Tag Archive 'amo gli animali'

Mag 06 2019

SCELTE ALIMENTARI E CAMPI ENERGETICI

Ogni cosa possiede un’energia.

Il pensiero ha un’energia.

Le emozioni hanno un’energia.

Le relazioni hanno un’energia.

Le nostre scelte hanno un’energia.

Ci hanno insegnato a considerare vero soltanto quello che si può monetizzare.

E a ignorare tutto ciò che, invece, rende la vita degna di essere vissuta.

Il fine giustifica i mezzi è la norma che muove le nostre scelte.

Ma il fine è sempre quello di una consistente materialità.

Eppure…

La sofferenza psicologica è in aumento e l’omissione della vita intima da ciò che chiamiamo realtà non fa che accrescere il malessere interiore, aumentando i guadagni delle case farmaceutiche insieme alle patologie psichiatriche.

La salute mentale, il benessere, la realizzazione personale… (quel senso di efficacia che ci fa sentire bene con noi stessi e in pace con la vita) dipendono dall’ascolto di un mondo invisibile fatto di sensazioni, stati d’animo e percezioni diverse per ciascuno di noi.

Percezioni poco omologabili, poco quantificabili e oggi, purtroppo, anche poco condivisibili, ma capaci di trasformare la vita in un’esperienza meravigliosa.

Oppure in un inferno.

L’invisibile e il benessere sono strettamente connessi tra loro.

Infatti, l’energia delle cose che scegliamo di fare intreccia le trame del destino con le inclinazioni personali, dando forma alla nostra speciale unicità.

Ogni creatura possiede un campo energetico che la caratterizza e racconta il suo modo di essere: le passioni, i bisogni, le scelte… ciò che la rende unica.

Che si tratti di una persona umana o animale non fa differenza.

Il campo energetico esiste per ogni forma di vita e rivela la profondità di ogni esistenza a chi è capace di osservarlo con sensibilità.

Quando mangiamo, ingoiamo e trasmettiamo informazioni energetiche dando forma a una realtà che svela i nostri valori e genera il mondo così come lo sperimentiamo.

Le nostre scelte alimentari non sono prive di conseguenze.

Ciò che facciamo a livello profondo, infatti, impronta l’inconscio e ne definisce le leggi, portandoci a essere nel posto giusto al momento giusto, cioè a vivere le situazioni attratte magneticamente proprio da quelle nostre verità.

Così, la violenza attira la violenza e la dolcezza attira la dolcezza.

Uccidere senza scrupoli ogni altra forma di vita genera una realtà distruttiva e crudele perché direziona l’inconscio a seguire le leggi del più forte, rendendoci vittime di chi possiede un potere superiore al nostro.

Questo principio vale per tutte le verità interiori: quelle che dichiariamo e agiamo palesemente e quelle che attuiamo nel segreto di noi stessi.

Nell’inconscio è violenza: uccidere un essere umano, un animale, un valore interiore o un modo di essere.

È violenza: ammazzare uno scarafaggio, un bambino, un capretto o un nemico.

È violenza: costringersi a essere ciò che profondamente non vogliamo essere.

L’inconscio dà forma alle leggi da seguire, ricavandole dalle nostre esperienze e dai nostri vissuti.

Per costruire un mondo migliore occorre analizzare a fondo la propria interiorità portando l’attenzione sulle scelte di ogni giorno.

Perché sono quelle che stabiliscono le regole interiori e informano l’energia che emaniamo.

E che attiriamo.

Carla Sale Musio

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Apr 24 2019

VIVERE DI LUCE… SI PUÒ!

È difficile da credere.

Eppure… si può!

Si può vivere di luce.

E molti esseri viventi lo fanno naturalmente e spontaneamente.

Sono microorganismi, piante, animali o anche esseri umani.

Tuttavia l’idea che qualcuno possa alimentarsi soltanto di luce sembra ai più una cosa impossibile, riservata ai santi o a chi ha scelto un percorso spirituale ascetico e solitario.

La discriminazione verso chi si nutre di energia è altissima.

E spesso anche gli intelletti più aperti osservano con sdegno queste persone, pronti ad additarle, accusarle di truffa, plagio, fanatismo… e chi più ne ha più ne metta.

Il razzismo è il male di questi tempi.

