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Mag 10 2018

POSSESSIONI QUOTIDIANE

Il mondo interiore è popolato da un’infinità di possibilità espressive che reclamano di momento in momento il proprio diritto all’esistenza.

Siamo convinti di possedere un’identità unica e definita, tuttavia la psiche è formata da innumerevoli personalità con idee, gusti e comportamenti differenti.

E spesso la fatica di vivere dipende da una cattiva gestione delle parti in conflitto che compongono la realtà intima di ciascuno.

Non è facile regolamentare l’Orchestra dei Sé, soprattutto quando il Direttore d’Orchestra è assente, cioè quando manca una consapevolezza capace di riconoscere le diverse soggettività e di gestirne le esigenze.

Le idee in contrasto danno vita a ostilità e guerre interiori e per stabilire l’armonia occorre imparare ad ascoltare le ragioni di tutti, aprendo il cuore e la mente alla comprensione di ogni aspetto della psiche e riconoscendone nel corpo i segnali e le peculiarità.

L’energia di ogni Sé funziona come una possessione che può monopolizzare la vita interiore spingendoci verso atteggiamenti e comportamenti non sempre adeguati alle situazioni che ci troviamo a vivere.

Quando poi una delle personalità abbandona la scena psichica succede spesso che le altre scrollino la testa indignate: accusando, colpevolizzando e tiranneggiando fino a generare ansia, insicurezza, vergogna, paura, depressione … e chi più ne ha più ne metta!

Finire vittime di questo alternarsi incontrollato delle parti non è piacevole.

Per vivere una vita appagante è necessario imparare a dirigere con maestria la nostra personale Orchestra dei Sé, riconoscendo il suono e il timbro di ogni strumento fino a ottenere una melodia armoniosa e ricca di significato.

Perché questo succeda è indispensabile creare nel mondo interno uno spazio di consapevolezza, un Direttore d’Orchestra (chiamato Ego Consapevole) capace di distinguere ciò che anima la vita emotiva, individuando il valore, i doni e i limiti di ogni diversa personalità.

L’Ego Consapevole è un modo di osservare la realtà interiore, uno stato della coscienza, un luogo intimo di comprensione in grado di scoprire il potere e le energie di ogni , gestendone la possessione e dosandone la presenza nella quotidianità al fine di ottenere i successi desiderati.

È il risultato di un ascolto attento di noi stessi e delle energie che attraversano il corpo, nasce dalla percezione della propria fisicità e della propria emotività; si fonda sulla consapevolezza che ogni parte della psiche incarna una verità ma non è l’unica verità, e si sviluppa grazie a un’osservazione e a una sperimentazione continue.

Accogliere questa molteplicità è difficile, la paura della pazzia unita alla pretesa della coerenza sono sempre in agguato e paralizzano l’ascolto della propria molteplice autenticità.

Tuttavia, per condurre una vita soddisfacente e raggiungere l’equilibrio e la pace interiore è importante accogliere le polarità che agitano il mondo intimo, riconoscendo nel corpo l’energia di ogni senza immedesimarsi completamente con nessuno.

Questa identificazione parziale (e non totale) mette in crisi il concetto di identità aprendo la strada a un nuovo modo di intendere se stessi e la vita intera, non più basato sulle guerre, i conflitti, le lotte e le divisioni, ma fondato sull’accoglienza e sull’ascolto dell’originalità di ciascuno.

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“Come dentro così fuori”

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Ci insegna Ermete Trismegisto nei suoi scritti filosofici e spirituali, regalandoci un profondo insegnamento.

La pace interiore è il primo passo per costruire un mondo senza violenza e affonda le sue radici nelle scelte intime di ogni giorno.

Guardare con onestà dentro se stessi significa scoprire la preziosità di tutte le cose e di tutte le forme di vita.

Vuol dire imparare ad accogliere la verità di ciascuno, dosando le energie a seconda delle necessità e delle circostanze.

Senza sopprimere, senza combattere, senza violenza.

Naturalmente questo non significa legittimare la prepotenza.

Al contrario: vuol dire riconoscerne i limiti e le qualità impedendole di agire incontrollata.

Una dose omeopatica di prepotenza è indispensabile per la sopravvivenza.

Tuttavia, ignorarne il potere nella psiche le permette di manipolare inconsciamente la vita di tutti i giorni, con conseguenze disastrose.   

La convinzione di avere un’unica identità è il bluff che ci incatena dentro un range limitato di possibilità.

Nessuno è mai nessuno, ma tutti siamo sempre tutti.

E questo è vero nel mondo intimo come nel mondo esterno.

Ogni creatura incarna un aspetto di noi stessi, permettendoci di osservarlo fuori per poterlo riconoscere meglio dentro.

Censurare la molteplicità della psiche sancisce il diritto alla coercizione e perpetra la violenza.

La strada per costruire un mondo migliore passa attraverso la scoperta della poliedricità che caratterizza la vita emotiva e la realizzazione di una fratellanza interiore.

Solo così diventa possibile riconoscere il valore e la bellezza di ogni creatura e costruire un mondo senza crudeltà.

Carla Sale Musio

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Mar 11 2018

INCOERENZA

Essere coerenti presuppone una costanza nelle idee, nel pensiero e nell’affettività.

Tuttavia, ostinarsi a conquistare la stabilità può generare parecchi conflitti.

La vita è un eterno divenire e intestardirsi su posizioni rigide e inamovibili è la radice di tante guerre.

Sia fuori che dentro di noi.

Pretendere un’aderenza immutabile a dei principi considerati giusti è un tentativo di imbrigliare il cambiamento dentro una camicia di forza che paralizza le energie.

La crescita ci conduce a una continua trasformazione.

Non è possibile imprigionare il mutamento dentro una stabilità imposta con la volontà, senza aprire le porte alla patologia.

Seguire il movimento della trasformazione significa danzare con maestria al ritmo del proprio sentire e della vita stessa.

Tutto evolve continuamente.

Lo sanno bene i creativi, che devono fare i conti con la volubilità e con le innovazioni che caratterizzano la creatività.

In questa nostra società malata di durezza, la più grande difficoltà che si incontra nell’accettare un Sé Creativo è proprio la sua incoerenza.

I creativi, infatti, sono mutevoli per natura.

In loro la curiosità è più forte del bisogno di stabilità e li spinge a esplorare territori sconosciuti.

Per queste persone il bianco e il nero non sono mai rigidamente contrapposti, al contrario!

Sono possibilità da comprendere… e da integrare!

Strumenti indispensabili per modellare avventure sempre più coinvolgenti.

Chi possiede una Personalità Creativa può attraversare periodi difficili nell’amministrare una psiche portata a sperimentare anche ciò che a prima vista appare inconciliabile.

Gli antagonismi esprimono posizioni esistenziali diverse, eppure… sono indispensabili per esplorare la Totalità (da cui tutti proveniamo).

Nel passato una cultura basata su valori rigorosamente razionali e competitivi ha demonizzato l’incoerenza e la sua poliedrica capacità di far convivere possibilità contrapposte.

Per questo oggi un principio femminile, attento al mondo intimo e alla sensibilità che lo contraddistingue, fatica a sostenere la necessità di una convivenza pacifica tra gli opposti.

E spesso viene accusato di irrazionalità, incostanza, mancanza di solidità, inconcludenza…

Tuttavia, la mente razionale privata dei sentimenti e dell’ascolto incondizionato perde di vista la propria umanità e finisce per guardare l’amore con diffidenza, giudicandolo… sbagliato.

Emotività e razionalità, femminile e maschile, morbidezza e rigore, dolcezza e severità, buono e cattivo, bianco e nero… compongono il quadro affascinante della Totalità e ci permettono di attraversare la vita rivelando infinite possibilità espressive.

L’incoerenza è lo strumento che ci congiunge all’impossibile.

Estingue la censura dalla psiche e spalanca le porte alla creatività.

