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Lug 24 2015

CREATIVITÀ & PARANORMALITÀ

Chi possiede una personalità creativa ha spesso fenomeni paranormali di vario tipo.

E questo succede già quando si è molto piccoli.

I bambini vivono con naturalezza la paranormalità e, solo in seguito agli atteggiamenti ridicolizzanti o colpevolizzanti degli adulti, imparano a vergognarsene e a nasconderla come se fosse qualcosa di sbagliato.

Nella nostra società tutto ciò che succede a dispetto della fisica, della logica e della ragione è considerato paranormale.

Cioè A-normale, perciò sbagliato e quindi da evitare.

La parola paranormalità non piace.

Evoca sedute spiritiche e malvagità oppure giochi di prestigio e trucchi da baraccone.

La scienza ufficiale la deride e non la riconosce, le religioni la demonizzano e la vietano.

Noi psicologi, che non siamo né scienziati né religiosi, poiché ci occupiamo di mente, psiche e cervello, con la paranormalità dobbiamo fare i conti.

Il termine paranormale indica una serie di fenomeni psichici che trovano spiegazione nelle peculiarità dell’emisfero destro del cervello.

Poiché l’emisfero destro è sempre ben attivo in tutte le personalità creative, frequentemente accadono loro fenomeni paranormali.

L’emisfero destro utilizza una modalità conoscitiva basata sull’immediatezza e sulla sintesi, diametralmente opposta alla più comune modalità dell’emisfero sinistro incentrata sulla sequenza e sullo scorrere del tempo.

I programmi scolastici fanno sì che l’emisfero sinistro si sviluppi maggiormente rispetto al destro, perciò durante la crescita le peculiarità del destro diventano poco attive.

La maggior parte delle persone perde le proprie potenzialità paranormali entro i dodici anni.

Le personalità creative, invece, sono poco addomesticabili perciò, nonostante gli studi, non possono rallentare le attività dell’emisfero destro che in loro rimane sempre molto vitale.

Ecco perché hanno spesso fenomeni paranormali.

I fenomeni paranormali si producono grazie al buon funzionamento del loro emisfero destro che li informa inspiegabilmente e improvvisamente su fatti solitamente conosciuti nel corso del tempo o grazie a una sequenza di passaggi logici.

Oltre alla paranormalità, noi psicologi abbiamo una visione diversa da scienza e religione anche per quanto riguarda il tempo.

Per noi il tempo può presentarsi in due modi differenti.

Uno è lo scorrere del tempo, in cui ci sono: passato, presente, futuro e un durante che trascorre dal passato verso il futuro.

L’altro modo è il tempo dell’inconscio, dove ciò che succede esiste sempre in un costante presente che si conosce grazie ad associazioni affettive.

I traumi, ad esempio, nell’inconscio sono sempre presenti e, anche quando sono passati, mantengono invariate tutte le loro peculiarità. Purtroppo.

Per fortuna, anche i momenti felici mantengono nell’inconscio tutta la loro attualità.

Le proprietà del tempo nell’inconscio spiegano perché chi ha subito un trauma, per esempio un incidente d’auto, non riesce più a salire in macchina senza provare reazioni di paura e di fuga proprio come se l’incidente stesse succedendo in quel momento.

Queste caratteristiche ci aiutano a capire come mai si fa così tanta fatica a chiudere le storie che non vanno bene. Nell’inconscio i momenti belli trascorsi in passato (anche se pochi) esistono in un eterno presente e interferiscono con la consapevolezza delle miserie e delle tristezze attuali.

La paranormalità spiega tanti fenomeni strani che succedono alle personalità creative.

Fenomeni che solo alcuni accolgono con gioia e curiosità mentre la maggior parte li demonizza e li vive con paura.

La scarsa conoscenza dei meccanismi che determinano l’accadere di questi fatti rende diffidenti e spaventati, mentre una maggiore dimestichezza permette di utilizzare al meglio le possibilità a nostra disposizione.

Questi fenomeni non sono pericolosi, anzi! Sono delle risorse in più da utilizzare.

Occorre comprenderli e liberarli dal manto di superstizione che li avviluppa, etichettando chi li vive come un pericoloso portatore di diversità e di negatività.

Aprire il dialogo su questi argomenti aiuta a prendere confidenza con una diversa modalità di conoscenza.

Una modalità immediata e istintuale che le specie animali utilizzano spontaneamente per sopravvivere e comunicare tra loro.

L’istinto si basa su una conoscenza che sfugge ai meccanismi della ragione, ma che può essere altrettanto valida ed efficace.

Ascoltare le proprie intuizioni non significa smettere di pensare o di ragionare, ma utilizzare degli strumenti in più per vivere meglio.

Carla Sale Musio

leggi anche:

PERCEZIONE DEL CUORE: una realtà che va oltre la morte

ISTINTO O AMORE?

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Dic 16 2014

CREATIVITA’ E SENSITIVITA’: modi diversi di conoscere il mondo

L’a-temporalità è uno stato della coscienza in cui si è talmente concentrati da non avere più la percezione del tempo che passa.

Le personalità creative entrano con facilità in questo stato psichico e, per questo, può essere difficile programmare le cose con loro.

L’a-temporalità ci permette di diventare un tutt’uno con quello che stiamo facendo.

Gli artisti, di solito, chiamano questo modo di essere ispirazione o estasi creativa.

Gli innamorati ne sono posseduti in certi momenti d’intimità e i mistici lo sperimentano nella contemplazione o durante la meditazione e la preghiera.

Tutti quanti entriamo in una condizione di a-temporalità quando siamo talmente immersi nei nostri pensieri da non accorgerci di nient’altro.

In quei momenti usufruiamo di un’attenzione totale e focalizzata.

Sperimentare questo stato di coscienza consente di perdere il confine tra se stessi e il resto del mondo e di diventare un tutt’uno con l’oggetto della nostra attenzione.

In questo modo si può accedere a una conoscenza per appartenenza, diventando letteralmente quello che si vuole conoscere.

Non è un processo logico, però è naturale.

Appartiene alle modalità di conoscenza dell’emisfero destro.

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FENOMENI MOLTO-NORMALI

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Le personalità creative alternano alla conoscenza lineare questa conoscenza per identificazione, in virtù della quale hanno spesso fenomeni intuitivi e sensitivi.

Si tratta di eventi ingiustamente chiamati paranormali (un termine che spaventa e infastidisce molti perché evoca spettacoli da baraccone e spiritismo).

I cosiddetti fenomeni paranormali sono invece fenomeni molto normali.

Capitano a tutti e sono più frequenti di quanto non si creda.

Le persone, però, preferiscono non raccontarli troppo in giro per paura di essere derise o emarginate.

Purtroppo tutti gli accadimenti che la logica non riesce a processare sono collocati, dall’immaginario comune, in quella A-normalità che fa paura.

I fenomeni intuitivi e sensitivi non sono ammessi dalla scienza perché, non essendoci distinzione fra se stessi e l’oggetto della conoscenza, seguono un criterio soggettivo che la scienza ancora non sa gestire e non annovera tra i suoi criteri di ricerca.

Il cuore e i criteri soggettivi sono strettamente imparentati.

Il nostro cuore legge il mondo utilizzando sempre parametri soggettivi.

Questo significa che non è replicabile, non è riproducibile e non si può clonare.

Ma non vuol dire che non sia reale.

La nostra irripetibilità è unica e reale.

Ci permette di sentire con chiarezza la verità di quello che stiamo vivendo.

Il cuore non è normale.

E’ vero.

Carla Sale Musio

leggi anche: 

A PROPOSITO DEI FENOMENI PARANORMALI

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Ott 16 2013

IL TEMPO E’ UNA OPZIONE POSSIBILE

Nel nostro modo abituale di intendere la realtà, il passare del tempo è un dato di fatto indiscutibile.

L’organizzazione quotidiana prevede un tempo per dormire, un tempo per lavorare, uno per divertirsi, uno per fare l’amore…

Lo scorrere dei minuti scandisce il ritmo delle nostre giornate e, senza che nemmeno ce ne rendiamo conto, sollecita i bisogni indirizzandoli in una direzione prestabilita e prevedibile.

