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Mar 19 2019

VERSO UNA NUOVA EPISTEMOLOGIA DELLA COSCIENZA

L’epistemologia è la materia che si occupa dei fondamenti e dei metodi delle diverse discipline scientifiche, l’insieme dei principi da cui prende forma il nostro sapere.

Nel corso del tempo l’applicazione dell’epistemologia ha affiancato il cammino evolutivo dell’umanità analizzando i criteri della scienza ed evidenziando i presupposti teorici con cui interpretiamo il mondo.

Infatti, le prospettive assunte dalla comunità scientifica cambiano a seconda dei periodi storici, modificando la comprensione delle cose.

In passato, l’epistemologia della scienza sosteneva l’esistenza di un principio lineare di causa ed effetto che permetteva agli scienziati di osservare l’andamento degli eventi in maniera asettica e distaccata.

Allora, tutta la ricerca era orientata a spiegare una realtà unica e immodificabile della quale era necessario individuare le leggi.

Oggi, invece, i fondamenti della scienza sono cambiati e gli scienziati ci mostrano la coesistenza di più punti di vista differenti, sottolineando il ruolo di chi osserva e il rapporto tra l’osservazione e ciò che viene osservato, e descrivendo una realtà cangiante fatta di relazioni e possibilità infinite.

Ogni cambiamento epistemologico scompiglia i presupposti teorici del pensiero e modella un diverso modo di stare al mondo.

Progressivamente e impercettibilmente, infatti, i risultati delle indagini scientifiche si spostano dal chiuso dei laboratori al fermento della vita quotidiana, improntando i nostri modi di pensare e di vivere.

Così, mentre la vita influenza la scienza, la scienza influenza la vita … e insieme danno forma a un percorso di conoscenza fatto di aggiustamenti continui e in continua evoluzione.

In un tempo non molto lontano dal presente, lo studio della psicologia non esisteva e gli scienziati non si preoccupavano di analizzare ciò che accade nel mondo interiore.

La psiche era considerata materia esclusiva degli psichiatri che ne esaminavano i meccanismi nel tentativo di risolvere il malfunzionamento del cervello.

Ai primi del novecento, però, il neurologo austriaco Sigmund Freud postulò l’esistenza di un inconscio capace di incidere sul corpo fisico e sulla vita delle persone, e posto in uno spazio introspettivo oltre la percezione cosciente.

Non molto tempo dopo, uno dei suoi allievi, lo psichiatra svizzero Carl Gustav Jung, approfondì la scoperta del mondo interiore evidenziando la presenza di un inconscio collettivo depositario di una conoscenza ancestrale e infinita.

Oggi la psicologia clinica non può prescindere dall’inconscio (individuale e collettivo) e la psicoterapia vanta una casistica molto ampia di remissione dei sintomi ottenute grazie al lavoro con la dimensione interiore.

L’epistemologia che sostiene la ricerca sulla salute ha avvalorato la scoperta dell’inconscio estendendo il concetto di coscienza fino a comprendere una percezione più vasta della mente razionale e posta al di fuori dei limiti del cervello.

La coscienza, perciò, ha subito nel tempo una profonda evoluzione e, se in passato indicava esclusivamente ciò che esiste entro l’orizzonte della consapevolezza, oggi ha assunto una connotazione più ampia, segnalando una dimensione che oltrepassa i limiti angusti della mente e del corpo per collocarsi al di fuori delle coordinate spazio temporali.

Sia la meccanica quantistica che il biocentrismo, infatti, segnalano l’importanza di un principio vitale che intreccia il mondo interiore con quello esteriore dando forma a una realtà mutevole e soggettiva.

La dimensione psichica perciò non riguarda più soltanto la percezione individuale ma comprende qualcosa di più ampio e trascendente chiamato: coscienza.

Come espone il primo principio del Biocentrismo: 

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“Quello che percepiamo come realtà è un processo che coinvolge la nostra coscienza. Se esistesse una realtà esterna a noi stessi, dovrebbe trovarsi in uno spazio, ma lo spazio e il tempo non sono assoluti, sono solo strumenti usati dalle menti umane e animali.”

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Partendo dalla considerazione che nessuna disciplina scientifica è mai stata capace di spiegare in che modo la coscienza possa emergere dalla materia, il biologo americano Robert Lanza dimostra che non esiste una realtà separata da chi la sperimenta perché la coscienza intreccia ogni cosa e la vita precede l’esistenza dell’universo (e non viceversa).

Come scrive nel suo libro Oltre il biocentrismo:

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“Non esiste un universo senza percezione. La coscienza e il cosmo sono correlati; sono una cosa sola.”

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Ecco quindi che negli anni duemila prende forma una diversa epistemologia della scienza e della coscienza capace di fornire risposte nuove ai quesiti sulla vita e sulla morte che da sempre tormentano l’animo umano.

Carla Sale Musio

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Mar 06 2019

CHE COS’È LA COSCIENZA: guardare la morte con occhi nuovi

Nel linguaggio comune coscienza è sinonimo di consapevolezza e indica tutto ciò di cui abbiamo cognizione.

Tuttavia, da un punto di vista psicologico, si può essere consapevoli consciamente ma anche inconsciamente.