Carla Sale Musio

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Gen 21 2018

PRANZI CONDOMINIALI

Quando decidiamo di modificare le abitudini dietetiche dobbiamo fare i conti con una moltitudine di personalità che convivono nel mondo interiore e che per esprimersi utilizzano il nostro (unico) corpo.

Mettere d’accordo tutti gli aspetti che compongono la psiche è un’impresa  impegnativa.

Tuttavia, dalla riuscita di quell’intesa dipenderà l’esito dei nostri progetti.

Dal punto di vista psicologico il fallimento di un cambiamento nello stile alimentare è la conseguenza dell’ostruzionismo messo in atto da alcune parti della personalità a discapito di altre.

E, per portare avanti con successo un diverso regime nutrizionale, bisogna conquistarsi la cooperazione di tutti.

Alla nascita ognuno di noi possiede innumerevoli sé che (nel tentativo di proteggerci dalle delusioni, dalla solitudine, dall’umiliazione e dalle emozioni sgradevoli che costellano la crescita) si differenziano e acquisiscono un diverso potere nei vissuti interiori.

A seconda del contesto familiare, etnico e sociale in cui siamo cresciuti si sviluppano aspetti differenti delle nostre potenzialità espressive.

Le parti che hanno avuto successo nell’aiutarci a diventare grandi guadagnano una posizione di comando all’interno del mondo intimo e di solito non sono disposte a cedere il primato ottenuto.

Quando decidiamo di intraprendere un percorso di cambiamento, il boicottaggio di queste sub personalità può causare sintomi fisici e psichici talmente dolorosi da costringerci ad abbandonare i buoni propositi pur di evitare le conseguenze del loro sabotaggio.

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IL MIO PRANZO… CONDOMINIALE!

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Da parecchi anni studio il Dialogo delle Voci sperimentandolo nella quotidianità e, nel corso del tempo, ho identificato dentro di me cinque sé primari, presenti a ogni pasto.

Immancabilmente.

Per ognuno di loro ho scelto un nome in rima con la qualità che lo caratterizza, in modo da poterli individuare facilmente.

Sono:

  • Gaia la buongustaia

  • Donata l’affamata

  • Ardente l’impaziente

  • Ilaria l’abitudinaria

  • Greta l’asceta

Il delicato equilibrio delle relazioni tra il mio io consapevole e loro costituisce l’ago della bilancia di ogni cambiamento alimentare e comporta un impegno costante per mantenere l’intesa e l’armonia nel condominio della mia psiche.

* * *

Gaia la buongustaia è stata la prima a proporsi durante il percorso di crescita.

Mi è sempre piaciuto assaggiare le specialità delle diverse culture gastronomiche e sono stata una bambina affascinata dai sapori nuovi.

La mamma non faticava a propormi gusti alternativi, anzi!

Doveva fare attenzione al mio desiderio di provare piatti che non erano adatti alla mia età.

I cibi amari, acidi, aspri o piccanti mi hanno sempre divertito e ancora oggi stimolano il mio appetito.

Per Gaia mangiare è un piacere, un dono che la vita ci regala.

È curiosa, pronta ad assaporare le novità.

La sua presenza mi permette di adattarmi in tutte le situazioni conviviali.

* * *

Tuttavia, i problemi son arrivati con la comparsa di Donata l’affamata.

Donata è dotata di un appetito insaziabile, adora la sensazione di avere lo stomaco pieno e ama la sonnolenza che accompagna la digestione dei cibi pesanti e calorici.

Per lei non è importante cosa ma quanto mangiare.

Ha bisogno di sgranocchiare grandi quantità di alimenti e può riempirsi la pancia con sostanze tossiche, senza accusare nessuna conseguenza immediata.

Non sono riuscita a capire se Donata ha guadagnato un posto di rilievo durante il periodo dell’allattamento o se invece derivi da una vita precedente… posso solo affermare che ha sempre fatto parte della mia esistenza e che non è facile gestirla, soprattutto quando si accompagna con Ardente l’impaziente (cioè quasi sempre).

* * *

Ardente è arrivata dopo la nascita di mio fratello, quando avevo circa quattro anni, è si è accaparrata il primato nel mondo interiore a causa della sua incrollabile determinazione, qualità che la rende capace di ottenere ciò che vuole in tempi rapidissimi.

La sua insistenza e la sua forza psichica sono proverbiali.

Grazie a lei ho potuto raggiungere importanti obiettivi ma ho anche dovuto fare i conti con un’impulsività che mi ha causato non pochi guai.

Ardente non è strettamente interessata all’alimentazione ma, poiché è impetuosa e passionale, si presenta tutte le volte che sente odore di emozioni intense… e quando c’è Donata la passione è inevitabile!

Ecco perché Donata e Ardente siedono insieme a tavola.

Se per Gaia il cibo è un piacere che va centellinato, assaporato e gustato con calma, per Donata invece si tratta di un’emozione divorante.

E, come si può facilmente immaginare, metterle d’accordo richiede diplomazia e pazienza.

* * *

Ilaria l’abitudinaria adora la stabilità e la rassicurante prevedibilità delle situazioni conosciute.

Le piacciono i sapori di sempre, gli orari regolari e ama mangiare in luoghi consueti, opportuni e prevedibili.

L’avventura e la trasformazione non fanno per lei.

Ilaria contesta ogni progetto di cambiamento e può fomentare la sommossa nella psiche quando decide di allearsi con Donata e con Ardente.

* * *

Infine c’è Greta l’asceta.

Greta è arrivata nella psiche più o meno verso i miei sette anni, nel periodo in cui a scuola era obbligatorio frequentare le lezioni di catechismo, quando l’idea del fioretto e del paradiso avevano ancora un forte impatto su di me.

Da allora è passata molta acqua sotto i ponti, ma Greta si è sempre tenuta al passo con le mie ricerche mistiche, cavalcando ogni nuova corrente esoterica con il suo irriducibile spiritualismo.

A Greta piace resistere e controllare gli istinti e ama sentirsi illuminata e sublime grazie alla sua forza di volontà.

Anche lei mi ha permesso di raggiungere traguardi importanti, sostenendomi con la sua disciplina e con la sua determinazione.

Per via dei successi conquistati grazie al suo appoggio, detiene un potere molto grande e tende a spadroneggiare nella psiche.

Greta ritiene che mangiare sia una scelta volgare e poco elegante.

E, se per vivere è proprio necessario alimentarsi… allora è bene farlo in modo riservato e senza indulgervi.

Detesta: le riunioni conviviali, lo scambio delle ricette, gli aperitivi o i pranzi di lavoro, la cucina e la preparazione dei cibi.

Per lei parlare e mangiare sono comportamenti incompatibili.

La sua presenza genera nella psiche un piacevole senso di sazietà e rende superfluo il bisogno di nutrirsi, permettendomi di non aver bisogno di mangiare per tempi molto lunghi (è estremamente pratica durante i viaggi) ma dal punto di vista sociale crea non poche difficoltà.

Greta suscita sempre le ire delle altre quattro signore, dando vita a conflitti IRRISOLVIBILI.

* * *

Ho voluto raccontarvi il mondo variegato e poliedrico che anima le mie scelte alimentari per esporvi più concretamente le difficoltà che accompagnano i cambiamenti.

Ogni sé si fa portavoce di una determinata politica e può allearsi o combattere con gli altri, suscitando non pochi problemi.

Nel mio caso, far convivere le esigenze di Greta l’asceta con quelle di Donata l’affamata è molto impegnativo e quando decido di apportare qualche modifica alla mia alimentazione devo stare attenta a non scontentare nessuna delle due, altrimenti vedrò naufragare miseramente i miei progetti.

Ognuno possiede i propri sé interiori, che sono diversi da quelli di chiunque altro, e per poter agire un cambiamento nella dieta è indispensabile imparare a gestire il proprio condominio delle personalità in modo che nessuna possa boicottare le decisioni prese dall’io consapevole.

L’analisi dei sé e la loro gestione rappresentano un aspetto fondamentale nella scelta di ciò che è necessario mangiare per vivere bene e in salute, e dovrebbero costituire la base di ogni ricerca nutrizionale e dietetica.

