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Lug 04 2013

DUALISMO INTERIORE

Quando due parti della nostra personalità discutono tra loro senza riuscire a mettersi d’accordo, la mente è monopolizzata dal conflitto e diventa impossibile scegliere una direzione.

Un chiacchiericcio ininterrotto occupa i pensieri senza portare nessuna conclusione.

Infatti, quando ci sembra di aver trovato una soluzione, si fanno largo altrettante ragioni contrarie, subito contraddette da una valanga di nuove opposizioni.

A volte queste discussioni si snodano nella mente in un fiume ininterrotto di parole.

Altre volte sono relegate nell’inconscio e diventa impossibile rintracciarle e armonizzarle.

In ogni caso, però, il dibattito tra le parti cattura tutte le risorse interiori lasciandoci esausti e privi di energia.

Ci si sente stanchi, demotivati, poco partecipi e, spesso, questo stato conduce verso un pellegrinaggio medico, fatto di analisi, esami e medicine che purtroppo non migliorano la situazione, perché la vera causa dell’apatia è quella lotta sotterranea tra gli aspetti della personalità che non riescono a mettersi d’accordo.

“Il lavoro che faccio non mi piace…”

“Dovrei lasciarlo e dedicarmi a qualcosa di più adatto a me, qualcosa che rispecchi i miei interessi ed esprima le mie passioni.”

“Non posso lasciarlo, devo pagare le rate della macchina e ho promesso di mettere qualcosa da parte per le emergenze impreviste ma, soprattutto, vorrei fare una bella vacanza quest’estate! I soldi mi servono e questo lavoro mi garantisce un’entrata sicura tutti i mesi.”

“Ma cosa me ne faccio dei soldi se poi sono costretto a spenderli per compensare la frustrazione che provo ogni giorno nel fare cose che non m’interessano e non mi permettono di essere me stesso.”

“Dovrei lasciarlo e dedicarmi a qualcosa di più adatto a me, qualcosa che rispecchi i miei interessi ed esprima le mie passioni…”

Quando c’è un contrasto tra le parti della personalità, è indispensabile portare lì la nostra attenzione dando a entrambe la considerazione necessaria per manifestare pienamente il proprio punto di vista.

Spesso la guerra interiore divampa perché abbiamo paura di concedere il giusto spazio a ciascuno dei due aspetti contrapposti.

Perciò, nel tentativo di ottenere un po’ di considerazione, ognuno dei due ribadisce incessantemente la propria interpretazione, creando quella sgradevole sensazione di avere due voci che litigano nella testa.

“Il mio partner mi tradisce…”

“Non posso sentirmi parte di un harem. Ho bisogno di essere l’unica e di avere il suo amore solo per me. Che senso ha continuare una relazione in cui sono soltanto io a essere innamorata e fedele? Devo lasciarlo. Non c’è altra soluzione.”

“Soltanto l’idea di stare senza di lui mi fa sentire male! Come farò a vivere? Mi sembra tutto inutile e senza senso, abbiamo costruito tante cose insieme! Bisogna che gli parli e cerchi di riconquistare la passione e l’armonia che avevamo un tempo.”

“Ma come posso continuare ad amare una persona che non mi ama più e che non si fa scrupoli a mentirmi per passare il suo tempo con un’altra?!”

“Non posso sentirmi parte di un harem. Ho bisogno di essere l’unica e di avere il suo amore solo per me. Che senso ha continuare una relazione in cui sono soltanto io a essere innamorata e fedele? Devo lasciarlo. Non c’è altra soluzione…”

Per far sì che finalmente il conflitto giunga a una soluzione, è indispensabile permettersi di avere una doppia personalità, cioè di essere palleggiati incessantemente in una contrapposizione interiore senza soluzione, proprio come se fossimo due persone diverse contemporaneamente, e lasciare che ognuno dei due aspetti trovi in noi l’accondiscendenza necessaria a esprimersi.

Pretendiamo di essere coerenti, razionali, logici e privi di contraddizioni. Ma non sempre questo è vero.

Accettare la propria pluralità è il primo passo verso la salute mentale e l’armonia.

Intestardirsi a voler essere tutti d’un pezzo, invece, crea una frattura nella personalità e innesca un conflitto senza soluzione.

