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Mag 06 2019

SCELTE ALIMENTARI E CAMPI ENERGETICI

Ogni cosa possiede un’energia.

Il pensiero ha un’energia.

Le emozioni hanno un’energia.

Le relazioni hanno un’energia.

Le nostre scelte hanno un’energia.

Ci hanno insegnato a considerare vero soltanto quello che si può monetizzare.

E a ignorare tutto ciò che, invece, rende la vita degna di essere vissuta.

Il fine giustifica i mezzi è la norma che muove le nostre scelte.

Ma il fine è sempre quello di una consistente materialità.

Eppure…

La sofferenza psicologica è in aumento e l’omissione della vita intima da ciò che chiamiamo realtà non fa che accrescere il malessere interiore, aumentando i guadagni delle case farmaceutiche insieme alle patologie psichiatriche.

La salute mentale, il benessere, la realizzazione personale… (quel senso di efficacia che ci fa sentire bene con noi stessi e in pace con la vita) dipendono dall’ascolto di un mondo invisibile fatto di sensazioni, stati d’animo e percezioni diverse per ciascuno di noi.

Percezioni poco omologabili, poco quantificabili e oggi, purtroppo, anche poco condivisibili, ma capaci di trasformare la vita in un’esperienza meravigliosa.

Oppure in un inferno.

L’invisibile e il benessere sono strettamente connessi tra loro.

Infatti, l’energia delle cose che scegliamo di fare intreccia le trame del destino con le inclinazioni personali, dando forma alla nostra speciale unicità.

Ogni creatura possiede un campo energetico che la caratterizza e racconta il suo modo di essere: le passioni, i bisogni, le scelte… ciò che la rende unica.

Che si tratti di una persona umana o animale non fa differenza.

Il campo energetico esiste per ogni forma di vita e rivela la profondità di ogni esistenza a chi è capace di osservarlo con sensibilità.

Quando mangiamo, ingoiamo e trasmettiamo informazioni energetiche dando forma a una realtà che svela i nostri valori e genera il mondo così come lo sperimentiamo.

Le nostre scelte alimentari non sono prive di conseguenze.

Ciò che facciamo a livello profondo, infatti, impronta l’inconscio e ne definisce le leggi, portandoci a essere nel posto giusto al momento giusto, cioè a vivere le situazioni attratte magneticamente proprio da quelle nostre verità.

Così, la violenza attira la violenza e la dolcezza attira la dolcezza.

Uccidere senza scrupoli ogni altra forma di vita genera una realtà distruttiva e crudele perché direziona l’inconscio a seguire le leggi del più forte, rendendoci vittime di chi possiede un potere superiore al nostro.

Questo principio vale per tutte le verità interiori: quelle che dichiariamo e agiamo palesemente e quelle che attuiamo nel segreto di noi stessi.

Nell’inconscio è violenza: uccidere un essere umano, un animale, un valore interiore o un modo di essere.

È violenza: ammazzare uno scarafaggio, un bambino, un capretto o un nemico.

È violenza: costringersi a essere ciò che profondamente non vogliamo essere.

L’inconscio dà forma alle leggi da seguire, ricavandole dalle nostre esperienze e dai nostri vissuti.

Per costruire un mondo migliore occorre analizzare a fondo la propria interiorità portando l’attenzione sulle scelte di ogni giorno.

Perché sono quelle che stabiliscono le regole interiori e informano l’energia che emaniamo.

E che attiriamo.

Carla Sale Musio

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Apr 24 2019

VIVERE DI LUCE… SI PUÒ!

È difficile da credere.

Eppure… si può!

Si può vivere di luce.

E molti esseri viventi lo fanno naturalmente e spontaneamente.

Sono microorganismi, piante, animali o anche esseri umani.

Tuttavia l’idea che qualcuno possa alimentarsi soltanto di luce sembra ai più una cosa impossibile, riservata ai santi o a chi ha scelto un percorso spirituale ascetico e solitario.

La discriminazione verso chi si nutre di energia è altissima.

E spesso anche gli intelletti più aperti osservano con sdegno queste persone, pronti ad additarle, accusarle di truffa, plagio, fanatismo… e chi più ne ha più ne metta.

Il razzismo è il male di questi tempi.

E si annida dappertutto.

Non siamo capaci di guardare con umiltà e rispetto le altre forme di vita.

Non sappiamo metterci realmente in relazione con chi consideriamo diverso da noi.

E questo ci spinge ad allontanare tutto ciò che non conosciamo e non comprendiamo.

Le persone che vivono di luce accolgono in sé l’esistenza di un’immaterialità non percepibile con i cinque sensi.

Ma reale e riconoscibile nei fatti.

Ci sono tanti fenomeni che mantengono un’indiscutibile veridicità pur non essendo riproducibili in laboratorio.

Uno di questi è l’amore.

L’amore esiste in un’assoluta soggettività.

E nessuno può decretare l’autenticità del coinvolgimento affettivo, a parte chi lo vive.

Eppure siamo certi che l’amore sia reale.

