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Ott 18 2018

LA PICCOLA FATTORIA DEGLI ANIMALI

Forse i telegiornali non ne parlano…

Ma, se ci guardiamo intorno, possiamo scorgere tante piccole luci che illuminano il buio e seguire l’esempio di quanti hanno affrontato con determinazione le difficoltà fino a concretizzare un progetto che appariva impossibile. 

A volte inseguire un sogno può sembrare un’utopia, l’abbaglio di una mente immatura e priva di senso pratico, ma chi ha osato sfidare il pregiudizio camminando sul filo della propria emozione ci mostra la possibilità di conquistare una nuova autonomia e di costruire una società migliore.

È per questo (e per la grade ammirazione che ho per lei) che ho chiesto a Federica Trivelli di raccontare come è riuscita a realizzare il suo desiderio più grande:.

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La Piccola Fattoria degli Animali

un rifugio dedicato ai maiali salvati dal macello e dagli allevamenti intensivi

(ma all’interno del quale sono ospiti anche tanti altri animali che arrivano dai maltrattamenti e dall’abbandono)

Ciao Fedy!

Vuoi raccontare com’è nata questa idea e quali sono stati i passi che nel 2009 ti hanno portata a realizzarla?

Per iniziare, ti racconto una breve storia che ti sorprenderà.

Mia madre, lo scorso anno, tre giorni prima del mio compleanno, mi disse che dovevo nascere l’11 Novembre.

Tutti mi aspettavano quel giorno con trepidante attesa, insomma in ospedale era già stata decisa quella data.

Un caro amico di mio padre (anche lui un appassionato cacciatore, purtroppo), nato l’11 Novembre, desiderava moltissimo farmi da padrino.

Ma quel fatidico 11 Novembre fu un giorno interminabile, perché non mi decidevo mai a uscire dal pancione di mia madre, lasciando tutti nello sgomento.

L’11 Novembre passò e i dottori non riuscivano più a dare una data di nascita certa a mia madre.

Il cacciatore, ormai rassegnato, abbandonò quindi il suo desiderio, ma nei giorni successivi, ci fu un altro uomo (il migliore amico di mia madre, un avvocato) che espresse il suo volere di farmi da padrino.

Bene, mi decisi finalmente ad arrivare nel mondo 11 giorni dopo.

Capisci ora?

La mia anima aveva scelto: la mia nascita non devessa essere “sporcata” da un “legame” con un cacciatore.

Scelsi quindi di nascere dopo, e un uomo che non si macchiò mai di sangue uccidendo vite innocenti, diventò il mio padrino.

Ti ho raccontato questo per farti capire che ci sono legami inscindibili, radicati nel DNA, e questo è il mio legame con Madre Natura.

E ora ti spiego come è nato il Rifugio.

Nelle mie esperienze come attivista animalista/ambientalista in Italia, in Inghilterra e negli Stati Uniti, porto dentro di me, nel mio profondo, ricordi di posti che ho visitato, odori che ho percepito, immagini che ho visto, suoni e urla che ho udito legati a delle realtà agghiaccianti che le lobby e le multinazionali tengono nascoste e non hanno interesse a far conoscere, perché altrimenti il loro business cadrebbe.

E mi riferisco agli allevamenti intensivi e ai macelli, per fare un esempio.

Ci fu un evento, in particolare, che cambiò radicalmente la mia vita.

Negli anni ’90, quando vivevo in California, una notte d’estate, mi trovavo con altri attivisti all’interno di un enorme allevamento intensivo di maiali.

Avevo 18 anni.

Ed eravamo lì dentro per filmare, fotografare e portare la nostra testimonianza nel mondo, affinché la gente prendesse coscienza delle atrocità che avvenivano in quei luoghi di morte, violenza, sofferenza, agonia e solitudine.

Quella notte, ma non soltanto quella notte, fu terribile, ma avevamo una missione da compiere e doveva essere portata a termine come deciso.

All’improvviso, vidi in un angolo, chiusa in una gabbia strettissima, una scrofa enorme e accanto a lei tutti i suoi piccoli.

Erano meravigliosi.

Lei maestosa, sembrava un grosso orso rosa dalle grandi orecchie

Alcuni suoi piccoli erano rimasti schiacciati.

Lei non poteva muoversi e non riusciva più ad alzarsi.

Fu terribile vederla in quello stato.

Mi avvicinai a lei e le accarezzai la schiena.

Lei si voltò e mi guardò dritto negli occhi: ebbi una scossa dalla testa fino ai piedi.

Aveva gli occhi azzurri, occhi che sembravano umani.

Rimasi scioccata.

E poi guardò i suoi piccoli, e mi fissò ancora.

In quell’istante ci fu un incontro di anime, e qualcosa di magico e visceralmente profondo accadde quella notte.

In un secondo avevo percepito tutto il suo dolore, la sua agonia e la sua solitudine.

E avevo capito cosa mi stava chiedendo: salvare i suoi figli.

Corsi dagli altri attivisti, volevo portare al sicuro lei e la sua famiglia.