Carla Sale Musio

 

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Ott 18 2017

CREATIVITÀ & APPARTENENZA

Ognuno di noi possiede un bagaglio illimitato di risorse, pronte all’uso in caso di difficoltà.

Nasciamo ricchi di possibilità, poliedrici, duttili, versatili, multitasking e creativi.

Ma questa nostra generosa totalità espressiva si frammenta davanti al bisogno di approvazione e al desiderio di appartenenza, dividendo le azioni, i pensieri e le emozioni in:

  • buone o cattive,

  • giuste o sbagliate,

  • normali o anormali…

e costringendoci a schierarci da una parte soltanto.

Così, nel tentativo di sentirci amabili e coerenti, finiamo per rinunciare a tutte quelle opportunità che non si conformano al pensiero e alle credenze di chi ci sta intorno.

Ogni giorno, creatività e appartenenza si fronteggiano nella psiche dando origine a un’infinità di guerre interiori.

Si tratta di due aspetti fondamentali per la salute psicologica e fisica che ci conducono in direzioni opposte:

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  • la creatività fa emergere quel modo unico e speciale d’interpretare la vita che caratterizza ogni creatura vivente rendendola diversa da qualunque altra

    .

  • l’appartenenza spinge a cercare l’approvazione, l’affetto e la stima del gruppo (famigliare, sociale, etnico…) in cui viviamo

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Entrambe sono indispensabili per una vita appagante.

Entrambe sono necessarie per una sana realizzazione personale.

Entrambe contribuiscono allo sviluppo dell’autostima e al senso di efficacia personale.

Tuttavia la creatività e l’appartenenza danno vita a espressioni diverse della personalità spingendoci a essere originali e conformi, trasgressivi e omologati, unici e banali… contemporaneamente.

La contrapposizione di questi punti di vista fa nascere nel mondo intimo una molteplicità di voci.

Prendono forma così tante sub personalità, ognuna dotata di una peculiare lettura degli avvenimenti, ognuna pronta a risolvere determinati problemi e  ognuna impegnata a difendere aspetti diversi della realtà.

La vita interiore è popolata da una quantità di figure che incarnano emozioni, riflessioni, pensieri e atteggiamenti eterogenei.

Insieme compongono il nostro modo di essere e ognuna ha bisogno di un’attenzione partecipe e costante, come bambini affidati alle nostre cure.

La convinzione di possedere una sola personalità, non rispecchia la molteplicità della vita psichica e costringe la creatività e l’appartenenza in forme stereotipate che annichiliscono la vitalità generando un’infinità di sofferenze.

Per vivere una vita soddisfacente e ricca di significato è necessario conoscere tutte le nostre possibilità espressive riservando a ciascuna uno spazio di ascolto, fino a permetterci di scegliere, di volta in volta, la più adatta ad agire sulle scene della vita.

Solo così diventa possibile gestire la ricchezza che ci appartiene dalla nascita e costruire l’armonia indispensabile per evolverci nel rispetto, nella condivisione e nell’accoglienza.

Di noi stessi e del mondo che ci circonda.

Abbiamo tanti sé creativi, frutto della nostra unicità e delle nostre scelte di vita.

E tanti sé radicati nella storia della nostra famiglia, della nostra nazione, del nostro popolo e della nostra specie.

Riconoscerli nella psiche e ascoltarne le ragioni consente di esplorare la totalità di noi stessi e di dar forma alla nostra speciale unicità.

Tuttavia, per riuscirci è necessario sostenere la tensione dei loro opposti punti di vista senza schierarsi, sopportando l’apparente incoerenza che caratterizza un’attenzione partecipe e priva di giudizio.

In questo modo possiamo accedere a una molteplicità colorata e ricca di possibilità sempre nuove, pronte a manifestarsi al momento del bisogno.

Occorre aprirsi alla comprensione che ognuno di noi amministra una movimentata e poliedrica comunità interiore, composta da tanti sé (curiosi, avventurosi, appassionati, generosi…) che l’esistenza ci ha donato alla nascita e che aspettano soltanto di mettere le loro qualità al nostro servizio.

Ma dobbiamo imparare a gestirli con democrazia, evitando i colpi di stato dei più assertivi e valorizzando le risorse di quelli meno appariscenti.

Solo così possiamo ammirare l’arcobaleno della creatività, affondando le radici dell’appartenenza nel terreno fertile della nostra anima, e camminare nella vita tenendo a braccetto la forza e la sensibilità, il potere e l’arrendevolezza, l’arroganza e l’umiltà, il coraggio e la paura, la saggezza e la follia.

Carla Sale Musio

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Ott 04 2017

IO? … sono un gruppo di identità in convivenza!

Io, io, io, io, io, io…. Ma io chi?!

È difficile definire i contorni di se stessi.

Quella che comunemente chiamiamo personalità non è un monoblocco unico e stabile ma una molteplicità di possibilità espressive in continuo mutamento.

Ognuno di noi è un insieme potenzialmente infinito di identità in divenire.

Identità che si alternano sulle scene della vita a seconda delle circostanze, che cambiano, che crescono, che litigano, che soffrono, che esultano, gioiscono, si mostrano e si nascondono… ognuna a modo suo.

Prendendo le mosse dalla medicina e soprattutto dalla psichiatria, per lungo tempo gli psicologi si sono sforzati di differenziare le caratteristiche di una mente sana da quelle della patologia, senza mai riuscire a descrivere perfettamente le innumerevoli espressioni individuali che di volta in volta presentano i tratti dell’una o dell’altra tipologia.

Oggi tra gli specialisti della psiche si fa sempre più strada l’idea di una pluralità di identità in espansione e in trasformazione, che si manifestano nelle diverse situazioni a seconda delle necessità, delle abitudini, delle paure e delle esperienze che ci troviamo a vivere.

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Tanti o sub personalità che rendono ciascuno di noi un universo senza fine di comportamenti, pensieri, atteggiamenti, emotività e sensibilità.

Più che dire io per indicare se stessi sarebbe quindi corretto parlare di noi e differenziare le opinioni dei vari tipi psicologici che ruotano nel mondo interiore dando forma alla nostra peculiare poliedricità di punti di vista.

Questa diversa visione della personalità, non più immutabile e definitiva ma variegata, mutevole e cangiante, descrive con maggiore chiarezza i conflitti interiori che ognuno si trova a gestire nel corso della propria esistenza.

E permette una visione più profonda dei vissuti interiori.

Si aprono così nuove esplorazioni di se stessi e degli altri, e prende forma una comprensione più precisa, forte della capacità di accogliere ogni punto di vista fino a comporre l’integrità psichica indispensabile per una reale condivisione e necessaria per realizzare una società basata sul rispetto, sulla cooperazione e sulla fratellanza.

La creatività permette di accedere a una pluralità di punti di vista, insegnandoci a scoprire prospettive nuove nella lettura degli avvenimenti. 

Nasce così la possibilità di un’autentica condivisione reciproca.

Prende forma dall’accoglienza in se stessi di una complessità, che fino ad oggi abbiamo chiamato impropriamente io, e modella un ascolto privo di censure, pronto ad accogliere le opinioni diverse dei tanti sé che compongono la personalità di ciascuno.

Poggia sul presupposto che ognuno incarni un aspetto della Totalità e ci aiuta a scoprire nuovi orizzonti espressivi in fondo a noi stessi e agli altri, guidandoci a realizzare una società finalmente capace di accettare tutte le diversità.

In questo quadro, infatti, ogni creatura diventa portavoce di una verità che ci riguarda, indicandoci una delle infinite possibilità espressive a nostra disposizione.

La maestria di ogni essere umano consiste nel saper riconoscere le proprie risorse senza discriminare, individuando qualità, punti di forza e lati oscuri… fino a comporre una personale unicità.

Bene e male non appartengono più a schieramenti opposti in lotta tra loro ma danno forma a uno stesso disegno con cui confrontarsi per poter accedere alla propria completa realizzazione.