L’amore è l’espressione di un’immaterialità imprendibile con i sensi fisici ma verificabile nel mondo intimo.

La sua mancata riproducibilità in laboratorio non ne inficia l’autenticità.

L’amore abita una dimensione intangibile e verificabile grazie agli effetti che produce.

L’energia dell’amore è invisibile agli occhi.

La si percepisce dentro di sé.

E vivendola se ne definisce l’esistenza.

Le persone che si nutrono di luce si aprono a quest’energia fino a permetterle di sostenere totalmente la loro vita.

Questo però non le rende sante o immortali.

Dimostra soltanto la disponibilità ad accogliere in sé l’immateriale.

La conseguenza di questa apertura permette di non aver bisogno del cibo fisico per sopravvivere.

È un effetto collaterale del percorso introspettivo.

Non vuol dire che non mangeranno mai più niente.

Significa piuttosto che sono libere dalla dipendenza dal cibo e perciò non ne hanno bisogno per la loro sopravvivenza ma possono scegliere se e quando soddisfare il piacere del gusto.

Finché non ci apriremo all’esistenza dell’immaterialità non potremo riconoscerne le potenzialità e il valore.

E guarderemo con sospetto chi invece ne accoglie in sé la verità.

L’accettazione dell’immaterialità della vita è un passaggio epistemologico importante che permette di identificare tutto ciò che i sensi fisici non possono percepire.

Gli animali lo sanno da sempre.

L’essere umano lo ha dimenticato e nella sua pretesa di superiorità deride chi invece ne distingue l’importanza e ne comprende il valore.

Una cultura nuova passa attraverso il superamento dell’egocentrismo e la conquista della maturità.

Gli adulti sono tali non perché hanno compiuto i diciotto anni ma perché hanno imparato a spostare il proprio punto di vista fino a incontrare la diversità.

Un mondo migliore è frutto di uno scambio tra saperi differenti e di una cooperazione capace di scorgere il valore ben oltre l’apparenza delle cose.

Carla Sale Musio

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Apr 18 2019

GENTE CHE CREDE IN UN MONDO MIGLIORE…

La sopraffazione è dappertutto.

Ci hanno convinto che per vivere sia necessario distruggere e il detto:

MORS TUA VITA MEA

è diventata la norma che crediamo indispensabile alla sopravvivenza.

Su questo presupposto crudele abbiamo costruito una società che sta distruggendo il pianeta e provocando ogni giorno nuove patologie psichiche.

Nella nostra presuntuosa arroganza dimentichiamo con troppa facilità che gli animali selvatici non hanno bisogno della psichiatria, dei farmaci e dei T.S.O.

Le altre specie coltivano uno stile di vita improntato al rispetto della natura e convivono tra loro senza distruggersi a vicenda.

Solo la società dell’uomo mette al primo posto se stessa generando innumerevoli guerre e obbligando al sacrificio dell’umanità in cambio di un’appartenenza… che provoca sempre troppo dolore.

Da un punto di vista etologico siamo animali da branco, cioè abbiamo bisogno di condividerci e scambiare le nostre emozioni gli uni con gli altri.

E questo è ben diverso dalla competizione, dalla prepotenza e dalle guerre che ammorbano le nostre scelte quotidiane.

Si chiama, piuttosto, cooperazione ed è indispensabile per la salute mentale.

Siamo esseri umani: spontaneamente portati all’umanità.

Uccidere, distruggere, sopraffare… sono comportamenti estremi e andrebbero usati solo in situazioni disperate.

Nel nostro mondo, invece, sono la consuetudine.

Per soddisfare i piaceri del palato non esitiamo a torturare senza scrupoli tante creature docili e innocenti, alimentando l’indifferenza nella nostra anima e coltivando una civiltà che di civile non ha proprio niente.

In questo scenario terribile anche mangiare è diventato una droga.

E pur di sentirci apprezzati da una moltitudine omologata e priva di autenticità siamo disposti a rinunciare all’umanità e a venderci in cambio di uno stipendio con cui acquistare beni sempre meno utili.

Eppure…

Tante persone scelgono di cambiare.

Anche a costo di sentirsi sole in un mondo che fa di tutto per emarginare chi non si conforma.

Sono uomini e donne capaci di ascoltare il proprio cuore.

Forti di un ideale che esisteva prima che la distruzione trasformasse la vita in un’arena di guerra e l’uccisione diventasse il gioco che intreccia l’esistenza.

Gente che crede in un mondo migliore.

Anche quando la derisione fa sentire stupidi e annienta le speranze.

Sono quelli che preferiscono ascoltare la propria voce intima invece che accendere la televisione.

Scelgono il cambiamento.

Non perché sia conveniente.

Perché sanno che è giusto.

Sono quelli che trasformeranno il mondo un granello alla volta (effetto collaterale di una scelta senza seguaci).

Creature poco visibili nella società dell’apparire.

Seguono il proprio cuore con noncuranza.

E spesso chiedono aiuto agli psicologi.

Non perché siano malati ma perché sopravvivere in un mondo malato è difficile, faticoso e doloroso insieme.