Salvammo tutti i suoi piccoli che, nel retro del furgone, sotto il bagliore della luna amica, russavano come neonati.

Ma, purtroppo, in quel preciso momento non fu possibile salvare lei.

Le promisi che sarei tornata la notte dopo.

I suoi occhi penetrarono nei miei e poi posò la sua testa in un angolo.

La notte seguente tornammo in quel capannone, ma lei non c’era più.

Guardammo in lungo e in largo, ma lei era sparita.

L’avevano macellata la mattina.

Non me lo perdonai, per me fu un totale fallimento.

Ancora oggi, dopo trascorsi molti anni, non sono ancora riuscita a perdonarmi per non essere riuscita a salvarla.

Non dimenticherò mai i suoi occhi e il suo sguardo.

E spesso le ho chiesto perdono per aver fallito.

Così come chiedo perdono a tutti quegli animali che non riesco a salvare.

Da quella notte promisi a quella bestiona dalle grandi orecchie che sarei stata la loro voce e che un giorno, non lontano, avrei creato un Santuario enorme a loro dedicato, per regalare loro vita, rispetto, libertà, dignità, pace e serenità.

Un patto solenne, inscindibile ed eterno.

Un patto di sangue e di anime.

Parole molto forti e profonde le mie, ma chi vive come me la missione come attivista ne comprende perfettamente il significato.

E così con moltissimi sacrifici, enorme passione e grande determinazione è nato il Rifugio a loro dedicato.

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Che storia dolce e insieme terribile!! Ci puoi raccontare quali erano le tue insicurezze nel combattere e dare forma al tuo progetto e alla tua missione?

Non ne ho mai avuta nessuna.

Ho sempre saputo dentro di me quale fosse il mio cammino, la strada che dovevo seguire.

Ho avuto momenti difficili, in cui ho sofferto molto, o quando senti che tutto è più difficile o non va nel verso giusto o come vorresti tu.

Ma è la vita, e ho capito che erano prove da superare e che mi hanno resa la persona che sono oggi.

Ogni evento, ogni esperienza, ogni persona che incontriamo nel nostro cammino non è mai a caso.

Succede perché dobbiamo fare un percorso, e imparare.

Nulla è a caso, mai, avviene sempre per una ragione.

E, soprattutto, nessuno di noi è qui sulla Terra per caso.

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Quali sono stati invece i tuoi punti di forza?

Avere un obiettivo, un ideale, ovvero una missione nella vita.

Sapere di aver trovato il mio posto nel mondo e di fare la mia parte per cambiare e migliorare la nostra umanità, cambiando, migliorando prima me stessa.

Se vuoi cambiare il mondo, devi prima cambiare te stesso.

Sono un’idealista e una passionale per natura, chi mi conosce bene, lo sa questo.

Il fatto di crederci profondamente, di lavorare sodo, in squadra, con tenacia, determinazione e perseveranza, e nel meglio delle mie possibilità.

Ecco, questo è stato il mio punto di forza.

La mia perseveranza.

Il dire a me stessa: “Non mollare Fedy, ce la farai. Ce la faremo. E ancora di più se tutti noi resteremo uniti”.

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Come hanno reagito le persone che avevi attorno?

È un discorso lungo, articolato, complesso, delicato, e molto personale e riservato.

Ognuno ha la sua testa, il suo carattere, le sue emozioni, le sue esperienze di vita, come è giusto che sia. In generale, ti rispondo così: qualcuno ha reagito bene e mi ha seguita o mi ha confortata o detto di andare avanti.

Altri hanno cercato di mettermi i bastoni tra le ruote.

E qualcuno in amore mi ha persino chiesto di scegliere.

Ma finisco questo pensiero dicendoti che non ho mai avuto bisogno delle pacche sulle spalle da parte di nessuno per fare le cose in cui credo.

E non ne avrò mai bisogno.

Non cerco gloria, audience, eroismo, protagonismo, riconoscimenti personali, ringraziamenti per quello che faccio per il Pianeta.

Lo faccio perché ci credo visceralmente, perché è il mio credo, la strada che la mia anima ha scelto di percorrere, un compito da portare avanti con onore, rispetto e dignità, e per il quale ho trovato il mio posto nel mondo.

Capisci?  

Fare di questo mondo un posto migliore per tutti in cui vivere dovrebbe essere un impegno collettivo.

Parliamo della nostra umanità.

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Quali sono state le tappe importanti che hai dovuto percorrere?

Ogni tappa lo è stata, per portarmi a fare meglio, a migliorare, a crescere, e a diventare più forte.

La vita è fatta di incontri e insegnamenti preziosi.

Le mie esperienze di vita e di volontariato come attivista animalista/ambientalista sono state un profondo insegnamento per me.

E così anche le mie amicizie.

I miei affetti più cari.

Gli uomini ai quali sono stata sentimentalmente legata, e grata per il loro supporto.

I rapporti umani che insegnano a evolverci sono un grande insegnamento.

