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Mag 04 2018

CORPO MISTERIOSO

 

Il corpo è un aspetto di noi stessi che frequentiamo poco.

Lo vestiamo, lo agghindiamo nel tentativo di renderlo più attraente e lo riteniamo uno strumento indispensabile per piacere agli altri e sentirci amati.

Tuttavia, ci soffermiamo poco ad ascoltare i suoi reali bisogni e quando non è possibile ignorarne le comunicazioni… finiamo spesso per rimpinzarlo di cibo pur di farlo tacere!

In questo modo lo costringiamo a procurarci dolori e malattie per ottenere la nostra attenzione.

Non ci fermiamo mai a considerarne la presenza costante, amichevole e fidata.

Non lo ringraziamo per quello che fa.

Non percepiamo le correnti energetiche che lo attraversano rendendolo uno strumento insostituibile nella percezione di ciò che accade.

L’intuizione, l’agilità, la sensualità, il movimento… sono argomenti poco importanti nella lista delle nostre priorità quotidiane.

In cima domina il lavoro e subito dopo arriva la necessità di rilassarsi ingurgitando merendine, stuzzichini, alcol, sigarette e altre droghe (legali e illegali), indispensabili per dimenticare le innumerevoli fatiche che costellano le nostre giornate.

Non programmiamo mai un momento per camminare in mezzo alla natura riarmonizzando il ritmo della nostra anima con il battito dell’Universo.

Non ci concediamo di restare in silenzio lasciando che la fisicità racconti come si sente e di cosa avrebbe bisogno.

Per i più fortunati l’unico contatto con la corporeità sono le coccole riservate al gatto o al cane di casa.

Per tutti gli altri non esiste nemmeno quel pezzettino di natura a ricordare che la corporeità è uno strumento importante per sentirsi parte del creato e dare significato all’esistenza.

Oggi il corpo è diventato un’armatura necessaria a combattere la vita e non è più l’antenna indispensabile per captare lo scorrere delle energie che ci uniscono all’ecosistema e alla Totalità.

Eppure… dentro di noi esistono tante emozioni, tanti sé, tante presenze che solo grazie al corpo trovano la via per raccontarci la propria verità.

Il nostro fisico non è uno strumento di seduzione e manipolazione ma un’antenna capace di rilevare la presenza, il potere e la sapienza di ciò che esiste, è il radar in grado di trasmettere la nostra profonda autenticità di momento in momento.

Ascoltare il corpo significa aprirsi a una conoscenza che non ha bisogno di parole e comprendere le sensazioni fisiche ed energetiche che animano la Vita.

Gli animali sono maestri in questo e ci mostrano una comunicazione intima e attenta all’ascolto di se stessi.

Gli esseri umani, invece, preferiscono pensare al fisico come a uno strumento di conquista, convinti che basti indossare il travestimento giusto per ottenere ciò che serve.

È così che abbiamo perduto le chiavi del nostro essere al mondo trasformando la morte nella più grande delle paure.

Per liberarci da questa pericolosa camicia di forza è necessario imparare dagli animali come lasciare alla sensualità, all’intuizione, al movimento e all’ascolto di sé, il compito di rivelare le energie che animano la psiche, svelandoci le molteplici verità che compongono il puzzle mutevole e creativo chiamato personalità.

Dentro ciascuno di noi esistono tante verità pronte a danzare al ritmo della propria unicità, e una consapevolezza capace di armonizzarne le necessità senza penalizzarne nessuna.

Per poter vivere con pienezza la vita è indispensabile imparare ad accogliere lo scorrere incessante delle nostre identità permettendo al corpo di raccontarne i messaggi fatti di sensazioni.

La fisicità intreccia la profondità dell’esistenza, donandoci il segreto di una vita appagante e piena di significato.

Sta a noi permetterne l’armonia e il manifestarsi nelle nostre giornate.

O impedirne la potenza annichilendo l’ascolto di una realtà libera dalle parole. 

Carla Sale Musio

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Ott 12 2015

DEMOCRAZIA INTERIORE

Viviamo in un periodo storico in cui è diventato evidente lo strapotere di una piccola elite, ricca di privilegi e arroganza, sulla vita di milioni di creature, spesso prive anche dei diritti più elementari.