Così, mentre il progresso impone la sopraffazione, camminano contromano senza paura lasciando che l’amore guidi i loro passi e la vita non perda il suo significato profondo.

Carla Sale Musio

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Mar 25 2019

STRUMENTI PER DIMAGRIRE: la meditazione

Per tante persone (e io sono tra quelle) la parola meditazione non è attraente: evoca un’immobilità frustrante, pensieri martellanti, insofferenza e noia!

L’idea di stare fermi in silenzio, con gli occhi chiusi e concentrati sul respiro, può rendere questa esperienza insopportabile per chi vive immerso nel ritmo frenetico del nostro mondo occidentale.

Pochi sanno, però, che la meditazione non è qualcosa che si fa ma un modo di essere, un atteggiamento psicologico in cui l’attenzione è rivolta al mondo interiore invece che all’esterno come succede di solito.

Nel corso della giornata tutti portiamo avanti alcune mansioni meditative.

Anche se non ne siamo consapevoli.

Succede quando la nostra attenzione smette di focalizzarsi sul mondo fisico e apriamo il cuore a un ascolto intimo in cui i pensieri si rincorrono tra loro senza che la mente sviluppi alcun controllo.

Ogni volta che svolgiamo delle attività semplici e ripetitive ci spostiamo spontaneamente in una percezione meditativa.

Lavare i piatti, stirare, guidare, camminare… sono occupazioni che spingono a lasciare andare i pensieri fino a condurci in uno stato in cui li percepiamo senza che ci appartengano, un po’ come quando si guarda un film.

La parola meditazione a me non piace, preferirei chiamarla: attenzione interiore o disattenzione partecipe o ascolto senza ascoltatore

Tuttavia, i nomi non sono importanti, ciò che conta è l’atteggiamento rivolto in se stessi e l’assenza di una mente che analizza.

Questo atteggiamento lo assumiamo tutti ogni tanto.

Serve per riposare il cervello, allentare le tensioni e ridurre un pochino la fatica di vivere.

Insomma, ci fa bene.

E non necessariamente deve avvenire stando fermi a fissare un muro bianco o tenendo gli occhi chiusi ascoltando il respiro (a me ascoltare il respiro riesce sempre a farmi venire i nervi).

Quando vogliamo cambiare le nostre abitudini alimentari la meditazione (o, per meglio dire, quei momenti in cui mandiamo in ferie il bisogno di controllo della mente) si rivela uno strumento utile perché ripristina l’armonia nel corpo e aiuta a ritrovare il contatto con l’essenza più profonda di sé (quel qualcosa che silenziosamente osserva la Vita dal primo all’ultimo momento della nostra esistenza) (e forse anche dopo).

Solo riconoscendo la nostra intima autenticità possiamo uscire dalla dipendenza alimentare e ritrovare un rapporto sano con il nostro organismo e con l’ambiente.

I codici ancestrali del corpo pulsano in armonia con la natura, con la coscienza e con tutta la creazione.

E ci ricordano il valore di ogni forma di vita.

Mangiare è un atto sacro legato al piacere di mettere in bocca qualcosa.

Può essere onorato soltanto quando non crea sopraffazione, violenza e morte.

Altrimenti inquina il fisico di sostanze e pensieri tossici: come l’adrenalina, il cortisolo, la paura e il dolore.

Vivere in armonia con se stessi è il primo passo per costruire un mondo migliore.

Spesso il nostro peggior nemico è la mente.

Imparare a metterla da parte per un po’ lascia emergere la saggezza del corpo permettendoci di ascoltare la Vita invece che rispondere freneticamente ai bisogni di una civiltà che corre a perdifiato verso la propria distruzione.

Carla Sale Musio

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Feb 16 2019

SCELTE DI VITA SENZA VIOLENZA: vivere di frutta.

Ci sono scelte di vita talmente impopolari che, spesso, chi le pratica è costretto a nascondersi per evitare la gogna riservata ai traditori.

Sono voci fuori dal coro mosse da un’etica amorevole e civile.

Così civile che allo sguardo della maggioranza appare esagerata, strana, deplorevole e… sovversiva!

Esiste una gastronomia basata sulla scelta di nutrirsi esclusivamente di frutta.

Una cultura culinaria sconosciuta ai più ma con tanto di chef capaci di preparare pasti saporiti, ricchi di portate differenti e prive di uccisione.

Nell’equilibrio del nostro ecosistema la frutta garantisce una reciprocità basata sul piacere.

I frutti, infatti, regalano un delizioso concentrato di sapore e di energia a chi li coglie e permettono alle piante di spargere i propri semi senza bisogno di muoversi.

Vivere di frutta è la strada maestra verso l’espressione della sensibilità interiore.

In questa nostra società malata di prepotenza e narcisismo, l’empatia è guardata come una colpa e non come un valore.

Perciò, chi è capace di amare ogni forma di vita deve proteggersi, indossando un’armatura fatta di indifferenza e crudeltà.

Ma il cinismo rende impossibile comprendere la moralità.