Quando lasciamo che il dibattito interiore faccia parte del nostro modo di essere al mondo, permettiamo alla totalità di noi stessi di manifestarsi nella vita e facciamo emergere le nostre risorse e la nostra creatività.

E proprio nella creatività è nascosta la chiave che ci permette di uscire dal conflitto.

Spostare il punto di vista stimola la nascita di soluzioni nuove e apre opportunità apparentemente impossibili.

Ma per ottenere i doni e le soluzioni creative è necessario saper tollerare l’incertezza, la confusione e il disorientamento.

Solo così la Totalità può prendere forma la nella nostra vita.

Nel Tutto ogni soluzione è presente.

La logica si ribella.

La razionalità vacilla.

Ci sono cose che la mente non comprende.

Nella psiche esistono risorse che la ragione non sa trovare.

Lasciare esistere la molteplicità nel sé consente alla democrazia di strutturarsi nel mondo interiore e permette di attingere a nuove possibilità.

La salute mentale non è fatta di un rigido dogmatismo, ma di una plastica pluralità di sé.

Carla Sale Musio

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Gen 05 2012

IO? … SONO UN SACCO DI GENTE!

Capita, a volte, di essere lacerati dall’incertezza davanti a scelte giudicate impossibili, i pro e i contro hanno lo stesso peso sulla bilancia, la testa scoppia di pensieri che litigano tra loro e ci si sente divisi in due.

Voglio ma anche non voglio.

È giusto ed è anche sbagliato.

Faccio bene o faccio male?

Sommersi dai dubbi, chiediamo consiglio agli amici, ma… nessuno ci sa aiutare davvero!

E continuiamo a girare intorno al problema senza trovare una soluzione.

L’insicurezza che ci tormenta, spesso è sintomo di un conflitto interiore.

E segnala il disaccordo tra parti diverse della nostra personalità.

Per uscire da questo stato di paralisi decisionale vi voglio suggerire un gioco psicologico, di grande aiuto soprattutto quando si tratta di prendere una decisione.

È un lavoro che, in situazioni emotivamente complesse riesce meglio con l’aiuto di un terapeuta, ma che normalmente è possibile fare anche da soli.

Per prima cosa, però, dovete cambiare la percezione unitaria che avete di voi stessi e cominciare a considerarvi: un gruppo di identità in convivenza dentro a un unico corpo.

Certo, non siamo abituati a pensarci come un gruppo di identità.

Preferiamo credere di avere una sola personalità compatta e coerente.

Ma, su questo punto devo proprio deludervi!

La realtà psichica non corrisponde puntualmente alla realtà fisica.

Per muoversi nella concretezza, la psiche deve stringersi e, spesso, è costretta a scegliere un solo aspetto di se con il quale interagire nel mondo.

Ci sono dei momenti, però, in cui la molteplicità delle nostre parti interiori non è disposta a rinunciare a niente e vuole proporsi alla vita con tutta la sua complessa e variegata molteplicità.

È appunto in quei momenti che si scatena il conflitto.

Si tratta di situazioni in cui la materialità opprime la psiche, costringendola a sottostare alle sue leggi limitanti.

Tanti aspetti diversi di noi cercano di interagire con la realtà concreta, e nessuno è disposto a farsi da parte per lasciare spazio a un’unica voce solista.

Per trovare una soluzione è utile fare in modo che tutte le parti in contrasto possano esprimersi e dialogare tra loro.

Ecco dunque il gioco:

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L’Assemblea delle Personalità

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Per condurre un’Assemblea delle Personalità bisogna:

1) aprirsi al colloquio con se stessi e lasciare emergere tutte le nostre personalità coinvolte in un problema.

Di solito ci sono due voci prevalenti (ma possono anche essere molte di più) che discutono e battibeccano senza tregua nei nostri pensieri, interrompendosi in continuazione e logorando il sistema psichico (e talvolta anche il sistema fisico).

Per fermare il turbinio delle riflessioni contrastanti è meglio prendersi un po’ di tempo e ascoltare le voci interiori ad una ad una.

2) osservare quali aspetti sono in lite e dare un nome a ciascuno. Per esempio: Parte Infantile, Parte Adulta, Parte Timida, Parte Arrogante, Parte Maschile, Parte Femminile, eccetera.

3) dopo aver identificato tutte le parti in disaccordo, prendiamo due (o più) sedie uguali e le mettiamo una di fronte all’altra (o in cerchio), proprio come se due (o più) persone dovessero parlarsi.