Questa terribile ingiustizia colma d’indignazione le coscienze sensibili e spinge a cercare soluzioni nella politica, nelle battaglie sociali, nei movimenti a tutela dei deboli e degli emarginati e in tutte quelle iniziative, grandi e piccole, che cercano di riportare in equilibrio un divario carico di prepotenza.

Come psicologi, costatiamo ogni giorno le ripercussioni che questa disparità provoca sull’autostima e sulla realizzazione di tante persone, vittime di uno stile di vita che premia la violenza e deride l’innocenza e la cooperazione.

Ma, per costruire una società capace di accogliere e di condividere equamente le risorse di tutti, occorre che i principi della fratellanza e della reciprocità entrino a far parte del nostro modo di essere e si incarnino nella relazione che intratteniamo con noi stessi.

L’ambiente in cui viviamo riflette la nostra individualità e spesso, come una lente deformante, ci mostra le difficoltà e i conflitti che non abbiamo risolto interiormente.

Nell’inconscio di tante persone, infatti, prospera una gestione della vita emotiva più simile a una dittatura che a una democrazia.

Un totalitarismo interiore dove una piccola oligarchia di sé gestisce la moltitudine di possibilità che caratterizzano l’espressività di ciascuno.

Questa elite governa abilmente la nostra vita e, nel tentativo di proteggerci dalle difficoltà, non lascia spazio a parti più creative, vulnerabili e meno intraprendenti.

Sono lati “autorevoli” della personalità, che si formano durante la crescita e che, col tempo, usurpano il governo della psiche prevaricando altre scelte, ingiustamente sacrificate sull’altare dei bisogni di riconoscimento, protezione e sicurezza.

In genere, questi sé dominanti sono anche gli aspetti dell’identità in cui ci riconosciamo, quelli che ci spingono ad affermare con certezza:

“Sono fatto così!

Senza lasciare spazio alla poliedricità e al cambiamento, che pure appartengono all’espressività di ognuno.

Il nostro modo di essere, infatti, è l’insieme degli atteggiamenti e delle possibilità di cui disponiamo, non un’armatura inamovibile dove incarcerare le nostre opportunità espressive.

Nasciamo plastici, avventurosi, pieni di entusiasmo e di creatività, ricchi di un naturale desiderio di esplorare e conoscere l’ambiente che ci circonda.

Questo bisogno di sperimentare ci porta a variare i comportamenti in funzione delle circostanze, permettendoci di vivere un’infinità di situazioni e relazioni diverse.

La vulnerabilità e l’ingenuità delle nostre parti bambine, però, scatenano la protettività di quei sé che, nelle esperienze difficili vissute durante l’infanzia, hanno saputo evitarci l’angoscia, l’umiliazione e l’emarginazione, ricordandoci gli insegnamenti degli adulti di riferimento.

Sono loro che, spesso con eccessivo zelo, finiscono per prevaricare sugli aspetti sensibili, ingenui e vulnerabili della personalità e che, per difenderci dal dolore e dalla paura, rinchiudono la spontaneità dentro una gabbia, impedendo all’intimità di fluire nelle relazioni e provocando tante sofferenze.

A noi stessi e nel mondo.

Bisogna avere coraggio, profondità e determinazione, per accorgersi di questa dittatura interiore e per ripristinare una più giusta democrazia nella personalità.

Occorrono: pazienza, attenzione e sensibilità.

Nel mondo interiore non serve: fare la rivoluzione.

É necessario accogliere (senza discriminare) ogni aspetto di sé, fino a creare uno spazio intimo, libero dal giudizio e dalla prepotenza.

Bisogna costruire un’oasi protetta, fatta di riconoscimento e accettazione per TUTTI (ma proprio tutti!) gli aspetti di sé.

Consapevoli che “accogliere” non vuol dire: “agire comportamenti violenti, ingiusti o sbagliati”.

E che“comprendere” non significa “permettere” ma: “riconoscere ogni realtà senza giudicarla e senza reprimerne l’esistenza”.

Solo da una profonda accettazione interiore può prendere forma un mondo in grado di abbracciare la diversità senza discriminarla e può nascere una società umana capace di proteggere la vulnerabilità, senza ucciderla e senza rinchiuderla dentro una prigione.

Realizzare la democrazia interiore permette di accettare la fragilità insieme alla prepotenza, e sviluppa l’empatia e l’intimità nelle relazioni, lasciando che (finalmente!) la sensibilità e la giustizia fluiscano nel mondo.

Carla Sale Musio

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