Il rapporto con gli animali che mi insegna ogni singolo giorno quanto noi umani abbiamo da imparare da loro è la mia scuola di vita.

E sai che ti dico?

Che si impara qualcosa ogni giorno.

Il segreto è capire cosa, condividerlo e custodirlo come un insegnamento prezioso.

Ho fatto un pezzo di strada e ce l’ho fatta, il Rifugio esiste e sono grata a coloro che mi hanno aiutata a realizzarlo, ma ho ancora tanta strada da fare, da imparare, compiti da portare avanti.

La vita è un viaggio e io dico sempre che è il viaggio più entusiasmante che si possa fare.

Ho chiesto all’Universo di darmi la possibilità di incontrare grandi persone con cui fare grandi cose per il Pianeta e per la nostra umanità.

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Gestire un rifugio non è un’impresa facile, quali sono le difficoltà che incontri ogni giorno?

Il Rifugio è completamente autofinanziato e vive del mio stipendio e delle donazioni che ricevo tramite la mia piccola associazione di volontariato “La Vie en Rose Onlus”, donazioni che arrivano da persone affezionate al Rifugio da tempo e alle quali sono profondamente grata.

E sono donatori non soltanto in Italia, ma anche all’estero.

Mi divido tra il lavoro che svolgo al Rifugio e che è una naturale passione, e quello che svolgo al pomeriggio, in una grande società di ingegneria, per portare i soldi a casa a fine mese e mantenere me stessa e garantire il meglio a tutte le creature meravigliose del Rifugio.

La gestione del Rifugio è un impegno, una responsabilità e doveri quotidiani, e non puoi permetterti di sbagliare quando ci sono delle vite in gioco.

Porto avanti questo progetto facendo del mio meglio e con le risorse che ho accanto (i volontari) al massimo delle mie possibilità.

Poiché ho fondato questo Rifugio con il sudore e la passione, sta a me cercare le migliori risorse perché diano un valore aggiunto al progetto.

Sono molto attenta e selettiva nella ricerca dei volontari e dei collaboratori: desidero il meglio per questo progetto.

I miei volontari sono brave persone, sanno lavorare in gruppo e vogliono bene agli animali, e questo è quello che conta per me.

Nel mio ruolo ho responsabilità legali, organizzative, economiche e gestionali.

Ho scelto io questo cammino e intendo percorrerlo fino alla fine.

E poi c’è la parte dura della storia, sai?

Quando entri in quei luoghi terribili, poi quando ne esci, devi abituarti a ritornare alla vita di tutti i giorni, e a recitare una parte, proprio come un attore.

E chi ha visto l’orrore da vicino, come ho fatto io, sa molto bene cosa intendo dire….

Sono scelte.

E la vita è fatta di scelte.

Le scelte comportano dei sacrifici, e i sacrifici sono necessari per arrivare agli obiettivi che ci prefiggiamo.

Gli attivisti so che capiscono bene le mie parole: c’è un alto prezzo da pagare nella propria vita sociale e privata.

Ma ripeto, sono scelte.

E ognuno segue la sua strada.

E quando il tuo compito è diffondere un messaggio di pace, libertà, compassione, amore, rispetto, ti interfacci con il mondo, con mille teste e cervelli diversi.

E devi saper esprimerti e agire nel migliore dei modi.

Metti la collettività di fronte alle ingiustizie verso gli animali e ai disastri che facciamo nel nostro ambiente giornalmente.

Noi attivisti sensibilizziamo, portiamo un messaggio nel mondo.

Ognuno lo recepisce a suo modo, e reagisce con il suo libero arbitrio.

Non le chiamo “difficoltà” ma “responsabilità”.

Spero di aver risposto alla tua domanda.

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Hai risposto e mi fai riflettere… cosa ti spinge a fare quello che fai?

Tutte le cose orribili e inimmaginabili che vedo ogni volta che entro in quei luoghi terrificanti insieme con altri attivisti.

È qualcosa che non potrà mai dimenticare.

Fa parte di me.

Lo sai, sono un’idealista.

È il mio credo a spingermi.

Il mio amore per Madre Natura e Madre Terra.

Il rispetto per il Pianeta e la piena consapevolezza che la vita è un grande dono che ci è stato donato dal Cielo, e non dobbiamo darla per scontato.

Siamo tutti parte di un tutt’uno e siamo connessi gli uni con gli altri.

Rispetto profondamente la vita e la libertà, ed è per questi valori che mi batto.

Sono molto legata al popolo dei Nativi d’America.

Loro credono che quando il sangue di un uomo si mischi con quello di un animale, l’uomo e l’animale diventino una sola cosa, un’unica entità, una sola anima.

È vero.

Ho scelto di dedicarmi in particolar modo ai maiali per la ragione che ti ho spiegato, per quell’incontro che ha cambiato la mia vita.

Loro sono anime meravigliose, sono creature viventi con grande dignità, forza e saggezza, con un grande senso della famiglia, estremamente riservate, intelligenti, protettive e curiose.