Ci viene fame sempre alla stessa ora e ci viene sonno sempre alla stessa ora, siamo più produttivi nei momenti in cui di solito lavoriamo e più rilassati nei momenti in cui di solito ci riposiamo.

Per abitudine, comodità e convenzione, finiamo per fare le stesse cose nei medesimi orari.

Anche il linguaggio riflette il nostro modo di frammentare la realtà in capitoli temporali, definiti da attività consuete e ripetitive.

Si dice: “Sentiamoci all’ora di pranzo…” oppure “Vediamoci dopo cena…” per indicare un momento che cade per tutti nella medesima fascia oraria.

Non ci fermiamo mai a considerare che il tempo è la percezione dei nostri stati d’animo durante gli avvenimenti.

Da un punto di vista psicologico il tempo è dato dall’intensità di ciò che proviamo.

Così, mentre le lancette dell’orologio compiono un giro completo intorno al quadrante e la mente razionale sa che è trascorsa un’ora, il tempo può durare un istante oppure un’eternità.

Dipende dal modo in cui è stato vissuto.

In compagnia di una persona amata il tempo vola.

Durante un’operazione dolorosa il tempo non passa mai.

Quando si ha fretta, anche un istante diventa lunghissimo.

Dormendo… il tempo sparisce.

La percezione soggettiva dello scorrere del tempo corrisponde al funzionamento dell’emisfero destro del cervello e alla sua immediata ed eterna acquisizione della realtà.

Nell’emisfero destro, infatti, il tempo non scorre ma tutto esiste contemporaneamente.

E’ un altro modo di intendere la realtà.

Un modo molto diverso da quello dell’emisfero sinistro che invece poggia le sue valutazioni su un prima e un dopo e costruisce gli eventi utilizzando la sequenza.

Nell’emisfero sinistro il tempo procede dal passato verso il futuro attraversando il presente.

Mentre l’emisfero sinistro ama prevedere ciò che succederà basandosi sulle analisi, sulle classificazioni, sulle statistiche, sulle esperienze passate e sulle probabilità, l’emisfero destro vive in un eterno ora dove le informazioni sono parte di una consapevolezza immediatamente disponibile e presente e per questo del tutto priva di storia.

 

“So che lo so. Ma non so come faccio a saperlo… ?!?”

 

La saggezza dell’emisfero destro deriva da una conoscenza che bypassa il tempo e attinge la verità direttamente dalle profondità dell’inconscio.

Quando ci permettiamo di arrestare per un poco lo scorrere continuo dei pensieri soppesati dall’emisfero sinistro, e lasciamo che il silenzio interiore liberi le potenzialità dell’emisfero destro, un sapere immediato e privo di riflessione illumina la coscienza con la sua verità.

E’ così che prendono forma le intuizioni e le idee rivoluzionarie e geniali che da sempre punteggiano la storia delle grandi scoperte.

In quello spazio senza tempo le cose avvengono fuori dalle sequenze di prima e dopo, emergono grazie a una risonanza emotiva e rivelano la trama di una saggezza antica, fatta di sentimenti più che di acquisizioni, di accoglienza e non di selezione, di appartenenza invece che di tipologie.

E’ un sapere che punta dritto al cuore delle cose mostrandoci la verità senza bisogno di parole.

Usa un linguaggio muto, privo di enfasi e di clamore, e si esprime con noncuranza, proprio come sa fare la natura.

E’ naturale, infatti, affiancare questo tipo di comprensione alla logica e ai ragionamenti tipici dell’emisfero sinistro e intrecciare i due saperi nella comprensione delle cose.

Questa doppia modalità conoscitiva, razionale e intuitiva, basata su un armonico e cooperativo funzionamento dei due emisferi del cervello, ci permette di muoverci nel mondo con agilità sperimentando gli avvenimenti sia nel tempo che nel non tempo, nella realtà concreta della dimensione materiale e in quella impalpabile delle emozioni e dell’energia.

La personalità creativa ha da sempre la capacità di utilizzare entrambi gli emisferi del cervello in sinergia, e questo le consente di affiancare alla programmazione temporale degli eventi una grande capacità intuitiva.

La creatività ha bisogno di calarsi nella dimensione senza tempo delle idee e delle possibilità per attingere a un serbatoio di opportunità sempre nuove, ma deve anche saper tradurre quelle scoperte nella materialità fatta di sopra e sotto, alto e basso, prima e dopo, davanti e dietro, eccetera.

Solo così il fuoco sacro della genialità si può esprimere in un linguaggio comprensibile a tutti e diventare il mezzo per altre nuove e appassionanti acquisizioni.

Avere una personalità creativa significa, perciò, riconoscere in sé l’esistenza di questa duplice conoscenza e guardare senza paura e senza pregiudizio alla propria sensitività.

Una cultura eccessivamente materialista, purtroppo, ha finito per demonizzare tutto ciò che non è misurabile e ripetibile in laboratorio, rendendo inquietanti e demoniache le cose che sfuggono al dominio dei cinque sensi.

Il prevalere dell’emisfero sinistro del cervello sull’emisfero destro, ha estromesso la conoscenza delle peculiarità di quest’ultimo e ci ha portati a definire para-normale l’esistenza di quei fenomeni che la scienza e la fisica non riescono a controllare, rendendoli oggetto di scherno o di superstizione, e privandoci in questo modo della conoscenza di una realtà inafferrabile con la logica ma raggiungibile con il cuore.

Solo l’amore e la fiducia sono gli strumenti in grado di guidarci nel buio senza forma delle emozioni e di far emergere da quelle profondità una saggezza capace di riconoscere d’istinto il vero dal falso e di ridare alla vita il suo profondo significato.

Il tempo è solamente una opzione possibile, nell’immensa poliedricità della creazione.

Carla Sale Musio

leggi anche:

IL CERVELLO DEI CREATIVI

A-TEMPORALITA’: senza il tempo

A PROPOSITO DEI FENOMENI PARANORMALI

A PROPOSITO DEL DE’JA VU’…

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TELEPATIA

PREDIRE IL FUTURO…

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Lug 20 2013

CHIACCHIERARE CON LA GUIDA INTERIORE

Abbiamo tutti un compagno di viaggio che ci accompagna lungo il corso della vita.

E’ un compagno discreto e totalmente privo di violenza.

Attende con rispetto un momento di attenzione per rivelarci una sapienza capace di cambiare in meglio la nostra realtà.

Ma per accoglierlo bisogna aprirsi alla sua esistenza, con fiducia e senza aspettative.

Solo così si formano nel cuore le risposte alle nostre domande e, nel tempo, quelle sensazioni trovano le parole per raccontarsi.

Esiste dentro ciascuno di noi la capacità di entrare in contatto con un serbatoio di saggezza spirituale che conosce tutte le risposte a tutte le domande.

E’ un principio etico capace di osservare le cose da un punto di vista più ampio e di tenere sempre presente che siamo parte di un insieme più grande.

Chiamiamo questo compagno di viaggio: Sé Divino, Guida Spirituale, Angelo Custode, Saggezza Universale …

I nomi indicano l’esistenza di un qualcosa che è presente dentro di noi e che funziona a prescindere dalla logica, un quid capace di utilizzare criteri diversi dalla razionalità e che agisce secondo i parametri dell’infinito.

Non siamo abituati a pensare la Totalità.

L’infinito ci fa paura e ci è difficile anche soltanto immaginarlo.

Preferiamo concentrarci sulla separazione, sul mio e sul tuo, evidenziando e combattendo le diversità ma, così facendo, perdiamo di vista il noi, il Tutto di cui siamo parte e che ci appartiene.

La comprensione del Tutto, però, è indispensabile per la sopravvivenza perché ci consente di considerare l’equilibrio delle cose, l’ecosistema essenziale alla vita, il pianeta nella sua totalità.

Leggere la realtà a compartimenti stagni, invece, genera separazione, barriere, conflitti, guerra… e tutte quelle sopraffazioni che stanno avvelenando il mondo e provocando tanta sofferenza.

Il ritmo frenetico della quotidianità ci distoglie dalla concentrazione necessaria a sperimentare la Totalità e ci spinge a combattere costantemente contro un mondo pieno di avversari, facendoci sentire sempre più soli.

Anche in mezzo a tanta gente.