Questo non vuol dire permettere l’espressione della violenza e della brutalità.

Al contrario, significa identificare dentro noi stessi anche ciò che non ci piace, imparando ad ascoltare i messaggi che si nascondono nelle zone buie della psiche.

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Spesso l’ombra porta con sé i doni indispensabili per realizzare la nostra missione nel mondo.

Doni che si rivelano soltanto quando abbiamo preso dimestichezza con l’imperfezione e con ciò che giudichiamo sbagliato o inaccettabile in noi stessi e negli altri.

Oltre il disprezzo e il rifiuto si nasconde una verità intima e profonda.

Imparare a non censurare la bruttezza, che da sempre intreccia la bellezza ad ogni passo, permette di evolvere le parti rinnegate della psiche dando forma a un diverso modo di interpretare gli eventi.

Un mondo nuovo ha bisogno di una cultura nuova.

Se vogliamo costruire la fratellanza dobbiamo imparare a vivere nella fratellanza.

Dapprima dentro noi stessi e poi nelle relazioni con con chi ci sta intorno.

Creatività, molteplicità e trasformazione camminano a braccetto e ci conducono a scoprire in noi stessi il valore dell’integrità e della Totalità che ci appartiene.

Carla Sale Musio

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Ago 15 2017

INFINITE IDENTITÀ

“Viviamo nella convinzione che ciò che è divino debba essere perfetto, ma sbagliamo. 

In realtà è vero il contrario: essere divini è essere integri, ed essere integri è essere ogni cosa, il positivo e il negativo, il bene e il male, ciò che è santo e ciò che è diabolico.”   

Debbie Ford

.

Ogni esperienza ci mostra un diverso punto di vista evidenziandolo da un insieme di prospettive infinite.

Più cose conosciamo più diventiamo capaci di osservare il mondo con occhi nuovi.

E questo vale anche per la psiche.

Siamo convinti che a ogni persona debba corrispondere una sola personalità:

  • introverso o estroverso

  • sensibile o cinico

  • sadico o masochista

  • maniacale o depresso

  • e così via…

Ma ci dimentichiamo che la vita esiste in un’immensità di sfumature diverse, pronte a coagularsi di momento in momento negli eventi che sperimentiamo.

E questa stessa molteplicità caratterizza anche i vissuti interiori.

.

“Come dentro così fuori.

.

Recita una delle sette leggi universali di Ermete Trismegisto, padre dell’Ermetismo.

Mondo fisico e mondo interiore rispecchiano la medesima poliedricità.

La psiche non è un monoblocco univoco e inamovibile ma un insieme cangiante di possibilità espressive differenti tra loro e pronte a prendere vita al momento opportuno.

Nasciamo duttili, sfaccettati, creativi e abili nel modellare i nostri comportamenti dentro gli schemi prescelti dal nostro ambiente di appartenenza.

Per ottenere approvazione e stima selezioniamo le innumerevoli possibilità di cui disponiamo, assecondando l’indice di gradimento del nostro gruppo e nascondendo, anche a noi stessi, gli atteggiamenti giudicati inadatti.

Sotto la soglia della consapevolezza, rinchiuso in qualche segreta dell’inconscio, esiste un mondo di possibilità inespresse che aspetta di ricevere attenzione.

Sono i tanti sé rinnegati, gli aspetti malvisti dai codici in cui siamo cresciuti, i modi di essere che abbiamo escluso dal nostro repertorio di comportamenti perché considerati disdicevoli, anomali o inopportuni.

Le individualità rifiutate possiedono una grande ricchezza creativa e attendono nell’ombra il momento di manifestarsi.

Accogliere questo mondo variegato e reietto permette di compiere un balzo in avanti sulla via del benessere e della realizzazione.

Ma per riuscirci sono indispensabili:

  • attenzione

  • ascolto

  • forza di volontà

  • determinazione

Perché superare le barriere del pregiudizio non è facile.

Per sentirci amabili e stimabili abbiamo imparato a proiettare i vissuti giudicati inaccettabili, delegando all’esterno gli atteggiamenti che non riusciamo a tollerare in noi stessi.

Il giudizio e la critica, con cui soppesiamo gli altri, occultano abilmente la paura dei nostri lati oscuri e affondano le radici nel mondo intimo e segreto dell’interiorità.

Per vivere una vita soddisfacente è indispensabile armarsi di coraggio e sopportare il peso della propria Totalità espressiva.

.

“Ogni cosa ha il suo opposto.

Il giorno e la notte sono parti di una stessa medaglia.

Giusto e sbagliato non esistono.

Tutto è uno.”

.

Ci rammenta Ermete Trismegisto.

La dualità appartiene alla vita e si trasforma in integrità solo quando possiamo accettarla dentro noi stessi.

Il percorso di conoscenza delle polarità non finisce mai.

Ogni sé apre le porte a un nuovo modo di interpretare l’esistenza e di esplorarla.

Sopportare la tensione fra gli opposti che popolano il mondo psichico significa imparare a non giudicare.

E permettersi un nuovo modo di osservare la realtà, non più schierandosi da una parte soltanto ma integrando il buio con la luce fino ad accoglierne la profondità dentro se stessi.

Riconoscere le personalità rinnegate, senza sfuggirle, senza censurarle e senza giudicarle consente di trasformarne le energie in risorse e apre la strada all’integrità.

Essere contemporaneamente:

  • buoni e cattivi

  • giusti e ingiusti

  • generosi e avidi

  • bugiardi e sinceri…

Crea le premesse per una nuova accoglienza di sé e della realtà.

Questo non significa lasciarsi trascinare dai comportamenti negativi, al contrario!

La consapevolezza ci aiuta a gestire le risorse in modi utili e più produttivi.

Così come un pizzico di sale rende il dolce più gustoso, una dose omeopatica di negatività ci permette di aprire le porte a una nuova pienezza.

Fatta di comprensione libera dal giudizio.

Di plasticità e non di rigidità.

Di partecipazione senza esclusione.

Carla Sale Musio

leggi anche:

IO COSCIENTE: imparare a dirigere l’orchestra dei sé 

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Lug 04 2016

STRANE COINCIDENZE…

Grazie ai meccanismi della proiezione e della rimozione la nostra consapevolezza conserva soltanto i ricordi che la psiche è in grado di tollerare, mentre tutto ciò che appesantisce la coscienza viene spostato al di fuori di noi o confinato nell’inconscio.

L’inconscio è per definizione: la zona franca del mondo interiore, il luogo in cui sono archiviate tutte le memorie, senza distinzione di bene o di male.

Per non sovraccaricare la mente, infatti, la maggior parte delle informazioni spariscono in una sorta di ripostiglio dove, per tutelare l’equilibrio psichico, anche gli eventi importanti o traumatici possono essere abbandonati all’oblio.

La specie umana ha un grande bisogno di approvazione e di appartenenza e, per ottenere il riconoscimento del branco, il cucciolo d’uomo usa soprattutto l’imitazione, riproducendo i comportamenti agiti dalle persone che stima ed evitando quelli che provocano derisione o disprezzo.

Si forma così, dentro di noi, un’immagine ideale cui costantemente cerchiamo di assomigliare, mentre tutto ciò che non le corrisponde è nascosto e dimenticato nell’inconscio.

Per raggiungere questo risultato, tutti i Sé non conformi al modello vengono fatti sparire e detenuti in luoghi della coscienza privi di ricordi e di memoria.

È grazie a questi automatismi psicologici che il pool dei Sé Primari, al governo della personalità, può costringerci a impersonare sulla scena della vita uno schema di perfezione senza sbavature, evitando che quei Sé che abbiamo giudicato negativi intervengano a rivendicare il loro diritto all’esistenza.

Ma l’energia dei Sé rinnegati, continua ad agire sotto la soglia della consapevolezza, attirando in forma mascherata gli avvenimenti che li rappresentano nel mondo esteriore.

