere sbagliato, irresponsabile, prepotente, narcisista, infantile, inaffidabile e… chi più ne ha più ne metta.

Oltrepassare le barriere di questi luoghi comuni è un’impresa piena d’insidie.

Occorre guardare con autenticità dentro se stessi e permettersi la paura insieme al desiderio di ricominciare.

È indispensabile affrontare il proprio cambiamento interiore, accogliendo la molteplicità del mondo emotivo e permettendo alle proprie parti arrabbiate, deluse, avventurose, sognatrici, razionali e vulnerabili, di esprimersi e di trovare il proprio spazio nella consapevolezza.

Gestire quest’apparente incoerenza, non è facile.

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Eppure, solo ascoltando le tante voci che parlano nel nostro inconscio (senza reprimerle e senza giudicarle) diventa possibile cavalcare la trasformazione che dal possesso e dall’egoismo conduce al rispetto, alla libertà e all’amore.

Separasi fa parte di un percorso intimo importante, profondo e ricco di doni.

Chi è capace di sciogliere un legame, attraversando la dipendenza e la libertà, può camminare  tenendo a braccetto la vulnerabilità insieme all’autonomia, e avventurarsi lungo il sentiero che conduce all’Amore.

Quello con la A maiuscola.

Per se stessi, per gli altri e per la vita.

Carla Sale Musio

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Apr 21 2017

SEPARAZIONE E GENITORIALITÀ

Quando si affronta il tema della separazione, un aspetto importante riguarda il rapporto con i figli.

In Italia, la religione cattolica sostiene che lo scioglimento del matrimonio sancisce la fine della famiglia e costituisce un trauma per la prole.

Questo dogma, però, non è supportato dalla ricerca scientifica né dalle statistiche.

Secondo gli specialisti dell’infanzia, infatti, la sofferenza nei bambini è una conseguenza della mancanza di attenzioni e del clima teso che si respira quando le relazioni sono prive di amore, di reciprocità e di comprensione.

Così, mentre la separazione permette ai piccoli di vivere un rapporto più esclusivo e costante con ciascuno dei genitori, la convivenza sotto lo stesso tetto spesso costituisce l’alibi che consente a uno dei partner di disinteressarsi ai figli, delegandone l’accudimento all’altro.

Vivere insieme porta a dividersi la gestione della casa e della prole, e questo non sempre produce risultati favorevoli sullo sviluppo psicologico dei più piccini.

Succede spesso, infatti, che la scelta di condividere l’impegno, la fatica e le spese, sostituisca il coinvolgimento reciproco, trasformando il rapporto coniugale in una collaborazione tra colleghi costantemente occupati nella gestione dell’azienda famigliare.

In questi casi la separazione può rivelarsi un toccasana, che permette a marito e moglie di riconquistare la propria autonomia e ai figli di vivere un rapporto affettivo anche con il genitore meno presente.

Abitare in case separate, costringe a impegnarsi in prima persona nella relazione con i bambini e impedisce che il coinvolgimento e l’affettività siano dati per scontati e ignorati.

Nella separazione, i figli hanno la possibilità di scegliere se passare del tempo col papà o con la mamma e questo fa sì che la genitorialità venga coltivata dagli adulti con maggiore attenzione e cura.

Il senso comune interpreta impropriamente la separazione come lo scioglimento della famiglia ma, di fatto, ciò che si conclude è soltanto il rapporto coniugale fra marito e moglie.

Quando ci sono dei bambini, infatti, la genitorialità non può avere termine, perché l’impegno assunto nel mettere al mondo una vita unisce per sempre quel padre e quella madre nel loro ruolo educativo e protettivo.

Anche quando ci sono altri partner.

E altri figli.

Affrontare la conclusione di un matrimonio è un momento delicato e importante che va gestito con autenticità e con partecipazione anche rispetto ai più piccini, evitando di coinvolgerli nelle vicende coniugali e rassicurandoli sulla stabilità della scelta di mamma e papà di prendersi cura di loro.

I genitori, infatti, non si separeranno mai.

La separazione ed eventualmente il divorzio riguardano soltanto i rapporti tra marito e moglie e non cambiano il coinvolgimento che lega una coppia ai propri bambini.

Avere i genitori che abitano in case separate, può succedere in diverse situazioni della vita e non costituisce un trauma per i figli, ma soltanto un cambiamento.

Cambiamento che, quando l’armonia in famiglia non esiste più, porta una ventata di novità e un miglioramento nelle relazioni.

La separazione, infatti, permette alla genitorialità di trovare uno spazio maggiormente definito rispetto alla convivenza, e questo può costituire un vantaggio per i bambini.

Carla Sale Musio

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Lug 26 2013

DONNE SEPARATE

Quando una donna si separa, oltre al dolore per il fallimento del suo progetto matrimoniale, deve fare i conti con la disapprovazione e il giudizio negativo del mondo.

Il pettegolezzo, infatti, serpeggia bisbigliato di bocca in bocca…

“Lui non l’ha voluta…”

“Non ha saputo tenerselo…”

“Non era una brava moglie…”

“Probabilmente ha qualche brutto vizio…”

“Dev’essere piena di pretese…”

Purtroppo la femminilità (sinonimo di dolcezza, tenerezza, delicatezza, garbo, disponibilità, bellezza, eleganza) nel pensiero comune è ancora saldamente intrecciata alla capacità di avere una vita matrimoniale stabile e senza interruzioni.

E le donne che decidono di non proseguire il matrimonio “finche morte non ci separi!”, sono considerate donne difettose…

… prepotenti, arroganti, scansafatiche, brutte, mascoline…

o peggio!

… scarsamente affidabili, infedeli, lascive, leggere, poco di buono, viziose…

Chi più ne ha più ne metta!

Per garantirsi il diritto alla propria rispettabilità e salvaguardare l’autostima, una donna separata deve mostrare agli altri le stigmate della sofferenza e della disgrazia.

E imparare a sostenere gli sguardi pieni di commiserazione e diffidenza.

 

 “Non sa tenersi un uomo…”

 

Esiste un pregiudizio culturale che, superata una certa età, impone alle donne per bene di vivere con un marito affianco.

Perciò, quelle che decidono di lasciare libero il proprio partner, invece che tenerlo saldamente legato a sé anche quando l’amore è finito, sono condannate a subire le critiche di chi le circonda.

Separarsi è ancora giudicato un fallimento invece che una conquista, un dramma e non una tappa lungo la strada dell’amore.

Le donne separate sono spesso considerate donne pericolose, creature che hanno scelto impunemente la libertà e l’autonomia invece dell’abnegazione e del sacrificio.

Infatti, nell’immaginario collettivo una brava ragazza deve essere dolce, sensibile, remissiva e pronta alla rinuncia pur di fare contento il suo uomo.

Le pari opportunità non hanno intaccato di molto l’archetipo dell’angelo del focolare e così, qualunque siano le circostanze che hanno spinto una donna alla separazione, per il solo fatto di essersi separata si ritroverà cucita addosso l’etichetta di femmina avariata e scadente.