La percezione di una realtà frammentata in pezzi separati e distinti, ci confina dentro la convinzione che la vita debba inevitabilmente fondarsi sullo sfruttamento e sulla morte di qualcun altro.

“Mors tua vita mea” è il motto che ci costringe a vivere nella paura, perché da un momento all’altro le circostanze possono ribaltarsi trasformandoci nelle vittime inermi di qualche predatore più prestante e agguerrito di noi.

Così, immersi dentro una battaglia quotidiana per la sopravvivenza, perdiamo di vista il nostro prezioso compagno di viaggio e la sua muta verità, trascurandone i consigli e ignorandone la profonda saggezza.

In un angolo dell’inconscio, però, la consapevolezza dell’inscindibile unità di tutte le cose aspetta pazientemente di ricevere un poco di attenzione per manifestare finalmente la sua sapienza nella coscienza e nella realtà.

A volte questa presenza spirituale ci appare nei sogni o in quei pensieri fugaci che attraversano la mente con un’intuizione improvvisa, rarefatta e piena di verità.

Purtroppo, dimentichiamo rapidamente i consigli ricevuti in questo modo, lasciando che stili di pensiero indotti dall’esterno, più concreti e meno volatili, spadroneggino nella nostra psiche, incatenandoci sempre di più alle consuete fatiche di ogni giorno.

Il benessere psicologico, però, non può prescindere dalla consapevolezza che la vita sia qualcosa di più che un carico di doveri e di difficoltà dove il più forte vince e il più debole soccombe.

Ascoltare la Guida Interiore ci ricorda che è importante mantenere accesa la comprensione del nostro essere insieme, frammenti di un Tutto più grande che, abbracciando ogni cosa, accomuna e tutela.

Siamo tutti parte di una stessa realtà in cui ogni presenza arricchisce la Totalità di una espressione nuova, spingendoci a conoscere e integrare le diversità.

La nostra Guida Spirituale lo sa.

Sa che ogni cosa, ogni evento, ogni essere con cui veniamo in contatto, sollecita un aspetto diverso della realtà e di noi stessi, amplificando le nostre risorse e le nostre possibilità.

Sa come interpretare gli avvenimenti e cogliere, dietro alle apparenze, il significato profondo che rende importante ogni accadimento e ogni vita.

Occorre solo prestare orecchio alle sue indicazioni concentrando l’attenzione su ciò che è dentro (invece che su ciò che è fuori).

E permettendo che le sensazioni prendano il posto delle parole e dei tanti doveri che riempiono le nostre giornate.

Stare in silenzio con se stessi senza focalizzarsi su nulla in particolare, lasciando spazio a questa impalpabile presenza, ci apre al linguaggio delle sensazioni e ci conduce progressivamente a incontrare una profonda saggezza interiore.

Non siamo abituati ad ascoltare il silenzio pieno di verità che caratterizza il mondo interno, ma quando ci concediamo di mettere in pausa il fare, lasciandoci semplicemente essere, una nuova consapevolezza prende forma dentro di noi e ci rivela la sua sapienza.

Molti chiamano questo stato di partecipazione non focalizzata: meditazione.

Possiamo impararne i principi e le tecniche in tanti corsi e scuole.

Ma ciò che rende difficile la sua applicazione nella vita di tutti i giorni è la constatazione che per meditare non ci sono istruzioni dettagliate, né regole o metodo.

Infatti, non esiste un modo di fare la meditazione, non c’è una tecnica o una ricetta.

Perché la meditazione non si fa.

La meditazione è.

E’ un modo di essere.

Si tratta di spostare l’attenzione dall’esterno all’interno e di lasciare che quel qualcosa si manifesti. Senza giudicarlo, senza imbrigliarlo, senza prevederlo.

Per incontrare la Guida Interiore bisogna diventare la meditazione stessa.

Ed essendo la meditazione… qualcosa dentro di noi fa clik! … e ci trasporta in una conoscenza diversa, in uno spazio in cui finalmente è possibile ascoltare la voce silenziosa della nostra intuizione.

Più ci permettiamo di essere aperti ad accoglierne la diversità, più la sua saggezza ci mostra possibilità nuove per affrontare la vita di tutti i giorni.

Una chiacchierata con la Guida Spirituale è fatta di silenzio e di totalità e ci ricongiunge con la sapienza dell’infinito, permettendoci di accogliere tutto.

Senza giudizio.

E con semplicità.

leggi anche: 

CHANNELING: ascoltare la spiritualità interiore 

TELEPATIA  

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Mag 30 2013

PREDIRE IL FUTURO…

  

 

Si dice che le streghe sappiano leggere il futuro utilizzando gli elementi più svariati:

i fondi del caffè, i sogni, le carte, le linee sul palmo della mano, il movimento dei pianeti, il volo degli uccelli…

… qualsiasi cosa colpisca l’attenzione può trasformarsi in un oracolo capace di raccontare eventi che ancora non sono accaduti.

Le streghe hanno poteri paranormali e da bambini ci hanno insegnato ad averne paura.

Ma la capacità di conoscere il futuro non dipende dall’uso di poteri occulti e malvagi, è invece una risorsa a disposizione di chiunque e si basa sul principio della sincronicità.

La sincronicità è la concomitanza tra due eventi che non sono legati tra loro dalla causalità, ma da una simultaneità interiore.

Rispondono cioè a una causa che esiste nel mondo interno e si manifesta nel mondo esterno.

La sincronicità conferma l’esistenza di un’interazione tra la psiche e la realtà, tra l’inconscio e i fatti che ci succedono, e mostra le trame che uniscono l’invisibile al visibile.

La nostra cultura materialista disprezza e deride tutto ciò che non si può toccare, misurare, pesare… vendere e comprare!

Perciò ha sempre snobbato il principio della sincronicità.

La scienza ufficiale non crede alle coincidenze significative!

I suoi strumenti non possono riprodurle in laboratorio e questo basta a sancirne l’inesistenza.

La psicologia, invece, è abituata a muoversi sul terreno immateriale e sdrucciolevole delle emozioni, e nel tempo ha dovuto imparare a individuarne le peculiarità.

Per gli psicologi la sincronicità è una via maestra nel decifrare l’inconscio e scoprire la verità delle persone.

Tutto ciò che ci cattura interiormente, crea un riflesso negli eventi che attraversiamo.

Anche quando questa consapevolezza non ha ancora raggiunto la coscienza.

L’inconscio è il regno delle possibilità e dell’ignoto.

La nostra ragione, infatti, impiega molto tempo per spiegare con la logica gli avvenimenti che animano il mondo interiore.

Nella totalità che caratterizza l’inconscio, tutto esiste in un immediato sempre e si manifesta nella nostra vita in base alle emozioni che sperimentiamo (consciamente o inconsciamente).

E’ in conformità a questi principi che diventa possibile predire il futuro.

Quando si utilizza un codice emotivo e non logico, istintivo e non cognitivo, si ha l’accesso a una consapevolezza basata sulla sincronicità, e sulla coesistenza di stati d’animo e circostanze esistenziali legate da un comune filo conduttore.

Predire il futuro è una capacità che tutti possediamo, e che possiamo lasciare emergere se ci permettiamo di mettere in stand by la ragione per ascoltare quel fluire ininterrotto di sensazioni, immagini e conoscenza, che caratterizza il mondo interiore.

Prendono forma così delle saggezze che non hanno una causalità ma che semplicemente appaiono in concomitanza con l’osservazione di qualcosa…

… può essere la disposizione delle carte, il lancio di sassolini colorati, le foglie del the, una macchia sul muro, il disegno delle nuvole in cielo…

In quel momento di sospensione della coscienza razionale, prende forma il fluire dell’intuizione che accompagna una domanda e ne diventa la risposta.

Non c’è un perché soddisfacente per la logica.

Si passa a un altro codice conoscitivo, si utilizza una capacità psichica diversa dalla razionalità, si attiva l’emisfero destro… e di colpo quelle immagini si caricano di significato!

Rivelando un potenziale conoscitivo che bypassa la ragione per attingere direttamente al serbatoio di conoscenza dell’inconscio.

Nel luogo di tutte le possibilità e di tutte le risposte, l’intuizione, come un prestigiatore, estrae la verità e la rivela in tutta la sua pregnanza emotiva.