Le chiamiamo: coincidenze, sincronicità, fatalità, casualità, destino, disgrazie o colpi di fortuna, ma non possiamo negare a noi stessi la sintonia che esiste tra ciò che ci succede e i pensieri che si agitano nel nostro mondo interiore.

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STORIE DI COINCIDENZE E DI SÉ RINNEGATI

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Carlo ha trentacinque anni e lavora come commesso in un supermercato.

Il suo stipendio non è altissimo ma, fino ad oggi, gli ha consentito di vivere in un appartamentino tutto per sé e di pagare le spese senza dover ricorrere all’aiuto di nessuno.

Per lui l’autonomia è un valore assoluto e non potrebbe rinunciarci per niente al mondo.

Durante l’infanzia un padre esageratamente severo ha umiliato tante volte i suoi tentativi di farcela da solo, alimentando il desiderio d’indipendenza fino al punto che, pur di non essere costretto a chiedergli niente, Carlo ha abbandonato gli studi e i progetti che aveva, mettendosi a lavorare per potersi mantenere da solo.

Da qualche tempo, però, si scopre a fantasticare su un’auto nuova, più agile e scattante della sua vecchia Panda, ormai piena di acciacchi.

Lo stipendio non gli consente troppe frivolezze e il giovane sa bene che cambiare macchina significherebbe aggiungere un’altra rata mensile al suo budget di spese già molto in difficoltà.

Perciò censura i sogni, che il suo Sé Responsabile giudica impossibili, impedendosi di desiderare un’auto migliore.

“La mia macchina va benissimo e, per l’età che ha, è proprio un gioiellino!”

Afferma soddisfatto quando gli amici gli indicano i graffi e le ammaccature che tappezzano la carrozzeria.

Ma un Pilota Di Formula Uno, segregato da sempre in un angolo dell’inconscio, agisce nell’ombra il bisogno di una guida più sportiva, sprigionando segretamente la sua energia fino a quando un incidente imprevedibile costringe Carlo ad acquistare in tutta fretta un’altra auto, usata ma, finalmente, più prestante.

* * *

Francesco è un medico molto stimato perché ama il suo lavoro e lo svolge con grande passione.

Per lui il bene delle persone è un valore importante e dedica la maggior parte delle energie a trasformare le sofferenze dei suoi assistiti in una risorsa di cambiamento e, magari, di miglioramento.

Ultimamente ha intrapreso un percorso di formazione che lo costringe a viaggiare spesso, così, pur di non trascurare niente, finisce col recuperare il tempo speso negli stage privandosi dei giorni liberi.

L’impegno si fa sentire e Francesco vorrebbe fermarsi un poco, ma un Sé Professionale gli ricorda in continuazione la funzione (insostituibile!) che svolge con i pazienti, mentre un Critico Interiore lo riempie di sensi di colpa solo all’idea di concedersi una vacanza.

“Andrò in ferie più avanti, ora proprio non posso!”

Risponde sorridendo agli amici che gli fanno notare la fatica (e continuando a ignorare il suo bisogno di divertimento e di leggerezza).

Ma il suo Sé Irresponsabile e il suo Sé Inadeguato, insieme a un Che Ama Godersi La Vita, tramano silenziosamente contro quell’eccesso di rettitudine, fino a che un inspiegabile dolore al ginocchio lo costringe a stare a letto per un mese… e a godersi le cure di quanti gli vogliono bene.

* * *

Giorgia ama gli animali e davanti alla loro sofferenza non si risparmia.

Ha salvato tanti passerotti caduti dal nido; un gabbiano che ancora non sapeva volare e i gattini senza mamma che qualche anima pia aveva abbandonato in una scatola, proprio davanti alla sua porta di casa.

Ha adottato i canarini che la signora di fronte lasciava nella gabbietta in giardino, esposti al vento, al sole e alla pioggia; le lumachine trovate in mezzo all’insalata e il cane paraplegico, vittima di un incidente, che oggi scorrazza felice con il suo carrellino.

Per lei la vita di chiunque è sempre un valore assoluto e s’impegna come può per aiutare i deboli e gli indifesi.

In questo modo, però, si complica l’esistenza e la sua casa è affollata di amici bisognosi di attenzioni e di cure.

A volte desidera uno spazio tutto per sé, dove sistemare il cavalletto e i colori e disegnare nei momenti liberi, ma poi si dice che in fondo la pittura non è così importante e che la gratitudine dei suoi protetti la ripaga dei sacrifici che deve affrontare per accudirli.

Un Sé Altruista e un Sé Generoso, gestiscono con successo la sua vita, tenendo incarcerato in una segreta dell’inconscio il suo Sé Egoista, l’unico che certamente sarebbe capace di pensare ai bisogni e ai desideri di Giorgia ma che, a loro dire, la renderebbe arida, insensibile e senza cuore.

Ed è proprio questo sé desaparecido a sprigionare una potente energia, distorta e distruttiva come la violenza con cui è stato estromesso dalla vita di Giorgia.

La distruzione, perciò, non tarda ad arrivare e un guasto all’impianto idrico costringe Giorgia a sgomberare proprio lo spazio che sarebbe stato necessario alle sue attività pittoriche, per fare posto agli attrezzi dell’idraulico e del muratore.

Carla Sale Musio

leggi anche:

TUTTO QUELLO CHE NON TI PIACE DENTRO DI TE… ricompare fuori di te! 

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Apr 29 2016

QUELLE VOCI NELLA TESTA…

Coltiviamo la convinzione di essere una persona soltanto e, invece, senza saperlo, gestiamo una personalità in multiproprietà, insieme a numero potenzialmente infinito di sé diversi e ricchi di possibilità espressive.

Il problema è che non ne siamo consapevoli.

Anzi!

Siamo convinti di essere gli unici padroni del nostro corpo e della nostra mente.

E questo crea non pochi inconvenienti.

“Non ho potuto resistere”

“Mi ha preso il matto”

“Ero come posseduto”

“Mi sono sentito divorare dalla rabbia”

I modi di dire riflettono un’estraneità interiore che tutti abbiamo sperimentato in momenti diversi della vita, proprio come se un’energia sconosciuta s’impadronisse della volontà, guidandola verso scelte, comportamenti ed emozioni, in cui poi è difficile riconoscersi, una volta usciti dalla possessione.

Ma quella forza aliena, che improvvisamente occupa la psiche, segnala la presenza di altri proprietari della personalità, i nostri tanti Sé, che esercitano spontaneamente il loro diritto di gestione.

Infatti, fino a quando non ne riconosciamo l’esistenza in noi stessi, è impossibile regolarne l’alternarsi e usufruire produttivamente delle loro risorse.

Finché nella personalità manca un garante della democrazia, nel mondo interiore si attua una pericolosa anarchia, che permette ai Sé più forti di spadroneggiare su quelli meno energici, fino a monopolizzare pensieri e comportamenti, con un golpe che ne instaura la dittatura.

Abbiamo Sé leciti e Sé illeciti, Sé che ci piacciono e Sé che, invece, rifiutiamo, Sé che gestiscono le risorse della psiche e Sé rinnegati che faticano a guadagnarsi uno spazio di autonomia.

La poliforme varietà espressiva delle nostre tante personalità, costituisce una ricchezza che siamo incapaci di utilizzare vantaggiosamente, finché ne ignoriamo l’esistenza e non impariamo a gestirne le qualità in maniera funzionale e mirata.

Quello che succede è che, di solito, ci identifichiamo con un pool di opportunità sperimentate durante l’infanzia e cresciute grazie al rinforzo costante di genitori, insegnanti, amici e parenti.

Sono i Sé leciti: quelli che ci hanno permesso di diventare adulti e di ritagliarci un posto nel mondo.

Grazie a loro abbiamo superato tante difficoltà, imparando a far fronte alle richieste della vita, ma, nel tempo, sono diventati così importanti (e prepotenti) che, oggi, separarcene, anche solo per poco, sembra un’impresa pericolosamente difficile.