La libertà è ancora una prerogativa maschile, alla donna perfetta è riservato lo spazio della casa, l’accudimento dei bambini, il regno della cucina e forse… una piccola autonomia economica (almeno perché in tempi di crisi uno stipendio soltanto non basta più).

Avere l’ardire di sfidare tutto questo per affermare il diritto alla propria indipendenza è uno smacco al maschilismo e ha un prezzo da pagare.

Chi osa arrivare a tanto deve almeno mostrare su di sé i segni di una profonda sofferenza.

Così, le donne in grado di rinascere dalle proprie ceneri come la fenice, non devono rivelare la loro brillante capacità di ricostruirsi la vita dal nulla.

Non possono essere gioiose, soddisfatte, realizzate e felici.

Incorrerebbero in un’accanita disapprovazione sociale.

Per mantenere in piedi la propria onorevole reputazione, devono dare soddisfazione al pregiudizio che le vuole sfatte dal dolore, abbruttite dall’incapacità di provvedere a sé stesse, inadeguate ad affrontare le difficoltà della vita senza un uomo.

Soltanto così potranno ricevere il conforto di quanti, scrollando la testa e sentendosi migliori, ricorderanno loro che “il matrimonio non è una passeggiata, ma è fatto di pazienza, sopportazione e rinunce”.

Tante donne finiscono per crederci davvero e conformarsi allo stereotipo della separata inadeguata e incasinata, invece che spalancare le ali e solcare i cieli dell’autonomia.

Poche riescono ad ammettere di aver avuto un miglioramento nel proprio stile di vita dopo la separazione.

Pochissime si concedono l’entusiasmo nel ricominciare daccapo una vita appagante e piena di soddisfazioni.

Ma, segregate in un angolo della femminilità, l’indipendenza, la curiosità, lo spirito di avventura e la voglia di esplorare possibilità nuove, aspettano che i riflettori sociali siano spenti, per poter finalmente liberare nella personalità tutto il loro potenziale creativo, dando vita a un prepotente desiderio di vivere.

E’ grazie a loro che le donne separate, dopo il primo momento di delusione e sconforto, rifioriscono e sperimentano una seconda giovinezza, abbandonandosi al piacere della creatività e al desiderio di rimettersi in gioco.

Non più all’ombra di un marito.

Forti dell’esperienza conquistata durante gli anni del matrimonio.

Sono donne bellissime che hanno saputo trasformare le difficoltà in saggezza e che possiedono un’energia nuova, maturata al sole della propria voglia di ricominciare e di conquistarsi il diritto a una vita nuova.

Donne che vanno incontro alla rinascita con coraggio e con determinazione.

Donne con una marcia in più.

Carla Sale Musio

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Giu 16 2013

ANIME GEMELLE

L’idea dell’anima gemella ci porta a credere che da qualche parte nel mondo esista qualcuno… predestinato a condividere con noi l’Amore (con la A maiuscola) e (possibilmente) anche la vita.

Trovare la propria anima gemella significa quindi incontrare il partner giusto, quello che ci farà vivere un’affinità spirituale e sentimentale talmente profonda da permetterci di sperimentare la completezza.

Il mito dell’anima gemella è molto pericoloso per la psiche perché spinge a idealizzare l’amore e l’esperienza di coppia, provocando inevitabilmente cocenti delusioni.

Infatti, chi crede nella possibilità di incontrare un proprio “doppio”, coltiva il sogno che l’unione di coppia sia riservata soltanto a esseri speciali e destinati a incontrarsi.

In questo modo prende forma una sorta di pensiero magico che consente di delegare al fato, le responsabilità dell’unione di coppia e quando, purtroppo, l’amore finisce, diventa difficile accettare la conclusione del rapporto sentimentale.

Infatti, in questa chiave, non amarsi più è interpretato come un fallimento personale, legato all’incapacità di leggere e seguire correttamente le trame del destino.

Personalmente non credo che possa esistere un’anima gemella.

Penso invece che ogni rapporto di coppia porti in dono una sfaccettatura dell’amore, permettendo di fare un passo avanti nella capacità di condividersi e nella conoscenza di sé.

Imparare ad amare è un percorso che non ha mai fine e si apprende con l’esperienza, facendo tesoro dei propri errori e delle proprie conquiste.

Esistono tante anime che sono gemelle soltanto per un periodo della vita, unioni che danno voce al bisogno interiore l’uno dell’altro, e che terminano il gemellaggio nel momento in cui ognuno riesce a fare proprie le reciproche qualità.

Le persone di cui ci innamoriamo ci aiutano a mettere a fuoco un diverso modo di interpretare la vita e diventano l’occasione per integrare nuove possibilità.

Ciò che abbiamo bisogno di acquisire ci attrae irresistibilmente… come una calamita!

E fa sì che, spesso, l’amore sia la conseguenza di una profonda ammirazione reciproca. Conscia o inconscia.

Le coppie in cui uno dei partner è intimamente egoista, mentre l’altro è generoso e altruista, ad esempio, illustrano bene questo concetto.

Chi è proteso al dare, infatti, ha bisogno di sviluppare un sano amor proprio che bilanci la spinta a prendersi cura degli altri e consenta di pensare anche a sé con altrettanta dedizione e premura.

Per questo, è attratto da chi è capace di badare a se stesso senza lasciarsi condizionare dalle esigenze altrui.

Viceversa chi è egocentrico e sempre concentrato su di sé, è affascinato da chi, invece, sa spostare il proprio punto di vista per mettersi nei panni degli altri e comprenderne le ragioni e i bisogni.

Su questa complementarietà prende forma un rapporto d’amore che stimola entrambi i partner a osservare nell’altro un modo diverso di voler bene e di volersi bene.

Viviamo per imparare ad amare e a condividerci con gli altri.

E, durante quest’apprendistato, incontriamo tante anime gemelle che hanno il compito di stimolarci a crescere e a diventare migliori e che, poi, ci lasciano soli a maturare quanto abbiamo assimilato insieme.

Accanirsi a trovare una sola anima gemella significa bloccare la crescita affettiva e impedire all’amore di svilupparsi e maturare.

Il coinvolgimento e la passione ci accompagnano lungo il percorso di acquisizione interiore, ma diventano sempre più fievoli a mano a mano che la nostra capacità di amare acquisisce le lezioni che il partner ci mostra con la sua esistenza.

Per ognuno di noi ci sono tante anime gemelle, tante fasi dello sviluppo emotivo che portano a evidenziare le qualità e i difetti che abbiamo, e che ci spronano a migliorare.

Ognuna di queste anime ci offre un dono e ci aiuta ad abbandonare vecchi schemi.

Per ogni storia d’amore è necessario chiedersi: “Che cosa ho imparato? Qual è il dono che ho ricevuto?”

Perché dalla risposta a queste domande prende forma una più profonda conoscenza di sé e si sviluppa una nuova capacità di essere e di amare.

L’amore è la strada che intreccia la vita.

Esistono infinite anime gemelle che ci accompagnano lungo un tratto del nostro cammino, rivelandoci aspetti sempre nuovi di noi stessi.