(Noi psicologi lo chiamiamo: insight)

Non esiste un perché.

Semmai esiste un come.

Come fare a tradurre in parole quello che le immagini racchiudono e raccontano con le emozioni?

Chi si affida alla sincronicità sa che tutto può cambiare da un istante all’altro, perché il mondo interno è mutevole e in continuo movimento.

L’oracolo rivela una possibilità futura.

La più probabile in quel momento.

Parla al cuore.

Racconta un’emozione.

Chi ascolta scopre in se stesso il suo perché.

Quando con la ragione non si riesce a trovare via d’uscita può essere molto utile sperimentare un codice sincronico e lasciare emergere soluzioni nuove.

Non sempre, però, è possibile srotolare subito questa saggezza emotiva.

A volte è necessario tuffarsi oltre il tempo, per riconoscere negli eventi del dopo le ragioni del prima, e permettere a una possibilità di prender forma.

La sincronicità ci aiuta a dare voce al sentire profondo e impalpabile della nostra anima e ci avvicina al potere infinito delle emozioni.

Un potere poco attento ai conseguimenti materiali, consapevole che l’obiettivo di ogni vita è imparare il linguaggio del cuore.

Carla Sale Musio

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Feb 17 2013

CAMPO ENERGETICO… ne parliamo con Benedetta Veroni

Ciao Benedetta, potresti spiegare in parole semplici che cos’è la Sintesi Personale?

La Sintesi Personale è un approccio all’attività’ dell’aiuto relazionale, basato sulla considerazione che la Persona è l’insieme di corpo, psiche ed energia.

Nella Sintesi Personale oltre al lavoro psicologico e corporeo, si interviene direttamente a livello energetico, mettendo in movimento l’energia dell’individuo, indirizzandola dove la situazione di disagio lo richiede.

Il nome Sintesi Personale si riferisce alla sintesi dell’approccio, ovvero un approccio equilibrato, focalizzato contemporaneamente sui tre aspetti esistenziali dell’essere umano:

  • corpo
  • mente (psiche)
  • spirito (energia, emozioni, spiritualità)

La persona e’ intesa come la somma interfunzionale dei tre aspetti esistenziali.

Un intervento di aiuto relazionale parte dall’analisi delle relazioni interne, verso il sé, ed esterne, verso gli altri.

Ogni tipo di relazione coinvolge sempre entrambi gli aspetti: interiore ed esteriore.

Il lavoro, viene orientato contemporaneamente sui tre aspetti interfunzionali e viene bilanciato a seconda della situazione che si presenta.

L’integrazione dell’aspetto energetico nello studio dell’essere umano è fondamentale, perché esso contiene in sé la chiave della guarigione.

Questo approccio permette di andare in profondità e scoprire come e perché si creano i disagi interni ed esterni di tutti i giorni.

Le tecniche energetiche utilizzate, provengono dagli insegnamenti della Barbara Brennan School of Healing; il lavoro mente/corpo proviene dagli studi della Core Energetica.

Le due correnti si fondono in un approccio a 360 gradi, che offre gli strumenti per operare nelle tre sfere esistenziali ed è quindi in grado di offrire un supporto molto efficace e meno limitante.

In che modo il campo energetico influisce sulle nostre relazioni?

Se noi consideriamo l’essere umano come la somma di corpo, mente e spirito, non possiamo non riconoscere che in ogni esperienza che l’individuo vive, tutte e tre le parti sono chiamate in gioco. L’una non può agire e reagire senza l’influenza dell’altra.

Il campo energetico umano (Aura) che circonda e permea tutto il nostro essere e i coni energetici (Chakra), collocati in punti strategici del nostro corpo fisico, reagiscono ai nostri pensieri e alle nostre emozioni e ci forniscono spesso la chiave di lettura di un nostro comportamento.

L’Aura riflette la storia di ogni vita individuale, ci indica, ad esempio, come un dolore nell’infanzia, che in seguito ad un blocco emozionale, si è cristallizzato in uno spazio nel profondo, altera, in età adulta, l’intero funzionamento dell’organismo sia dal punto di vista fisico, che energetico ed emozionale.

Questo è rivelato non solo nel modo in cui la persona si rapporta alla vita, ma anche nel modo in cui si atteggia e muove il proprio corpo.

Il campo energetico umano fornisce informazioni essenziali e importanti strumenti per il processo di crescita e di guarigione.

Esistono delle tipologie dell’energia?

Il nostro campo energetico è in continuo movimento. I vari livelli (o corpi) che lo compongono vibrano a frequenze diverse la cui intensità diminuisce man mano che si distanziano dal corpo fisico. Ognuno di essi ha una posizione, una luminosità, un colore, una forma e una funzione differente.

Questi corpi reagiscono a seconda delle nostre reazioni, influenzandosi l’un l’altro.

L’energia vitale é una ma con diverse manifestazioni.

La nostra Aura é composta da questa energia che si manifesta sui differenti corpi stratificati a seconda del nostro stato emotivo e dell’attività che stiamo svolgendo.

Cosa pensi di salute e malattia?

Dal mio punto di vista, la salute è una condizione di equilibrio dato dalla consapevolezza di chi siamo, di quali sono i nostri bisogni, della capacità di accoglierci in tutti i nostri aspetti e della capacità di riconoscere i nostri limiti e i nostri talenti.

Nel momento in cui prendiamo coscienza di noi stessi, stiamo bene, siamo in salute.

Una persona che non ha mai avuto malattie, considerata quindi sana, che vive relazioni distruttive e dolorose, che non si piace, che vorrebbe essere sempre dove non è, che vede la porta mezzo chiusa piuttosto che mezzo aperta, non la considero una persona in salute.

Dimenticare chi siamo, dà origine a pensieri ed emozioni che conducono ad un insano stile di vita ed eventualmente alla malattia.

La malattia è uno squilibrio che si manifesta come ultimo stadio nel nostro corpo fisico. Essa nasce da un disagio emotivo non espresso o negato, che spesso risiede in uno spazio molto profondo. È un messaggio diretto che ci arriva, non solo per mostrarci la distorsione e la separazione da noi stessi, ma ci indica anche il percorso che dovremmo intraprendere per ripristinare l’armonia nel nostro essere, a tutti i livelli.

Nel tuo lavoro quanto sono importanti la spiritualità e la creatività?

Quando entro in uno spazio di accoglienza e accettazione, sento di essere in contatto con la mia parte spirituale. Le tensioni del mio corpo spariscono, sento fluire l’energia vitale, si accendono i sensi di percezione e mi sento supportata e assistita dalle mie guide. Sento di essere in armonia con me stessa e con il “Creato”.

Questo contatto apre la porta all’accoglienza dell’altro, condizione necessaria e fondamentale nel mio lavoro.

Nello spazio spirituale, sento molta chiarezza, leggerezza ed ispirazione. L’empatia aumenta e con essa la capacità di ascolto e osservazione.

Questa meravigliosa condizione energetica fisica ed emotiva è energia creativa, l’energia primaria che contiene e fa muovere ogni cosa.

Lo spazio spirituale è, per me, uno spazio creativo.

Qual è il tuo percorso formativo?

Un maestro una volta mi disse: “La risposta a ciò che stai cercando é dentro di te.” regalandomi il libro ‘’Mani di Luce’’ scritto dalla Brennan.

Sul momento non potevo capire, ma il libro mi aprì un mondo che sentivo così reale, da non poterlo più abbandonare.

Il mio percorso é iniziato circa 30 anni fa, e sono ancora su questo meraviglioso cammino.

Negli anni 80 io e mio marito frequentiamo un corso di Psicodinamica Mentale che mi fa scoprire per la prima volta una sorta di predisposizione personale per certe tecniche che hanno a che fare con la forza del pensiero e l’energia vitale.

Nel 1988, a causa di una banalissima epatite alimentare, mio marito attraversa un brutto e lungo periodo di ospedalizzazione, che ci porta in seguito ad imparare la pratica della Meditazione Trascendentale di Maharishi.

Nel frattempo mettiamo al mondo tre meravigliosi bambini.