In una segreta dell’inconscio, però, stanno rinchiusi i nostri Sé illeciti, quelli che, quando eravamo bambini, hanno incontrato il disprezzo delle nostre figure di riferimento, procurandoci umiliazioni, paura e dolore.

Allora, abbiamo dovuto escluderli dalla gestione della nostra vita e abbiamo imparato a evitarli, fino a nasconderli alla consapevolezza, proiettandone le caratteristiche fuori di noi, su chiunque ne manifesti le qualità, e combattendoli all’esterno come pericolosi nemici.

In questo modo ci priviamo delle loro risorse e limitiamo le opportunità con cui fronteggiare gli eventi.

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SÉ LECITI E SÉ ILLECITI

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Marco ha imparato da bambino che per raggiungere i propri obiettivi occorrono impegno, costanza, dedizione e instancabilità, e, per conquistare la stima dei genitori e degli insegnanti ha eliminato dal suo mondo interiore tutti quei Sé che prediligono l’ozio, la contemplazione, il rilassamento e l’abbandono fiducioso.

In questo modo ha sviluppato un’instancabile capacità di fare le cose, censurando il piacere dell’inattività e della riflessione.

Ma i Sé rinnegati, incarcerati nell’inconscio, attirano magneticamente nella sua vita una processione di persone pigre, indolenti e perditempo, che Marco disprezza apertamente e invidia segretamente, fino a quando non decide di aprirsi anche ai suoi lati meno operosi, capaci di regalargli quei momenti di riposo di cui ha tanto bisogno e che, senza la loro preziosa presenza, non riesce a concedersi.

* * *

Per farsi voler bene, Adriana ha imparato a mostrarsi servizievole e gentile con tutti, ma in un angolo della coscienza ammira le persone che sanno dire di no e rispettare i propri bisogni, invece di sacrificarsi costantemente per gli altri.

In lei il rispetto di se stessa ha ceduto il posto al desiderio di compiacere e, senza nemmeno rendersene conto, finisce per lasciarsi sfruttare dalle persone che le stanno intorno.

Un Sé Gentile la fa da padrone nella sua psiche, costringendo alla gogna i Sé che, invece, potrebbero proteggerla con qualche NO pronunciato al momento opportuno.

* * *

Antonello ha scelto la via della bontà, è sempre dolce, accogliente e pronto ad ascoltare i problemi di tutti.

Quando torna a casa la sera, però, gli sembra spesso di non aver concluso nulla, e invidia le persone che sono capaci di concentrasi su un progetto senza lasciarsi distrarre da nessuno. Vorrebbe essere più egoista, ma la paura di non sentirsi amato, se smette di pensare agli altri e si concentra di più su se stesso, ha intrappolato la sua assertività dentro una camicia di forza fatta di accondiscendenza, annientando in lui la capacità di perseguire i propri obiettivi.

* * * 

Quello che Marco, Adriana e Antonello, devono coltivare è un Io Consapevole, capace di modulare le diverse energie in modo funzionale alle esigenze cui devono far fronte di momento in momento.

Finché siamo bambini, le nostre scelte sono condizionate dall’ambiente in cui viviamo e al quale ci dobbiamo adattare, ma, una volta diventati adulti, possiamo ripercorrere all’indietro la strada della crescita, riconoscendo quei Sé che ci sono serviti per integrarci nella comunità e quelli che, invece, hanno dovuto farsi da parte per permetterci di ottenere l’approvazione del mondo.

Imparare a dare un nome alle tante voci che popolano la nostra interiorità, significa permettere alla consapevolezza di scegliere le energie più funzionali alle circostanze e dirigere l’orchestra delle nostre possibilità, senza identificarci totalmente con nessuno ma valorizzando armonicamente le peculiarità di ogni nostro Sé.

I Sé leciti e i Sé illeciti appartengono a una scissione infantile della psiche, che priva la personalità di molte risorse.

Il benessere e la salute mentale derivano dalla capacità di accogliere tutti gli aspetti della nostra vita emotiva, integrando i Sé illeciti in uno spazio interiore di accoglienza, capace di valorizzarne le peculiarità al momento opportuno e di abbassarne il volume quando invece è necessario ascoltare voci diverse.

Modulare le risorse di ogni Sé in funzione delle circostanze è il traguardo che si raggiunge integrando nella coscienza ogni nostra diversità e legalizzando tutti i Sé, senza confinarli nell’inconscio e senza lasciarli spadroneggiare nella psiche.

Un mondo migliore si conquista eliminando il razzismo alla radice.

Per prima cosa dentro se stessi.

Carla Sale Musio

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Mar 09 2016

PERSONALITÀ MULTIPLE… É SALUTE MENTALE?

Il concetto di identità ci insegna a riconoscerci in un insieme di caratteristiche che ci definiscono e ci rendono unici, inconfondibili e diversi da chiunque altro.

“Sono fatto così…”

“È il mio carattere…”

“Sono un’idealista…”

“Sono un impulsivo…”

Nel linguaggio comune usiamo spesso affermazioni che ci conducono a identificare noi stessi in un gruppo di comportamenti predefiniti.

Siamo convinti che la coerenza sia un indicatore capace di segnalare l’affidabilità delle persone e la stabilità della psiche.

E giudichiamo incoerente, cioè sbagliato, chi si lascia trascinare dagli eventi o dalle emozioni, senza avere un’identità precisa.

Fino ad oggi, le ricerche scientifiche hanno avvalorato questo stile di pensiero, definendo innumerevoli tipi psicologici in cui incasellare i comportamenti e le persone.

Nei testi di psicologia, infatti, troviamo tante descrizioni minuziose delle diverse strutture di personalità.

Ci sono i melanconici, i flemmatici, i collerici, i sanguigni, gli estroversi, gli introversi, i rigidi, gli orali, i masochisti, gli schizoidi, gli psicopatici… e chi più ne ha più ne metta!

In un crescendo che dalla normalità tracima nella patologia.

Persuasi di conquistare equilibrio, stabilità e attendibilità, ci affezioniamo ai nostri modi abituali di reagire agli eventi e finiamo per interpretare il mondo utilizzando sempre lo stesso tipo di atteggiamenti e restando imprigionati dentro una fissità comportamentale che non lascia spazio ad altre possibilità.

Nasciamo liberi, empatici, creativi e pieni di curiosità, pronti ad avventurarci nella vita per sperimentare le sue multiformi possibilità.

Ma l’inesperienza ci porta a scontrarci molto presto con la sofferenza e con la paura e, nel tentativo di proteggerci dalle emozioni sgradevoli, consolidiamo quei comportamenti che ci permettono di evitare il dolore e di ottenere approvazione e amore.

Prende forma così un team di modi di fare che caratterizza e definisce quella che crediamo essere la nostra personalità, mentre tutto ciò che nell’infanzia non ha funzionato viene archiviato in un angolo dell’inconscio.

In attesa di tempi migliori.

Tempi che non arrivano mai, perché l’abitudine struttura una routine comportamentale in grado di reagire automaticamente alle circostanze della vita, senza una partecipazione attiva e strategica della coscienza.

In questo modo la personalità diventa una sorta di automatismo emozionale che, apparentemente, ci consente di evitare la sofferenza, ma che, più profondamente, limita le nostre possibilità in un range comportamentale stereotipato e inadatto a far fronte alla poliedricità dell’esistenza.

Aprirsi alla molteplicità dei sé interiori fa paura.

Temiamo di perdere il controllo, finendo preda di atteggiamenti disdicevoli, pericolosi, fuorvianti o patologici.

Ma che succede a quelle parti di noi che abbiamo escluso dalla coscienza e relegato in una segreta dell’inconscio?

Nonostante i nostri sforzi per evitarle, non possono sparire e continuano ad agire sotto la soglia della consapevolezza.

Diventando gli artefici di quei piccoli o grandi incidenti a cui non sappiamo trovare spiegazione e che, impropriamente, attribuiamo al destino, alla sfiga, al karma, al caso o al giudizio di Dio.