Sono animali estremamente sensibili, percettivi, calmi e pacifici.

Sanno essere terribilmente divertenti e grandi amici.

Sono animali molto puliti e adorano sdraiarsi sulla paglia e ricoprirsi di fango all’aperto per proteggersi dalle scottature e dalle punture degli insetti.

La gente pensa che siano sporchi, ma probabilmente non sa che negli allevamenti intensivi di oggi, gli animali sono ammassati a migliaia in sporchi capannoni senza finestre e stipati in gabbie metalliche.

Questi animali non faranno mai nulla di naturale e importante per loro e non sentiranno mai il calore del sole o respireranno aria fresca fino al giorno in cui saranno caricati sui camion diretti ai macelli e ammazzati senza pietà.

I maiali sono animali socievoli, anche se restano territoriali e diffidenti.

Con loro non devi mai dare nulla di scontato, devi guadagnarti la loro fiducia.

E hanno quegli occhi che sembrano umani…

E poi lo sai, nella scala alimentare e sociale, sono considerati “gli ultimi degli ultimi”, ed è per questo che al Rifugio loro sono invece i veri protagonisti.

Quelli che hanno scritto un nuovo capitolo della storia.

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Hai mai pensato di mollare tutto?

MAI!

Neanche per una frazione di secondo.

Sono una testa dura, sai?

Come può mollare una persona che crede ciecamente e visceralmente in quello che fa?

Come può mollare una persona che ha trovato la propria strada?

Come può mollare una persona che ha una missione nel mondo da portare avanti?

“Mollare tutto” non fa parte del mio DNA.

La causa è la mia vita.

Io sono sposata con la causa.

Tutto questo ha un valore inestimabile e ineguagliabile.

Senza prezzo e di una forza accecante.

Gli attivisti, le persone che dedicano la loro vita alla causa, a un ideale possono capire perfettamente le mie parole.

È un qualcosa di profondo che hai radicato dentro di te, nelle viscere, nel sangue, in ogni parte di te, e che niente e nessuno potrà mai portarti via.

Mai!

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Cosa ti motiva a continuare?

Io, come molti altri attivisti impegnati nella causa, stiamo facendo questo per la nostra umanità.

Ecco cosa mi motiva a continuare.

Come ben sai, le nostre scelte di vita (in questo caso alimentari) hanno un fortissimo impatto sull’ambiente per il quale ho un grandissimo rispetto.

E, spesso, da parte del consumatore ci sono scelte che compie inconsapevolmente quando decide di nutrirsi di prodotti animali.

Se la collettività viene informata su quello che realmente accade in quei luoghi, ha la possibilità di decidere e fare la sua scelta.

E non potrà mai dire: “Non lo sapevo”.

Cambiamenti climatici, riscaldamento globale, povertà, fame nel mondo, deforestazione, scarsità d’acqua (…la lista non è finita ed è lunga, sai?).

Chi è l’artefice di tutto questo?

L’uomo, ovviamente, con i suoi disastri che combina giornalmente.

Amo profondamente Madre Terra e non voglio vederla distrutta per colpa dell’uomo.

Sono qui, forte, sana, in piedi e viva, non seguo le masse, lotto ogni giorno, cercando di dare il mio contributo.

Il Rifugio gioca un ruolo fondamentale, essenziale sull’argomento “empatia”.

In sostanza non mangi colui che è amico.

“Lavorando” sull’empatia, sulle emozioni, sul lato sensibile degli uomini, sui “sentimenti” insomma, la gente smette di mangiare carne.

E credimi, nonostante tutto l’orrore che ho visto, mi sono promessa, nel mio “ruolo”, di non imporre niente a nessuno.

Perché l’imposizione porta alla sconfitta totale.

Tu non immagini quanta gente da tutto il mondo mi scriva per dirmi che, seguendo le avventure dei teneri ciccioni sulla pagina di Facebook (La Piccola Fattoria degli Animali/The Little Animal Farm), si è intenerita così tanto che ha smesso di mangiare carne.

Riesci a capire la grande forza, l’importanza e la potenza che c’è in questo messaggio?

La costante e quotidiana divulgazione del messaggio porta a un risveglio di coscienza a livello mondiale, affinché la gente si renda conto che una vita senza crudeltà e uccisioni è possibile.

È una scelta non soltanto etica, mi spiego?

Ma economica, sociale, ecologica e salutistica.

E ne va della sorte del nostro meraviglioso Pianeta.

Ti ricordi la frase “Chi salva una vita, salva il mondo intero”?

Bene, questa frase esprime tutto.

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Quali sono le soddisfazioni che ricevi?

Vedere un risveglio di coscienza mondiale, sempre più persone sensibilizzate.

Tutto questo è contagioso, motivante e porta ispirazione.

È possibile cambiare il mondo, ma prima dobbiamo cambiare noi stessi.

E poi un cuore alla volta.

E un passo alla volta.

Vedere felici gli animali che hanno sofferto terribilmente è meraviglioso.