Nel ’93 ci trasferiamo in America per motivi di lavoro, e ho l’opportunità di frequentare una scuola di Massage Therapy & Structural Bodywork/ Idrotherapy/ Sporting Massage, oltre ad un Seminario di Riflessologia Plantare, a Tallahassee, in Florida, e successivamente il corso di Cranio Sacral Therapy I e II – Upledger Institute, a Palm Beach, sempre in Florida.

In tutto questo tempo, dentro di me, continuavano a rimbombare le parole del mio maestro e questo, finalmente, mi portò a decidere di iscrivermi alla scuola di Barbara Ann Brennan, Barbara Brennan School of Healing, prima con sede a New York, poi a Miami.

Ho conseguito nel 2001 la laurea, e successivamente ho frequentato il tirocinio per l’insegnamento (Barbara Brennan Advanced Program and Teacher Training). Ho insegnato nella sezione europea della BBSH a Bad Neuhenar, in Germania.

Il mio percorso é stato una sorta di sviluppo attraverso tappe apparentemente non collegate e tantomeno progettate, ma direi che mi si sono presentate in diversi momenti della vita, alla cui chiamata ho risposto seguendo un impulso interno che solo molto più tardi ho imparato a riconoscere e a comprendere.

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Feb 12 2013

Campo energetico, chakra, aura, prana… e altre pericolose verità!

Le parole chakra, aura, prana… suscitano sempre curiosità e scetticismo insieme.

Le nostre parti bambine sentono che la vita non può essere soltanto materialità e concretezza.

Le parti adulte, invece, hanno imparato a considerare vero solo ciò che può essere toccato e misurato.

Di solito, di fronte a questi argomenti, nella personalità si scatena il conflitto e, se per un po’ ci appassioniamo, ci interessiamo, seguiamo questa o quella teoria tenendo a bada il nostro scetticismo, finisce sempre che poi, per un motivo o per l’altro, abbandoniamo tutto.

Non è facile mantenere la continuità quando si tratta di realtà che la maggior parte delle persone ignora o condisce con risolini di sufficienza.

Occuparsi di ciò che non si percepisce con i sensi fisici è poco agevole, la derisione e lo sfottò degli altri finiscono per catapultarci nello scoraggiamento, inducendoci a interrompere le nostre ricerche.

Tutto ciò che non si può toccare, solitamente è bocciato come inesistente.

Gli psicologi lo sanno bene. E nel tempo hanno dovuto imparare a farci i conti.

Si. Perché la psiche non si può toccare, non si può misurare, non si capisce bene in quale parte del corpo sia localizzata e soprattutto non si può MAI replicare.

Insomma ce n’è abbastanza da ottenere il discredito di qualunque scienziato!

Così, con la sensazione di essere un po’ pazzi e anche un po’ sciocchi, gli psicologi hanno dovuto misurarsi da sempre.

Soprattutto alla nascita della psicologia.

Un tempo, infatti, i nostri studi non erano presi neanche in considerazione dalla accademia scientifica.

Per la scienza esisteva la medicina… tutto il resto era filosofia!

E poiché la psicologia non è mai stata né l’una cosa né l’altra… be’… per i primi psicologi la vita non è stata facile!

Ancora oggi, capita di sentire qualche “non addetto ai lavori” affermare con superiorità: “Noooo. Io alla psicologia non ci credo!” come se si trattasse di una superstizione e non di una scienza con tanto di facoltà universitarie, esame di stato, specializzazioni, albo e ordine.

Gli psicologi hanno imparato a cimentarsi con ciò che non è visibile, misurabile o replicabile, ma che ci mostra la sua esistenza dai suoi effetti.

La prova certa, per gli psicologi, non è, come per i fisici o i biologi, la misurazione in laboratorio ma il cambiamento.

E sul cambiamento basano le loro teorie.

Mi spiego meglio.

Se il sig. Giovanni soffre di attacchi di panico e, nonostante le rassicurazioni degli amici, i tranquillanti e le vacanze, non riesce a vederli sparire, agli psicologi non importa sapere in quale punto del suo stomaco è localizzato quel senso di vuoto che lo fa andare in pezzi e lo terrorizza.

Agli psicologi importa cosa ha il potere di cambiare questa situazione facendo sentire il sig. Giovanni tranquillo, soddisfatto e partecipe in ciò che fa.

Di solito, questo cambiamento non si ottiene grazie a una ricetta pratica e concreta del tipo: “Indossi solo abiti di colore blu” o “Mangi prevalentemente frutta”. Ma è la conseguenza di una ridefinizione globale delle aspettative, dei sogni, delle scelte e dei pensieri che il sig. Giovanni dovrà compiere da solo, aiutato dalle domande del suo psicoterapeuta.

Il cambiamento negli atteggiamenti del sig. Giovanni provoca la scomparsa dei suoi attacchi di panico e, per noi psicologi, costituisce una certezza scientifica dell’esistenza della psiche e dell’efficacia della psicoterapia.

Il campo energetico delle persone è qualcosa di molto simile alla psiche, infatti, anch’esso non è localizzato in un punto preciso, non è misurabile, non si può toccare, ma, proprio come la psiche cambia quando cambiano le nostre scelte, le nostre aspettative, i nostri sogni e i nostri pensieri.

E lo stesso si può affermare a proposito dell’aura, dei chakra o del prana.

Per chi non lo sapesse:

  • campo energetico e aura sono nomi differenti per indicare: un corpo impalpabile, luminoso e vibrante che circonda e compenetra il corpo fisico.

  • chakra, invece, sono dei vortici energetici a forma di cono, che si trovano in diversi punti dell’aura, ubicati rispetto al corpo fisico in corrispondenza delle 7 principali ghiandole endocrine, e che permettono al prana di fluire verso l’esterno e verso l’interno.

  • prana letteralmente significa vita, ma anche respiro e spirito. Secondo la filosofia induista tutti gli esseri viventi, in quanto tali, sono dotati di prana, la cui conservazione deriva dal corretto svolgimento di tutte le funzioni psicologiche, emotive e fisiologiche necessarie al mantenimento armonico dell’equilibrio.

In occidente, la medicina e la scienza hanno sempre deriso e snobbato la saggezza orientale che parla di aura, chakra e prana, ignorandone gli insegnamenti, enfatizzandone i fallimenti e chiamando altezzosamente “guarigioni miracolose” i risultati positivi ottenuti applicando le sue metodiche.

Come psicologa e come persona, ne sono sempre stata attratta e me ne sono spesso occupata, cercando di selezionare le informazioni corrette da quelle dettate dall’ignoranza e dal discredito che purtroppo circonda questi studi.

Secondo quanto sostenuto dai Maya, il 21 dicembre 2012 si è compiuto un cambiamento epocale importantissimo.

Questo cambiamento non riguarda la fine del mondo fisico, ma la fine di una limitazione energetica che da tanto tempo bloccava le nostre possibilità spirituali ed emotive rendendo difficile l’osservazione dei campi energetici.

Tutti quanti abbiamo notato, già da qualche anno, un aumento della sensitività, del sesto senso e delle percezioni paranormali.

Queste sono soltanto alcune evidenze di quel cambiamento.

Altre meravigliose scoperte si aprono in questo ricchissimo momento storico, dandoci nuove opportunità per non finire stritolati dal pessimismo delle crisi politiche ed economiche che stiamo attraversando.

Ritengo che queste verità non possano più essere trascurate. E’ importante condividerle e divulgare un’informazione priva di pregiudizi, in modo da permettere a tutti l’esperienza personale con l’energia interiore e con il cambiamento dimensionale che stiamo vivendo.

Per poterlo fare in modo competente ed efficace, ho chiesto la collaborazione a una persona che ha dedicato la propria vita allo studio di questi argomenti e che ha strutturato un interessante approccio metodologico, chiamato Sintesi Personale.

Nei prossimi giorni pubblicherò un’intervista a Benedetta Veroni che da anni si occupa dell’uso dell’energia nel campo del benessere individuale, e che ha accettato di condividere la sua esperienza con il movimento io non sono normale: IO AMO.

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Gen 12 2013

CHANNELING: ascoltare la spiritualità interiore

La parola channeling si riferisce alle comunicazioni avute per via telepatica da tutte quelle forme di vita che non possiedono un corpo.

Channeling letteralmente significa: canalizzazione.