E questo rende la coscienza molto più ampia di quanto non si creda.

Per definizione l’inconscio è la sede delle cose di cui siamo inconsapevoli, il contenitore dove sono raccolte le memorie della nostra vita, della nostra famiglia, della nostra specie, della nostra… Totalità.

L’inconscio, l’infinito e la coscienza hanno in comune la mancanza di confini, cioè appartengono a un diverso modo di guardare la vita: non più soggetto ai parametri dello spazio e del tempo ma… pervasivo.

Esiste qualcosa che osserva il mondo dal primo all’ultimo minuto.

Come individui possiamo essere a conoscenza di questa percezione oppure ignorarla.

Tuttavia, la sua presenza silenziosa e profonda ci accompagna sempre.

La coscienza è una percezione intima e neutrale, fatta di totalità e soggettività insieme.

E non dipende dal cervello.

Il cervello è lo strumento che la coscienza utilizza per codificare i vissuti emotivi e muoversi nella realtà materiale.

Ecco.

Lo so.

Questa affermazione fa saltare subito la mosca al naso.

Ma qualcuno deve pur dirlo.

E non può che essere uno psicologo.

Cioè uno studioso che si occupa della coscienza.

Tutto il giorno.

Tutti i giorni.

(Tranne quando è in ferie.)

Agli scienziati newtoniani la sudditanza del cervello alla coscienza non piace.

Preferiscono rapportarsi a un’oggettività ben distinta dalla soggettività di chi guarda.

Tuttavia, la fisica moderna ha dimostrato che senza un osservatore la realtà che noi conosciamo non potrebbe esistere.

Infatti, le coordinate con cui interpretiamo i fenomeni dipendono dal punto di vista attraverso il quale strutturiamo la nostra osservazione.

Chi osserva dà forma a ciò che avviene.

Difficile da digerire dopo anni di fisica newtoniana studiata alle elementari, alle medie e anche alle superiori.

Già.

Perché a scuola non si insegna mica la fisica dei quanti!

Non è nemmeno prevista nei programmi ministeriali.

Gli psicologi, però, con la coscienza devono fare i conti e, proprio come i fisici quantistici, sono costretti a considerare l’importanza del punto di vista.

Il cambiamento epistemologico di questo nuovo millennio poggia sull’acquisizione che la coscienza è un principio infinito, onnicomprensivo, privo di materialità e perciò non soggetto ai codici spazio temporali che definiscono il mondo fisico.

Ogni psicoterapeuta lo verifica quando cura usando le parole e aiutando i pazienti a modellare la propria vita grazie a una diversa lettura degli avvenimenti.

Sono proprio gli psicologi i divulgatori di una visione più ampia della coscienza.

I primi a sostenere il peso di questa nuova epistemologia.

Durante le sedute di psicoterapia, infatti, l’osservatore/paziente agisce sulla realtà materiale orientando il cervello a scorgere comprensioni nuove e più funzionali mentre esplora la dimensione infinita della coscienza.

Per aiutare i pazienti a far emergere le proprie risorse gli psicoterapeuti li conducono a superare i limiti del cervello, avventurandosi costantemente tra le profondità della psiche e muovendosi nella dimensione impalpabile e incommensurabile della coscienza.

Questo lavoro permette di sperimentare la pregnanza della dimensione immateriale fino a modificare la propria vita.

Non è un procedimento concreto.

Durante la psicoterapia si parla… e basta.

Ma il potere della coscienza diventa evidente nei comportamenti di chi, al termine di quel lavoro, si sente meglio.

La coscienza non è materiale e non è fisica.

È una dimensione che comprende la fisicità ma utilizza i parametri della Totalità.

Tutto è uno.

Come sopra così sotto.

Sono affermazioni dell’ermetismo che ne propongono una buona sintesi.

Quando si affronta il problema della morte non si può che accogliere questa nuova epistemologia restituendo alla coscienza la sua priorità.

Infatti, solo riconoscendone la pervasività diventa possibile aprirsi alle realtà interiori e comprendere il valore della soggettività.

Tutti quanti sperimentiamo la preminenza della coscienza quando ci innamoriamo.

In quei momenti l’osservatore, la soggettività e il punto di vista diventano strumenti imprescindibili per validare la realtà.

Nessuno può provare scientificamente l’amore al di fuori di chi lo vive.

Tuttavia, l’amore esiste.

(E, di sicuro, anche gli scienziati newtoniani ogni tanto si innamorano.)

L’amore ci aiuta a comprendere il valore di quella percezione onnipresente e personale che permea ogni cosa.

In quella presenza infinita e soggettiva possiamo abbracciare anche chi non possiede più un corpo e ritrovare la continuità dei legami, ben oltre i limiti della fisica imparata a scuola.

Nella coscienza ogni inizio e ogni fine perdono quella demarcazione che li rende antagonisti e incompatibili per congiungersi in una circolarità capace di accostarsi alla morte con occhi nuovi, rivelando il potere che sta dietro alle cose, il Tutto da cui prende forma la realtà.