E, se la scelta vegana è difficile e poco accettata, figuriamoci un’alimentazione fatta soltanto di frutta!

Tanta gente non distingue nemmeno la frutta dalla verdura.

Già…

Perché il frutto è quello che contiene i semi della pianta.

Sono frutti: i peperoni, le zucchine, le melanzane.

Non sono frutti: i finocchi, le patate, le carote.

Tuttavia, molti sono convinti che la frutta sia esclusivamente quella dolce e zuccherina: mele, pere, banane…

E chiama tutto il resto genericamente verdura, a riprova della scarsa attenzione posta sulle scelte alimentari e su quello che gira loro intorno.

Le persone sensibili non possono fare a meno di interrogarsi in merito alle proprie azioni e, prima o poi, arrivano a scoprire il mondo etico di chi si nutre solamente di frutta.

La sensibilità è l’unico valore che cambierà il mondo.

Chi vuole un popolo di schiavi ama il potere ma… ignora la pazienza, la creatività e la determinazione di chi sceglie la vita nonostante tutto.

Le persone sensibili hanno spesso un passato di sofferenza.

E, tuttavia, possiedono una capacità di amare inestinguibile.

Questo li rende rivoluzionari, poco addomesticabili e incapaci di vendersi al miglior offerente.

Sono la spina nel fianco dell’autorità.

Perché l’amore ricresce sempre, come le ortiche.

E chi lo accoglie nel proprio cuore non si lascia corrompere.

Nemmeno da se stesso.

In un mondo che corre al galoppo verso la propria distruzione chi decide di vivere soltanto di frutta nuota controcorrente percorrendo una via sconosciuta ai più.

È un cammino di conoscenza che conduce a scoprire soluzioni nuove anche davanti ai problemi irrisolvibili di sempre.

L’unica strada capace di guidarci verso un mondo migliore.

Carla Sale Musio

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Gen 29 2019

SCHIAVISMO O CULTURA GASTRONOMICA?

Nessun animale in natura è drogato dal cibo quanto l’essere umano.

La chiamiamo orgogliosamente cultura gastronomica e ne coltiviamo con passione le infinite varianti incrementando inconsapevolmente una droga legale e ritenuta imprescindibile.

Tuttavia, per vivere, la gastronomia non è necessaria.

Mangiare è soltanto una delle tante attività piacevoli che la natura propone ad alcuni esseri viventi.

Non tutte le specie, infatti, sentono la necessità di ingerire qualcosa per nutrirsi.

Esistono delle creature capaci di alimentarsi solo con la luce, senza bisogno di inghiottire niente.

Trasformare le radiazioni solari in nutrimento è un’abilità che coinvolge oltre alle piante anche diversi esseri umani, studiati dalla scienza, derisi dalle masse e ammirati da chi è capace di cogliere la profondità di uno stile di vita differente.

Oggi il movimento breathariano è attivo dappertutto e ha una sede anche in Italia, a Coccore (nelle Marche, in provincia di Ancona), dove ogni anno ospita un festival cui partecipano respiriani, simpatizzanti e curiosi provenienti da ogni parte del pianeta.

Chi si nutre di sola luce testimonia con la sua presenza l’esistenza di una diversa possibilità e ci riporta bruscamente dentro i confini di un nutrimento necessario alla sopravvivenza e libero dalla dipendenza che caratterizza la nostra alimentazione.

Gli interessi di mercato ci spingono a comprare in modo compulsivo ogni genere di alimento, sollecitando il piacere del gusto e occultando abilmente le conseguenze di questo modo di agire.

Oltre le quinte patinate della pubblicità, però, una piccola élite al governo del mondo mantiene indisturbata il proprio potere, proprio grazie all’ignoranza dei meccanismi psicologici che sottendono le nostre scelte quotidiane.

Dietro la dipendenza alimentare, infatti, si cela una sottomissione acritica e incondizionata.

.

“MANGIARE È INDISPENSABILE PER VIVERE”

.

Tuttavia, mangiare in modo artefatto, elaborato e tossico è necessario a tenerci prigionieri di uno stile di vita alieno dalla salute, dalla libertà e dal contatto con la natura.

Quando, in nome della sopravvivenza, proclamiamo la liceità dell’uccisione definiamo sopravvivenza l’opulenza malsana che caratterizza le nostre scelte alimentari e autorizziamo inconsciamente lo sfruttamento e la tortura.

Di noi stessi e del mondo.

L’allevamento e il maltrattamento degli animali, infatti, sono ammissibili solo a fronte di una nostra superiorità (narcisistica) basata sul presupposto che creature diverse, deboli e ingenue non meritino rispetto, comprensione e tutela.

Questo principio ci incatena a una sottomissione inconscia, dovuta a chiunque giudichiamo più forte o migliore di noi.

È così che perpetriamo un mondo basato sulla prepotenza e sull’ingiustizia.

Nel momento in cui accettiamo una violenza giudicata ineluttabile ci rendiamo vittime della medesima legge, subendone le conseguenze nella nostra quotidianità.