La personalità, infatti, non è mai una soltanto, ma appartiene a un insieme infinito di comportamenti possibili, che l’io sceglie di utilizzare per far fronte alle diverse esigenze della vita.

Siamo convinti, impropriamente, di avere un solo sé: capace di prendere decisioni, di compiere scelte, di architettare strategie e di guidarci fuori dai labirinti delle difficoltà.

Ma la realtà interiore è assai diversa da quello che comunemente si crede.

Il mondo psichico è popolato da innumerevoli personalità che si propongono alla coscienza per offrirle i propri talenti e la propria visione della vita.

Ogni personalità appartiene a un sé e possiede un suo peculiare punto di vista sulla realtà: un carattere, una saggezza, una sapienza, una filosofia e degli atteggiamenti, con cui va incontro agli eventi.

Abbiamo sempre a disposizione tanti sé diversi, pronti a offrirci la loro esperienza e a guidarci, ognuno con i suoi modi, nel nostro percorso evolutivo.

Sceglierne sempre e solo alcuni limita le possibilità di superare con successo le prove dell’esistenza, e ci confina in quella monotonia comportamentale ed emotiva da cui prende le mosse la patologia.

La salute mentale, infatti, scaturisce dalla capacità di accogliere con consapevolezza l’infinita molteplicità dei sé che costellano la nostra esistenza, senza identificarsi con nessuno, ma riconoscendone l’autonomia all’interno della coscienza.

Imparare a distinguere ogni sé, senza lasciarsene possedere totalmente, permette di modularne consapevolmente le risorse, creando le premesse per una vita ricca di possibilità e di significato.

Si tratta di comprendere che ognuno di noi governa un insieme potenzialmente infinito di modi di essere che, proprio come tante persone distinte, si alternano alla guida della nostra consapevolezza, nelle diverse circostanze della vita.

Ogni sé possiede gli strumenti per far fronte a un compito specifico e mostra una fisionomia propria, con pregi, difetti e idiosincrasie.

Imparare a percepirne l’energia e le peculiarità, senza perdere la visione lucida del loro alternarsi, consente di utilizzarne positivamente le competenze e di non esserne fagocitati.

Al contrario, credere di avere una sola personalità ci porta a cedere la guida della coscienza a pochi sé predefiniti, in genere i più prepotenti, e non permette di modularne la varietà e le risorse.

Si crea così una stereotipia comportamentale ed emotiva, che può sfociare nella patologia quando il pool dei sé con cui ci identifichiamo diventa inadatto a far fronte alle necessità della vita.

Concepire l’identità come un insieme di caratteristiche che ci rendono privi di contraddizioni e sempre uguali, è un modo pericoloso di circoscrivere il fluire dei sé, limitandone le risorse in un range di comportamenti sempre uguali.

Al contrario, aprirsi alla poliedrica esperienza di una personalità multipla, capace di alternare le competenze dei diversi sé, senza identificarsi con nessuno, genera, forse, un certo disorientamento, ma è il primo passo per affrontare con successo la creatività della psiche.

Avere una Personalità Creativa vuol dire riconoscere in se stessi l’esistenza di tante personalità diverse e instaurare con ciascuna un dialogo, volto ad approfondirne la conoscenza, fino a creare nella psiche un ego consapevole, capace di valorizzare tutte le risorse, lasciandone fluire le potenzialità.

Significa chiedersi, di momento in momento, quale sé stia agendo nel mondo interiore, accettando la coesistenza di tanti punti di vista diversi, contemporaneamente.

In questo quadro la coerenza, lungi dall’essere una garanzia di affidabilità e di stabilità, indica, invece, la pericolosa dittatura di un sé all’interno del mondo interiore, e segnala la rigidità piuttosto che l’equilibrio.

Imparare a gestire una molteplicità di punti di vista è il presupposto per una visione ampia e profonda della realtà, un modo di osservare la vita, che permette di accogliere tante verità senza discriminare, ma scegliendo, di volta in volta, le risorse più adeguate per affrontare gli eventi.

Carla Sale Musio

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Gen 05 2012

IO? … SONO UN SACCO DI GENTE!

Capita, a volte, di essere lacerati dall’incertezza davanti a scelte giudicate impossibili, i pro e i contro pesano uguali sulla bilancia, la testa scoppia di pensieri che litigano tra loro e ci si sente divisi in due.

Voglio ma anche non voglio.

E’ giusto ed è anche sbagliato.

Faccio bene o faccio male?

Sommersi dai dubbi, chiediamo consiglio agli amici, ma… nessuno ci sa aiutare davvero! E continuiamo a girare intorno al problema senza trovare una soluzione.

L’insicurezza che ci tormenta, spesso è sintomo di un conflitto interiore. Segnala il disaccordo tra parti diverse della nostra personalità.

Per uscire da questo stato di paralisi decisionale vi voglio suggerire un gioco psicologico, di grande aiuto soprattutto quando si tratta di prendere una decisione.

E’ un lavoro che, in situazioni emotivamente complesse riesce meglio con l’aiuto di un terapeuta, ma che normalmente è possibile fare anche da soli.

Per prima cosa, però, dovete cambiare la percezione unitaria che avete di voi stessi e cominciare a considerarvi: un gruppo di identità in convivenza dentro a un unico corpo.

Certo, non siamo abituati a pensarci come un gruppo di identità. Preferiamo credere di avere una sola personalità compatta e coerente.

Ma, su questo punto devo proprio deludervi!

La realtà psichica non corrisponde puntualmente alla realtà fisica.

Per muoversi nella concretezza, la psiche deve stringersi e, spesso, è costretta a scegliere un solo aspetto di se con il quale interagire nel mondo.

Ci sono dei momenti, però, in cui la molteplicità delle nostre parti interiori non è disposta a rinunciare a niente e vuole proporsi alla vita con tutta la sua complessa e variegata molteplicità.

E’ appunto in quei momenti che si scatena il conflitto.

Si tratta di situazioni in cui la materialità opprime la psiche, costringendola a sottostare alle sue leggi limitanti.

Tanti aspetti diversi di noi cercano di interagire con la realtà concreta, e nessuno è disposto a farsi da parte per lasciare spazio a un’unica voce solista.

Per trovare una soluzione è utile fare in modo che tutte le parti in contrasto possano esprimersi e dialogare tra loro.

Ecco dunque il gioco:

 

L’Assemblea delle Personalità

 

Per condurre un’Assemblea delle Personalità bisogna:

1) aprirsi al colloquio con se stessi e lasciare emergere tutte le nostre personalità coinvolte in un problema.

Di solito ci sono due voci prevalenti (ma possono anche essere molte di più) che discutono e battibeccano senza tregua nei nostri pensieri, interrompendosi in continuazione e logorando il sistema psichico (e talvolta anche il sistema fisico).

Per fermare il turbinio delle riflessioni contrastanti è meglio prendersi un po’ di tempo e ascoltare le voci interiori ad una ad una.

2) osservare quali aspetti sono in lite e dare un nome a ciascuno. Per esempio: Parte Infantile, Parte Adulta, Parte Timida, Parte Arrogante, Parte Maschile, Parte Femminile, eccetera.

3) dopo aver identificato tutte le parti in disaccordo, prendiamo due (o più) sedie uguali e le mettiamo una di fronte all’altra (o in cerchio), proprio come se due (o più) persone dovessero parlarsi.

4) infine, vicino a ciascuna sedia, sistemiamo un foglio di carta con scritto il nome della parte rappresentata. Ci devono essere una sedia e un foglio col nome, per ogni parte che interverrà all’assemblea.

A questo punto possiamo aprire il dibattito tra le parti:

5) ci sediamo su una delle sedie e ci caliamo totalmente in quell’aspetto della personalità che abbiamo scritto sul foglio di carta posto in terra (ad esempio: Parte Responsabile).

Quindi, immaginando di avere davanti a noi l’altra parte che ci ascolta in silenzio (ad esempio: Parte Irresponsabile), diamo voce alla prima permettendole di esprimere tutte le sue buone ragioni.