Carla Sale Musio

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Apr 18 2013

SEPARAZIONE: COME DIRLO AI BAMBINI

La separazione è sempre un momento difficile da affrontare, e comunicare ai bambini che mamma e papà non vivranno più insieme sembra spesso impossibile.

Non si trova il momento giusto, le parole da usare, il tono della voce… tutto appare inadeguato, complicato e fuori luogo.

Per paura di far vivere un dramma ai propri figli, gli adulti si macerano nell’incertezza, attanagliati dai sensi di colpa, quasi che la scelta di separarsi fosse una loro pericolosa perversione e non invece un momento doloroso che la vita li ha costretti ad affrontare.

Ciò che spesso marito e moglie non comprendono, travolti dalla loro crisi coniugale e dall’inevitabile senso di sconfitta che accompagna la decisione di separarsi, è che i bambini non vivono la separazione come una tragedia ma come uno dei tanti avvenimenti che costellano l’esistenza.

Certo, i piccoli vorrebbero avere sempre accanto TUTTE le persone che amano e protestano ogni volta che qualcuno deve andare via… perciò la notizia che il papà e la mamma vivranno in case separate a volte può essere accolta da pianti e opposizioni.

Ma è importante considerare che ai bambini separarsi non piace MAI!

Non piace quando si rientra a casa dopo aver trascorso le vacanze dai nonni, non piace quando la baby sitter se ne deve andare, non piace quando il papà si trasferisce a lavorare in un’altra città, non piace quando la mamma parte per un convegno… la lista delle separazioni che punteggiano la vita dei bambini è sempre molto lunga e varia.

I bambini amano stare insieme alle persone cui vogliono bene e non accolgono con gioia nessuna separazione, nemmeno quelle che invece i grandi reputano inevitabili e scontate.

Tra i non addetti ai lavori esiste un grave pregiudizio che spinge a credere che la separazione sia sempre dannosa per i bambini.

Il cattolicesimo prescrive che il matrimonio non possa essere sciolto, se non con la morte di uno dei coniugi, e questo dogma religioso ha contribuito a creare la convinzione impropria che separarsi sia nocivo per la coppia e per i figli.

E’ un pregiudizio che gli psicologi e gli specialisti del settore cercano di sfatare in tutti i modi, coscienti che per i bambini è molto più dannoso un clima familiare basato sull’indifferenza, sul disprezzo o sulla finzione di un’armonia inesistente, piuttosto che la scelta consapevole di separarsi.

Purtroppo, questo pregiudizio condiziona le valutazioni di tante persone che finiscono per interpretare le reazioni dei bambini in modi non appropriati.

Così, succede che:

  • quando un bambino si butta per terra, piange e si dispera perché l’amichetto non può fermarsi a dormire… “… sono capricci!”

  • quando un bambino si butta per terra, piange e si dispera perché la mamma e il papà vivranno in case separate… “… è un grave trauma!”

Ritengo che i bambini vadano SEMPRE ascoltati, compresi e rassicurati e che debbano esprimere i loro sentimenti e il loro dissenso in merito alle scelte dei genitori.

Ma dissenso non vuol dire necessariamente trauma.

Un evento diventa traumatico quando implica gravi lesioni o offese, minacce all’integrità fisica e psichica, rischi di morte, umiliazioni e ferite nell’autostima e nel proprio senso di efficacia.

Per poter parlare di trauma, in una separazione ci devono essere delle trascuratezze molto gravi.

Di solito, la protesta dei bambini segnala l’assenza di un trauma, perché il trauma provoca un disorientamento e un dolore talmente grandi che la mente impiega anni a spiegare e a ordinare in un discorso di senso compiuto.

Per questo le proteste dei bambini devono essere accolte, comprese e considerate ma non interpretate come traumi.

Le proteste, quando sono espresse, segnalano l’esistenza di un dialogo tra genitori e figli e permettono ai grandi di spiegare ai piccoli le loro ragioni.

La notizia della separazione può provocare nei figli reazioni diverse:

  • a volte i bambini non vogliono che i genitori si separino

  • altre volte sono sollevati all’idea che papà e mamma smettano finalmente di litigare e di guardarsi in cagnesco

  • altre volte ancora mostrano distacco e indifferenza

Ma sempre, quando arriva il momento di fare le valige e andare via, i genitori si sentono dei criminali, incapaci di portare avanti quella famiglia felice che, in cuor loro, avevano promesso ai loro figli.

Il dramma, però, appartiene solamente ai genitori.

Sono i genitori, infatti, che hanno progettato la vita coniugale insieme.

E sono loro che ora vivono con dolore il fallimento di quel progetto.

I figli non hanno deciso e non hanno scelto, si sono trovati a vivere insieme a mamma e papà e si sono abituati a quello stile di vita.

Per loro il dramma prende forma nelle parole e nei toni con cui i grandi condividono la notizia della separazione e nei modi in cui la gestiscono, non nella scelta in se stessa.

Per questo è importante evitare di coinvolgerli nelle proprie difficoltà e lasciare loro il tempo di abituarsi a tutte le modifiche della vita familiare che una separazione inevitabilmente comporta:

  • ci sarà un genitore che abiterà in una casa nuova…

  • ci saranno degli orari e delle occasioni differenti per incontrarsi…

  • ci sarà una nuova cameretta nella nuova casa del genitore che va via…

  • ci saranno nuovi partner affianco a mamma e papà…

Tutte queste cose hanno bisogno di tempo per diventare abitudini e ristrutturare il ritmo rassicurante della quotidianità.

Ma il cambiamento, la trasformazione, l’innovazione, non sono traumi per i bambini, sono delle novità.

Novità cui si devono abituare e di cui è necessario spiegare loro i vantaggi.

(Per i bambini, ad esempio, avere uno spazio personale nella casa nuova della mamma o del papà, può essere interessante. E può diventare anche divertente inventare insieme dei mobili fatti con le scatole di cartone, se si permette ai bambini di prendere il cambiamento come un gioco e lo si vive come un vantaggio piuttosto che come una perdita)

Quanto alle parole per comunicare ai figli la decisione di separarsi… be’…non esistono né un “momento opportuno”“parole adeguate”.

In un rapporto sincero e senza finzioni le cose succedono spontaneamente.

La famiglia è fatta dell’amore che i genitori nutrono verso i loro piccoli e non dalla loro convivenza.

E quell’amore resta per sempre.

A dispetto di qualunque separazione.

La separazione è soltanto un capitolo nuovo nella storia della famiglia.

E’ un momento che va vissuto con i bambini. Certo, senza coinvolgerli nel dramma coniugale! Ma anche senza escluderli dai cambiamenti che avvengono ogni giorno sotto i loro occhi.

Perciò è importante che le spiegazioni vengano date di momento in momento con franchezza, proprio come si fa per tutte le altre cose della vita.

E, inevitabilmente, ognuno dei due genitori racconterà ai figli la propria verità perché (soprattutto quando ci si separa) è impossibile avere una versione unica.

I bambini sanno già che papà e mamma sono diversi, che hanno pensieri, modi, regole e stili di vita diversi.