Uccidere per vivere vuol dire anche essere uccisi per soddisfare i bisogni di chi è più forte e più scaltro.

Ogni affermazione affonda le radici nell’inconscio improntando di sé le scelte di ogni giorno.

Perché l’inconscio ne acquisisce i dettami e li fa propri applicandoli alla nostra esistenza.

Rifiutarsi di uccidere per divertimento significa sostenere l’amore, il rispetto e la fratellanza nel mondo psichico e costruire le fondamenta di una vita migliore.

Ma per farlo è necessario aprire gli occhi davanti alla crudeltà della cultura gastronomica, ritrovando il legame con la natura e con ogni altra forma di vita.

Mangiare per vivere significa scegliere poche cose semplici e senza violenza.

Vivere per mangiare invece ci rende schiavi di una dipendenza che sembra regalarci il piacere mentre ci priva della salute e della libertà.

Carla Sale Musio

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Dic 20 2018

ALIMENTAZIONE E NEURONI SPECCHIO: come rendere la vita impossibile a chi vuole cambiare

Quando decidiamo di seguire uno stile alimentare più sano e di cambiare le nostre abitudini dietetiche, affrontiamo un percorso di disintossicazione irto di ostacoli e incertezze e, quasi sempre, i buoni propositi si scontrano con un mondo che cammina in direzione contraria.

Gli interessi commerciali, infatti, prediligono i consumatori smodati e incoscienti.

E fanno di tutto per emarginare chi è consapevole e attento alla salute.

Tante ricerche scientifiche hanno dimostrato che mangiare bene significa mangiare poco, mantenendo un contatto con la natura e con i suoi ritmi benefici.

Scelte insopportabili per le grandi catene alimentari.

Infatti, se tutti di colpo smettessero di mangiare, i loro profitti andrebbero in fallimento… e il mondo si trasformerebbe radicalmente!

Niente più ristoranti, bar, supermercati, distributori di patatine, allevamenti intensivi, tonnare, fabbriche di pentole, stoviglie, cucine, liquori, vini… insomma… altro che rivoluzione!!!

Cambiare in meglio la propria alimentazione significa nuotare controcorrente.

È difficile vivere con poco in un mondo che sembra fatto apposta per consumare sempre di più e distruggere la salute del pianeta.

La pressione sociale si accanisce contro chi osa stravolgere le regole del gioco e oggi uscire insieme senza mettere qualcosa sotto i denti è praticamente impossibile.

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“Ma come?! Non andiamo a cena?! Allora cosa facciamo?!”

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“Davvero non si mangia proprio niente?! Neanche un aperitivo e qualche salatino?!”

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Sembra che senza ingurgitare nulla la vita di relazione perda il suo significato e chi decide di mangiare meno deve affrontare la gogna riservata ai traditori.

Esiste un ostracismo sociale che spinge a emarginare chi è diverso.

Proporre una riunione tra amici scevra da sollecitazioni gustative è considerato triste, arido, scialbo, poco attraente, noioso, inutile, stupido… e chi più ne ha più ne metta.

A meno di non vivere soli in mezzo al deserto è indispensabile partecipare alle tante occasioni di incontro fatte apposta per stimolare il palato e assopire l’intelligenza.

E chi prova a non lasciarsi coinvolgere è messo sotto tortura.

Infatti, i neuroni specchio, sollecitati a più non posso dall’andazzo comune, generano un fastidioso languore di stomaco capace di far deragliare ogni piano salutista.

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Ma cosa sono i neuroni specchio?

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neuroni specchio sono cellule nervose che si attivano quando qualcuno esegue un’azione e anche quando si osserva la medesima azione compiuta da un altro soggetto.

Grazie a questi neuroni le persone socievoli, empatiche e altruiste, sperimentano sulla propria pelle i vissuti di chi hanno intorno.

L’attivazione dei neuroni specchio spiega perché trovarsi in mezzo a una tavolata di gente che mangia di gusto diventa un’impresa titanica quando si vuole seguire un’alimentazione morigerata.

Queste cellule nervose, infatti, rendono impossibile eludere lo stimolo della fame.

E vanificano immediatamente ogni obiettivo salutista, facendosi beffe della volontà, della determinazione e dell’impegno.

Gli esseri umani si influenzano continuamente e questo rende difficile perseguire obbiettivi diversi da quelli della maggioranza.

Per motivare l’ascendente che le persone possono esercitare l’una sull’altra anche a distanza la fisica quantistica parla di entanglement.

I sociologi e gli etologi spiegano che il branco muove le azioni della collettività scavalcando i sentimenti e le ragioni individuali.

Gli psicologi lo definiscono fantasma di gruppo e chiariscono che un insieme di individui sprigiona una forza superiore alla volontà del singolo, creando un’influenza così potente da trascinare in imprese moralmente discutibili anche chi è attento e rispettoso con tutti.

Insomma, uscire dal coro per seguire il proprio tempo e il proprio passo non è facile.

Soprattutto in tema di alimentazione.