Un tempo le comunicazioni medianiche erano fenomeni rari, riservati a pochi individui chiamati medium, cioè persone capaci di abbandonare la propria identità per prestare il corpo a chi ne era privo. Grazie alla disponibilità di queste persone tante entità spirituali hanno potuto comunicare con noi e trasmetterci la loro filosofia ricca di amore e di saggezza.

Negli anni duemila la possibilità di comunicare con chi non ha un corpo è diventata molto diffusa e chiunque può canalizzare con facilità messaggi e indicazioni.

Ma, nonostante la sua attuale diffusione, il channeling è ancora guardato con timore e superstizione, e accomunato impropriamente con la magia nera.

Aprire il dialogo e parlare di questi temi non è semplice, perché l’ignoranza fa lievitare i preconcetti bloccando la diffusione delle informazioni e lo sviluppo delle conoscenze.

Oggi la peggiore forma di razzismo si accanisce soprattutto con chi non possiede un corpo, negando il diritto all’esistenza.

Tutto quello che non si può toccare, nella nostra cultura materialista è giudicato irreale e perciò da ignorare.

Con questa tracotante indifferenza, trascuriamo qualsiasi cosa sfugga ai cinque sensi.

La sensibilità, le emozioni, l’amore… appartengono al regno delle cose immateriali e per questo sono prive di considerazione, di rispetto e di cura.

Ma così facendo, ci dimentichiamo che proprio queste cose immateriali hanno il potere di rendere la vita degna di essere vissuta e appassionante.

Che vita sarebbe, infatti, una vita senza emozioni?

Se la depressione, la malattia del secolo, ci fa tanta paura è proprio perché la mancanza di emozioni che la caratterizza arriva a rendere preferibile anche la morte.

Il pensiero materialista con la sua pretesa di assoluta concretezza ha cancellato la sensibilità dalle persone, trasformandoci in robot senza cuore e facendo impazzire la psiche.

Infatti, trascurando i vissuti emotivi si creano i presupposti per una pericolosa mancanza di contatto con la parte più vitale di se stessi e si affonda progressivamente nelle sabbie mobili della malattia mentale.

Chi possiede una personalità creativa, però, non può ignorare il proprio mondo interiore e spesso vive fenomeni di channeling anche senza rendersene conto.

Queste persone canalizzano con facilità, entrando in contatto con informazioni e conoscenze che poi attribuiscono a qualche ispirazione improvvisa.

E’ importante far luce sulle esperienze di channeling sfatando i pregiudizi che le demonizzano e imparando a utilizzare questa meravigliosa risorsa spirituale che ci consente di attingere a una saggezza profonda, in grado di aiutarci a superare le difficoltà della vita.

Le guide spirituali, infatti, ci parlano tramite intuizioni improvvise che illuminano come bagliori il flusso dei nostri pensieri, mostrandoci un diverso modo di affrontare i problemi.

La dimensione immateriale permette a chi non ha un corpo di focalizzarsi sulle esigenze emotive e sui valori profondi della vita, senza lasciarsi abbagliare dalle apparenze ingannevoli della fisicità.

Chi non possiede il corpo, infatti, vive in una dimensione della coscienza diversa dalla nostra.

Una dimensione in cui lo spazio e il tempo non esistono e dove la fratellanza, l’amore e la condivisione sono le coordinate primarie.

Per comunicare con chi è immateriale, è indispensabile abbandonare la visione materialistica e spostarsi in una modalità percettiva diversa, basata sull’accettazione del proprio mondo interno.

E’ lì, infatti, che avvengono le comunicazioni e che prendono forma le risposte ai quesiti che spesso tormentano la nostra vita.

Saper fluire da una percezione centrata sui sensi fisici a un ascolto interiore, concentrato e privo di giudizio, è una maestria che s’impara lasciando emergere la fiducia nell’immaterialità e nella dimensione psichica.

Arroccarsi su parametri concreti, invece, impedisce questo tipo di contatto e non permette le comunicazioni.

E’ un po’ come intestardirsi a dialogare utilizzando una lingua sconosciuta all’interlocutore: chi ascolta percepisce tanti suoni di cui non riesce a cogliere il senso.

Permettendo a se stessi di frequentare la realtà immateriale della psiche e dei vissuti interiori, s’impara a lasciar fluire uno stato meditativo e concentrato più sull’interno che sull’esterno, e si creano le condizioni per il channeling.

L’immaterialità risuona sempre con la profondità della nostra vita interiore.

Più siamo attenti e sensibili al mondo interno più diventiamo abili nel riconoscerne le sfumature e l’armonia.

Quando invece ci lasciamo catturare dalla abbagliante concretezza della materialità, cadiamo nella trappola delle apparenze e finiamo per essere ipnotizzati dalla loro vuota superficialità.

Questo atteggiamento tutto rivolto all’esteriorità orienta paradossalmente il mondo interiore verso l’esterno e blocca la possibilità di conoscere la dimensione immateriale, impedendo il channeling e i contatti con le guide spirituali.

Ognuno però può arricchire la propria vita con questa fonte di saggezza interiore, capace di regalarci un punto di vista più ampio sui problemi.

Dialogare con la propria guida interiore, infatti, significa ritrovare la dimensione spirituale dentro di sé, e arricchire la vita con la profondità dell’amore (inteso non come un melenso volersi bene ma come il presupposto da cui prende forma la nostra stessa esistenza).

Le guide spirituali immateriali contemplano un punto di vista impossibile da raggiungere per chi ancora possiede un corpo e dalla loro dimensione priva di spazio e tempo osservano la nostra esistenza con gli occhi dell’infinito.

Le loro comunicazioni sono preziose perché ci aiutano a ricordare la nostra origine divina e ci segnalano l’eternità nascosta dietro l’incessante scorrere degli eventi.

Considerare la loro presenza al nostro fianco arricchisce la vita di possibilità e regala un contatto con i valori profondi dell’esistenza rendendo più limpido e più centrato l’approccio ai problemi di tutti i giorni.


Ma come avviene il channeling?


Il channeling avviene spontaneamente quando, dopo aver formulato una domanda, lasciamo la mente sgombra dai pensieri facendo il vuoto mentale.

In quell’attimo, in risposta a ciò che abbiamo chiesto, si formano nella nostra mente immagini, sensazioni o parole che vanno accolte senza giudizio, evitando di razionalizzarle immediatamente.

La dimensione immateriale, infatti, è priva di tempo e di spazio, e si manifesta con un’istantaneità che è difficile da gestire per chi come noi si è assuefatto allo scorrere del tempo.

Per comprendere appieno il significato di queste comunicazioni occorre lasciare che le risposte, condensate in immagini, sensazioni o parole, si traducano in una sequenza fruibile anche dalla nostra comprensione lineare e prevalentemente centrata sulla materialità.

E’ importante ricordare che le guide spirituali non vivono nella dimensione fisica e perciò il loro punto di vista è focalizzato sulla totalità dell’esistenza e sul significato profondo degli avvenimenti.

Questo rende il loro aiuto estremamente prezioso per noi che invece siamo immersi dentro alla concretezza e che, abbagliati dalla materialità delle cose, perdiamo facilmente di vista l’importanza di ciò che è privo di confini, rimanendo intrappolati dentro una visione della vita parcellizzata e perciò più limitata.

Una comunicazione spirituale si riconosce proprio dalla visione olistica e rispettosa della vita interiore.

Nell’immaterialità non esistono divisioni e ogni esistenza appartiene a un’unica realtà, per questo i messaggi delle guide spirituali non interferiscono mai con le questioni prettamente materiali e sono sempre molto attenti al mondo intimo, consapevoli che la riuscita della nostra vita dipende dal rispetto della sensibilità intrinseca a tutte le cose.

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Dic 28 2012

QUEI RICORDI CHE NON MI RICORDO…

L’odore del pesce fritto evoca sempre in me una nostalgia struggente. Qualcosa che scalda il cuore e mi fa sentire improvvisamente in pace…

Camminavamo in silenzio sulla sabbia tenendoci per mano nell’aria calda e umida della sera.

Ricordo il profumo salmastro delle alghe e i colori scuri della notte che lentamente avvolgevano il sole nel loro abbraccio quieto.

E quella tua presenza così naturale, quella nostra consuetudine del pesce…

La trattoria era proprio a ridosso della spiaggia, con i muretti di cemento ancora caldi dal sole e i tavolini all’aperto sotto la tettoia di canne.