Lo sanno perché lo sperimentano da sempre nella loro quotidianità e lo sanno perché è proprio nella separazione che diventano evidenti le differenze tra marito e moglie.

Avere due genitori, non vuol dire doversi confrontare con un monoblocco compatto e indivisibile, al contrario significa poter osservare modi differenti di affrontare la vita e poter scegliere ciò che, di volta in volta, appare più adeguato per sé.

Già prima della decisione di separarsi, ognuno dei due partner dovrebbe informare i figli che: “Mamma e papà non si amano più come un tempo…” in modo che poi, quando arriva il momento, si possa dire loro che: “… siccome non vanno più tanto d’accordo finiscono spesso per litigare…” e che: “… proprio perché litigano sempre hanno deciso di vivere separati, almeno per un po’, per evitare di accapigliarsi in continuazione…”.

Non c’è bisogno di finzioni e non è necessario farne un dramma.

La separazione e il cambiamento sono parte integrante della vita di ciascuno ed è importante che i bambini imparino a gestirli.

Avere una famiglia unita è una bella cosa ma avere due genitori che ti vogliono bene è altrettanto bello.

E il loro amore non dipende dalla convivenza.

Quando la polemica, i litigi o l’indifferenza diventano la musica di ogni giorno, per i bambini è preferibile avere con il papà e con la mamma un rapporto individuale.

Tante volte sono proprio i figli a desiderare che una separazione riporti la quiete e l’armonia nelle relazioni, piuttosto che trascorrere la vita in mezzo al dolore che le incomprensioni e la rivalità tra i genitori provocano inevitabilmente.

Carla Sale Musio

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Mar 06 2013

RAPPORTI GIURIDICI & RAPPORTI D’AMORE

Il matrimonio è un contratto giuridico che vincola due persone a stare insieme… per sempre.

Anche quando l’amore è finito e i due non si amano più.

Chi contrae il matrimonio, per essere nuovamente libero, cioè padrone della propria vita, deve prima scioglierlo.

Ma sciogliere un contratto non è una cosa semplice.

Nell’istituzione del matrimonio la legge s’intreccia con i sentimenti, creando dei pericolosi paradossi emotivi.

Infatti, quando ci si sposa: si DEVE amare il proprio marito (o la propria moglie) e la legislazione ci impone di condividere la vita con lui (o con lei).

La parola “devo”, però, è inconciliabile con l’amore e la frase “devo amare mio marito (o mia moglie)” contiene un paradosso in quanto mi ordina di fare qualcosa che può avvenire soltanto spontaneamente, cioè senza che nessuno me lo ordini.

I sentimenti seguono un impulso interiore, impossibile da creare artificialmente.

Possiamo simularli, recitare, fare finta, mentire… ma non possiamo viverli autenticamente se non li proviamo spontaneamente.

Al cuor non si comanda” dice il proverbio.

Il contratto del matrimonio, però, ordina al cuore di obbedire alla legge e, una volta sposati, la legge ci impone di condividere la vita con chi abbiamo preso in moglie, o marito.

Le leggi sono fatte di obblighi non di sentimenti e tante persone nel tentativo di sfuggire al paradosso emotivo del matrimonio (devo amare mio marito, o mia moglie) scelgono di avere due vite:

  • una vita legale costruita secondo i dettami del contratto matrimoniale

  • e una vita sentimentale fedele agli impulsi del cuore

Per alcune anime fortunate, queste due vite combaciano.

Per altri, invece, scorrono in parallelo, provocando problemi, sofferenze e incomprensioni.


FINCHE’ MORTE NON CI SEPARI…


Quando si accorge di essere incinta, Marina decide di tenere la bambina e, in nove mesi, Daniele si ritrova alle prese con poppate, pannolini e notti insonni.

L’amore per Marina avrebbe dovuto crescere pian piano. Col tempo.

Ma quella gravidanza imprevista brucia tutte le tappe della conoscenza e i due diventano marito e moglie in gran fretta.

Marina è una ragazza generosa e piena di risorse, la nascita della piccola Gaia la riempie di gioia, perciò, nonostante le difficoltà, cerca un lavoro e dedica tutte le energie alla sua nuova famiglia.

Daniele, invece, è insicuro e spaventato dal ruolo improvviso di capofamiglia, sta ancora studiando e non si sente pronto per affrontare il modo del lavoro senza i titoli che aveva previsto di avere.

Marina si fa carico di tutto: lo aiuta a finire gli studi, lo incoraggia davanti alle difficoltà, lo coccola e lo vizia, cercando in ogni modo di non fargli sentire il peso del matrimonio.

Daniele diventa “grande” lentamente, grazie a lei… e quando Gaia entra nell’età dell’adolescenza, sembra anche a lui di vivere finalmente quella spensieratezza che la vita non gli ha permesso di provare al momento opportuno.

Quando conosce Claudia, una giovane allieva del suo corso di yoga, gli sembra di toccare il cielo con un dito e senza pensarci troppo le dichiara il suo amore incondizionato. E la sua “difficile” situazione familiare.

“Perché non ti separi?” domanda Claudia, convinta che i sentimenti abbiano sempre la precedenza. Anche sui contratti.

Ma Daniele scrolla la testa.

Non può.

Il matrimonio impone la convivenza con Marina e i sentimenti… be’… lo portano a sentirsi sperduto e solo, poco adatto a badare a se stesso senza il supporto affettivo e pratico di quella moglie così capace di far fronte a ogni difficoltà.

“Non posso separarmi” racconta tristemente a Claudia “mia moglie ne morirebbe e non lo merita. Ha fatto tante cose per me!”

Claudia lo guarda sbigottita.

L’amore è sacro e il suo cuore è sicuro che Daniele sia innamorato pazzo di lei.

Eppure… può amare quell’uomo soltanto di nascosto al mondo. Prendere o lasciare. Lui non concede altra scelta.

Per Daniele la separazione non è possibile, la delusione di Marina davanti alla scoperta dei suoi sentimenti per Claudia, è un dolore che non riesce ad affrontare e preferisce vivere nell’ombra, piuttosto che dare voce al suo cuore.

La parte forte nella coppia è sempre stata Marina.

E’ lei quella capace di prendere le decisioni.

E’ lei quella che sa ricominciare tutto da capo.

E’ lei che porta i soldi a casa e che gestisce la maggior parte delle incombenze pratiche imposte dalla vita.

Daniele non vuole farla soffrire. L’amarezza la allontanerebbe da lui e, senza il suo sostegno, non si sente capace di pensare a se stesso.

E’ vero, è innamorato di Claudia ma, nonostante l’età anagrafica, per lui l’adolescenza è appena cominciata e sua moglie è un punto di riferimento materno, indispensabile.

Può tradirla, può ingannarla ma non può lasciarla.

* * *

Graziella ha cinquant’anni, due figli grandi e un marito con cui la passione è finita da un pezzo.

Il lavoro la tiene lontana da casa per tutto il giorno e spesso anche nei fine settimana, ma il focolare domestico si è trasformato da tempo in un porto di mare e in famiglia nessuno si lamenta per le sue assenze frequenti.