Con chi ha un ideale di vita e si impegna per fare di questo mondo un posto migliore si instaura un rapporto profondo: è meraviglioso vivere in pace e armonia con i propri simili (gli umani) e con ogni specie vivente.

Vedere la pace, la vita, la libertà, il rispetto, l’amore, la felicità nel mondo tra le persone e nel nostro rapporto con gli animali ha un valore encomiabile.

Ecco le soddisfazioni che ricevo.

Ed è immenso.  

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Qual è il tuo sogno?

Un mondo vegano, ovviamente.

Un mondo diverso, dove ogni specie vive in pace e armonia.

Un Movimento in Italia finalmente unito per la causa e la missione, perché solo insieme si vince, con strategia, organizzazione e spirito vincente.

Sempre più attivisti sentono questo desiderio e cercano di unire il Movimento.

Ma da sempre ho un grande sogno nel cassetto, per il quale il mio cuore non ha mai smesso di battere.

Ma per arrivare alla sua piena realizzazione, ho bisogno di avere uno sponsor potente, una grande voce per gli animali e l’ambiente, per poter creare quello che ho in mente, ovvero un Santuario dedicato ai maiali salvati dal macello, dagli allevamenti intensivi e dai laboratori di vivisezione, ma anche dedicato ai cinghiali salvati dalla caccia e dal bracconaggio(quelli che rimangono feriti o orfani durante le battute di caccia e che reintegrati morirebbero perché troppo deboli).

Perché i cinghiali mi chiederai?

Mio padre ne ha ammazzati talmente tanti da farmi restare traumatizzata.

Vedi?

Alcune donne cercano il marito, l’uomo ideale.

Trovarmi marito è l’ultima cosa che mi interessa.

Io cerco uno sponsor che mi aiuti a fare qualcosa di grande per il Pianeta e per la nostra umanità, e solo con il suo aiuto possiamo farcela insieme con la mia squadra.

Sogno un RISVEGLIO DI COSCIENZA MONDIALE, affinché ci sia rispetto per gli uomini, gli animali, ogni essere vivente, l’ambiente, Madre Terra.

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Qual è la tua paura?

Ti rispondo così: non voglio averne.

E quando ne ho, cerco subito di spostare l’attenzione sui pensieri postivi, perché è su quelli che voglio concentrarmi, sulla realizzazione delle cose che voglio fare, ricordando sempre a me stessa di dare il massimo e fare il meglio in ogni momento.

Capisci?

Voglio che l’energia positiva vada sulle cose positive.

E ti ripeto, credo visceralmente in quello che sto facendo e nella missione che porto avanti.

Ognuno di noi deve essere contagioso in quello che fa, e contagiare gli altri, e contribuire a fare di questo mondo un posto migliore per tutti in cui vivere, uomini e animali.

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Che cosa vorresti veder realizzato nei prossimi anni?

Ovviamente il Santuario dedicato ai maiali e ai cinghiali (ma nel quale vivrà ogni animale il cui sguardo incroceremo nel nostro cammino e che avrà bisogno di aiuto) che ergerà su immensi ed estesi ettari di terreno.

Ci saranno alberi, fiori, un’unità abitativa per il presidio giornaliero e notturno, un piccolo ambulatorio per le urgenze.

Un team di persone fidate, motivate e che hanno voglia di darsi da fare per dare un valore aggiunto al progetto.

E tutto questo potrà essere realizzabile grazie al supporto di un grande Sponsor che ci aiuterà a fare la storia, e che sono certa sarà orgoglioso di aver finanziato questo progetto.

Saranno salvate moltissime vite.

Ci sarà un grande risveglio di coscienza collettivo.

Un’estensione della diffusione del messaggio etico.

Un maggior rispetto tra le persone, per gli animali, per l’ambiente.

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Secondo te cosa rende una vita degna di essere vissuta?

Avere una ragione per vivere e per la quale combattere ogni giorno.

Si deve vivere, non sopravvivere.

È importante seguire il proprio cuore, saperlo ascoltare e comprendere dove ti vuole portare.

L’universo ci manda segnali continuamente per farci capire quale sia la nostra strada da percorrere.

Io ho capito quale è il mio compito, la missione che devo portare avanti, la mia vocazione.

E ho scelto gli animali e l’ambiente.

È fondamentale amare quello che si fa, bisogna metterci passione, crederci fino alla fine, anche nei momenti difficili.

Tutto ci rende più forti.

Bisogna perseverare, avere coraggio, rischiare, lottare con tutte le forze.

Ecco, sì, tutto questo è per me una vita degna di essere vissuta.

E quando il mio cuore si spegnerà, saprò di aver fatto la mia parte, di aver contribuito a scrivere un pezzo di storia per la salvezza del Pianeta.

Ma è un discorso più ampio, perché questo impegno etico riguarda la collettività, la nostra umanità.

