Tag Archive 'amore'

Set 11 2015

AMARSI OLTRE IL TEMPO

Ci sono legami così profondi e duraturi da sfidare le coordinate spaziotemporali in cui ci muoviamo abitualmente, per raggiungere una dimensione rarefatta e impalpabile della coscienza, un territorio in cui l’amore è l’unico codice in grado di dare forma alla realtà.

Esiste uno spazio incorporeo, mosso da leggi diverse da quelle cui siamo abituati nella fisicità, un luogo colmo di verità e di emozione e privo di maschere: è lì che tutti noi sperimentiamo e condividiamo i sentimenti più profondi.

Spesso senza saperlo.

Ci sono anime che prendono su di sé il compito di ricordarci l’esistenza di questa realtà, fatta di coinvolgimento, fiducia e abbandono.

Creature che scelgono di portare un messaggio profondo nella nostra esistenza materiale, malata di cinismo e indifferenza.

Esseri venuti a ricordarci che siamo qui per canalizzare l’amore e far risuonare le sue frequenze più elevate.

Sono persone speciali, capaci di creare un ponte tra l’impalpabilità delle emozioni e il nostro mondo pieno di difficoltà, in modo che l’indomabile energia dei sentimenti possa infondere la sua miracolosa vitalità dappertutto.

Queste persone, a volte, affrontano prove difficili perché, proprio nelle difficoltà, emergono la saggezza e la forza emotiva.

Sembra che sappiano già quali compiti il destino ha in serbo per loro e accolgono la vita con una maestria che lascia sconcertati e ammirati insieme.

La morte imprevista e prematura può essere una di quelle esperienze.

In questi casi, il dolore, che accompagna chi resta, diventa un limite che impedisce all’amore di scorrere libero tra le dimensioni.

La mancanza fisica spinge a ricercare chi non c’è più, oltre la materialità, nel mondo inafferrabile dei sentimenti.

Il desiderio di incontrarsi costringe a sfidare il limite che impedisce all’amore la sua naturale continuità, e libera la creatività necessaria a vincere quelle barriere mentali che ci intrappolano dentro schemi di pensiero precostituiti e pesanti.

Occorre fare un salto quantico per incontrare chi non ha più corpo e vive, senza spazio né tempo, nei luoghi dell’amore.

Ma, oltre le dimensioni materiali, il cuore conosce realtà che i sensi fisici non possono raggiungere e sviluppa percezioni diverse, adatte a ritrovarsi fuori dallo spazio, dal tempo e dal corpo.

Ci sono legami così profondi da superare anche la prova più difficile: quella della morte.

Sono unioni capaci di costruire una continuità tra dimensioni diverse, per dare forma a un’intesa che vibra contemporaneamente: nel tempo e nell’eternità.

Esistono persone speciali in grado di affrontare il dolore fino a ritrovarsi in un’immortalità fatta dei gesti di sempre e della coscienza infinita che li attraversa.

Persone nascoste nella quotidianità e brillanti di luce interiore, venute a insegnarci che l’amore è l’unica energia che muove il mondo e dà forma alla vita.

L’unica legge che non chiede rispetto perché esiste in una dimensione fatta di riconoscimento e autenticità.

L’amore è un’energia che afferma la reciprocità in ogni istante e trasforma il dolore in saggezza, comprensione e verità, modellando l’unione in un eterno SEMPRE condiviso.

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STORIE D’AMORE SENZA CONFINI

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Non se lo erano mai dette, però lo sapevano tutt’e due.

Madre e figlia sapevano che il loro incontro sulla terra sarebbe stato breve.

C’era sempre una punta di paura nel cuore, unita alla certezza che niente avrebbe potuto separarle davvero.

Così, a dispetto dei consigli dei parenti, degli amici e degli psicologi, avevano trascorso troppo tempo insieme.

Tutto il tempo a disposizione.

E in quel tempo si erano preparate al distacco e al compito che, entrambe, avevano scelto: ritrovarsi oltre le dimensioni.

Poi il giorno terribile arrivò, inesorabile e naturale come le cose della vita.

La madre morì.

La diagnosi: carcinoma epatico.

Ma la figlia sapeva che era arrivato il momento.

Non passò molto tempo che la mamma si presentò nei sogni e poi in tante percezioni quotidiane.

La ragazza ne riconosceva la presenza in quella sensazione di familiarità che, di colpo, permeava ogni cosa.

Cominciarono a dialogare.

Mentalmente.

Una domanda fatta di pensiero, cui seguiva immediata la risposta!

Così veloce che diventò necessario scrivere e dare forma a un sapere che altrimenti scivolava come acqua tra le dita.

Le spiegava com’era fatto il mondo immateriale in cui adesso si riconosceva.

Era il compito che insieme avevano scelto: creare un ponte tra le dimensioni per raccontarsi la vita.

E scoprire che niente può fermare l’amore.

Nemmeno la morte.

* * *

Sapevano entrambi che il tempo per loro sarebbe stato poco, perciò si sposarono in fretta, prima che la morte arrivasse a separarli.

Lui voleva lasciarle la casa.

Lei voleva sentirsi sua, per sempre.

I parenti non erano d’accordo ma loro due erano già una cosa sola e diventare marito e moglie era soltanto una tappa lungo un percorso condiviso.

Il passo successivo: comunicare ancora.

Lui individuò il medium e, quando lei l’interpellò, quello acconsentì a far loro da tramite.

Arrivarono tante lettere.

La scrittura dava forma all’amore.

Lui voleva proteggerla sempre.

Lei voleva sentirlo vicino.

Poi scoprirono insieme uno spazio interiore.

Le parole a quel punto non servivano più.

La presenza si fece costante.

Adesso lui è un testimone devoto nella sua vita, pronto ad accoglierla con la sua energia tutte le volte che lei si sente sola.