I due ragazzi stanno per spiccare il volo fuori dal nido e il papà è sempre impegnato a inseguire i suoi hobby, il suo lavoro e i suoi pensieri.

A un convegno, Graziella conosce Michele.

Bello, simpatico, intelligente, sensibile e giovane.

Troppo giovane.

Graziella cerca di resistere alla passione che invece divampa come un fuoco, e presto tra loro nasce una relazione. Rigorosamente clandestina.

S’incontrano in città diverse, al riparo dai commenti della gente.

Si amano.

Passano gli anni. Prima uno, poi due.

Michele comincia a cercare qualcosa di più.

“Voglio vederti più spesso. Voglio starti vicino. Voglio tenerti per mano quando siamo in mezzo alla gente.” le dice con impazienza.

Graziella si tira indietro.

“Non fare il bambino! Lo sai che non è possibile.”

“Perché? Siamo grandi. I tuoi figli sono grandi. Tuo marito ha un’altra relazione. Perché non possiamo stare insieme alla luce del sole?”

Ma Graziella non vuole.

Cosa dirà la gente?

Cosa penseranno di lei che, a cinquant’anni, ha una relazione con un uomo di trenta?

Cos’accadrà nel tempo, quando le sue rughe saranno troppe e lui la guarderà con gli occhi della compassione?

“Non posso separarmi! I miei figli hanno ancora bisogno di me e io non sono pronta a disfare questa famiglia.” risponde dura, come le pietre della sua isola.

* * *

Giovanni ha sposato una brava ragazza di nome Maria. Una donna buona e volenterosa, senza grilli per la testa e capace di fare sacrifici quando la vita lo pretende.

Insieme hanno fatto due figlie, hanno comprato una casa e un terreno.

Giovanni lavora tutto il giorno e nei momenti liberi, per arrotondare, da lezioni di vela.

Maria si occupa della casa, delle figlie e del terreno.

La passione tra loro è stata breve.

Maria si è subito sentita attratta dalla maternità.

Giovanni si è subito sentito attratto dalle altre donne.

Il loro matrimonio è un contratto… di solidarietà. Nessuno impone orari e obblighi, ognuno dà quello che ha e quello che può.

Giovanni dà tutti i soldi che riesce ad avere, due braccia forti e tanta allegria.

Maria dà organizzazione, disponibilità e serenità.

Il sesso non è un argomento che li accomuna.

Maria non lo trova appassionante.

Giovanni, da otto anni, lo condivide con Carla. La sua collega.

Giovanni e Carla hanno momenti teneri e appassionati ogni giorno, notti romantiche in barca a vela ogni tanto, e sguardi complici sul lavoro.

Soltanto quando dorme e nei pranzi delle feste comandate, Giovanni trascura Carla per stare con Maria.

Da otto anni la sua vita cammina in questo modo. Esce da casa alle sei del mattino e non rientra mai prima di mezzanotte.

Maria chiude un occhio. A lei va bene così. Si gestisce la vita a modo suo. Sa che il suo uomo è insofferente agli ambienti chiusi e ha bisogno di libertà.

Giovanni ha raggiunto un equilibrio tra la sua voglia di avventura e il desiderio di stabilità.

Soltanto Carla vorrebbe qualcosa di più.

Non il tempo, perché quello… Giovanni glielo dedica tutto.

Non la legalità, che crea solo obblighi e annienta i sentimenti.

Non la fedeltà, perché sa bene che Giovanni non potrebbe tradirla nemmeno col pensiero.

Quello che Carla vuole è solamente la sincerità.

Perché le bugie, su cui si regge la loro relazione, la feriscono nell’anima.

Ogni giorno.

Carla Sale Musio

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Feb 07 2013

IN AMORE I CONTI DEVONO TORNARE!

L’amore è un sentimento generoso, disinteressato, umile, attento, premuroso, passionale… giusto e ardentemente leale!

Forse può sembrare strano o poco opportuno parlare di conti quando si tratta di sentimenti, ma anche l’amore segue una propria contabilità, basata su regole non scritte che portiamo tatuate nell’anima.

Esiste un codice di equità che sottende ogni relazione affettiva, anche se tutti noi lo abbiamo dimenticato.

In un rapporto di coppia, i flussi dell’amore, il dare e l’avere emotivo, devono essere equilibrati, altrimenti il rapporto perde le sue caratteristiche “di coppia” per trasformarsi in una relazione filiale o genitoriale.

L’amore coniugale va protetto e curato con attenzione, perché a volte la distrazione porta a vivere comportamenti che sono antitetici all’intesa e ne distruggono l’esistenza.

Voler bene significa anche impedire alla persona che amiamo di approfittare di noi, perché la disparità in una coppia, sbilancia i conti dell’amore e sgretola l’unione.

Ogni sentimento possiede le sue regole primordiali, archetipi invisibili che orientano le relazioni, proteggendole e rendendole eterne.

Quando le storie sentimentali trasgrediscono queste norme, ostacolano l’amore e sono destinate a finire.

Nelle relazioni di coppia, i conti emotivi devono essere in parità.

Così, mentre nell’amore tra genitori e figli è naturale e giusto che i genitori siano generosi e i figli ricevano più di quanto danno, nell’amore di coppia lo stesso comportamento crea uno squilibrio che impedisce l’erotismo e fa evaporare la passione.

Questo non vuol dire stare costantemente attenti a non eccedere nei regali o nel volersi bene, significa piuttosto non creare sbilanciamenti nel darsi e nell’accogliere, perché la disparità provoca un progressivo, ma inesorabile, annientamento dell’amore coniugale.


STORIE DI CONTABILITA’ AFFETTIVA


Francesca sta finalmente attraversando un periodo d’inebriante libertà.

Ha acquistato una piccola casa tutta per sé, ha un gruppo di amiche con cui è bello divertirsi e anche condividere i dispiaceri, ha un lavoro che le lascia del tempo libero e si è appena iscritta all’università per prendere una seconda laurea in archeologia.

Ma proprio mentre assapora questo momento di gioiosa autonomia, ecco che, come uno tsunami imprevisto e dirompente, Marcello fa capolino nella sua vita sconvolgendone tutti i programmi.

Nei primi tempi della loro conoscenza, Francesca tenta di opporsi a quella relazione, che sente precipitosa e troppo stretta per il suo bisogno d’indipendenza, ma quasi subito la gravidanza della piccola Roberta, mette fine di colpo a ogni sua perplessità.

Il matrimonio diventa un obbligo e in men che non si dica la vita familiare spazza via tutta la libertà che Francesca era riuscita a conquistarsi con impegno e fatica.

Marcello, Roberta e poi Matteo, che nascerà qualche anno dopo, monopolizzano il suo cuore, il suo tempo e la sua vita.

Il tempo passa… e quando Roberta festeggia il suo diciassettesimo compleanno, Francesca sente che la dedizione alla famiglia può finalmente essere ridimensionata.

Così decide di concedersi una nuova libertà, fatta di uscite con le amiche, di nuovi interessi e anche di nuovi incontri.