E si annida dappertutto.

Non siamo capaci di guardare con umiltà e rispetto le altre forme di vita.

Non sappiamo metterci realmente in relazione con chi consideriamo diverso da noi.

E questo ci spinge ad allontanare tutto ciò che non conosciamo e non comprendiamo.

Le persone che vivono di luce accolgono in sé l’esistenza di un’immaterialità non percepibile con i cinque sensi.

Ma reale e riconoscibile nei fatti.

Ci sono tanti fenomeni che mantengono un’indiscutibile veridicità pur non essendo riproducibili in laboratorio.

Uno di questi è l’amore.

L’amore esiste in un’assoluta soggettività.

E nessuno può decretare l’autenticità del coinvolgimento affettivo, a parte chi lo vive.

Eppure siamo certi che l’amore sia reale.

L’amore è l’espressione di un’immaterialità imprendibile con i sensi fisici ma verificabile nel mondo intimo.

La sua mancata riproducibilità in laboratorio non ne inficia l’autenticità.

L’amore abita una dimensione intangibile e verificabile grazie agli effetti che produce.

L’energia dell’amore è invisibile agli occhi.

La si percepisce dentro di sé.

E vivendola se ne definisce l’esistenza.

Le persone che si nutrono di luce si aprono a quest’energia fino a permetterle di sostenere totalmente la loro vita.

Questo però non le rende sante o immortali.

Dimostra soltanto la disponibilità ad accogliere in sé l’immateriale.

La conseguenza di questa apertura permette di non aver bisogno del cibo fisico per sopravvivere.

È un effetto collaterale del percorso introspettivo.

Non vuol dire che non mangeranno mai più niente.

Significa piuttosto che sono libere dalla dipendenza dal cibo e perciò non ne hanno bisogno per la loro sopravvivenza ma possono scegliere se e quando soddisfare il piacere del gusto.

Finché non ci apriremo all’esistenza dell’immaterialità non potremo riconoscerne le potenzialità e il valore.

E guarderemo con sospetto chi invece ne accoglie in sé la verità.

L’accettazione dell’immaterialità della vita è un passaggio epistemologico importante che permette di identificare tutto ciò che i sensi fisici non possono percepire.

Gli animali lo sanno da sempre.

L’essere umano lo ha dimenticato e nella sua pretesa di superiorità deride chi invece ne distingue l’importanza e ne comprende il valore.

Una cultura nuova passa attraverso il superamento dell’egocentrismo e la conquista della maturità.

Gli adulti sono tali non perché hanno compiuto i diciotto anni ma perché hanno imparato a spostare il proprio punto di vista fino a incontrare la diversità.

Un mondo migliore è frutto di uno scambio tra saperi differenti e di una cooperazione capace di scorgere il valore ben oltre l’apparenza delle cose.

Carla Sale Musio

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Apr 18 2019

GENTE CHE CREDE IN UN MONDO MIGLIORE…

La sopraffazione è dappertutto.

Ci hanno convinto che per vivere sia necessario distruggere e il detto:

MORS TUA VITA MEA

è diventata la norma che crediamo indispensabile alla sopravvivenza.

Su questo presupposto crudele abbiamo costruito una società che sta distruggendo il pianeta e provocando ogni giorno nuove patologie psichiche.

Nella nostra presuntuosa arroganza dimentichiamo con troppa facilità che gli animali selvatici non hanno bisogno della psichiatria, dei farmaci e dei T.S.O.

Le altre specie coltivano uno stile di vita improntato al rispetto della natura e convivono tra loro senza distruggersi a vicenda.

Solo la società dell’uomo mette al primo posto se stessa generando innumerevoli guerre e obbligando al sacrificio dell’umanità in cambio di un’appartenenza… che provoca sempre troppo dolore.

Da un punto di vista etologico siamo animali da branco, cioè abbiamo bisogno di condividerci e scambiare le nostre emozioni gli uni con gli altri.

E questo è ben diverso dalla competizione, dalla prepotenza e dalle guerre che ammorbano le nostre scelte quotidiane.

Si chiama, piuttosto, cooperazione ed è indispensabile per la salute mentale.

Siamo esseri umani: spontaneamente portati all’umanità.