Carla Sale Musio

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Feb 22 2019

HO SCRITTO UN LIBRO PER DARE VOCE A CHI NON HA PIÙ UN CORPO

Sono convinta che la morte riguardi soltanto il termine dell’esperienza fisica e che l’amore non finisca mai perché esiste in una dimensione della coscienza che è fuori dalle coordinate dello spazio e del tempo.

In quel luogo fatto di percezioni e sensazioni intime è possibile ritrovare le persone che non hanno più una fisicità.

Siamo abituati a pensare in termini di concretezza e materialità, tuttavia, facendo il mio mestiere si impara a muoversi anche in dimensioni diverse.

Sono territori poco concreti ma reali e capaci di regalarci la gioia o la sofferenza, l’armonia o la paura, il benessere o la malattia.

Nel mondo psicologico ci si avventura sempre sui terreni scivolosi e poco frequentati dell’immaterialità e capita spesso di vivere esperienze di vita oltre la morte.

Molti uomini e donne chiedono aiuto quando il lutto rende terribile l’esistenza.

In quei momenti si sta talmente male che niente sembra dare sollievo al dolore.

Eppure…

Sono tante le persone che raccontano sogni, emozioni ed esperienze a testimonianza di una vita che prosegue sempre.

Anche senza il corpo.

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L’AMORE NON HA CONFINI

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E i legami affettivi dopo la morte crescono e si evolvono, costruendo un ponte capace di unire la vita fisica con la vita non fisica e permettendo a chi si vuole bene di ritrovarsi e di abbracciarsi ancora.

Certo, non è facile.

Occorre imparare un nuovo modo di stare insieme e di comunicare.

Ma ciò che a prima vista appare impossibile a poco a poco prende forma rivelando possibilità insperate.

Quando studiamo una lingua straniera dobbiamo abbandonare gli schemi conosciuti e avventurarci in una grammatica nuova e in un diverso gergo espressivo.

Allo stesso modo quando esploriamo il mondo della coscienza e della Totalità dobbiamo aprirci a una modalità differente di leggere gli avvenimenti, tollerando l’inesperienza e la goffaggine che caratterizzano ogni apprendimento.

Il libro:

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COMUNICARE CON CHI NON HA PIÙ UN CORPO

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tratteggia un’epistemologia dell’anima capace di aiutare la ragione a sopportare le stranezze del cuore.

E delinea una via per dialogare con chi non fa più parte della nostra fisicità ma esiste in una realtà immateriale da cui è possibile leggere e condividere i sentimenti con grande intensità.

L’amore è un linguaggio primordiale e infinito.

Nella nostra società è guardato con sospetto, insofferenza e derisione.

Per questo è difficile riconoscerlo, soprattutto nei momenti di dolore.

Chi affronta la morte di una persona cara sa che la vita non può avere un capolinea.

Lo sente dentro… anche se fa fatica a crederci.

La paura di trovare una consolazione ingenua e a buon mercato è sempre dietro l’angolo.

Tuttavia, la scienza ha dimostrato l’esistenza di mondi che erano sconosciuti fino a qualche tempo fa.

E oggi la coscienza non è più considerata solamente un prodotto del cervello ma uno stato dell’essere che intreccia inscindibilmente ogni realtà e si avvale dello spazio, del tempo e dell’amore per fare un’esperienza di sé.

Comunicare con chi non ha più un corpo è possibile, avviene sempre e tutte le creature che abbiamo amato e hanno lasciato la dimensione terrena cercano di ricordarcelo costantemente.

Sta a noi decidere se ascoltare il loro messaggio interiore o chiudere ogni comunicazione confinando tutto ciò che non si può toccare in un angolo del nostro inconscio.

Il tempo è soltanto uno strumento per muoverci nella fisicità.

Nel mondo intimo della coscienza esiste un SEMPRE carico di significato.

E sempre pronto a rivelarci la sua realtà nel momento in cui saremo capaci di accettarla.

Carla Sale Musio

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Feb 16 2019

SCELTE DI VITA SENZA VIOLENZA: vivere di frutta.

Ci sono scelte di vita talmente impopolari che, spesso, chi le pratica è costretto a nascondersi per evitare la gogna riservata ai traditori.

Sono voci fuori dal coro mosse da un’etica amorevole e civile.

Così civile che allo sguardo della maggioranza appare esagerata, strana, deplorevole e… sovversiva!

Esiste una gastronomia basata sulla scelta di nutrirsi esclusivamente di frutta.

Una cultura culinaria sconosciuta ai più ma con tanto di chef capaci di preparare pasti saporiti, ricchi di portate differenti e prive di uccisione.

Nell’equilibrio del nostro ecosistema la frutta garantisce una reciprocità basata sul piacere.

I frutti, infatti, regalano un delizioso concentrato di sapore e di energia a chi li coglie e permettono alle piante di spargere i propri semi senza bisogno di muoversi.

Vivere di frutta è la strada maestra verso l’espressione della sensibilità interiore.

In questa nostra società malata di prepotenza e narcisismo, l’empatia è guardata come una colpa e non come un valore.

Perciò, chi è capace di amare ogni forma di vita deve proteggersi, indossando un’armatura fatta di indifferenza e crudeltà.

Ma il cinismo rende impossibile comprendere la moralità.