Nel tempo, il suo rapporto con Marcello è diventato fraterno, il desiderio tra loro si è volatilizzato e il rispetto e la solidarietà hanno pian piano sostituito la passione.

La separazione sembra oggi l’unico epilogo possibile alla loro storia sentimentale.

“Una storia nata col piede sbagliato e nel momento sbagliato…” commenta Francesca amaramente mentre, come tanti anni prima, si trasferisce in un piccolo appartamento, frequenta persone nuove, coltiva interessi diversi.

Inspiegabilmente, però, dopo aver avviato le pratiche della separazione, la relazione con Marcello si riaccende di passione e insieme assaporano momenti di sensuale complicità.

Francesca è sconcertata e non sa più cosa fare.

Sente di volersi separare ma desidera anche vivere l’intimità che finalmente ha ritrovato con il marito.

“Dottoressa, mi aiuti! Io non ci capisco più niente. So che voglio separarmi, eppure sento per Marcello un’attrazione mai vissuta prima. Mi sembra di essere diventata pazza!”

Il cuore, però, ha le sue regole.

Imprescindibili.

La rinuncia all’autonomia, che la donna ha vissuto in passato, davanti all’urgenza di far nascere la sua bambina e di sposarsi, ha creato uno sbilanciamento tra lei e il partner.

E, mentre per Marcello il matrimonio è stato una conquista giunta al momento opportuno, per Francesca invece ha significato tante rinunce e troppe privazioni.

Sacrifici che oggi hanno bisogno di essere pareggiati con altrettanta autonomia e libertà.

Ecco perché, solo mantenendo l’impegno preso con se stessa, Francesca può finalmente assaporare i sentimenti di reciprocità e vivere di nuovo la passione.

La sua autonomia è il deterrente che permette all’amore di riprendere a pulsare e, infischiandosene delle consuetudini, la spinge a separarsi… per poter amare!

* * *

Miriam e Giorgia stanno insieme da circa dieci anni, quando Miriam scopre che Giorgia ha avuto una breve relazione con una ragazza conosciuta in vacanza.

Il loro rapporto subisce una forte crisi.

Dapprima Miriam prova a chiudere la storia, poi, davanti alle suppliche di Giorgia, accetta una riconciliazione.

Insieme passano giorni interi a discutere e a chiarirsi. Infine sembra che tutto abbia ripreso l’armonia di sempre.

“La scappatella di Giorgia è stata la conseguenza di un momento di confusione e di un bisogno di conferme.” commenta Miriam scrollando le spalle “Acqua passata. Difficoltà superate e dimenticate.”.

Ma i flussi dell’amore devono quadrare e la comprensiva tolleranza di Miriam crea un pericoloso sbilanciamento nella coppia.

L’erotismo comincia a evaporare e la complicità si trasforma in una cameratesca solidarietà.

Qualche tempo dopo, Miriam si sente attratta da una collega, e nonostante i tentativi di evitamento e le strategie di fuga, ben presto tra le due donne nasce una relazione clandestina e piena di passione.

A questo punto Miriam decide di concludere il rapporto con Giorgia.

Riorganizza la sua casa e la sua vita e si concede momenti magici di passione.

Ma quando la collega le chiede di ufficializzare la loro relazione, Miriam si tira indietro.

Le piace la loro clandestinità, fatta di sguardi e ammiccamenti, però non vuole costruire niente di più.

Gli incontri si diradano e presto Miriam riassapora la solitudine e la libertà.

E’ in questo clima di ritrovata autonomia che lei e Giorgia riprendono a vedersi, non più come amiche e nemmeno come fidanzate.

“Non saprei dire in che rapporti siamo adesso…” racconta Miriam qualche mese più tardi “… so solo che l’intesa tra di noi è diventata profondissima. Giorgia è più di un’amica e più di un’amante! Sento per lei lo stesso coinvolgimento di quando ci siamo conosciute…”

L’amore ritrova la sua pulsante energia quando i conti del dare e dell’avere tornano a essere pari.

* * *

Nel matrimonio, Omar ha sempre giocato a fare il bambino, richiedendo coccole, attenzione, comprensione e spazi di libertà.

Alessandra glielo ha permesso, assecondando le sue lune, i suoi capricci e i suoi malumori, senza protestare ma, dopo la nascita dei bambini, le cose tra loro hanno cominciato a precipitare.

Omar è spesso fuori per lavoro, e Alessandra si occupa a tempo pieno della casa e dei figli, con pazienza e impegno.

Tutto andrebbe bene se Omar non si arrabbiasse in continuazione davanti ai capricci dei bambini.

“Non puoi delegarmi tutto e poi protestare!” lo accusa Alessandra.

“E tu non puoi lasciarti sbranare dalla prepotenza di questi tre vandali! Sto cercando di aiutarti, ma tu non me lo permetti!” ribatte Omar, offeso.

Inutile dire che poi, quando arriva la notte, ognuno dei due si gira dall’altra parte del letto, e di tenerezza e sesso non se ne parla certo!

Omar si comporta con i bambini come un fratello maggiore, geloso delle attenzioni che la mamma dedica loro.

La sua assenza, come padre e come marito, impedisce la complicità con Alessandra che, in questo modo, si sente addosso tutta la responsabilità della famiglia.

I continui litigi ostacolano l’intimità e spingono Omar e Alessandra verso una separazione, ormai sentita come inevitabile.

Con grande sofferenza Omar decide di lasciare la casa coniugale per trasferirsi in un piccolo appartamento fuori città.

Ma quando ormai tra loro tutto sembra finito, ecco che l’erotismo riprende inspiegabilmente a pulsare e nella lontananza Omar e Alessandra trovano modi nuovi per occuparsi dei bambini e di se stessi.

La distanza costringe Omar a costruire con i suoi figli un rapporto indipendente da Alessandra.

Essere un padre, invece che un fratello maggiore, gli permette anche di essere finalmente un marito per sua moglie!

In questo modo lo sbilanciamento emotivo riacquista il suo equilibrio, rendendo possibili soluzioni diverse nella cura dei bambini e della vita di coppia.

Oggi Omar non fa più il figlio e Alessandra non è più solo una mamma.

Ancora non hanno ripreso a vivere insieme ma hanno trovato un modo diverso per fare i genitori e per sperimentare l’intimità e la complicità tra loro.

Carla Sale Musio

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Gen 22 2013

Io non sono normale: SO STARE DA SOLO

Un tempo c’erano gli scapoli e le zitelle.

Gli scapoli spesso… erano d’oro.

Le zitelle, invece… erano acide.

Gli scapoli erano misteriosi e affascinanti.

Le zitelle erano brutte e un po’ sfigate.

Oggi ci sono i single.

E, per fortuna, sono unisex!

Ma l’evoluzione dello scapolo e della zitella mantiene comunque un alone di sfiga, come se il fatto di non essere in coppia segnalasse un fallimento.

“Insomma, se uno è single, qualcosa dev’essere andato storto!”

Così in molti sfuggono la singletudine e preferiscono tenere i piedi ben piantati dentro a qualche storia sentimentale.

Anche quando la storia in questione non funziona più, perché la passione è finita da un pezzo (o forse non c’è mai stata).