Andavamo spesso lì a mangiare il pesce. Era una tradizione nostra. Intima, rassicurante e quasi quotidiana. Un modo per stare insieme e scambiarci le emozioni della giornata.

Ma perché ci andavo? E con chi ero? Chi tenevo per mano? Chi era quella presenza così familiare?

Per quanti sforzi faccia, non riesco a ricordarlo. La scena s’interrompe sempre su quel frammento, così preciso ma anche così incompleto.

Niente altro. Buio. Come se avessi perso la memoria. Come se fossi devastato da una mutilazione al cervello.

Eppure… il ricordo si accende immancabilmente ogni volta che fiuto l’aroma della frittura di pesce.

È un ricordo dolce e pieno d’amore che io purtroppo non ho mai vissuto.

(Sono vegetariano da quando ero bambino e non mangio il pesce)

Ma è così intimo che riesce sempre a emozionarmi.

Alessandro

* * *

Dopo la laurea, Francesca ha programmato una vacanza di dieci giorni a New York.

All’ultimo momento, però, l’amica con cui aveva organizzato il viaggio ha un imprevisto e non può più partire con lei.

Francesca non se la sente di rimandare tutto.

Dieci giorni da sola in una città sconosciuta le fanno un po’ paura ma decide di partire ugualmente e di vivere quell’avventura.

Non è mai stata a New York e l’emozione è grande!

Appena scesa dall’aereo si sente improvvisamente a casa. Ogni cosa le è familiare. Odori, rumori, colori… tutto. Ricorda strade, negozi, nomi e scorciatoie.

Incuriosita, si lascia pian piano guidare da quella strana consapevolezza e, senza chiedere informazioni a nessuno, trova d’istinto tutto ciò che le serve: oggetti, monumenti, mezzi di trasporto, punti ristoro, divertimenti, parchi, centri commerciali…

Ogni cosa le venga in mente, ha la sua risposta in quel “già vissuto” che a New York l’accompagna dappertutto facendola sentire straordinariamente diversa. Disinvolta, sicura, propositiva e… a suo agio.

In un angolo di sé, Francesca si osserva e non si riconosce.

L’indecisione e la timidezza di sempre sono scomparse cedendo il posto a una personalità nuova, più intraprendente e sicura.

Dieci giorni che scappano via in un nanosecondo e che le sembrano una vita intera.

Rientra a casa emozionata e confusa, abbandonando a malincuore quella che ormai chiama affettuosamente “la mia città”.

Come in un sogno, sul volo di ritorno la personalità newyorkese cede il posto alla ragazza di sempre (avventurosa e dinamica ma anche timida e riservata) che porta a casa una valigia piena di regalini e conserva nel cuore il ricordo di quell’altra se stessa, così incredibilmente diversa da lei.

* * *

Non so perché ma i bambini che si esibiscono sul palcoscenico mi fanno provare qualcosa di lacerante e… terribile! Talmente doloroso che comincio a piangere senza riuscire più a fermarmi.

Quando mia figlia era piccolina, pensavo fosse la commozione nel vederla recitare a scuola o ballare durante i saggi di danza.

Ma l’altro giorno sono entrata per caso in un centro commerciale, proprio mentre un gruppo di bambini si esibiva in una performance di tango. Erano così carini, tutti con i costumi di lamé, colorati e carichi di lustrini, che mi sono avvicinata a curiosare un po’ ma… è stato impossibile! Ho dovuto allontanarmi in tutta fretta per nascondere le lacrime che mi scorrevano sul viso come un fiume in piena.

E lo stesso mi è successo a teatro, qualche mese fa, quando sono entrati in scena alcuni giovanissimi attori che certamente avevano meno di dieci anni.

La loro parte era festosa e allegra e non sarà durata più di dieci minuti. Ma a me è sembrata un’eternità!! Non riuscivo a fermare i singhiozzi. Più mi sforzo di controllarmi e peggio è!!

Allora cerco di farmene una ragione e di ricordare da cosa e quando abbia avuto origine tutto questo dolore, ma camminando all’indietro con la memoria non trovo nulla. Nessun indizio per una reazione tanto esagerata e inopportuna.

E’ qualcosa di triste e di mostruoso insieme… qualcosa che non ricordo, che non mi appartiene e che inevitabilmente mi provoca il pianto.

Marina

* * *

Alcune persone hanno ricordi che non fanno parte delle esperienze di questa vita.

Sono avvenimenti che non potremmo ricordare perché non li abbiamo vissuti nello stato di coscienza con cui li riviviamo oggi e che ci appaiono sotto forma di emozioni o di immagini frammentarie, slegate da ciò che stiamo vivendo in quel momento.

Sono ricordi che segnalano un movimento della coscienza su piani diversi della sua infinita realtà.

La nostra identità è limitata alle poche esperienze che la ragione considera “reali”.

Tutto il resto è censurato e nascosto nell’inconscio, per non turbare l’idea che ci siamo costruiti di noi stessi e della vita.

Ma la coscienza è qualcosa di molto più ampio di quanto la logica sia disposta ad ammettere.

La coscienza è l’insieme di tutte le realtà possibili.

(Quelle logiche e quelle che la logica non può processare)

Si è tanto parlato di vite precedenti… vite che abbiamo già vissuto con un corpo e un’identità differente da quella di adesso, in cui abbiamo sperimentato situazioni e stati d’animo diversi.

Le vite precedenti sono esperienze che appartengono alla coscienza ma non al corpo e all’identità con cui ci identifichiamo abitualmente.


Ma che cos’è: la coscienza?


Siamo parte di un tutto più grande, chiamato coscienza, che trascende i limiti del corpo e dell’identità di ciascuno e che si frammenta in infiniti altri corpi e identità per fare esperienze circoscritte della sua totalità.

La frase mistica “Tutto è uno.” esprime questo concetto.

Ma nel mondo della logica le cose sono finite e l’infinito è troppo espanso e privo di limiti per poter essere compreso, valutato e considerato nelle esperienze che viviamo abitualmente.

Per questo esiste un grande calderone chiamato inconscio dove archiviamo tutte le cose che la ragione non riesce a spiegare.

L’inconscio e la coscienza probabilmente sono la stessa cosa.

Solo che uno per definizione non lo si può conoscere. E’ appunto: inconscio.

Mentre l’altra, la si può almeno tentare di esplorare. E’ coscienza… quindi potenzialmente consapevole.

A volte possiamo avere ricordi che non ricordiamo di avere mai vissuto perché non ne abbiamo fatto esperienza con questo corpo e con questa identità.

Quando permettiamo a noi stessi di essere di più del nostro corpo e della nostra identità, possiamo ammettere di avere delle consapevolezze vissute in corpi e con identità diverse da quelle attuali, ma non per questo meno reali.

Poiché gli effetti di queste esperienze si possono sperimentare con il corpo e con l’identità di adesso, quei ricordi (vissuti con corpi e identità diverse) possono essere ritenuti reali.

Il tempo ingarbuglia le cose, però.

Infatti, se li ricordo adesso, ma non li ho mai vissuti, come fanno a essere ricordi?

In quale tempo ne avrei fatto esperienza?

In un tempo successo prima, in cui io ero io ma non ero ancora nato?

Queste domande sono mal poste e perciò non trovano risposte adeguate.

Il tempo non è qualcosa che esiste a prescindere dalla coscienza che lo sperimenta.

Il tempo è uno stratagemma della coscienza che permette di frammentare la totalità in una sequenza.

Dentro quella sequenza io nasco, vivo e muoio.

Fuori da quella sequenza, io sono nato, vivo e morto contemporaneamente.

Perché senza il tempo, tutto semplicemente è.

(Tutto-insieme-in-un-eterno-adesso)

E in quell’eterno adesso ci sono altre esperienze che interferiscono col mio mondo interiore e che permettono ai ricordi di prender forma nel corpo e con l’identità che ho ora (e che chiamo “la mia vita attuale” per distinguerla dalla totalità della coscienza e delle infinite vite che le appartengono).

Così quei ricordi che ogni tanto fanno inspiegabilmente capolino nella nostra realtà, ci segnalano una identità più grande e più articolata e arricchiscono la nostra esperienza di vissuti diversi.