E, se la scelta vegana è difficile e poco accettata, figuriamoci un’alimentazione fatta soltanto di frutta!

Tanta gente non distingue nemmeno la frutta dalla verdura.

Già…

Perché il frutto è quello che contiene i semi della pianta.

Sono frutti: i peperoni, le zucchine, le melanzane.

Non sono frutti: i finocchi, le patate, le carote.

Tuttavia, molti sono convinti che la frutta sia esclusivamente quella dolce e zuccherina: mele, pere, banane…

E chiama tutto il resto genericamente verdura, a riprova della scarsa attenzione posta sulle scelte alimentari e su quello che gira loro intorno.

Le persone sensibili non possono fare a meno di interrogarsi in merito alle proprie azioni e, prima o poi, arrivano a scoprire il mondo etico di chi si nutre solamente di frutta.

La sensibilità è l’unico valore che cambierà il mondo.

Chi vuole un popolo di schiavi ama il potere ma… ignora la pazienza, la creatività e la determinazione di chi sceglie la vita nonostante tutto.

Le persone sensibili hanno spesso un passato di sofferenza.

E, tuttavia, possiedono una capacità di amare inestinguibile.

Questo li rende rivoluzionari, poco addomesticabili e incapaci di vendersi al miglior offerente.

Sono la spina nel fianco dell’autorità.

Perché l’amore ricresce sempre, come le ortiche.

E chi lo accoglie nel proprio cuore non si lascia corrompere.

Nemmeno da se stesso.

In un mondo che corre al galoppo verso la propria distruzione chi decide di vivere soltanto di frutta nuota controcorrente percorrendo una via sconosciuta ai più.

È un cammino di conoscenza che conduce a scoprire soluzioni nuove anche davanti ai problemi irrisolvibili di sempre.

L’unica strada capace di guidarci verso un mondo migliore.

Carla Sale Musio

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Gen 29 2019

SCHIAVISMO O CULTURA GASTRONOMICA?

Nessun animale in natura è drogato dal cibo quanto l’essere umano.

La chiamiamo orgogliosamente cultura gastronomica e ne coltiviamo con passione le infinite varianti incrementando inconsapevolmente una droga legale e ritenuta imprescindibile.

Tuttavia, per vivere, la gastronomia non è necessaria.

Mangiare è soltanto una delle tante attività piacevoli che la natura propone ad alcuni esseri viventi.

Non tutte le specie, infatti, sentono la necessità di ingerire qualcosa per nutrirsi.

Esistono delle creature capaci di alimentarsi solo con la luce, senza bisogno di inghiottire niente.

Trasformare le radiazioni solari in nutrimento è un’abilità che coinvolge oltre alle piante anche diversi esseri umani, studiati dalla scienza, derisi dalle masse e ammirati da chi è capace di cogliere la profondità di uno stile di vita differente.

Oggi il movimento breathariano è attivo dappertutto e ha una sede anche in Italia, a Coccore (nelle Marche, in provincia di Ancona), dove ogni anno ospita un festival cui partecipano respiriani, simpatizzanti e curiosi provenienti da ogni parte del pianeta.

Chi si nutre di sola luce testimonia con la sua presenza l’esistenza di una diversa possibilità e ci riporta bruscamente dentro i confini di un nutrimento necessario alla sopravvivenza e libero dalla dipendenza che caratterizza la nostra alimentazione.

Gli interessi di mercato ci spingono a comprare in modo compulsivo ogni genere di alimento, sollecitando il piacere del gusto e occultando abilmente le conseguenze di questo modo di agire.

Oltre le quinte patinate della pubblicità, però, una piccola élite al governo del mondo mantiene indisturbata il proprio potere, proprio grazie all’ignoranza dei meccanismi psicologici che sottendono le nostre scelte quotidiane.

Dietro la dipendenza alimentare, infatti, si cela una sottomissione acritica e incondizionata.

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“MANGIARE È INDISPENSABILE PER VIVERE”

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Tuttavia, mangiare in modo artefatto, elaborato e tossico è necessario a tenerci prigionieri di uno stile di vita alieno dalla salute, dalla libertà e dal contatto con la natura.

Quando, in nome della sopravvivenza, proclamiamo la liceità dell’uccisione definiamo sopravvivenza l’opulenza malsana che caratterizza le nostre scelte alimentari e autorizziamo inconsciamente lo sfruttamento e la tortura.

Di noi stessi e del mondo.

L’allevamento e il maltrattamento degli animali, infatti, sono ammissibili solo a fronte di una nostra superiorità (narcisistica) basata sul presupposto che creature diverse, deboli e ingenue non meritino rispetto, comprensione e tutela.

Questo principio ci incatena a una sottomissione inconscia, dovuta a chiunque giudichiamo più forte o migliore di noi.

È così che perpetriamo un mondo basato sulla prepotenza e sull’ingiustizia.

Nel momento in cui accettiamo una violenza giudicata ineluttabile ci rendiamo vittime della medesima legge, subendone le conseguenze nella nostra quotidianità.

Uccidere per vivere vuol dire anche essere uccisi per soddisfare i bisogni di chi è più forte e più scaltro.

Ogni affermazione affonda le radici nell’inconscio improntando di sé le scelte di ogni giorno.