Il loro è un matrimonio profondo, fatto di un’intima e costante quotidianità.

Hanno imparato a vivere insieme a dispetto della fisicità.

* * *

Quando le dissero dell’incidente, Federica non ci poteva credere: il suo unico meraviglioso figlio morto per colpa della distrazione di un cretino!

Pensò che sarebbe stato meglio morire con lui!

Giurò che lo avrebbe ritrovato!

A tutti i costi.

Voleva riabbracciarlo, sentire le sue risate e le sue canzoni.

Poi quel messaggio nella segreteria:

“Mamma sono io, sto bene, sono qui!”

La voce chiara di lui le sembra quasi uno scherzo.

Ma Federica riconosce suo figlio.

Allora è vivo!

Da quel momento prese a parlargli.

E sentiva che lui le rispondeva.

Con pazienza e col tempo imparò a capirlo: doveva lasciar perdere gli stimoli del corpo, dimenticare il dolore e permettere che le raccontasse dov’era.

La gioia di averlo ritrovato colmava la fatica che faceva a spostarsi in quella dimensione rarefatta dove adesso era lui.

Comprese che suo figlio era un maestro venuto a rivelarle i segreti della vita e il miracolo della morte.

Difficile da raccontare.

Spiegare che un velo invisibile impedisce le comunicazioni e che basta spostarlo per ritrovare chi credevamo di aver perso per sempre.

Federica dice che il mondo per lei ha cambiato prospettiva.

Molti non la capiscono, tanti la ammirano.

Lei serba nel cuore il suo segreto.

Un figlio è un amore per sempre e bisogna capirlo, qualsiasi sia il percorso che sceglie di intraprendere.

Carla Sale Musio

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Nov 28 2014

AMARE… OLTRE IL POSSESSO

Volersi bene significa riconoscersi, comprendersi, accogliersi e sostenersi, nei momenti felici e nelle difficoltà della vita.

Una relazione di coppia fondata sull’amore è capace di far fronte anche alla fine dell’innamoramento e alla nascita di una nuova autonomia dei partner.

La stima, il rispetto e la reciprocità, infatti, portano a condividere i punti di vista e ad accettare le differenze, senza ostilità e senza rinunciare alla propria verità.

L’amore è un percorso di crescita in cui ognuno impara nuovi modi di esprimersi e di rapportarsi.

Con se stesso, con gli altri e con la vita.

Un percorso in cui si affrontano gli eventi, belli e brutti, che costellano la quotidianità, e ci si conosce profondamente e intimamente.

Da questa condivisione, scaturisce una nuova consapevolezza di sé.

Più variegata e completa, e anche più ricca di possibilità.

Con i propri comportamenti e sentimenti, ognuno sollecita il mondo interno dell’altro, facendo emergere le difficoltà interiori, che spesso bloccano la crescita individuale, e stimolando il bisogno di mettersi in gioco in modi sempre nuovi e sempre più profondi.

L’amore di coppia è un’esperienza unica e preziosissima, perché conduce progressivamente a una nuova visione della realtà, permettendoci di raggiungere una maturità affettiva altrimenti impossibile.

La prova del nove, nel rapporto coniugale, consiste nella capacità di affrontare le differenze che impediscono di proseguire a braccetto lungo il cammino della vita.

La separazione rappresenta uno di questi delicati momenti di svolta.

Affrontare la conclusione di un matrimonio, vuol dire permettere, a se stessi e al partner, di sperimentare una nuova autonomia, e presuppone una capacità di amare: stabile, profonda e duratura.

Segna il raggiungimento di una pienezza affettiva cui non tutti riescono ad arrivare.

E cementa l’unione interiore, rendendola indissolubile.

E’ facile amarsi quando si condividono le stesse scelte e la medesima visione della vita.

La profondità dei sentimenti si rivela quando la crescita di ciascuno procede attraverso percorsi diversi.

In quei momenti l’amore vero dispiega tutta la sua verità, palesando se stesso.

Non perché ci si costringe ostinatamente a condividere tutto insieme, bloccando la crescita!

Come, purtroppo, succede spesso.

Ma perché si comprende la necessità di differenziarsi, senza reprimerla e senza pretendere l’uno dall’altro una reciprocità che spontaneamente non esiste più, se non nell’accoglienza del bisogno di procedere da soli lungo le strade della vita.

La reciprocità, infatti, non è sinonimo d’amore, e spesso si trasforma in una pretesa di possesso.

Durante la separazione l’amore è messo alla prova.

Abbracciare i bisogni di autonomia, accogliere la nascita di una nuova relazione, accettare di proseguire da soli il proprio percorso… sono tappe importanti della crescita emotiva.

Evidenziano una profonda capacità di amare e segnalano una maturità affettiva non più vittima dell’egoismo o delle convenienze, ma libera di dare e di comprendere.

Senza possesso e con libertà.

L’amore è un dono che l’esistenza ci regala, e che incoraggia il bisogno di donare, aiutandoci a superare l’egoismo e la possessività.

Amore e possesso sono due poli opposti, lungo la strada della crescita interiore. 

Amare significa aprirsi fino ad accogliere una realtà diversa dalla nostra, lasciando, a se stessi e all’altro, la libertà di scegliere di camminare insieme o di proseguire soli.

Carla Sale Musio

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Set 21 2014

L’AMORE E’ IMMORTALE

“Si vede bene solo con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.”

Antoine de Saint-Exupéry

Quando muore una persona cara, il legame che ci ha unito resta.

E diventa più grande e più forte.

Per poterlo riconoscere, però, occorre imparare a vedere, toccare e sentire, con il cuore.

Il cuore riconosce la presenza anche di chi non ha più un corpo.

La presenza fa parte del legame.

Il legame non ha nessun corpo.

Il cuore è abituato a vedere, sentire e toccare, tutto ciò che non ha corporeità.