Il chiodo scaccia chiodo, rimane ancora oggi il metodo più in voga per liberarsi dai legami diventati obsoleti.

E in tanti preferiscono trascinarsi dentro relazioni ormai finite, rimandando la separazione a quando un nuovo amore si profilerà all’orizzonte.

Perché, fino a quel miracoloso momento, la vita di coppia, anche se tormentata e priva di entusiasmo, è considerata preferibile a una convivenza… con se stessi.

Chiudere una relazione e permettersi di stare da soli è una scelta per pochi indomiti spiriti liberi.

“Probabilmente asociali, allergici ai legami e incapaci di condividersi!”

Questo il giudizio che, come una condanna, pesa su chi, dopo aver concluso un rapporto preferisce evitare di buttarsi subito a capofitto dentro un altro.

“Non arrenderti!!! Vedrai che troverai un partner migliore!!” l’incoraggiamento non tarda ad arrivare nei commenti di parenti, amici e conoscenti.

La capacità di stare soli, purtroppo, è ancora una prerogativa di pochi.

Quando, usciti da una storia d’amore, ci si ritrova single, di solito si preferisce sfuggire se stessi… in extremis anche solo fantasticando sul prossimo partner! Che, come un miraggio, calmerà l’arsura affettiva e porterà nuova linfa alla vita.

Ma demandare a un mitico principe azzurro, o principessa azzurra, la rivitalizzazione del nostro entusiasmo esistenziale significa rinunciare all’indipendenza e lasciare che qualcun altro la gestisca per noi.

Certo, delegare le responsabilità, è un modo molto diffuso per sentirsi sempre nel giusto e dalla parte dei buoni!

Questo meccanismo di fuga dal disappunto dei propri casini e dal dolore dei fallimenti, però, ha un costo psicologico molto alto.

Infatti, blocca la crescita interiore e impedisce l’evolversi di una sana autostima.

Significa sfuggire alla vita, impedendosi di fare un bilancio delle proprie scelte e dei risultati ottenuti.

L’autostima nasce dalla capacità di imparare dai propri errori e di tollerarne le conseguenze.

Quando sfuggiamo noi stessi, rifugiandoci nella speranza di un colpo di fulmine miracoloso e rivitalizzante, paradossalmente corriamo a grandi falcate verso un altro fallimento.

Perché, senza una sana revisione e una messa a punto dei comportamenti, il nostro inconscio ci guiderà nuovamente in una situazione analoga alla precedente e perciò destinata anch’essa a fallire.

La fine di un rapporto ci lascia sempre svuotati e soli, sommersi da un senso di delusione e di inutilità delle nostre scelte e della vita.

Il vissuto di fallimento accompagna inevitabilmente tutte le separazioni.

Saperlo attraversare vuol dire costruire il cambiamento, permettersi di incontrare le proprie difficoltà, accogliere anche quelle parti di sé poco edificanti, infantili, inadeguate, e imparare una verità più grande, su se stessi e sugli altri.

Sopportare quel senso di sconfitta, senza cercare di evitarlo a tutti i costi, conduce verso una nuova maturità, più consapevole, più onesta e più attenta ai nostri bisogni personali, e perciò anche a quelli di chi amiamo. Ci fa diventare delle persone migliori.

Percorrere da soli il cammino necessario a incontrare anche le parti di noi che non ci piacciono, è una prova che solamente pochi riescono ad affrontare.

La maggior parte delle persone preferisce sfuggire l’analisi e l’ascolto di sé, proiettando su un nuovo amore la soluzione di tutti i problemi.

Le storie che nascono sulle macerie di altri rapporti sono destinate a un futuro complicato, difficile e incerto.

Non è mai chiaro, infatti, quanto siano servite da propulsione per superare vecchie difficoltà e quanto siano il frutto di una reale evoluzione interiore.

Saper stare da soli è il presupposto indispensabile per trasformare la separazione in un cambiamento in grado di condurci verso nuove possibilità.

Permette di innamorarsi… per amore!

E non per necessità.

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Dic 18 2012

SEPARARSI PER INCONTRARSI

La separazione è un momento determinante nella crescita di una coppia.

Infatti, la capacità di amare passa anche attraverso l’accettazione di un distacco definitivo.

Quando un’unione finisce, entrambi i partner devono prendere in mano le redini della propria vita, riconsiderando l’autonomia individuale e assumendosi la responsabilità delle scelte compiute.

Dover centrare solo su di se l’interpretazione degli eventi ridisegna i confini di ciascuno e consente di trovare equilibri nuovi.

Capita spesso che la distanza fisica favorisca l’incontro delle anime e permetta di costruire una comunicazione diversa, meno possessiva e più realistica, comprensiva dei limiti e delle incapacità e perciò rispettosa della personalità reale di entrambi.

Durante l’innamoramento, infatti, un pericoloso meccanismo di idealizzazione spinge a esaltare le qualità della persona amata creando aspettative illusorie e magiche.

Il grande coinvolgimento emozionale incoraggia a credere che le ferite vissute durante l’infanzia possano essere miracolosamente sanate dall’amore puro e meraviglioso del partner.

Sotto la spinta della passione, ognuno cerca di dare all’altro il meglio di sé, nel tentativo di essere davvero la persona giusta, unica e speciale! E questo conferma la fantasia di una possibile risoluzione delle mancanze sofferte in passato.

Ma nella realtà nessuno può risolvere per noi le problematiche rimaste insolute durante l’infanzia.

Non esiste un risarcimento danni in grado di colmare le lacune affettive che abbiamo vissuto da bambini e di soddisfare la fame d’amore che i nostri famigliari non hanno saputo appagare.

Ognuno deve trovare in se stesso la capacità di amarsi e di sanare le ferite vissute durante la crescita.

L’idealizzazione crea tante aspettative impossibili, e, nel tempo, trasforma le illusioni in pretese!

La conoscenza reciproca conduce inevitabilmente alla scoperta che lui (o lei) non può essere il principe (o la principessa) venuto a liberarci dall’incantesimo delle nostre ferite infantili.

Ma, per non soffrire un altro fallimento, spesso neghiamo l’evidenza, continuando a pretendere dal partner le attenzioni che ci sono mancate da bambini e che non abbiamo ancora imparato a darci da soli.

In questo pericoloso gioco di attese e di proiezioni, l’immagine idealizzata di un salvatore (che poi diventerà persecutore) deforma costantemente la percezione della relazione e il partner paga le colpe delle mancanze affettive diventando il bersaglio della nostra ira infantile.

E’ solo quando infine ci si separa, arresi davanti all’evidenza delle proprie illusioni, che tutte le idealizzazioni finalmente crollano, lasciando il posto a una più obiettiva e dolorosa accettazione dei numerosi difetti di ognuno.

Saper accogliere il vissuto di fallimento, che accompagna la separazione, è una delle prove più difficili della vita.

La maturità che ne consegue porta con sé una trasformazione nella personalità e un’importante riflessione sugli errori e le modalità affettive personali.