Perché l’inconscio ne acquisisce i dettami e li fa propri applicandoli alla nostra esistenza.

Rifiutarsi di uccidere per divertimento significa sostenere l’amore, il rispetto e la fratellanza nel mondo psichico e costruire le fondamenta di una vita migliore.

Ma per farlo è necessario aprire gli occhi davanti alla crudeltà della cultura gastronomica, ritrovando il legame con la natura e con ogni altra forma di vita.

Mangiare per vivere significa scegliere poche cose semplici e senza violenza.

Vivere per mangiare invece ci rende schiavi di una dipendenza che sembra regalarci il piacere mentre ci priva della salute e della libertà.

Carla Sale Musio

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Dic 27 2018

AMARE SENZA PRETENDERE NULLA IN CAMBIO

… Ma si può?!

 

Davvero si può amare senza pretendere nulla in cambio?

 

Be’… se il compenso dell’amore è amare… allora no, non si può.

Se ogni gesto d’amore è un atto di egoismo, perché amare è un piacere e perciò anche un guadagno… allora no, non si può.

Se amare vuol dire assecondare un impulso interiore senz’altra possibilità di scelta… allora no, non si può.

Insomma, se tutto, ma proprio TUTTO, è la conseguenza di un tornaconto egoistico… allora non si può amare senza pretendere nulla in cambio perché ogni gesto d’amore è in ultima analisi un atto di egoismo.

Credo però che la parola egoismo vada definita meglio.

Nel linguaggio comune, egoismo indica la pretesa insensata (e perciò patologica) che il proprio bisogno sia più importante di quello degli altri.

L’egoismo nei bambini è fisiologico e necessario.

Serve alla sopravvivenza e insegna a badare a se stessi.

Con la crescita, però, deve cedere il posto al suo contrario: l’altruismo.

Ossia: la capacità di mettere i propri bisogni in secondo piano per agevolare qualcun altro e creare le basi della cooperazione.

L’amore ci spinge in direzione dell’altruismo.

Insegna a dare solo per il piacere di far contenta un’altra creatura.

(I più puntigliosi sottolineano che proprio questo piacere trasforma l’altruismo in egoismo. Tuttavia comunemente non facciamo tanti cavilli e definiamo egoista la persona che pensa solo a se stessa e altruista colui che invece si prodiga per gli altri.)

Gli altruisti sono persone che sanno amare senza pretendere nulla in cambio.

E tutti lo siamo… ogni tanto.

Diventiamo altruisti ogni volta che anteponiamo le necessità di qualcuno alle nostre.

Di solito avviene inconsciamente, senza che nemmeno ce ne rendiamo conto.

Succede soprattutto quando l’amore ci spinge a dare.

Amare senza pretendere nulla in cambio è un modo di voler bene istintivo e profondo.

Tutte le mamme lo esprimono spontaneamente con i loro cuccioli.

E tutti noi lo sperimentiamo quando ci prendiamo cura di una creatura in difficoltà.

Anche l’amore di coppia non sfugge a questa regola.

E ci regala momenti magici e di grande intensità.

Tuttavia, sovrapporre l’amore genitoriale a un rapporto coniugale è pericoloso.

Perciò in una coppia l’altruismo va osservato con attenzione, in modo da evitare che la relazione perda la sua intensità erotica e affettiva.

Nell’amore di coppia, infatti, la reciprocità è importantissima e sovvertirne le regole non è una buona idea.

L’amore vero è libertà.

Libertà di fare ciò che sentiamo giusto.

Libertà di assumerci la responsabilità delle nostre scelte.

Libertà per noi stessi e per chi amiamo.

Amare senza pretendere nulla in cambio significa lasciare all’altro la possibilità di essere se stesso.

Senza volerlo cambiare per renderlo funzionale ai nostri bisogni.

L’amore, quello vero, è sempre una scelta.

La scelta dell’onestà.

La scelta della disponibilità.

La scelta della condivisione.

Ma anche:

la scelta della solitudine.

La scelta dell’autonomia.

La scelta della diversità.

Amare senza pretendere nulla in cambio significa aprirsi alla possibilità di voler bene anche a chi non ci ama.

Senza opprimere l’altro con il nostro desiderio di reciprocità.

Senza condannare se stessi.

Senza perdere la dignità.

L’amore è un’energia e un potere.

Solo chi è capace di accoglierlo dentro di sé può cavalcare la vita senza paura di perdersi.

Carla Sale Musio

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Dic 20 2018

ALIMENTAZIONE E NEURONI SPECCHIO: come rendere la vita impossibile a chi vuole cambiare

Quando decidiamo di seguire uno stile alimentare più sano e di cambiare le nostre abitudini dietetiche, affrontiamo un percorso di disintossicazione irto di ostacoli e incertezze e, quasi sempre, i buoni propositi si scontrano con un mondo che cammina in direzione contraria.

Gli interessi commerciali, infatti, prediligono i consumatori smodati e incoscienti.

E fanno di tutto per emarginare chi è consapevole e attento alla salute.

Tante ricerche scientifiche hanno dimostrato che mangiare bene significa mangiare poco, mantenendo un contatto con la natura e con i suoi ritmi benefici.