E se non capiamo e impariamo che la vita che abbiamo non ci è stata donata per caso, ma per una ragione sacra (e sta a noi comprendere quale essa sia) e che siamo tutti connessi e parte di un Tutt’uno e che dobbiamo rispettarci, avremo fallito clamorosamente come esseri umani e non avremo capito quale sia veramente il senso magnifico della VITA.

Federica Fedy Trivelli

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Feb 03 2014

UNA SPA PER ANIMALI

 

Cinzia è una donna intraprendente che non si è fermata davanti alle difficoltà e che ha saputo trovare il coraggio per realizzare una professione della sua misura.

Dopo gli studi ha trovato lavoro in una grande azienda ma, nonostante la fortuna di avere un posto sicuro, non ha voluto accontentarsi e ha preferito rinunciare a tante certezze per realizzare un progetto tutto suo.

Così, coltivando un sogno e stringendo i denti, nel 2006 ha inaugurato il Dog In Pet Center, un centro di toelettatura che da subito si è differenziato da qualsiasi altro.

  • Diversa concezione degli spazi

  • Attenzione all’aspetto emotivo degli animali

  • Lavoro a vista

  • Interazione con altri servizi

  • Coinvolgimento dei proprietari

Questi i requisiti che hanno dato vita alla prima SPA per animali in Sardegna, sviluppando un esempio di struttura moderna che oggi funge da modello sia ai numerosi allievi che accedono alla Scuola di Toelettatura del Centro, sia  agli altri  operatori del settore.

 

Rispondendo alle domande dell’intervista di io non sono normale: AMO IL MIO LAVORO, Cinzia ci racconta in prima persona cosa l’ha spinta a realizzare il suo progetto:

 

Ciao Cinzia, nel 2006 hai creato Dog in Pet Center, una SPA che coniuga rispetto e benessere per i nostri preziosi amici a quattro zampe, da cosa nasce questa idea?

Ricordo ancora benissimo quella mattina…

Facevo da molti anni un lavoro che mi aveva dato tanto ma, ormai, la multinazionale che mi aveva assunta non aveva per me più nessun obiettivo di crescita, anzi.

Vedendola in prospettiva, anche chi aveva avuto ruoli di responsabilità doveva accettare di percepire uno stipendio senza aspettative di altro tipo.

Avvertivo da tempo un senso di disagio perché  veniva a mancare un’esigenza di base che mi aveva sempre accompagnato in qualsiasi cosa facessi, cioè la progettualità, il miglioramento.

Quella mattina, nel mio bellissimo ufficio, misi da parte le pratiche e passai la giornata a riflettere.

Sentivo fortemente la preziosità del mio tempo e capivo che non volevo più investirlo in attività senza futuro.

Avevo bisogno di lavorare, ma credendoci.

Cercai di cogliere tra i miei (tanti!) interessi quello più concreto, quello che poteva dare a me e ad altri una possibilità lavorativa…

La passione profonda per i cani  mi portò a pensare a un servizio finalizzato al loro benessere ma allo stesso tempo utile anche ai loro proprietari, da svolgere con  entusiasmo e serenità.

Mi sono sentita così viva in quel momento, così integrata in una dimensione autentica e realizzabile, che buttai giù un progetto… il prototipo del Dog In.

E dopo stavo da dio.

Cosa ti spinge a fare quello che fai?

Quella sensazione di appagamento ed entusiasmo non mi ha più abbandonato da allora, e sono passati tanti anni.

Il piacere di fare bene questo delicatissimo lavoro, di trovare tecniche innovative che ci permettano di farlo sempre meglio, di condividere con i proprietari degli animali delle soluzioni che tutelino i loro “figli” pelosi, insomma la soddisfazione di fare qualcosa di bello e utile  dà un senso al lavoro.

E poi, e soprattutto, gli occhi sorridenti di un cane ti aprono il cuore e fanno sparire la stanchezza di tutta una giornata !

Come hanno reagito le persone che avevi attorno?

Il progetto era obbiettivamente innovativo, perciò si discostava dal modo nel quale all’epoca erano stati proposti questo tipo di servizi.

Come tutte le cose nuove quindi presentava margini di rischio e perplessità che commercialisti e altri esperti mi prospettavano con chiarezza.

Non per presunzione, ma solo perché credevo troppo in alcune cose, non ho cercato l’approvazione “tecnica” ma solo quella emotiva…

Ho avuto la fortuna di avere una famiglia assolutamente complice, e di questo ancora li ringrazio.

L’appoggio delle persone alle quali tieni è particolarmente importante in una fase delicatissima nella quale hai mille certezze ma anche tante paure. 

Quali sono state le tappe importanti che hai dovuto percorrere?

Rinunciare alla stabilità economica è stata una tappa importante: per la realizzazione del progetto ho dato fondo a tutti i miei risparmi.

Altra tappa lunga, importante e impegnativa è stata la formazione.

A volte mi era capitato di intravedere la toelettatura di un cane, e quello che avevo visto non mi era piaciuto.

Modi bruschi, coercizione, nervosismo… dove invece avrei voluto sentire gentilezza e fiducia.