Per questo a volte dalla separazione può nascere una relazione nuova, più rispettosa delle differenze e dell’autonomia di ciascuno.


STORIE D’AMORE DIVERSAMENTE UNITO


L’ascolto interiore si perfeziona col tempo e con l’esperienza, spingendo a condividere i sentimenti in modi sempre più profondi.

L’amore non è normale. E’ vero.

A volte la separazione è soltanto un momento di passaggio nel cammino di una coppia, uno spazio di riflessione e solitudine, necessario per affrontare il cambiamento.


CLANDESTINITA’


Quando Sonia decide di separarsi ha passato da poco la cinquantina e con Giovanni non ce la fa davvero più. La vita insieme è stata solamente un lungo inferno! Fatto di tradimenti, delusioni, bugie, silenzi… e tanta, tanta, tantissima fatica.

Durante i venticinque anni di matrimonio, Sonia ha sempre lavorato nella sua piccola azienda artigianale, ha cresciuto tre figli, ha mandato avanti la casa, ha organizzato feste, Natali e compleanni, cercando in tutti i modi di essere una moglie carina, elegante, curata, simpatica e accogliente per il padre dei suoi figli e per i loro amici.

Adesso, però, che i ragazzi sono grandi e non hanno più tanto bisogno di lei, sente che è arrivato il momento di pensare a se stessa.

Con dolore e con tanti rimpianti, decide di intraprendere un cammino personale, fatto di nuove amicizie, nuove occupazioni, un nuovo appartamento tutto per se e un aiuto psicologico.

Nel corso dei cinque anni successivi alla separazione da Giovanni, Sonia ricomincia daccapo una vita da single.

S’iscrive a un corso di ballo, partecipa agli incontri di meditazione che si tengono nella libreria di un’amica, cura con attenzione la sua nuova casa, rendendola un luogo accogliente e confortevole dove riposarsi e rimarginare le ferite del passato e, una volta a settimana, affronta se stessa e la sua storia nelle sedute di psicoterapia.

I figli vanno spesso a trovarla e scoprono con lei un rapporto diverso, più sereno e finalmente libero dai continui litigi che avvelenavano i pranzi e le cene di un tempo.

E’ in questo clima, rilassato e vitale, che un giorno… per caso… Sonia incontra Giovanni a uno stage di tango.

Entrambi si scoprono cambiati.

Più calmi, più attenti, più capaci di ascoltare e di mettersi in discussione.

Incuriositi l’uno dall’altra, ballano insieme al ritmo di una complicità diversa.

Entrambi sanno che nulla potrà mai tornare come prima.

Entrambi sono sorpresi dalla trasformazione che leggono in fondo agli occhi dell’altro.

Cinque anni che sembrano cinquemila.

Decidono di rivedersi ancora.

Da soli.

E scoprono uno stare insieme finalmente senza pretese e senza possesso.

Tra loro nasce una relazione clandestina.

Fatta d’incontri segreti, di confidenze mai rivelate e di una sessualità finalmente appagante.

Non possono far sapere a nessuno che si amano ancora.

Oggi con più passione e con più rispetto.

Troppo difficile spiegare che solamente nella separazione hanno capito com’è fatto l’amore.

I figli non approverebbero quegli incontri.

Gli amici neanche.

E forse la clandestinità protegge un segreto che è bello condividere…


EROTISMO


Marcella e Roberto sono una coppia storica. Stanno insieme da quando erano bambini. Sono cresciuti aiutandosi nelle difficoltà e festeggiando i successi, entrambi desiderosi di costruire tra loro un rapporto solido e sicuro.

Insieme sono un punto di riferimento per gli amici e per i familiari, che ammirano la loro capacità di volersi bene e di condividersi nonostante i tanti casini che costellano la vita.

Perciò nessuno si aspetta che Marcella di punto in bianco decida di separarsi da Roberto.

“Ho bisogno di stare da sola.” Dichiara lapidaria a chiunque le chieda spiegazioni.

Roberto ci mette molto tempo a realizzare il senso di quelle parole, infine si rassegna a fare le valige e a trasferirsi nella casa dei genitori.

Marcella invece cerca aiuto nella psicoterapia.

Non capisco cosa mi succede. Da tempo non provo più nessuna attrazione per Roberto. Sembra che tutto il mio erotismo si manifesti quando non voglio! Ultimamente mi capita spesso di sentirmi coinvolta dagli sguardi di un collega. Non credo di essermi innamorata di lui, anzi! Lo considero un dongiovanni, seduttivo e inaffidabile, ma stargli vicino mi fa sentire le farfalle nello stomaco e un’ebbrezza che con Roberto non ho mai provato.” racconta preoccupata.

Sostenuta dalla psicologa, Marcella affronta le sue sensazioni lasciandosi progressivamente coinvolgere in quel gioco complice, fatto di sguardi, di baci clandestini e di momenti colmi di eccitazione.

Il bisogno di giocare, di sedurre e di lasciarsi coinvolgere dalla passione le consente di riappropriarsi di una parte creativa, istintiva e trasgressiva, che aveva nascosto anche a se stessa, nel tentativo di essere prima “una brava figlia” e poi “una brava moglie”.

Lentamente emerge un lato del suo carattere assopito e censurato da sempre nella relazione con Roberto.

“Per inseguire il modello della coppia perfetta avevo chiuso le porte alla mia anima libera e anticonformista. Oggi mi sembra impossibile aver rinunciato a un aspetto di me così importante!” racconta durante una seduta.

Qualche mese dopo, per ragioni di lavoro Marcella incontra Roberto ad una cena.

Tra i due l’elettricità è palpabile ma questa volta lei sente di non voler censurare il suo bisogno di prendere l’iniziativa.

Il loro matrimonio oggi non è più l’emblema della “coppia perfetta” ma l’amore è diventato più profondo e più vero.

“Non saprei come definire il rapporto che abbiamo adesso” racconta sorridendo “ma certo non voglio ingabbiarlo di nuovo dentro qualche etichetta preconfezionata!! Preferisco lasciare spazio alla corrente emotiva e permettermi di vivere con mio marito un erotismo inesplorato e seducente. Anche se questo dovesse farmi correre il rischio di altre mille separazioni! ”


FRATERNITA


Elena e Francesco hanno un rapporto di comprensione e affetto. Da tanti anni condividono la casa e la vita insieme ai loro bambini. Anche quando l’amore è finito. Senza traumi e con grande complicità.

Per la loro coppia la separazione è una tappa decisa con calma e con molta attenzione, in modo da non creare scrolloni nell’organizzazione quotidiana di scuola, compiti, piscina, catechismo… e impegni di lavoro.

Entrambi hanno bisogno di sperimentare una sessualità più coinvolgente di quella vissuta insieme e che da troppo tempo ha lasciato il posto a un amore fraterno.

Entrambi vivono oggi nuove relazioni con nuovi partner.

Entrambi sanno che il loro impegno genitoriale non avrà mai fine, nemmeno quando i figli saranno diventati grandi, e che, perciò, chi ha scelto di condividere la vita con loro dovrà sapersi adattare agli impegni familiari che quotidianamente gestiscono insieme.

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