Scelte insopportabili per le grandi catene alimentari.

Infatti, se tutti di colpo smettessero di mangiare, i loro profitti andrebbero in fallimento… e il mondo si trasformerebbe radicalmente!

Niente più ristoranti, bar, supermercati, distributori di patatine, allevamenti intensivi, tonnare, fabbriche di pentole, stoviglie, cucine, liquori, vini… insomma… altro che rivoluzione!!!

Cambiare in meglio la propria alimentazione significa nuotare controcorrente.

È difficile vivere con poco in un mondo che sembra fatto apposta per consumare sempre di più e distruggere la salute del pianeta.

La pressione sociale si accanisce contro chi osa stravolgere le regole del gioco e oggi uscire insieme senza mettere qualcosa sotto i denti è praticamente impossibile.

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“Ma come?! Non andiamo a cena?! Allora cosa facciamo?!”

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“Davvero non si mangia proprio niente?! Neanche un aperitivo e qualche salatino?!”

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Sembra che senza ingurgitare nulla la vita di relazione perda il suo significato e chi decide di mangiare meno deve affrontare la gogna riservata ai traditori.

Esiste un ostracismo sociale che spinge a emarginare chi è diverso.

Proporre una riunione tra amici scevra da sollecitazioni gustative è considerato triste, arido, scialbo, poco attraente, noioso, inutile, stupido… e chi più ne ha più ne metta.

A meno di non vivere soli in mezzo al deserto è indispensabile partecipare alle tante occasioni di incontro fatte apposta per stimolare il palato e assopire l’intelligenza.

E chi prova a non lasciarsi coinvolgere è messo sotto tortura.

Infatti, i neuroni specchio, sollecitati a più non posso dall’andazzo comune, generano un fastidioso languore di stomaco capace di far deragliare ogni piano salutista.

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Ma cosa sono i neuroni specchio?

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neuroni specchio sono cellule nervose che si attivano quando qualcuno esegue un’azione e anche quando si osserva la medesima azione compiuta da un altro soggetto.

Grazie a questi neuroni le persone socievoli, empatiche e altruiste, sperimentano sulla propria pelle i vissuti di chi hanno intorno.

L’attivazione dei neuroni specchio spiega perché trovarsi in mezzo a una tavolata di gente che mangia di gusto diventa un’impresa titanica quando si vuole seguire un’alimentazione morigerata.

Queste cellule nervose, infatti, rendono impossibile eludere lo stimolo della fame.

E vanificano immediatamente ogni obiettivo salutista, facendosi beffe della volontà, della determinazione e dell’impegno.

Gli esseri umani si influenzano continuamente e questo rende difficile perseguire obbiettivi diversi da quelli della maggioranza.

Per motivare l’ascendente che le persone possono esercitare l’una sull’altra anche a distanza la fisica quantistica parla di entanglement.

I sociologi e gli etologi spiegano che il branco muove le azioni della collettività scavalcando i sentimenti e le ragioni individuali.

Gli psicologi lo definiscono fantasma di gruppo e chiariscono che un insieme di individui sprigiona una forza superiore alla volontà del singolo, creando un’influenza così potente da trascinare in imprese moralmente discutibili anche chi è attento e rispettoso con tutti.

Insomma, uscire dal coro per seguire il proprio tempo e il proprio passo non è facile.

Soprattutto in tema di alimentazione.

Chi vuole portare avanti uno stile di vita più rispettoso della salute (propria e del pianeta) deve fare i conti con la persecuzione scatenata dagli interessi di mercato e basata su leggi biologiche (neuroni a specchio), psicologiche (fantasma di gruppo) e sociologiche (branco).

Per evitare di finire vittime dell’omologazione servono molto coraggio e molte risorse, ma soprattutto occorre immergersi nella natura recuperando la sua profondità e la sua saggezza.

Solo ripristinando i ritmi fisiologici, infatti, diventa possibile sconfiggere quel senso di fame indotto ad arte e volto farci perdere l’ascolto di ciò che ci fa bene o male.

Stare in contatto con l’armonia della creazione consente di ritrovare le chiavi del proprio essere al mondo, riconquistando un equilibrio istintivo, naturale e salutare.

Si vive per fare un’esperienza di conoscenza liberando la creatività e la passione fino a dare forma al dono che siamo venuti a condividere con gli altri, l’unicità che fa di ciascuno una persona irripetibile e speciale.

Mangiare può essere un piacere che allieta la vita, solo quando non ne diventa lo scopo.

Le persone realizzate e felici spesso se ne dimenticano.

Carla Sale Musio

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Dic 02 2018

VIOLENZA NASCOSTA

Esistono violenze invisibili fatte di cose semplici e di un volersi bene che non vuole sapere tutta la verità.

C’è un mondo sotterraneo e crudele dietro l’amore che tiene unite le nostre famiglie.

Un mondo di brutalità e di soprusi.

Un orrore difficile da raccontare, perché la maggior parte di noi preferisce ignorarne l’esistenza.

Esiste una disumanità nascosta dietro tanti gesti quotidiani, dietro l’affetto, dietro le festività, dietro i momenti belli e le giornate speciali.