Vissuti che meritano un’esplorazione più approfondita e un’integrazione nella vita attuale perché intrecciano l’esperienza corrente con la loro carica emotiva.

Recuperare le storie e i traumi di altre vite serve a illuminare la nostra esistenza presente e permette di sciogliere i traumi che ancora interferiscono con la crescita interiore e con lo sviluppo della nostra identità.

Siamo tutti parte di un’unica infinita coscienza che srotola se stessa in tante vite per dare forma alla sua molteplicità.

Comprendere l’irrazionale nella nostra esperienza ci porta a contatto con una saggezza profonda e permette al mondo interiore di dispiegare tutta la sua poliedrica verità.

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Ago 05 2012

TELEPATIA

La telepatia, o trasmissione del pensiero, è la capacità di comunicare senza bisogno di usare le parole.

Poiché nella comunicazione telepatica non si adoperano i sensi fisici, la telepatia è considerata un evento paranormale e, quando si manifesta spontaneamente, spesso non viene riconosciuta.

Nella nostra quotidianità, però, è un fenomeno molto normale e tutti quanti la utilizziamo comunemente, anche se non ne siamo consapevoli.

  • Usiamo la telepatia quando sappiamo qualcosa prima che ci sia detta a parole.

  • Usiamo la telepatia quando interpretiamo i sentimenti degli altri.

  • Usiamo la telepatia quando sentiamo di non poterci fidare di qualcuno nonostante le sue buone maniere (oppure di poterci fidare nonostante le circostanze sfavorevoli).

  • Usiamo la telepatia quando intuiamo le risposte a domande su temi per noi ancora sconosciuti.

  • Usiamo la telepatia quando diamo credito al nostro sesto senso.

La telepatia è la prima forma di comunicazione che gli esseri umani sperimentano alla nascita.

Nel ventre materno, tra mamma e bambino si stabilisce una profonda intesa.

Dopo il parto, questo dialogo impalpabile continua a esistere e permette alla madre di conoscere i bisogni del suo piccolo e di accudirlo efficacemente.

In termini tecnici, la trasmissione telepatica che avviene tra madre e figlio durante il primo periodo della vita, è chiamata: preoccupazione materna primaria e gli psicologi la ritengono indispensabile per la sopravvivenza dei cuccioli.

Con la crescita, gli esseri umani si abituano a usare il linguaggio e le capacità telepatiche pian piano vengono dimenticate.

Madri e figli, però, hanno spesso fenomeni di trasmissione del pensiero perché, anche se inutilizzata, la telepatia è una potenzialità che non si estingue e che si manifesta spontaneamente durante le emergenze della vita.

Tutti gli animali, invece, usano la telepatia come forma di comunicazione, sia tra membri della stessa specie che fra specie diverse.

Lo studioso di cavalli, Henry Blake, ha dimostrato come la comunicazione tra questi animali avvenga soprattutto mediante la telepatia.

Le sue ricerche sono illustrate nel libro – Parliamo con il cavallo – che oggi è diventato un best seller conosciuto in tutto il mondo.

A conferma dei suoi studi, Henry era capace di cavalcare restandosene muto e con le braccia conserte, senza utilizzare briglie, frustino o speroni, e di arrivare a destinazione soltanto trasmettendo mentalmente al suo cavallo le immagini della strada che intendeva percorrere.

Anche Rupert Sheldrake ha studiato approfonditamente la comunicazione telepatica.

Nel libro: – I poteri straordinari degli animali – dimostra come gli animali, grazie all’uso spontaneo della telepatia, riescano a sapere con precisione cose che altrimenti non potrebbero conoscere.

L’animale uomo, però, ritiene che il linguaggio sia l’unica forma di comunicazione, lo spartiacque tra l’intelligenza, la civiltà, la coscienza e l’ottusa stupidità animale fatta principalmente d’incoscienza.

E, su questi presupposti, legittima a se stesso il diritto di usare qualunque altra forma di vita che, proprio perché priva di linguaggio, considera anche priva di diritti.

Nella nostra cultura, non è possibile ammettere l’esistenza della telepatia senza scardinare il pensiero specista e prevaricatore su cui abbiamo fondato la società.

Per noi uomini, infatti, è ancora impossibile ammettere che anche gli animali parlino e utilizzino una modalità comunicativa altrettanto valida della nostra.

Questo pregiudizio ci porta a negare la telepatia.

Così, in genere, chi vive episodi di trasmissione del pensiero tende a non riconoscerli e a giustificare con l’utilizzo dei cinque sensi le informazioni ottenute telepaticamente.

Ammettere l’esistenza della telepatia come forma abituale di comunicazione, significherebbe riconoscere implicitamente anche la prepotenza e la violenza del nostro stile di vita. E questo per molti è ancora troppo doloroso da accettare.

Abbiamo sotto gli occhi tanti esempi di telepatia, sia tra noi esseri umani che con i nostri animali, ma non li riconosciamo e preferiamo convincerci che ci sia sempre una giustificazione fisica dietro allo svolgersi degli eventi.

Se il nostro cagnolino scodinzola e ci aspetta davanti alla porta, mentre ancora stiamo percorrendo la strada di casa, preferiamo credere che abbia sentito il rumore dell’auto o dei nostri passi, piuttosto che notare le sue capacita telepatiche.

Eppure chiunque abbia un cane sa benissimo che solo pensare al bagnetto o al veterinario, fa correre il nostro cucciolo peloso a nascondersi sotto il letto.

Mentre basta decidere di andare a spasso, per trovarlo scodinzolante e felice davanti al guinzaglio.

E questo avviene anche quando ce ne stiamo in silenzio con i nostri pensieri, senza proferire parola e senza compiere alcun gesto.

E’ sufficiente soltanto immaginare il bagnetto, il veterinario o la passeggiata, per suscitare nel nostro amico a quattro zampe il comportamento conseguente.

Provare per credere!

Interagire con gli animali è un’ottima palestra per esercitare la telepatia.

Infatti, gli animali comunicano telepaticamente trasmettendo immagini.

Leggono le nostre immagini mentali e ci inviano le loro.

Naturalmente, per noi creature umane civilizzate è difficile avere immagini vivide e pregnanti perché, spesso, le parole occupano tutto lo spazio dei nostri pensieri.

Chi possiede una Personalità Creativa, però, di solito ha un buon contatto con le immagini interiori ed è spontaneamente portato alla telepatia (in genere queste persone piacciono ai bambini e agli animali).

Quando riusciamo a superare la presunzione di essere l’unica razza dotata d’intelligenza e ci rapportiamo agli altri esseri viventi con un atteggiamento diverso, possiamo provare a comprendere il loro modo di comunicare aprendo la mente alle immagini che trasmettono.

Naturalmente, per sperimentare la comunicazione animale, bisogna essere disposti ad abbandonare i nostri codici almeno per qualche tempo.

Ci vogliono pazienza ed esercizio per usare la telepatia intenzionalmente e in modo efficace, è come imparare a parlare una lingua diversa.

Scoprire queste potenzialità permette di riappropriarsi di una forma di comunicazione, essenziale e diretta, fatta di emozioni e di sensazioni, in contatto con le verità del cuore più che con le logiche della mente.

La telepatia è un modo di essere e di sentire la vita che crescendo abbiamo dimenticato, ma che appartiene a tutti e che tutti possiamo decidere di utilizzare.

La comunicazione telepatica, però, risponde prevalentemente a determinati requisiti. Primo fra tutti: la relazione.

Come spiegano Henry Blake e Rupert Sheldrake: per avere un’efficace trasmissione del pensiero bisogna che ci sia un legame.

Più intensa e più grande è l’unione tra due esseri, maggiore sarà anche la loro comunicazione telepatica.

La telepatia, dunque, è il linguaggio del cuore.

Parlarsi senza usare le parole rappresenta una possibilità dell’amore e avviene più facilmente quando si è dentro un rapporto affettivo, significativo e profondo.

L’amore esprime l’anima di ciascuno.

E per questo non c’è bisogno del linguaggio.

Basta soltanto essere in comunione, per attingere a quella fonte di conoscenza immediata ed essenziale che chiamiamo: telepatia.

Il cuore non è normale.

E’ vero.

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