Chi vuole portare avanti uno stile di vita più rispettoso della salute (propria e del pianeta) deve fare i conti con la persecuzione scatenata dagli interessi di mercato e basata su leggi biologiche (neuroni a specchio), psicologiche (fantasma di gruppo) e sociologiche (branco).

Per evitare di finire vittime dell’omologazione servono molto coraggio e molte risorse, ma soprattutto occorre immergersi nella natura recuperando la sua profondità e la sua saggezza.

Solo ripristinando i ritmi fisiologici, infatti, diventa possibile sconfiggere quel senso di fame indotto ad arte e volto farci perdere l’ascolto di ciò che ci fa bene o male.

Stare in contatto con l’armonia della creazione consente di ritrovare le chiavi del proprio essere al mondo, riconquistando un equilibrio istintivo, naturale e salutare.

Si vive per fare un’esperienza di conoscenza liberando la creatività e la passione fino a dare forma al dono che siamo venuti a condividere con gli altri, l’unicità che fa di ciascuno una persona irripetibile e speciale.

Mangiare può essere un piacere che allieta la vita, solo quando non ne diventa lo scopo.

Le persone realizzate e felici spesso se ne dimenticano.

Carla Sale Musio

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Dic 02 2018

VIOLENZA NASCOSTA

Esistono violenze invisibili fatte di cose semplici e di un volersi bene che non vuole sapere tutta la verità.

C’è un mondo sotterraneo e crudele dietro l’amore che tiene unite le nostre famiglie.

Un mondo di brutalità e di soprusi.

Un orrore difficile da raccontare, perché la maggior parte di noi preferisce ignorarne l’esistenza.

Esiste una disumanità nascosta dietro tanti gesti quotidiani, dietro l’affetto, dietro le festività, dietro i momenti belli e le giornate speciali.

Sono disgrazie che non fanno notizia, che non compaiono nella cronaca nera e che alla maggior parte della gente fanno venire l’acquolina in bocca.

In quei gesti, apparentemente amorevoli, affondano le radici dell’aggressività che ammala la nostra civiltà.

Prendono forma in una superiorità scontata che ci spinge a dire:

“Sono solo animali.”

Come se questo bastasse a legittimare ogni abuso.

Ci sono creature che vivono soltanto per venire torturate e macellate.

Esseri allevati per il nostro piacere.

Individui senza valore, vittime di una disumanità inconsapevole.

Non c’è un modo etico per uccidere.

L’uccisione è sempre un assassinio.

Ma la parola assassinio non viene usata quando si tratta degli animali.

E nemmeno la parola cadavere.

Chiamiamo carne i loro corpi straziati e guardarli ci mette fame.

Dietro quest’incoscienza prosperano i semi di tanti orrori.

Crediamo che la supremazia della nostra specie sia un criterio sufficiente a legittimare il maltrattamento di ogni altro essere vivente.

“Sono solo animali.”

Sosteniamo con noncuranza.

Alimentando la convinzione che per loro non valgano il rispetto e la morale.

Così facendo, però, accettiamo di sfruttare chi è diverso, debole o ingenuo.

E questa legittimità autorizza l’abuso nella psiche.

L’inconscio, infatti, intesse le trame della vita basandosi sui principi che noi stessi abbiamo scelto.

Nel momento in cui permettiamo lo sfruttamento degli animali accogliamo il predominio e creiamo le basi per essere vittime e carnefici.

Decidendo che è giusto allevare, torturare e massacrare chi è incapace di difendersi, accettiamo di essere sfruttati e maltrattati da chi detiene un potere superiore al nostro.

Impariamo queste regole da bambini: nei pranzi della domenica, nei giorni di festa, nelle solennità, nelle cerimonie e in tutte quelle occasioni, grandi o piccole, in cui vengono uccisi con amore gli esseri che abbiamo scelto per rallegrare il nostro pasto.

I vitellini, gli agnelli, i porchetti, i polli, le quaglie, i conigli, i cinghiali, i cervi… l’elenco potrebbe continuare all’infinito.

Sono tanti gli animali che ci piace mangiare.

Creature che amano vivere, proprio come noi.

E che provano dolore, proprio come noi.

Esseri talmente uguali a noi che vengono usati nella ricerca, perché le loro reazioni, emozioni e sensazioni sono come le nostre.

Poiché hanno culture diverse abbiamo stabilito che non ci sia alcun male nel togliergli la vita.

Impariamo da piccoli a tollerare questa insensibilità.

E poi, da grandi, la crudeltà diventa normale.

È normale: allevare animali, cacciare, pescare e uccidere altre specie per divertimento.

È normale: vendere bombe, comprare armi, divertirsi a sparare, dividendo la terra in stati e nazioni contrapposte.

È normale: ricevere medaglie e sentirsi importanti per aver distrutto le case e i campi di gente come noi, vittime dei voleri di chi comanda il mondo.

La violenza è dappertutto.

Siamo convinti che sia naturale.

Lo abbiamo imparato presto.

E oggi non ci pensiamo nemmeno più.