Sono disgrazie che non fanno notizia, che non compaiono nella cronaca nera e che alla maggior parte della gente fanno venire l’acquolina in bocca.

In quei gesti, apparentemente amorevoli, affondano le radici dell’aggressività che ammala la nostra civiltà.

Prendono forma in una superiorità scontata che ci spinge a dire:

“Sono solo animali.”

Come se questo bastasse a legittimare ogni abuso.

Ci sono creature che vivono soltanto per venire torturate e macellate.

Esseri allevati per il nostro piacere.

Individui senza valore, vittime di una disumanità inconsapevole.

Non c’è un modo etico per uccidere.

L’uccisione è sempre un assassinio.

Ma la parola assassinio non viene usata quando si tratta degli animali.

E nemmeno la parola cadavere.

Chiamiamo carne i loro corpi straziati e guardarli ci mette fame.

Dietro quest’incoscienza prosperano i semi di tanti orrori.

Crediamo che la supremazia della nostra specie sia un criterio sufficiente a legittimare il maltrattamento di ogni altro essere vivente.

“Sono solo animali.”

Sosteniamo con noncuranza.

Alimentando la convinzione che per loro non valgano il rispetto e la morale.

Così facendo, però, accettiamo di sfruttare chi è diverso, debole o ingenuo.

E questa legittimità autorizza l’abuso nella psiche.

L’inconscio, infatti, intesse le trame della vita basandosi sui principi che noi stessi abbiamo scelto.

Nel momento in cui permettiamo lo sfruttamento degli animali accogliamo il predominio e creiamo le basi per essere vittime e carnefici.

Decidendo che è giusto allevare, torturare e massacrare chi è incapace di difendersi, accettiamo di essere sfruttati e maltrattati da chi detiene un potere superiore al nostro.

Impariamo queste regole da bambini: nei pranzi della domenica, nei giorni di festa, nelle solennità, nelle cerimonie e in tutte quelle occasioni, grandi o piccole, in cui vengono uccisi con amore gli esseri che abbiamo scelto per rallegrare il nostro pasto.

I vitellini, gli agnelli, i porchetti, i polli, le quaglie, i conigli, i cinghiali, i cervi… l’elenco potrebbe continuare all’infinito.

Sono tanti gli animali che ci piace mangiare.

Creature che amano vivere, proprio come noi.

E che provano dolore, proprio come noi.

Esseri talmente uguali a noi che vengono usati nella ricerca, perché le loro reazioni, emozioni e sensazioni sono come le nostre.

Poiché hanno culture diverse abbiamo stabilito che non ci sia alcun male nel togliergli la vita.

Impariamo da piccoli a tollerare questa insensibilità.

E poi, da grandi, la crudeltà diventa normale.

È normale: allevare animali, cacciare, pescare e uccidere altre specie per divertimento.

È normale: vendere bombe, comprare armi, divertirsi a sparare, dividendo la terra in stati e nazioni contrapposte.

È normale: ricevere medaglie e sentirsi importanti per aver distrutto le case e i campi di gente come noi, vittime dei voleri di chi comanda il mondo.

La violenza è dappertutto.

Siamo convinti che sia naturale.

Lo abbiamo imparato presto.

E oggi non ci pensiamo nemmeno più.

Quando affermiamo la legittimità di uccidere chi è più debole e di mangiarne le carni, stabiliamo un principio di violenza che l’inconscio trasferisce nella nostra vita.

Dando forma al mondo che conosciamo oggi.

Il mondo del bullismo, del nonnismo, dell’omofobia, del femminicidio, della pedofilia, delle guerre, degli stupri e della paura.

Un mondo che vorremmo rendere migliore e di cui abbiamo perso il controllo coltivando la crudeltà dentro la psiche.

Ammazziamo la fratellanza.

Senza saperlo.

E, senza riconoscerne le cause, andiamo a caccia dei colpevoli all’esterno.

Come se non dipendesse da noi.

Carla Sale Musio

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Nov 25 2018

AMORE, LIBERTÀ E POSSESSO

Il possesso permea così tanto la nostra cultura che ci sembra naturale vantare diritti di proprietà anche sulle persone.

Le parole mio e tuo sono diventate parte del linguaggio amoroso.

Ma, l’amore prende forma nel mondo intimo senza che sia possibile circoscriverlo.

Confini e sentimenti sono incompatibili.

La vita emotiva è fatta di stati d’animo che prescindono dalla volontà.

Il coinvolgimento che proviamo verso un’altra persona è un sentire spontaneo e indipendente dai nostri desideri, appartiene all’anima.

Nessuno può decidere di innamorarsi.

L’amore segue leggi diverse da quelle del possesso e della volontà.

Ma soprattutto: diverse dall’economia.

Per questo, non è corretto usare mio e tuo parlando di sentimenti.

Non si può possedere l’amore.

Tuttavia, le regole del commercio dettano legge anche nella vita di coppia.

L’amore non produce reddito e per questo è considerato di poco conto.

Per sentirsi realizzati è necessario avere:

  • la macchina

  • la casa

  • i vestiti

  • il lavoro

  • le vacanze

  • gli amici

  • la famiglia

  • i figli

  • … … …

È difficile sostituire lo schema della proprietà con quello della libertà.