Ma che cos’è la presenza?

La presenza è un’energia impalpabile che permea ogni essere, è una specie di atmosfera, l’allure che circonda le persone.

In teatro la presenza scenica indica il carisma di un attore.

Fuori dai teatri, se ne parla poco.

Di solito non facciamo caso alla presenza delle cose e degli esseri.

I sensi fisici ci distraggono.

Siamo abituati a riconoscere soltanto le percezioni concrete e non diamo importanza a quello che invece sentiamo dentro.

Ascoltiamo il cuore solo se ci invia dei segnali molto forti.

Quando muore qualcuno che amiamo ci ricordiamo di avere un cuore.

Il dolore che si prova non riguarda i sensi, è un dolore interno che attanaglia l’anima.

Non è concreto, non è quantificabile, non è scientifico.

Ma è reale.

In quei momenti ci accorgiamo, improvvisamente, della percezione del cuore.

La sofferenza annichilisce e, per questo, spesso, finiamo per imbavagliare il cuore con i farmaci.

Se stiamo attenti, ci accorgiamo di provare sempre qualcosa di non riconducibile ai cinque sensi, e possiamo imparare a riconoscere le percezioni cardiache in ogni istante della nostra vita. Davanti a persone, luoghi, cose, circostanze ed eventi.

Di solito non le ascoltiamo… ma le abbiamo.

Quando entriamo in una casa, per esempio, veniamo avvolti dalla sua atmosfera.

Possiamo guardare gli arredi, la luce e i colori, possiamo sentire la temperatura e gli odori ma, in aggiunta a queste percezioni fisiche, abbiamo una sensazione interna che ci racconta qualcosa.

Una sensazione che ci parla della casa e del modo di essere dei suoi abitanti.

Il materialismo spinge a trovare solo motivi concreti per giustificare le impressioni interiori, ma non sempre questa traduzione dei significati immateriali in informazioni materiali riesce bene.

Vi sarà capitato di entrare in un appartamento pulito, ordinato e curato… e di sentirvi a disagio.

La padrona di casa è gentile, vi fa accomodare, vi offre qualcosa. Eppure quella sensazione non passa.

Non c’è una ragione, è tutto ok, però… in quel posto non state bene.

A volte può bastare solamente cambiare stanza, per veder scomparire il malessere. A volte il disagio resta addosso fino al momento di andare via.

Appena uscite dall’abitazione, quella sensazione passa.

Il disagio di cui stiamo parlando è un’informazione che si percepisce con il cuore e appartiene al legame tra la casa e chi ci vive.

Ci fa sapere che c’è qualche fastidio.

Avvertiamo sempre la presenza delle persone.

Quando siamo con qualcuno, sentiamo la sua presenza.

La sentiamo anche stando in silenzio.

Anche se ognuno legge qualcosa per conto suo.

Anche se non ci si guarda, non ci si tocca e non ci si parla.

E’ la ragione per cui i bambini si trasferiscono con i loro giocattoli appresso agli adulti, invece che giocare da soli nella stanza dei giochi.

Quando qualcuno muore, la sua presenza non muore.

Il legame si amplifica dopo la morte, e la presenza si fa sentire di più.

Ma, purtroppo, il nostro pensiero imbevuto di materialità traduce la percezione cardiaca della presenza in: assenza.

“Mi manca! Non c’è più. Non devo pensarci. Mi ci devo abituare…

Questi pensieri escludono la percezione della presenza di chi non ha più un corpo.

La presenza fa parte del legame.

Possiamo avvertirla e sentire il legame soltanto usando il cuore.

Per accorgerci della presenza di chi amiamo, dobbiamo riconoscere al cuore un potere di conoscenza.

Bisogna ammettere che le percezioni cardiache hanno la stessa importanza che di solito attribuiamo alla mente, al sistema nervoso e al cervello.

E comprendere che la comprensione del cuore possiede una realtà.

Definiamo normale un tipo di percezione basato esclusivamente sui cinque sensi.

E, spesso, ci sentiamo poco normali nel riconoscere la medesima importanza anche alle percezioni interiori.

Ma nella capacità di ascoltare la vita con il cuore è racchiuso il segreto della salute mentale, e la via per un mondo migliore.

Il cuore non è normale.

E’ vero.

Carla Sale Musio

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Lug 04 2014

FAMIGLIE FONDATE SULL’AMORE

Nella ricetta della felicità l’ingrediente fondamentale è l’amore che riceviamo da bambini.

L’autostima, infatti, affonda le sue radici dentro i legami affettivi vissuti durante l’infanzia.

L’amore che respiriamo da piccoli ci permette di sperimentare la fiducia e la sicurezza, facendoci sentire amati e importanti nella nostra unicità.

Ricevere affetto, approvazione e stima per ciò che siamo (e non in conseguenza delle qualità o dei difetti che abbiamo) alimenta la sicurezza e il valore personale, permettendoci di affrontare gli aspetti immaturi del carattere e stimolando la fiducia necessaria a liberare la curiosità, l’affettività, l’empatia e la creatività.

Per raggiungere la maturità e l’autonomia, i bambini hanno bisogno di essere amati per se stessi, senza ricatti e senza pretese.

L’indipendenza e la libertà, infatti, sono la conseguenza della fiducia nelle proprie risorse e nascono dall’accettazione sperimentata durante i primi anni di vita.

Molte persone, però, coltivano la convinzione che educare significhi abituare i piccoli a seguire un insieme di regole necessarie alla convivenza e al vivere civile, e sacrificano la naturale espressione dell’affetto per paura che questo corrisponda a viziarli.

Dal punto di vista psicologico, invece, è vero proprio il contrario!

I bambini cresciuti nell’amore e nel rispetto saranno adulti capaci di amare e di rispettare, mentre chi diventa grande in mezzo alla prepotenza e alla rigidità manifesterà innumerevoli difficoltà comportamentali e affettive.