Quando affermiamo la legittimità di uccidere chi è più debole e di mangiarne le carni, stabiliamo un principio di violenza che l’inconscio trasferisce nella nostra vita.

Dando forma al mondo che conosciamo oggi.

Il mondo del bullismo, del nonnismo, dell’omofobia, del femminicidio, della pedofilia, delle guerre, degli stupri e della paura.

Un mondo che vorremmo rendere migliore e di cui abbiamo perso il controllo coltivando la crudeltà dentro la psiche.

Ammazziamo la fratellanza.

Senza saperlo.

E, senza riconoscerne le cause, andiamo a caccia dei colpevoli all’esterno.

Come se non dipendesse da noi.

Carla Sale Musio

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Ott 31 2018

LA DETOX: un cammino di guarigione

Decidere di cambiare il proprio stile alimentare significa affrontare un percorso di disintossicazione che permetta di liberarsi dalle tossine accumulate nel corso degli anni.

Il protrarsi di scelte sbagliate provoca un sovraccarico di sostanze nocive nel corpo, costringendo tutti gli organi a un lavoro logorante per riuscire a gestire i rifiuti.

E purtroppo le nostre abitudini gastronomiche sono spesso basate su piatti poco salutari:

  • le farine formano nell’intestino una sostanza adesiva che ostacola la corretta assimilazione dei cibi. Il loro consumo incolla i villi intestinali impedendo il passaggio dei nutrienti. Questo malassorbimento non permette alla fame di raggiungere il suo sollievo naturale, spingendoci a mangiare sempre di più.

  • prodotti animali provocano una pericolosa acidosi metabolica che danneggia l’organismo causando gravi malattie (per sentirci sani e in forma il PH del sangue deve essere sempre leggermente alcalino e ricco di ossigeno). Durante la digestione, carne, latte, uova, formaggio, salumi, pesce, frutti di mare creano fermentazioni e putrefazioni, causando un aumento della acidità nel sangue. L’acidosi metabolica genera un’alterazione delle funzioni cellulari che ha gravi ripercussioni sulla salute: intossicazione, stanchezza, stati infiammatori, irritabilità, aumento delle tossine e dei radicali liberi, indebolimento del sistema immunitario, intossicazione del fegato e del sistema linfatico, ne sono solo alcuni esempi.

  • i nutrizionisti di tutto il mondo concordano sul fatto che lo zucchero sia la causa di molte problematiche tra cui: obesità, malattie cardiovascolari, diabete, tumori. E non solo quello che aggiungiamo nel caffè o assumiamo con dolci e biscotti, ma anche quello nascosto negli yogurt, nelle bibite gassate, in quelle analcoliche, nei tè freddi e quello che il nostro corpo ricava dalla pasta, dal pane, dai cracker, dalla pizza e dalle farine raffinate. Praticamente, l’ottanta percento di ciò consumiamo abitualmente. L’industria alimentare spende ingenti quantità di denaro nel tentativo di occultare il rapporto fra assunzione di zucchero e malattie. Tuttavia, una mole sempre crescente di ricerche sottolinea che lo zucchero crea dipendenza costringendoci a consumarne sempre di più. Infatti, quando ingeriamo dello zucchero (o i carboidrati ad alto indice glicemico come la pizza, il riso e la pasta) il cervello va incontro a modificazioni uguali a quelle che si verificano dopo l’assunzione di droghe come la morfina o la cocaina. E nel momento in cui smettiamo di assumerlo, siamo costretti ad affrontare vere e proprie crisi di astinenza.

Per ripristinare il funzionamento sano dell’organismo è necessario eliminare la maggior parte dei cibi che consumiamo abitualmente.

Questo significa intraprendere un percorso di disintossicazione per permettere al corpo di liberarsi dalle sostanze tossiche.

La frutta e la verdura sono gli alimenti più idonei a ripristinare il naturale andamento delle funzioni vitali.

Soprattutto quando si possono mangiare crudi.

In natura, infatti, le specie simili all’uomo (gorilla, oranghi, scimpanzé, bonobo) si nutrono di bacche, germogli e foglie verdi, che non consumano in quantità esagerate come facciamo noi, ma gustano fino a quando raggiungono il naturale stop della fame.

Si è visto che queste specie non soffrono di diabete, bulimia, anoressia, obesità e tutte le altre patologie che affliggono la specie umana, perché il contatto con la natura unito a un’alimentazione sana e frugale permette al corpo di mantenere la sua vitalità anche durante la vecchiaia.

Scegliere di abbandonare uno stile alimentare dannoso per la salute significa avviare un processo spontaneo di disintossicazione.

Durante questa depurazione l’organismo si libera dai veleni rilasciando le sostanze tossiche che ha accumulato.

E i vari sintomi sgradevoli (muco, mal di testa, dolori, spossatezza) segnalano che il corpo ha iniziato un processo di guarigione.

È importante comprendere che la mente può giocare brutti scherzi.

La dipendenza, infatti, spinge a ripristinare le abitudini nocive suscitando un desiderio insaziabile dei cibi dannosi cui siamo assuefatti.