4) infine, vicino a ciascuna sedia, sistemiamo un foglio di carta con scritto il nome della parte rappresentata. Ci devono essere una sedia e un foglio col nome, per ogni parte che interverrà all’assemblea.

A questo punto possiamo aprire il dibattito tra le parti:

5) ci sediamo su una delle sedie e ci caliamo totalmente in quell’aspetto della personalità che abbiamo scritto sul foglio di carta posto in terra (ad esempio: Parte Responsabile).

Quindi, immaginando di avere davanti a noi l’altra parte che ci ascolta in silenzio (ad esempio: Parte Irresponsabile), diamo voce alla prima permettendole di esprimere tutte le sue buone ragioni.

Attenzione:

  • Per avere un risultato soddisfacente è molto importante lasciarsi possedere totalmente da un solo punto di vista alla volta, senza pensare agli altri (ai quali daremo la parola in seguito). Bisogna letteralmente prestare il corpo alla parte di noi che stiamo impersonando.

  • In questo gioco è necessario parlare sempre a voce alta, guardando la sedia che abbiamo di fronte e rappresentandoci mentalmente la parte antagonista come se fosse realmente seduta lì davanti.

  • Mentre impersoniamo un ruolo, andiamo avanti finché tutti i suoi argomenti non saranno stati espressi (salvo che l’altra parte non interrompa palesemente la conversazione). A quel punto cambiamo di posto e facciamo la stessa cosa sulla sedia opposta, dando voce alla parte che prima ha ascoltato.

Per illustrarvi meglio la dinamica di questo gioco, vi racconto l’Assemblea delle Personalità svolta da una paziente, che chiamerò Ilaria.

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ILARIA AMA FRANCESCA

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Ilaria ha trentadue anni, lavora in un grosso centro commerciale e da qualche tempo sente di essersi innamorata di Francesca, una collega del reparto vicino al suo, estroversa e solare, più grande di lei di qualche anno. Entrambe il venerdì finiscono di lavorare alle nove e Ilaria vorrebbe chiedere a Francesca di cenare insieme dopo l’orario di lavoro, ma è molto timida e ha paura di ricevere un rifiuto, perciò in preda all’emozione rimanda l’invito a cena da un venerdì all’altro.

Durante uno dei nostri colloqui, per trovare finalmente soluzione all’altalena dei pensieri di Ilaria, decidiamo di organizzare un’Assemblea delle Personalità.

Dopo aver disposto due sedie una di fronte all’altra e aver scritto i nomi delle parti coinvolte (Parte Insicura e Parte Intraprendente) su un foglio, posto ai piedi di ciascuna sedia, Ilaria comincia il dialogo sedendosi sulla sedia dell’insicurezza:

Parte Insicura di Ilaria:

“Basta! Basta! Basta! Non ce la faccio. Non ce la posso fare. Quello che mi chiedi è impossibile! Capisco che mi sono innamorata di Francesca, ma non riuscirò mai a fare la prima mossa e invitarla a cena. Non ci conosciamo neanche… E il fatto che sia simpatica e gentile non significa per niente che abbia qualche interesse verso di me. E’ molto meglio dare tempo al tempo e aspettare che le cose accadano spontaneamente. Se son rose fioriranno… Adesso rischio soltanto di rendermi ridicola e di rovinare una possibile amicizia, compiendo mosse affrettate e premature. Perciò, mettiti l’anima in pace e lascia stare!”

Quando Ilaria si accorge che le argomentazioni della sua Parte Insicura si sono esaurite, perché ha potuto esprimere il suo punto di vista senza essere criticata e interrotta dalla Parte Intraprendente, lascia la sedia della Parte Insicura e va a sedersi sulla sedia della Parte Intraprendente.

Parte Intraprendente di Ilaria:

“Ma cosa diavolo stai farneticando! Che nervi che mi fai venire!!! Sei soltanto una povera fallita che guarda, sogna, immagina e non conclude un benedetto niente! Credi che alle ragazze piacciano i paracarri come te? Secondo le tue fantasiose elucubrazioni, Francesca t’inviterà a cena da lei e ti dichiarerà il suo amore senza che tu faccia il minimo sforzo per mostrarle ciò che provi e per aprirle la strada. Povera illusa. E povera scema! La gente ama le persone disinvolte, che ci sanno fare e che sono capaci di proporsi senza drammi ma, soprattutto, senza troppa lentezza…”

La Parte Intraprendente vorrebbe continuare a parlare ma a questo punto la Parte Insicura non riesce più a frenarsi e interrompe il flusso dei pensieri di Ilaria con le sue considerazioni.