Per questo l’educazione dovrebbe sempre mirare a far emergere le potenzialità e la sensibilità, aiutando i più piccini nella scoperta e nell’ascolto delle emozioni.

Proprie e degli altri.

Educare, infatti, significa letteralmente far emergere, permettere a ciò che esiste dentro di essere scoperto e favorire l’espressione delle capacità e delle inclinazioni personali, in modo che queste possano prendere forma nella vita ed essere condivise con gli altri.

L’amore è l’elemento fondamentale di una relazione affettiva capace di sostenere la realizzazione individuale e la possibilità di vivere una vita piena di significato.

Soltanto dall’amore, infatti, possono nascere nella personalità la fiducia e la sicurezza necessarie a manifestare la propria unicità, e l’umiltà indispensabile per condividere le proprie potenzialità.

Quando le relazioni educative sono improntate all’amore e all’accettazione, le norme e le regole del vivere insieme diventano una conseguenza dell’empatia, della sensibilità e della conoscenza reciproca, piuttosto che essere principi indiscutibili da rispettare per paura.

Per costruire una società libera dalla violenza, è indispensabile che i bimbi crescano nell’accoglienza, nell’ascolto e nel rispetto della loro personalità.

Ed è soprattutto con il comportamento che i genitori trasmettono ai propri figli i principi e i valori profondi in cui credono.

I bambini imitano gli atteggiamenti che osservano tra le pareti domestiche, e costruiscono la propria personalità riproducendo i gesti e le azioni dei grandi.

Per questo, una famiglia fondata sull’amore, sull’ascolto, sull’accoglienza delle differenze e sull’aiuto reciproco farà crescere degli adulti capaci di voler bene e di accogliere l’individualità di ciascuno senza paura, senza sopraffazione e senza pregiudizi, dando vita a una società in cui la comprensione, la cooperazione e la creatività rappresentano valori fondamentali.

All’opposto, una società violenta prende le mosse dalla prevaricazione agita in casa, a discapito dei deboli e degli indifesi, e si perpetua ricorrendo a regolamenti, divieti e sanzioni, indispensabili per sopperire alla mancanza di responsabilità e alle carenze nello sviluppo interiore.

Una famiglia basata sull’amore è il dono più grande che si possa fare a un bambino… e il presupposto per un mondo migliore!

Poco importano il colore della pelle o il sesso dei genitori, contano invece i valori trasmessi ai piccoli con l’esempio e con i comportamenti.

Valori su cui impercettibilmente, ma inesorabilmente, si modella l’educazione.

In questa chiave, risulta evidente che avere genitori dello stesso sesso o di sesso diverso non cambia il carattere dei piccoli, né cambia i principi che gli adulti trasmettono ai bambini.

Negare alle coppie omosessuali il diritto a formare una famiglia e ad avere dei figli è, purtroppo, ancora oggi, la conseguenza di un pensiero malato di omofobia, la punta dell’iceberg di una patologia che si ostina a considerare l’omosessualità alla stregua di una malattia, invece che una variante naturale e possibile della sessualità.

Il pregiudizio omofobo si trincera dietro la convinzione arbitraria che la coppia omosessuale possa trasmettere valori sbagliati ai propri figli e costituisca un modello familiare scorretto.

Ma quest’affermazione, priva di valore scientifico, potrebbe essere considerata vera soltanto nel caso in cui l’omosessualità fosse una malattia virale o una grave perversione psicologica.

Già dal 1994 il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders  e l’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno dichiarato che l’amore tra persone dello stesso sesso non è una perversione più di quanto non lo sia l’amore tra persone di sesso diverso.

Lo sviluppo dell’orientamento sessuale nei bambini, infatti, avviene secondo una propensione naturale e, con la crescita, si modella sui valori e sui comportamenti dei grandi.

Per diventare adulti emotivamente sani i piccoli devono avere genitori capaci di dare loro affetto, comprensione, accettazione e rispetto.

Valori troppe volte pericolosamente assenti nelle coppie eterosessuali, in cui spesso lo sfruttamento e la violenza, da parte degli uomini sulle donne, costituiscono la normalità, purtroppo, e non l’eccezione.

Ben vengano quindi le coppie omosessuali a sovvertire i ruoli tradizionali di maschio e femmina e a trasformare la violenza eterosessuale agita dagli uomini sulle donne, in una nuova cultura delle pari opportunità.

Che entrambi i genitori siano maschi o femmine o che siano maschi e femmine, non fa differenza sulla capacità di crescere dei bambini sani e felici.

Ciò che conta, invece, è il modo in cui si relazionano tra loro e con i propri figli.

E su questi aspetti, purtroppo, il maschilismo ha rappresentato fino ad oggi una grave patologia dell’eterosessualità.

E’ auspicabile perciò che una ventata di cambiamento rivoluzioni la famiglia tradizionale e che il dibattito sulle coppie omosessuali evidenzi finalmente anche i limiti della famiglia eterosessuale tradizionale, favorendo lo sviluppo di una diversa cultura e di una nuova sensibilità.

Affermare che non è il sesso di mamma e papà a definire una famiglia degna di essere considerata tale, ma la loro maturità affettiva, permette ai bambini di crescere con genitori sempre più capaci di dare loro: amore, considerazione e rispetto, e in grado di condividere una genitorialità che preveda per entrambi i partner le stesse possibilità comportamentali.

In questo modo prende forma una società libera dai ruoli di potere che caratterizzano il maschilismo e aperta all’incontro e alla condivisione, tanto delle mansioni genitoriali che delle responsabilità famigliari.

Non più, quindi, papà assenti e impegnati fuori di casa e mamme costrette a occuparsi da sole delle faccende domestiche e dei bambini (anche quando lavorano e portano uno stipendio pari a quello dei mariti).