Chi ama senza aspettarsi nulla in cambio è considerato uno sciocco.

Eppure…

L’amore ha bisogno di indipendenza.

E di rispetto.

Si può amare una persona ma non si può avere una persona.

È vero:

  • la gelosia fa sentire fragili, vulnerabili e dipendenti

  • quando siamo innamorati l’altro può distruggerci con un gesto, lasciandoci feriti e impotenti in balia del dolore

  • il bisogno di sicurezza spinge a cercare garanzie per salvaguardare la continuità dei sentimenti

La paura reclama la sicurezza del mio e del tuo.

Ma l’amore è l’opposto della paura e per viverlo con pienezza è necessario esporsi al rischio della fragilità.

Solo affrontando quel rischio, infatti, si diventa grandi.

I piccoli hanno bisogno di stringere le cose tra le mani per conoscerle e apprezzarle.

Col tempo imparano a contemplarle.

Le emozioni sono come l’arcobaleno: le possiamo ammirare ma non le possiamo toccare.

Per diventare adulti è necessario imparare ad amare solo per il piacere di vivere il coinvolgimento.

Possesso e libertà sono poli opposti lungo la strada del voler bene.

La proprietà non garantisce l’amore.

La libertà, invece, sì.

È libero chi può amare senza pretendere la reciprocità.

L’amore è un sentimento spontaneo.

Possiamo nasconderlo o manifestarlo, ma non possiamo pilotarlo, indirizzarlo e circoscriverlo… senza perderlo.

Quando diciamo mio marito o mia moglie, la mia fidanzata o il mio fidanzato, senza saperlo ci autorizziamo a possedere quelle persone.

Non esiste un linguaggio che sia libero dal possesso e, ai nostri giorni, è impossibile parlare di marito e moglie, fidanzato e fidanzata, senza usare anche mio e tuo.

Una società nuova ha bisogno di parole nuove.

Liberare i sentimenti dalla tirannia del possesso è il primo passo verso un mondo migliore.

Carla Sale Musio

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Nov 19 2018

CREATIVITÀ: camminare abbracciando la saggezza e la follia

Quando parliamo di creatività intendiamo quell’insieme di punti di vista, mutevoli e cangianti, che ci permettono di osservare la realtà in modi sempre nuovi.

Essere creativi non è facile, significa assecondare costantemente il cambiamento dentro di sé.

E questo di solito è faticoso.

Tuttavia, è anche l’unica strada per raggiungere quella pienezza di vita capace di farci sentire bene e carichi di entusiasmo.

La creatività presuppone un contatto continuo con la sensibilità che caratterizza il mondo interiore.

La salute mentale costruisce le sue basi sull’ascolto intimo e profondo di se stessi e su una sincerità emotiva… difficile da raggiungere in questa nostra società della finzione.

Il prezzo che paghiamo per sentirci amati comporta spesso la perdita dell’ unicità.

Ci sforziamo di essere come tutti gli altri.

Quando però ci riusciamo… scopriamo di aver perso interesse alla vita.

La depressione è il sintomo di una pericolosa mancanza di creatività, il tentativo estremo e disperato di ricondurci alla nostra essenza per ripristinarne i valori di base: l’amore e la curiosità per ciò che abbiamo intorno.

Per esplorare l’esistenza con desiderio e passione è necessario permettere che i nostri talenti rivelino tutta la loro misteriosa potenza, ascoltando le voci interiori che ci guidano verso mete diverse.

La creatività sposta le prospettive e costringe a cambiare.

Vivere significa mettersi in gioco.

Ricominciare da capo.

Aprirsi ai codici dell’Anima, fatti di sensazioni, intuizioni ed emozioni.

Realtà poco concrete, poco razionali e poco attente agli aspetti monetari.

Quel genere di cose che fanno scrollare la testa agli economisti.

Ma la salute mentale e l’economia sono condizioni molto differenti.

La prima è tesa al compimento della vita.

La seconda è un’invenzione della specie umana volta a incrementare i profitti dei pochi e lo sfruttamento costante dei molti.

Coltivare la creatività significa mantenere vivo il contatto con la propria interiorità e permettersi di seguire i richiami del cuore, la passione che rende bella la vita.

È necessario imparare a fidarsi dei propri Sé Creativi, coltivando l’empatia, la sensitività, l’ascolto intimo, la fantasia, il cambiamento, la solitudine e una molteplicità di punti di vista tutti insieme.

Cose non facili di questi tempi.

Non esistono: una ricetta, un manuale delle istruzioni, un protocollo o un’equazione che garantisca il successo.

Occorre assumersi tutte le responsabilità e tutti i rischi.

Lasciando che la logica, la determinazione e il rigore affianchino i sogni, il desiderio e l’impulsività.

Solo così i Sé Creativi ci regalano gli strumenti necessari all’evoluzione e permettono alla vita di rivelare il suo profondo significato.

Ognuno è unico, irripetibile e speciale.

Per vivere ogni giorno con pienezza, la saggezza e la follia devono camminare a braccetto accompagnandoci nell’esistenza come due alleate.

Inseparabili e fidate.

Carla Sale Musio

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