Con questo presupposto di base ho affrontato i corsi professionali tecnici supportandoli con studi sulla psicologia comportamentale canina, unitamente al tirocinio nei canili e stage nella penisola.

Volevo prepararmi al meglio perché questo non è un lavoro semplice, per lavorare con i cani devi saperli gestire e in toelettatura usi attrezzi da taglio, forbici, tosatrici… c’è il rischio di fare e farsi male.

Sono passati così molti mesi.

Anche la fase di realizzazione della struttura è stata per me molto seria, perché me ne sono occupata in prima persona confrontandomi con aspetti tecnici e burocratici mai sentiti prima.

Ma la tappa più tosta forse è arrivata dopo… avviare un’attività non è uno scherzo, specialmente se parti da zero e se hai molti debiti.

Nei primi anni mi ha salvato la capacità di vedere il bicchiere mezzo pieno, il valutare giorno dopo i progressi rispetto al giorno precedente, la politica dei piccoli passi… con tante, tantissime rinunce.

Quali sono le difficoltà che incontri ogni giorno?

Molte persone hanno fretta di fare tante cose, tra le quali rientra anche la toelettatura del quattrozampe di famiglia …

Tutti i giorni facciamo un po’ di fatica nel conciliare i tempi e le esigenze dei proprietari con quelli necessari per fare un buon trattamento ai nostri amici pelosi… ma di solito si arriva insieme a un compromesso, specialmente dopo aver spiegato loro il perché di determinati interventi.

Hai mai pensato di mollare tutto?

No. Nonostante in Italia non sia facile fare impresa in questo momento.

Cosa ti motiva a continuare?

L’amore smisurato per i cani e per questo lavoro.

Quali sono le soddisfazioni che ricevi?

Quando un cane arriva per la prima volta terrorizzato dalla paura e va via tranquillo, è una grande soddisfazione.

Quando un cane che hai trattato ti riconosce per strada fra tante persone e ti chiama per salutarti, è una grande soddisfazione.

Quando le persone ti ringraziano perché i consigli che hai dato hanno migliorato la loro vita e quella del loro cane, è un’immensa soddisfazione.

Qual è il tuo sogno?

Una società che riesca a dar meno importanza al consumismo e tuteli tutto quello che oggi, invece, ad esso viene sacrificato: l’ambiente, gli animali, ma anche il rispetto per le persone, e qualche volta anche quello per sé stessi…

Qual è la tua paura?

Una società basata sull’individualismo.

Che cosa vorresti veder realizzato nei prossimi anni?

Un corso obbligatorio per coloro che intendono prendere un cane: per fare una scelta con coscienza e comprendere meglio le rispettive esigenze.

Moltissime persone hanno un cane e credono di farlo felice, ma non è così .

E poi, tanti parchi organizzati nei quali i cani possano giocare felici ma tutelati.

Secondo te cosa rende una vita degna di essere vissuta?

Le emozioni.

Cinzia Spiga è Educatore cinofilo, fa parte dell’Unità Cinofila della Croce Rossa Italiana ed è componente del Direttivo Nazionale dell’Associazione di Categoria ATOS, con la quale si batte da tempo per il riconoscimento della professione di Toelettatore, per la professionalizzazione degli stessi e per il rispetto dei diritti della Categoria. 

Per seguire Cinzia su FB clicca qui.

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Gen 28 2014

io non sono normale: AMO IL MIO LAVORO

 

Per molti il lavoro è soltanto uno strumento necessario alla sopravvivenza.

Arrivare alla fine del mese e intascare lo stipendio, costituisce l’unico obiettivo di tante fatiche e sacrifici quotidiani, la molla che spinge a buttarsi giù dal letto la mattina, a sopportare gerarchie e umiliazioni, a svolgere mansioni spesso incomprensibili.

Lavorare permette di avere i soldi.

E i soldi sono indispensabili per comprare le cose che ci servono per vivere, o che ci piacciono.

A molti non interessa che cosa si debba fare per ottenerli.

Importa avere la certezza di incassare quel tanto tutti i mesi, punto e basta.

 

La crisi che stiamo attraversando non fa che aggravare questa situazione d’indifferenza creativa e personale, e ha reso la possibilità di lavorare una fortuna talmente ambita che la tipologia del lavoro da svolgere passa in secondo piano.

L’importante è avere un lavoro.

Che tipo di lavoro… non fa differenza.

L’equazione LAVORO = SOLDI ha la priorità assoluta nella mente della maggior parte delle persone, e diventa una meta da raggiungere anche a costo di sacrificare le proprie capacità, se questo è necessario per conformarsi alle richieste del mercato.

“Vorrei fare il musicista ma, si sa, il mio è un sogno impossibile…”

“Mi sarebbe piaciuto essere un medico ma, per avere un po’ di soldi subito, ho preferito lavorare in fabbrica.”

“Non mi piace cucire, ci vogliono occhi buoni e troppa pazienza! Solo che non c’era di meglio e mi sono dovuta adattare a fare la sarta.”