Ma una famiglia in cui gli adulti siano capaci di condividere il “fare i genitori” con semplicità e umiltà, piuttosto che rimanere ancorati a una rigida gestione sessista del potere e dei compiti domestici.

Una famiglia senza padri padroni e mamme sottomesse, dove i figli non sono più un possesso dei genitori ma persone dotate di una propria individualità e cresciute nel rispetto, nella condivisione e nell’amore, è il primo passo verso la realizzazione di una società migliore.

Carla Sale Musio

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Giu 02 2014

AMORE O POSSESSO?

Tante persone accarezzano il sogno di una relazione sentimentale fatta di ascolto, comprensione, attenzioni, solidarietà e supporto, nella certezza che un’esistenza senza sentimento sia sprecata, anche in mezzo al successo e alla ricchezza.

L’amore è l’espressione di una vita piena e ricca di valore.

Ma quando parliamo d’amore, non sempre ci riferiamo allo stesso concetto.

La parola amore possiede tante accezioni e capita spesso che pronunciandola si intendano cose diverse.

Chiamiamo amore il sentimento coinvolgente, carico di affetto e di empatia che proviamo verso un bambino.

E chiamiamo amore l’impulso passionale che ci spinge a desiderare una persona.

Nel linguaggio comune l’amore esprime il trasporto e l’eccitazione ma anche la tenerezza.

Indica l’altruismo, la generosità, la comprensione e insieme la possessività, la gelosia o l’erotismo.

Questa molteplicità di significati crea confusione e fa sì che la parola amore denoti cose differenti secondo il contesto e il pensiero di chi la utilizza.

La cultura materialista, purtroppo, ha riempito l’amore di significati utilitaristici, perdendo di vista il sentimento  disinteressato, generoso e libero.

Così oggi, quando sogniamo di vivere l’amore… immaginiamo l’arrivo di qualcuno pronto a riempirci la vita di significato, piuttosto che uno stato d’animo disinteressato, generoso e libero, capace di bastare a se stesso.

Più che un dare, l’amore è diventato un prendere.

Pretendiamo reciprocità e devozione, come se fossero presupposti indispensabili.

Vogliamo essere amati e imponiamo le nostre condizioni, convinti di poterci sentire realizzati, soddisfatti e felici, solo contando su uno scambio che ci garantisca (almeno) la reciprocità.

Ma, quando esigiamo l’amore, armati di pretese, richieste, buoni principi e rivendicazioni, ci riferiamo davvero all’amore o piuttosto parliamo di possesso?

L’amore è un modo di essere, un impulso indomabile che parte dal cuore.

Il possesso invece: reclama, misura, sfrutta, usa, giudica e, infine, impone.

L’amore è l’antitesi del possesso.

Le sue caratteristiche di generosità e libertà, lo rendono un sentimento mal visto di questi tempi.

Nel tentativo di limitarne la portata sovversiva, è stato rivestito di dogmi religiosi e di significati utilitaristici, fino a trasformare la sua energia in una trappola di contratti, regole e doveri.

È per questo che oggi confondiamo l’amore col possesso.

Ma amore e possesso sono incompatibili per natura, e sovrapporli genera i drammi che, purtroppo, avvelenano tante storie… d’amore.

L’amore è.

Punto e basta.

Esiste a prescindere dalla volontà.

Cammina danzando con la libertà.

In questa nostra società malata di opportunismo e di avidità, però, tante persone inseguono l’amore per soddisfare il desiderio disperato di riempire un vuoto e dare significato alla propria vita.

Sono uomini e donne spaventati dalla profondità di se stessi, in fuga dalla solitudine e ansiosi di legarsi a qualcuno nel tentativo di evitare l’ascolto del mondo interiore.

Queste persone scambiano il possesso con l’amore e stabiliscono contratti per incatenare le emozioni e garantirsi la reciprocità.

In questo modo coltivano la dipendenza, intrappolando se stessi e il partner in un’esistenza priva di libertà e di autonomia.

“L’amore è sacrificio…” affermano, convinti di aver trovato la ricetta contro la solitudine.

Ignorano che l’amore è generoso, rivoluzionario, indomabile, libero, capace di bastare a se stesso e di darsi con gioia, senza pretendere nulla in cambio.

Tutto il contrario del sacrificio.

L’amore è un rapimento affettivo.

Un bisogno dell’anima.

Tutto il resto è interesse, scambio, guadagno, conquista, sopraffazione… e delusione!

Volere qualcuno per essere amati o per amare, non ha niente a che fare con l’amore.

E’ piuttosto un egoismo che nasconde l’angoscia della solitudine e trascina dentro gabbie di doveri, regole e dipendenza.

Segnala il bisogno di delegare ad altri le responsabilità e le paure, e l’incapacità di vivere fino in fondo la propria autonomia.

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STORIA D’AMORE… E STORIE DI POSSESSO

 

Lidia ama Ivan e vuole vivere con lui una storia d’amore.

Insieme giurano l’uno all’altra di amarsi in eterno e vivono momenti magici di tenerezza, coinvolgimento e passione.

Ma, dopo qualche tempo, Ivan sente che l’emozione dolce e piena di desiderio che lo legava a Lidia si è trasformata in una simpatia, senza il trasporto e l’emozione di un tempo.

Lidia però non sopporta il cambiamento del suo compagno, e tenta con ogni mezzo di ritrovare il pathos dei primi giorni. 

La comprensione tra loro si fa difficile e, per evitare di alimentare in lei aspettative che non riesce più a soddisfare, Ivan decide di chiudere la relazione.

“Mi hai illuso! Sei un egoista e un insensibile! Dovresti vergognarti di te stesso!!! protesta Lidia, arrabbiata, ferita e offesa “Con te ho sprecato il mio amore, i miei sogni e il mio tempo!”