Per superare le crisi di astinenza occorre dare ascolto alle parti bulimiche della personalità senza lasciarsi travolgere dai loro bisogni e senza ricadere nelle cattive abitudini.

Un percorso ponderato di cibi di transizione permette di raggiungere in maniera efficace e senza drammi uno stile alimentare improntato al benessere e alla salute.

Evitare i piatti raffinati e malsani (incentivati da un mercato alimentare privo di scrupoli) significa percorrere un cammino di conoscenza e autonomia volto a liberarci dalla dipendenza di cui siamo prigionieri.

La migliore cura per tutte le malattie è l’efficienza del corpo e consiste nel riconquistare uno stile di vita sano e naturale.

Mangiare alimenti freschi, senza elaborate preparazioni gastronomiche, permette di ripristinare le funzioni di autoguarigione dell’organismo e crea le premesse per un diverso modo di vivere: libero dai bisogni indotti da interessi economici poco attenti alla salute e capace di accogliere il valore di ogni vita.

Carla Sale Musio

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Ott 25 2018

LA RIVOLUZIONE È NELLE SCELTE DI OGNI GIORNO

Consideriamo lecito, morale e indiscutibile utilizzare gli animali per i nostri scopi.

Non ci sfiora l’idea che queste creature siano esseri viventi: capaci di provare dolore proprio come noi.

E siamo certi di non commettere alcun crimine uccidendoli per il nostro divertimento.

Ma cosa ci rende così sicuri nel decidere la loro morte?

Sono convinta che l’insensibilità della specie umana sia il sintomo di una grave patologia.

Uccidere è sempre un atto criminale.

E diventa una malattia quando è considerato divertente.

La mancanza di empatia è la manifestazione di una disfunzione psicologica: segnala la scissione tra ragione e sentimenti.

E provoca gravi conseguenze nella vita di tutti i giorni.

La violenza che imperversa dappertutto ne è il sintomo più evidente.

Le leggi che sosteniamo interiormente, infatti, sono le stesse che l’inconscio trasferisce nella quotidianità, applicandone i principi.

Se affermiamo la liceità di ammazzare per divertimento stabiliamo inconsciamente che l’opportunismo e la crudeltà possono imperversare senza remore.

Un tacito assenso asseconda le scelte criminali che stanno distruggendo la nostra salute, e affonda le sue radici nei gesti di ogni giorno.

L’insensibilità è la norma che accompagna le nostre preferenze alimentari.

Quando facciamo la spesa scegliamo i corpi insanguinati di tante creature innocenti, senza pensare al dolore che abbiamo inflitto e senza sentirci colpevoli per questo.

Al contrario!

Cuciniamo quelle carni straziate convinti di compiere un gesto d’amore verso noi stessi e verso gli altri commensali.

Tuttavia, con la medesima incoscienza applichiamo gli stessi principi di indifferenza e crudeltà alla nostra salute, lasciando che la mancanza di empatia nasconda alla coscienza i danni che questa decisione comporta.

Preferiamo ignorare che i prodotti di origine animale sono la causa principale di tante malattie giudicate incurabili.

Infatti, mantenere attiva l’incoscienza che guida la maggior parte delle scelte alimentari significa nascondere la disumanità del nostro stile di vita, cancellando dalla consapevolezza le tracce degli orrori necessari a solleticarci il palato.

L’ottundimento indispensabile a sostenere il mercato alimentare è la conseguenza della tossicità del cibo che consumiamo e il frutto di un’abile manipolazione pubblicitaria.

La droga alimentare è onnipresente, colora i nostri giorni di festa e diventa il pretesto per riunioni di ogni tipo.

Che festa sarebbe senza le ghiottonerie preparate con le carni di qualcuno?

Più importante è l’occasione e più numerosi saranno i corpi immolati sulle nostre tavole imbandite.

Oggi l’uccisione e l’incoscienza tengono in piedi interessi smisurati.

Per spezzare questa catena di violenza e omertà bisogna avere coraggio.

La scelta di rispettare gli animali è impopolare, nonostante innumerevoli ricerche ne confermino il valore ecologico, etico e salutista.

Si preferisce ignorare che gli allevamenti intensivi sono i maggiori responsabili della deforestazione, dell’effetto serra e della fame nel mondo.

Il narcisismo patologico, indotto ad arte dagli interessi dell’economia, ci tiene schiavi della prepotenza e vittime di una pericolosa irresponsabilità.

In questo modo coltiviamo l’incoscienza, rendendoci prigionieri di pubblicità ingannevoli e senza scrupoli.

Smettere di consumare prodotti animali vuol dire informarsi e ragionare con la propria testa.

Ma soprattutto significa ascoltare la voce della coscienza.

Quel principio morale che conosce il valore di ogni vita e parla al nostro cuore.

L’etica della reciprocità è il fondamento della dignità, della convivenza pacifica, della legittimità, della giustizia, del riconoscimento e del rispetto.

La regola d’oro:

“Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te.”

È una norma ancestrale.

Il cuore la conosce d’istinto.

Senza bisogno di parole.

Carla Sale Musio

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