Queste e altre considerazioni fanno riflettere.

Rinunciare alle inclinazioni, ai sogni e alle ambizioni individuali, per vendere i propri servizi al miglior offerente è una scelta che ha un costo psicologico molto elevato.

Svolgere un lavoro senza considerare il bisogno di realizzare le proprie capacità e inclinazioni, costringe ad accettare una sorta di prostituzione emozionale in cui, in cambio dei soldi, si finisce per fare anche le cose che non si vorrebbero fare.

Il nostro stile di vita trova logico tutto questo.

“Si deve pur vivere in qualche modo e senza i soldi come si fa?!”

Però, questa prostituzione emozionale obbliga la psiche a farsi piacere scelte di vita che non permettono l’espressione delle attitudini individuali e deforma l’ascolto dei bisogni interiori, costringendo la mente a omologarsi a comportamenti imposti e perciò privi di entusiasmo e di creatività.

Prende forma così una sorta di eutanasia emotiva, radice nascosta della depressione, degli attacchi di panico e di un segreto e subdolo suicidio interiore, causa di tante malattie inspiegabili e, ahimè, sempre più frequenti.

La salute mentale, infatti, prevede che ognuno esprima le proprie capacità, realizzando qualcosa da condividere insieme con gli altri.

Qualcosa che ha spontaneamente la finalità di soddisfare un bisogno creativo e che aggiunge alla vita un’espressione nuova.

Ognuno di noi è venuto a portare in dono al mondo i propri talenti individuali.

Le caratteristiche espressive sono tatuate nel nostro DNA e cercano costantemente il modo di realizzarsi in scelte e comportamenti a vantaggio di chi ne è portatore e della comunità.

Il senso di efficacia personale è uno dei requisiti più importanti della salute.

Quando non possiamo raggiungerlo e manifestarlo nella nostra quotidianità, spalanchiamo la porta alla depressione paralizzando la fiducia e l’autostima.

Così, chi sceglie un lavoro, a prescindere dalle proprie inclinazioni, sceglie anche di precludersi la possibilità di un futuro sereno.

Perché con i soldi non si riuscirà mai a comprare la soddisfazione e la realizzazione che derivano dall’esprimere le proprie attitudini in ciò che si fa per la maggior parte del tempo.

L’aumento delle malattie autoimmuni ha un’importante origine psicologica proprio in questa pericolosa mancanza di realizzazione personale.

Il sistema immunitario, infatti, impazzisce aggredendo se stesso quando l’organismo non può seguire il suo naturale percorso di sviluppo ed è costretto a combattere le sue naturali inclinazioni per adeguarsi a modelli scelti da altri.

(Se fingo di essere quello che non sono, è difficile che il mio sistema immunitario possa distinguere i nemici dagli amici e nell’enigma, diventato irrisolvibile, attaccherà tutto ciò che incontra senza chiedersi più a chi appartiene).

Oltre ad essere una fonte di guadagno, il lavoro è l’attività principale di una persona, il mezzo che consente di esprimere le abilità, le idee e il desiderio di stare con gli altri.

(Ne sono prova evidente i tanti casi di suicidio e depressione, conseguenti al pensionamento).

Reprimere questa espressione vitale della socialità e della condivisione di se stessi, annienta l’autostima e rende le persone schiave di un mondo privo di umanità e di significato, generando l’insorgere di molte patologie, dapprima psicologiche e in seguito fisiche.

Il corpo, infatti, subisce l’influenza dei pensieri e si adegua ai messaggi della psiche, combattendo o accogliendo le malattie.

A volte inseguire un sogno può sembrare un’utopia, l’abbaglio di una mente immatura e priva di senso pratico, ma chi ha osato sfidare il pregiudizio, camminando sul filo della propria emozione, ci mostra la possibilità di conquistare una nuova autonomia e ci insegna a realizzare una migliore qualità della vita.

Forse i telegiornali non ne parlano ma, se ci guardiamo intorno, possiamo scorgere tante piccole luci che illuminano il buio della crisi e seguire l’esempio di quanti non si sono lasciati corrompere, vendendo la propria anima alle leggi del mercato, ma hanno scelto di credere in se stessi, affrontando con determinazione le difficoltà, fino a far diventare i sogni: una fonte di guadagno. 

La loro vita ci indica una strada e ci aiuta a non dimenticare il significato profondo del nostro essere al mondo.

Carla Sale Musio

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A tutti quelli che hanno scelto la propria verità a dispetto di tutto e di tutti, trovando il coraggio di crearsi un lavoro della propria misura, saranno dedicate le interviste che compariranno nei post dal titolo: io non sono normale: AMO IL MIO LAVORO.

Se anche tu vuoi partecipare a questo progetto e condividere sul blog la tua esperienza di lavoro e di vita scrivimi all’indirizzo:

carlasalemusio@gmail.com

La tua testimonianza aiuterà tante persone, ancora indecise, a prendere in mano il proprio destino e a trasformare le aspirazioni e i sogni in una fonte di reddito.

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