* * *

Anna mi chiede un appuntamento perché sta per sposarsi ma pensa soprattutto al modo di separarsi.

“Come mai si vuole sposare se non va d’accordo con il suo futuro marito?” le domando colpita dalla sua determinazione kamikaze.

“Perché non può farla franca in questo modo!” esclama Anna irritata, stringendo i pugni “Deve almeno passarmi gli alimenti! Io ho rinunciato ai miei anni migliori per stare con lui!!!”

* * *

Maddalena ha appena compiuto cinque anni e, per il suo compleanno, il ragazzo che abita di fronte le ha regalato un uccellino.

E’ un passerotto spaventato e la piccina lo tiene fermo grazie a una cordicella, legata a una zampetta, che gli impedisce di spiccare il volo.

Maddalena lo guarda incantata e, nel tentativo di addomesticarlo, gli porge delle molliche di pane e dell’acqua, che l’animaletto non degna di uno sguardo.

“Non puoi tenere un uccellino così, devi lasciarlo volare! Non vedi che vuole tornare dalla sua mamma?” la nonna la guarda dritto negli occhi.

“Ma io voglio che prima diventi mio amico!” protesta corrucciata la bambina.

“Diventerà tuo amico solo se lo lascerai libero. Gli amici non si tengono legati per una zampa!”

La piccola ha gli occhi lucidi, le piacciono tanto gli animali e quell’uccellino è il regalo più bello che abbia ricevuto!

Per tutto il pomeriggio cerca di non pensare alle parole della nonna ma intanto mille pensieri le frullano nella testa…

“Cosa dirà la mamma dell’uccellino non vedendolo tornare nel nido quando è buio?”

“ Come farà a diventare grande se non mangia?”

“ Potrà vivere sempre legato?”

Quella notte Maddalena non riesce a dormire… ma la mattina dopo, appena scesa dal letto, libera d’impulso il passerotto fuori dalla finestra.

“Non tornerà più da me, vero, nonna?”

“Verrà a posarsi sull’albero che c’è di fronte a casa e si ricorderà per sempre che tu gli hai voluto bene. Così bene da lasciarlo andare!”

Carla Sale Musio

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Nov 23 2013

NON LO AMO PIU’… ma non posso dirglielo!!

Quando in una relazione l’amore finisce, si tende a colpevolizzare il partner o a colpevolizzarsi, quasi convincendosi che l’innamoramento sia una scelta e non uno stato d’animo impossibile da governare con la ragione.

I sentimenti, però, non si possono decidere a tavolino.

L’amore: succede!

Senza che la logica o il ragionamento siano in grado di provocarne l’esistenza o di pilotarne la direzione.

Amare non riguarda la mente è un’energia che appartiene al cuore.

Quando la passione ci travolge dobbiamo lasciarci attraversare dalla sua forza dirompente e, quando si esaurisce, possiamo solo permettere allo sviluppo emotivo di proseguire il suo percorso.

Soltanto così l’amore ci aiuta a crescere rendendoci migliori.

Cercare di fermare questo movimento interiore significa incatenare la propria anima a una maschera e imbrogliare la vita privandola del suo significato.

In tanti, però, si sforzano di ignorare le proprie emozioni fingendo di provare un coinvolgimento quando invece non c’è più.

Lo fanno convinti di poter coltivare il rapporto di coppia basandosi sulla stima, sugli interessi comuni, sulla condivisione della quotidianità, sulla necessità di aiutarsi, sul desiderio di portare avanti i progetti fatti insieme… ma intestardirsi, trascurando i vissuti interiori, logora ulteriormente i sentimenti e lentamente annichilisce la fiducia svuotando la relazione del suo significato.

Mistificare l’amore nel tentativo di non affrontare il proprio cambiamento, conduce inevitabilmente verso la sofferenza psicologica.

L’amore non è per sempre, ci accompagna lungo un tratto del nostro cammino e poi si dilegua, lasciandoci il compito di riordinare le cose che abbiamo imparato grazie all’esperienza vissuta insieme.

Quando in una coppia il coinvolgimento finisce, la sincerità è l’unico rimedio possibile, perché soltanto nella sincerità la reciprocità e la comprensione possono continuare a vivere.

Mentire sui sentimenti significa mancare di rispetto a se stessi e al partner, e scivolare dentro un labirinto di finzioni dal quale diventa impossibile uscire senza ferirsi.

L’onestà è il fondamento della condivisione, della complicità e della stima, ed è anche la sola medicina in grado di rivitalizzare un rapporto in cui la passione è ormai finita, consentendogli di proseguire su binari diversi e indipendenti.

Avere il coraggio della verità è l’unico gesto d’amore possibile quando una relazione ha perso la reciprocità dell’innamoramento.

Ci vuole molto coraggio per raccontarsi con onestà e per mostrare all’altro l’autenticità di se stessi, soprattutto quando si tratta di deludere chi ancora non si è reso conto (o non riesce ad accettare) che l’amore che strappa i capelli è finito ormai.

Superare la paura della sofferenza, del rifiuto, della disapprovazione e del giudizio, è l’ostacolo più grande, la barriera che paralizza la sincerità e impedisce il dialogo.

Eppure, soltanto dichiarando la propria verità si alimenta la conoscenza reciproca e si creano i presupposti di una reale intimità.

Anche quando questo vuol dire disilludere le aspettative della persona che abbiamo scelto per condividere un tratto di strada insieme e di cui un tempo siamo stati profondamente innamorati.

La capacità di affrontare la fine di un sentimento con lealtà e senza sotterfugi è una delle prove più grandi della maturità affettiva.

Superarla significa imparare ad amare con profondità e senza possesso.

Lasciando a se stessi e al partner la possibilità di ricominciare.

Da soli o con nuovi compagni.

Non sempre volersi bene è condividere ogni minuto insieme, a volte può diventare libertà, rispetto e autonomia.