Uccidere, distruggere, sopraffare… sono comportamenti estremi e andrebbero usati solo in situazioni disperate.

Nel nostro mondo, invece, sono la consuetudine.

Per soddisfare i piaceri del palato non esitiamo a torturare senza scrupoli tante creature docili e innocenti, alimentando l’indifferenza nella nostra anima e coltivando una civiltà che di civile non ha proprio niente.

In questo scenario terribile anche mangiare è diventato una droga.

E pur di sentirci apprezzati da una moltitudine omologata e priva di autenticità siamo disposti a rinunciare all’umanità e a venderci in cambio di uno stipendio con cui acquistare beni sempre meno utili.

Eppure…

Tante persone scelgono di cambiare.

Anche a costo di sentirsi sole in un mondo che fa di tutto per emarginare chi non si conforma.

Sono uomini e donne capaci di ascoltare il proprio cuore.

Forti di un ideale che esisteva prima che la distruzione trasformasse la vita in un’arena di guerra e l’uccisione diventasse il gioco che intreccia l’esistenza.

Gente che crede in un mondo migliore.

Anche quando la derisione fa sentire stupidi e annienta le speranze.

Sono quelli che preferiscono ascoltare la propria voce intima invece che accendere la televisione.

Scelgono il cambiamento.

Non perché sia conveniente.

Perché sanno che è giusto.

Sono quelli che trasformeranno il mondo un granello alla volta (effetto collaterale di una scelta senza seguaci).

Creature poco visibili nella società dell’apparire.

Seguono il proprio cuore con noncuranza.

E spesso chiedono aiuto agli psicologi.

Non perché siano malati ma perché sopravvivere in un mondo malato è difficile, faticoso e doloroso insieme.

Così, mentre il progresso impone la sopraffazione, camminano contromano senza paura lasciando che l’amore guidi i loro passi e la vita non perda il suo significato profondo.

Carla Sale Musio

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Feb 16 2019

SCELTE DI VITA SENZA VIOLENZA: vivere di frutta.

Ci sono scelte di vita talmente impopolari che, spesso, chi le pratica è costretto a nascondersi per evitare la gogna riservata ai traditori.

Sono voci fuori dal coro mosse da un’etica amorevole e civile.

Così civile che allo sguardo della maggioranza appare esagerata, strana, deplorevole e… sovversiva!

Esiste una gastronomia basata sulla scelta di nutrirsi esclusivamente di frutta.

Una cultura culinaria sconosciuta ai più ma con tanto di chef capaci di preparare pasti saporiti, ricchi di portate differenti e prive di uccisione.

Nell’equilibrio del nostro ecosistema la frutta garantisce una reciprocità basata sul piacere.

I frutti, infatti, regalano un delizioso concentrato di sapore e di energia a chi li coglie e permettono alle piante di spargere i propri semi senza bisogno di muoversi.

Vivere di frutta è la strada maestra verso l’espressione della sensibilità interiore.

In questa nostra società malata di prepotenza e narcisismo, l’empatia è guardata come una colpa e non come un valore.

Perciò, chi è capace di amare ogni forma di vita deve proteggersi, indossando un’armatura fatta di indifferenza e crudeltà.

Ma il cinismo rende impossibile comprendere la moralità.

E, se la scelta vegana è difficile e poco accettata, figuriamoci un’alimentazione fatta soltanto di frutta!

Tanta gente non distingue nemmeno la frutta dalla verdura.

Già…

Perché il frutto è quello che contiene i semi della pianta.

Sono frutti: i peperoni, le zucchine, le melanzane.

Non sono frutti: i finocchi, le patate, le carote.

Tuttavia, molti sono convinti che la frutta sia esclusivamente quella dolce e zuccherina: mele, pere, banane…

E chiama tutto il resto genericamente verdura, a riprova della scarsa attenzione posta sulle scelte alimentari e su quello che gira loro intorno.

Le persone sensibili non possono fare a meno di interrogarsi in merito alle proprie azioni e, prima o poi, arrivano a scoprire il mondo etico di chi si nutre solamente di frutta.

La sensibilità è l’unico valore che cambierà il mondo.

Chi vuole un popolo di schiavi ama il potere ma… ignora la pazienza, la creatività e la determinazione di chi sceglie la vita nonostante tutto.