Ilaria, perciò, si alza e cambia posto ritornando sulla sedia dell’insicurezza e dando nuovamente spazio al quel punto di vista.

Parte Insicura di Ilaria:

“Ma è appunto questo il mio problema! Come fai a non capirlo? Io non so scherzare, non ho la battuta pronta e non ci so fare! Prendo sempre tutto troppo sul serio! E se poi, proprio quel giorno, Francesca non può? Se mi dice di no? Ci rimarrò malissimo! Non riuscirò più a chiederle di nuovo di uscire. Mi sentirò la stupida di sempre e sarò ancora più impacciata di quanto non lo sia già abitualmente. Te l’ho detto. I tempi non sono maturi. È meglio aspettare di avere con lei un po’ più di confidenza. Ci conosciamo soltanto da qualche mese…”

A questo punto la Parte Intraprendente comincia a infilare le sue obbiezioni tra i pensieri di Ilaria. Perciò Ilaria si alza e cambia nuovamente sedia per lasciarla parlare.

Parte Intraprendente di Ilaria:

“Appunto! Ci conosciamo già da qualche mese. Cos’altro c’è da aspettare? Forse, che ci inviti al suo matrimonio?! Bisogna battere il ferro finché è caldo. Cogli l’attimo. Cavalca l’onda. La vita è adesso. Non c’è nessun tempo da aspettare. C’è solo da chiederle se ha da fare questo venerdì sera.”

Ilaria sente che la sua Parte Intraprendente ha espresso tutte le sue obiezioni e perciò cambia posto.

Parte Insicura di Ilaria:

“Ok. Ma io non sono d’accordo. E se poi mi metto a balbettare? Ccccccccci… ciao… Ffffffff…Francesca, hai ddddddddddd…dadadadada… daffare… questo vvvvvvvvvvv…venerdì? Che figura ci facciamo? Eh?!”

Come si può capire da questi scambi, il conflitto interiore di Ilaria è molto marcato e l’obiettivo nel fare dialogare le parti della sua personalità è proprio quello di aiutarle a trovare una soluzione che sia soddisfacente per entrambe.

La conversazione andrà avanti ancora per un bel pezzo e, dopo una lunga trattativa, finalmente emerge un barlume di accordo:

Parte Intraprendente di Ilaria:

“Insomma, non ti va bene niente, si può sapere tu cosa proponi?”

Parte Insicura di Ilaria:

“Non voglio rovinare tutto! Ho paura di incasinarmi troppo e fare brutta figura. Mi serve del tempo per riuscire a muovere il primo passo…”

Parte Intraprendente:

“Quanto tempo? Dammi una scadenza!”

Parte Insicura:

“Diciamo… non saprei… be’… almeno… quindici giorni?…”

Parte Intraprendente:

“Ok. Allora aspetterò quindici giorni. Ma adesso hai preso un impegno con me. Tra quindici giorni, smetterai di torturarmi con le tue profezie da malocchio e mi permetterai di invitarla a cena. D’accordo?”

Parte Insicura:

“Si… va bene, va bene, va bene! Ma per quindici giorni mi lascerai tranquilla e la smetterai di spingermi a fare cose che non mi sento di fare! Anche tu adesso hai preso un impegno. Promesso?”

Parte Intraprendente:

“Promesso…”

In questo lavoro, l’obiettivo di Ilaria era riuscire a prendere una decisione.

L’accordo raggiunto tra la sua Parte Insicura e la sua Parte Intraprendente (aspettare quindici giorni prima di invitare Francesca a cena) è un esempio di come l’Assemblea delle Personalità possa essere utile nel trovare soluzioni nuove all’interno di se stessi.

Naturalmente è possibile fare incontrare anche molte più parti, con risultati sfumati e appassionanti.

L’Assemblea delle Personalità è un lavoro ricchissimo di contenuti, utile per approfondire la conoscenza di se e ampliare le possibilità di azione nella vita.

Vi consiglio di provarlo per scoprire la vostra molteplicità interiore o anche solo per ascoltarvi un poco.

Carla Sale Musio

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