Per se stessi e per gli altri.

Permettere la fine di una relazione vuol dire lasciare che l’amore riprenda a scorrere nelle direzioni in cui ci conduce la vita.

Senza catene.

Senza maschere.

Senza paura.

Carla Sale Musio

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SEPAMARSI

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Dic 13 2012

L’AMORE E’ ENERGIA

L’amore è un’energia che parte dal centro del nostro essere e s’irradia intorno, creando un campo di forza capace di influenzare il mondo circostante in uno scambio continuo d’informazioni.

Emaniamo una sorta di alone magnetico che trasmette le notizie essenziali su di noi, raccontando chi siamo, cosa proviamo, come ci sentiamo, che pensieri e che emozioni abbiamo, di momento in momento.

Allo stesso modo, riceviamo le informazioni essenziali su chi ci circonda e sviluppiamo le nostre relazioni proprio grazie alle comunicazioni trasmesse dai campi energetici.

Purtroppo la civiltà dei consumi ha abolito la percezione e la decodifica cosciente di questo sapere sottile, per concentrarsi esclusivamente su ciò che si può vedere e toccare.

Così, il più delle volte non siamo consapevoli degli scambi energetici che avvengono tra noi e il mondo esterno.

La nostra attenzione rivolta alla concretezza delle cose, ci fa perdere di vista l’esistenza di altre informazioni.

Si tratta di conoscenze preziose che ignoriamo consapevolmente, ma che percepiamo inconsapevolmente utilizzando un sapere diverso da quello dei cinque sensi.

E’ capitato a tutti di provare un’inspiegabile sensazione di disagio al cospetto di persone che apparentemente non sembrano avere nulla di sgradevole.

Queste persone emanano una sgradevolezza energetica, cioè il loro campo energetico è dissonante rispetto alle nostre frequenze.

Diciamo allora che “a pelle” o “di pancia” non ci piacciono, segnalando (ma anche occultando) in questo modo l’esistenza di una percezione che non utilizza solamente i sensi fisici.

L’energia delle persone, dei luoghi e delle cose con cui veniamo in contatto, ci influenza costantemente.

Viviamo immersi in un campo di frequenza che ci caratterizza, e ci rende compatibili o incompatibili con chi incontriamo.

Questa energia è l’espressione di ciò che siamo profondamente.

Parla della nostra anima.

Racconta una verità senza censure.

Anche quando cerchiamo di nasconderci dietro alle tante maschere che indossiamo abitualmente.

Il campo della nostra energia risente delle esperienze che abbiamo vissuto, dei pensieri che ci attraversano, dei sentimenti che viviamo, e trasmette al mondo messaggi sinceri su di noi.

Tutti gli animali, immuni dal conformismo che tortura gli esseri umani, hanno una comprensione immediata di queste energie e sanno riconoscere d’istinto le frequenze di chi li avvicina.

Gli uomini, invece, hanno perso queste capacità e basano il loro sapere su ciò che vedono o su ciò che sanno a priori, privandosi d’informazioni preziose e indispensabili per avere una comunicazione autentica.

E perciò… sincera.

La cultura della nostra razza ha abiurato la consapevolezza delle energie, definendola “poco attendibile”.

Preferisce circondarsi di apparenze.

Teme l’impatto con la verità.

Perciò ha limitato la propria conoscenza esclusivamente alla materialità.

La scienza umana evita con cura tutto quello che riguarda le emozioni.

Il mondo emotivo non è misurabile, non è localizzabile in qualche specifica area del corpo, sfugge ai cinque sensi e alla tecnologia, perciò per la scienza non può essere: scientifico.

I sentimenti non sono abbastanza concreti per la ricerca in laboratorio.

Sono sempre troppo soggettivi.

Non possiedono spessore, consistenza, peso, materialità.

Ma, nonostante la loro mancanza di scientificità, i sentimenti sono reali.

Veri.

E imprescindibili.

Possiedono un’autenticità che la scienza non può dimostrare con le sue apparecchiature ma che ognuno di noi ha sperimentato sulla propria pelle con certezza matematica.

Tutte le emozioni sono energia.

Energia che parla di noi e ci racconta degli altri.

Energia che ci fa bene.

O che ci fa male.

Energia che bisogna imparare a conoscere e a riconoscere per costruire un mondo… finalmente migliore.

Un mondo fondato sulla verità e non sull’imbroglio.

Un mondo onesto.

Le razze animali diverse dalla nostra non sanno usare la finzione e l’inganno, non basano la loro vita sull’apparire.

Possiedono ancora la capacità di decodificare i messaggi che i campi magnetici delle cose e delle persone emettono costantemente.

Per questo non possono mentire.

Hanno mantenuto l’onestà necessaria per essere diretti e sinceri, leggono con chiarezza l’immediatezza delle energie.

L’uomo, al contrario, si nasconde dietro alla concretezza delle cose, che chiama cultura, buone maniere, convenzioni sociali, civiltà… e occulta a se stesso la verità immediata dei campi energetici.

Preferisce utilizzare delle maschere per nascondere i propri sentimenti.

Poi purtroppo si ammala.

Perde il contatto con l’autenticità del mondo interiore e si sente confuso e impacciato quando si tratta di raccontare cosa prova.

Spesso si vergogna di voler bene.

Nasconde le lacrime.

Sorride quando è arrabbiato.

E crede che il successo sociale dipenda dal possedere una rigida corazza d’insensibilità.

Ma fuori da questi falsi miti, ognuno sa in cuor suo che c’è “qualcosa” capace di farci stare bene quando ci sentiamo amati e male quando invece è assente.

“Qualcosa” capace di farci sentire amati a prescindere da ciò che vediamo, ascoltiamo, tocchiamo, annusiamo o gustiamo.