Attenzione:

  • Per avere un risultato soddisfacente è molto importante lasciarsi possedere totalmente da un solo punto di vista alla volta, senza pensare agli altri (ai quali daremo la parola in seguito). Bisogna letteralmente prestare il corpo alla parte di noi che stiamo impersonando.

  • In questo gioco è necessario parlare sempre a voce alta, guardando la sedia che abbiamo di fronte e rappresentandoci mentalmente la parte antagonista come se fosse realmente seduta lì davanti.

  • Mentre impersoniamo un ruolo, andiamo avanti finché tutti i suoi argomenti non saranno stati espressi (salvo che l’altra parte non interrompa palesemente la conversazione). A quel punto cambiamo di posto e facciamo la stessa cosa sulla sedia opposta, dando voce alla parte che prima ha ascoltato.

Per illustrarvi meglio la dinamica di questo gioco, vi racconto l’Assemblea delle Personalità svolta da una paziente, che chiamerò Ilaria.

 

ILARIA AMA FRANCESCA

 

Ilaria ha trentadue anni, lavora in un grosso centro commerciale e da qualche tempo sente di essersi innamorata di Francesca, una collega del reparto vicino al suo, estroversa e solare, più grande di lei di qualche anno. Entrambe il venerdì finiscono di lavorare alle nove e Ilaria vorrebbe chiedere a Francesca di cenare insieme dopo l’orario di lavoro, ma è molto timida e ha paura di ricevere un rifiuto, perciò in preda all’emozione rimanda l’invito a cena da un venerdì all’altro.

Durante uno dei nostri colloqui, per trovare finalmente soluzione all’altalena dei pensieri di Ilaria, decidiamo di organizzare un’Assemblea delle Personalità.

Dopo aver disposto due sedie una di fronte all’altra e aver scritto i nomi delle parti coinvolte (Parte Insicura e Parte Intraprendente) su un foglio, posto ai piedi di ciascuna sedia, Ilaria comincia il dialogo sedendosi sulla sedia dell’insicurezza:

Parte Insicura di Ilaria:

“Basta! Basta! Basta! Non ce la faccio. Non ce la posso fare. Quello che mi chiedi è impossibile! Capisco che mi sono innamorata di Francesca, ma non riuscirò mai a fare la prima mossa e invitarla a cena. Non ci conosciamo neanche… E il fatto che sia simpatica e gentile non significa per niente che abbia qualche interesse verso di me. E’ molto meglio dare tempo al tempo e aspettare che le cose accadano spontaneamente. Se son rose fioriranno… Adesso rischio soltanto di rendermi ridicola e di rovinare una possibile amicizia, compiendo mosse affrettate e premature. Perciò, mettiti l’anima in pace e lascia stare!”

Quando Ilaria si accorge che le argomentazioni della sua Parte Insicura si sono esaurite, perché ha potuto esprimere il suo punto di vista senza essere criticata e interrotta dalla Parte Intraprendente, lascia la sedia della Parte Insicura e va a sedersi sulla sedia della Parte Intraprendente.

Parte Intraprendente di Ilaria:

“Ma cosa diavolo stai farneticando! Che nervi che mi fai venire!!! Sei soltanto una povera fallita che guarda, sogna, immagina e non conclude un benedetto niente! Credi che alle ragazze piacciano i paracarri come te? Secondo le tue fantasiose elucubrazioni, Francesca t’inviterà a cena da lei e ti dichiarerà il suo amore senza che tu faccia il minimo sforzo per mostrarle ciò che provi e per aprirle la strada. Povera illusa. E povera scema! La gente ama le persone disinvolte, che ci sanno fare e che sono capaci di proporsi senza drammi ma, soprattutto, senza troppa lentezza…”

La Parte Intraprendente vorrebbe continuare a parlare, ma a questo punto la Parte Insicura non riesce più a frenarsi e interrompe il flusso dei pensieri di Ilaria con le sue considerazioni.

Ilaria, perciò, si alza e cambia posto ritornando sulla sedia dell’insicurezza e dando nuovamente spazio al quel punto di vista.

Parte Insicura di Ilaria:

“Ma è appunto questo il mio problema! Come fai a non capirlo? Io non so scherzare, non ho la battuta pronta e non ci so fare! Prendo sempre tutto troppo sul serio! E se poi, proprio quel giorno, Francesca non può? Se mi dice di no? Ci rimarrò malissimo! Non riuscirò più a chiederle di nuovo di uscire. Mi sentirò la stupida di sempre e sarò ancora più impacciata di quanto non lo sia già abitualmente. Te l’ho detto. I tempi non sono maturi. E’ meglio aspettare di avere con lei un po’ più di confidenza. Ci conosciamo soltanto da qualche mese…”

A questo punto la Parte Intraprendente comincia a infilare le sue obbiezioni tra i pensieri di Ilaria. Perciò Ilaria si alza e cambia nuovamente sedia per lasciarla parlare.

Parte Intraprendente di Ilaria:

“Appunto! Ci conosciamo già da qualche mese. Cos’altro c’è da aspettare? Forse, che ci inviti al suo matrimonio?! Bisogna battere il ferro finché è caldo. Cogli l’attimo. Cavalca l’onda. La vita è adesso. Non c’è nessun tempo da aspettare. C’è solo da chiederle se ha da fare questo venerdì sera.”

Ilaria sente che la sua Parte Intraprendente ha espresso tutte le sue obiezioni e perciò cambia posto.

Parte Insicura di Ilaria:

“Ok. Ma io non sono d’accordo. E se poi mi metto a balbettare? Ccccccccci… ciao… Ffffffff…Francesca, hai ddddddddddd…dadadadada… daffare… questo vvvvvvvvvvv…venerdì? Che figura ci facciamo? Eh?!”

Come si può capire da questi scambi, il conflitto interiore di Ilaria è molto marcato e l’obiettivo nel fare dialogare le parti della sua personalità è proprio quello di aiutarle a trovare una soluzione che sia soddisfacente per entrambe.

La conversazione andrà avanti ancora per un bel pezzo ma, dopo una lunga trattativa, finalmente emerge un barlume di accordo:

Parte Intraprendente di Ilaria:

“Insomma, non ti va bene niente, si può sapere tu cosa proponi?”

Parte Insicura di Ilaria:

“Non voglio rovinare tutto! Ho paura di incasinarmi troppo e fare brutta figura. Mi serve del tempo per riuscire a muovere il primo passo…”

Parte Intraprendente:

“Quanto tempo? Dammi una scadenza!”

Parte Insicura:

“Diciamo… non saprei… be’… almeno… quindici giorni?…”

Parte Intraprendente:

“Ok. Allora aspetterò quindici giorni. Ma adesso hai preso un impegno con me. Tra quindici giorni, smetterai di torturarmi con le tue profezie da malocchio e mi permetterai di invitarla a cena. D’accordo?”

Parte Insicura:

“Si… va bene, va bene, va bene! Ma per quindici giorni mi lascerai tranquilla e la smetterai di spingermi a fare cose che non mi sento di fare! Anche tu adesso hai preso un impegno. Promesso?”

Parte Intraprendente:

“Promesso…”

In questo lavoro, l’obiettivo di Ilaria era riuscire a prendere una decisione.

L’accordo raggiunto tra la sua Parte Insicura e la sua Parte Intraprendente (aspettare quindici giorni prima di invitare Francesca a cena) è un esempio di come l’Assemblea delle Personalità possa essere utile nel trovare soluzioni nuove all’interno di se stessi.

Naturalmente è possibile fare incontrare anche molte più parti, con risultati sfumati e appassionanti.

L’Assemblea delle Personalità è un lavoro ricchissimo di contenuti, utile per approfondire la conoscenza di se e ampliare le possibilità di azione nella vita.

Vi consiglio di provarlo per scoprire la vostra molteplicità interiore o anche solo per ascoltarvi un poco…

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LA PERSONALITÀ CREATIVA

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