L’amore è un sentire che sfugge ai cinque sensi e ci riporta all’essenzialità.

Esprime l’autenticità di ciascuno.

L’amore è un’energia che svela la verità dell’anima.

Quando ne percepiamo la frequenza, il nostro campo energetico comincia a pulsare e la vita acquista il suo significato più profondo e più vero.

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Nov 06 2012

L’AMORE E’ NORMALMENTE ANORMALE

Maria ama gli animali più di qualunque altra cosa.

Giovanni ama sua moglie più di qualunque altra cosa.

Stefania ama i suoi figli più di suo marito.

Roberta ama sua madre più dei suoi figli.

Sandro ama i suoi alunni più di se stesso.

Ognuno di noi sperimenta l’amore con una forza e con un’intensità personale, spesso capace di renderci invincibili, in grado di superare scogli e difficoltà.

L’amore è un’energia che parte dal centro del nostro essere e ci rende simili a Dio.

E’ qualcosa che, nonostante tanti studi e tante dissertazioni, non si riesce a definire, a condividere, a localizzare.

L’amore è un modo di essere.

Uno stato dell’anima.

Qualcosa che sfugge alla logica e alla ragione.

Un’energia impossibile da descrivere… si può soltanto vivere!

Perché ognuno ha il suo modo di amare.

Personale.

Diverso da chiunque altro.

Unico.

E speciale.

Per questo l’amore è normalmente anormale.


La normalità, in amore, non esiste


Ognuno di noi immagina l’amore a modo suo, e pensa che gli altri associno alla parola “amore” gli stessi pensieri, le stesse emozioni, le stesse sensazioni, gli stessi vissuti.

Quando parliamo dell’amore e di come l’abbiamo vissuto, riusciamo a capirci facendo delle sovrapposizioni di significati uno sull’altro.

Poi ci indigniamo nello scoprire che, invece, le cose funzionano in modo differente per ciascuno.

“Hai visto? Ha dato via il suo gatto!”

“Hai sentito? Ama un’altra ma non si separa dalla moglie!”

“Ma lo sai che Piero ha preso in affidamento un bambino?!”

“Pensa che Annalisa non vuole avere figli!”

Ci sorprendiamo, ci scandalizziamo, ci immedesimiamo… ma ogni storia d’amore è una storia diversa e l’amore suscita tanto scalpore proprio perché ognuno lo vive a modo suo.

“Io al suo posto avrei fatto così”

“No, io non l’avrei mai fatto!”

“Io si che gliel’avrei detto!”

Ci piace curiosare nella vita degli altri, indossare i loro sentimenti e provare a viverli come se fossero i nostri, per poi concludere che la nostra vita è solo nostra… ed è fatta così.

Con l’amore che funziona, o non funziona, ma a modo nostro.

L’amore è un fatto personale.

Possiamo raccontarcelo, ma è molto difficile condividerlo davvero.


Io non sono normale: IO AMO


Nel mio lavoro incontro tanta gente e sento tante, tantissime storie, quasi sempre d’amore.

L’amore muove il mondo e sconvolge la vita.

Possiamo parlarne, discutere, confrontarci, arrabbiarci, litigare, perfino odiarci! Ma poi, ognuno di noi deve trovare il proprio modo personale di impersonare l’amore.

Personificare, incarnare, interpretare, indossare, essere l’amore.

Perché l’amore è tutto.

E senza amore non si può vivere.

Possiamo avere tante sfumature dell’amore ma non possiamo ignorare che l’amore è la sostanza di cui è fatta la vita ed è impossibile estirparlo.

Tutte le emozioni sono espressioni diverse dell’amore.

(Anche l’odio, purtroppo, attinge in modo distorto alla stessa potente energia)

L’unica antitesi all’amore è l’indifferenza.

E nessuno può essere totalmente indifferente.

Ecco perché, come esseri viventi, incontriamo l’amore ad ogni passo e dobbiamo imparare a conoscerlo e ad attraversarlo senza esserne travolti.

Tante persone si rivolgono a noi, specialisti della psiche, per avere un supporto nelle questioni d’amore.

Quasi tutti chiedono di essere aiutati a veleggiare il fiume dei sentimenti senza essere trascinati via dalle sue correnti e senza incagliarsi nelle secche delle passioni.

Io non sono normale: IO AMO è il frutto di tante storie d’amore raccontate e condivise nel segreto di uno studio psicologico. Una bussola emotiva per viaggiatori solitari. Un diario di bordo, per condividere insieme il clima e i venti delle perturbazioni emozionali.

Lo studio di uno psicologo è simile a un faro che illumina il percorso ai naviganti.

Non spetta allo psicologo decidere quale sarà la rotta di ciascuno, è importante, invece, aiutare ogni persona a liberare la vista dalle nebbie del pregiudizio, del conformismo e della paura, in modo che possa riprendere velocità e veleggiare senza incertezze e senza pericoli, fino al prossimo porto.

Dal mio punto di osservazione ho potuto vedere marinai di tutti i generi destreggiarsi con ogni tipo di condizioni meteorologiche: immobilità delle depressioni, mareggiate delle passioni, brezze fresche dell’entusiasmo, vortici del lutto e dell’abbandono, tempeste della separazione…

Da tutto questo nasce il blog io non sono normale: IO AMO.

Ogni volta che pubblico un post, cari lettori, amici e curiosi, spero che possiate trovarvi uno spunto di riflessione e un incentivo a continuare la vostra traversata emotiva fra le onde dei sentimenti, e se anche una persona soltanto riceverà un beneficio dalla lettura di questi articoli, i miei obiettivi saranno stati raggiunti.

L’amore è un enigma talmente misterioso e personale che toccare un cuore è già un successo incredibile.


Grazie a te che leggi queste mie parole.

Dentro c’è tutto il mio amore.

E anche (quasi) tutta la mia vita.

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