Le persone sensibili hanno spesso un passato di sofferenza.

E, tuttavia, possiedono una capacità di amare inestinguibile.

Questo li rende rivoluzionari, poco addomesticabili e incapaci di vendersi al miglior offerente.

Sono la spina nel fianco dell’autorità.

Perché l’amore ricresce sempre, come le ortiche.

E chi lo accoglie nel proprio cuore non si lascia corrompere.

Nemmeno da se stesso.

In un mondo che corre al galoppo verso la propria distruzione chi decide di vivere soltanto di frutta nuota controcorrente percorrendo una via sconosciuta ai più.

È un cammino di conoscenza che conduce a scoprire soluzioni nuove anche davanti ai problemi irrisolvibili di sempre.

L’unica strada capace di guidarci verso un mondo migliore.

Carla Sale Musio

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Feb 10 2019

IMPARARE DAGLI ANIMALI: un mondo migliore

Per uscire dalla patologia narcisistica che sta distruggendo il mondo è necessario porsi in una posizione di umiltà verso quelle culture che da sempre mantengono un rapporto biocentrico con la natura e con la vita.

Il rispetto dell’ecosistema è un valore imprescindibile per la sopravvivenza e il presupposto necessario a costruire una cultura della pace.

Gli animali lo sanno e intrattengono un rapporto equilibrato con l’ambiente, con la propria istintualità e con le altre forme viventi.

L’intelligenza e la creatività sono gli strumenti che la natura ha fornito alla specie umana perché potesse mantenere integro e sano il pianeta in cui tutti viviamo.

Ma l’uomo, abbagliato dallo sviluppo della propria ragione, ha finito per snobbare le percezioni interiori esasperando la logica a discapito del cuore.

Cancellare in noi stessi la sensitività ci ha condotto a perdere di vista i valori profondi che sottendono l’esistenza, annientando la comprensione e il dialogo con le altre forme di vita.

L’arroganza e il cinismo hanno prodotto crudeltà sconosciute a ogni altra specie.

Le chiamiamo: guerre, mercato degli armamenti, economia, civiltà… e ne andiamo fieri.

Quasi che la competizione, lo sfruttamento e la distruzione fossero un segno di superiorità.

Sono convinta che questa sia l’unica patologia psichica reale e da curare.

E che la nostra intelligenza sia un dono da mettere al servizio della vita, non della sopraffazione.

Quando la morte perde il contatto con l’equilibrio che appartiene alla creazione, annichilisce ogni libertà degenerando l’esistenza in un cammino imprevedibile e privo di significato.

Lo sanno bene tutti gli animali.

Che non conoscono lo schiavismo, la malattia mentale, il bisogno di lavorare per vivere, l’usura, la menzogna e le tante patologie note soltanto alla specie umana.

L’amore non è quello sdolcinato sdilinquimento che anima i nostri riti commerciali.

Amare significa accogliere dentro di sé una dimensione impalpabile fatta di sensazioni e priva di materialità.

L’ascolto e il riconoscimento di questa dimensione permettono di accedere al valore che sta dietro alle cose, ritrovando il senso di ogni avvenimento.

Ma per accogliere questa conoscenza, inesprimibile con le parole, occorre arrendersi a un sapere fatto di soggettività, di sensitività e di totalità.

Qualcosa capace di accettare l’idea che ognuno di noi è parte di una realtà più grande che ne trascende l’individualità.

Solo così l’angoscia della morte si placa e la ragione lascia spazio alla vita.

Imparare dalle altre specie animali ci guida a costruire una società più umana, basata sul rispetto e sulla fratellanza.

Qualcosa che tutti abbiamo dentro ma abbiamo dovuto nascondere per diventare La Specie Eletta da Dio a Propria Immagine e Somiglianza.

Quel sapere istintivo e primordiale, abiurato in nome di una presunta Superiorità Umana che di umano non ha proprio niente, aspetta solo di essere ascoltato.

Un mondo migliore nasce nella vita intima di ciascuno, nel silenzio libero dai bisogni della prepotenza e dello sfruttamento.

Prende forma nell’ascolto di un sapere privo di parole.

E diventa un potere capace di celebrare la vita e il suo mistero accogliendone la saggezza e valorizzandone la bellezza.

Quel linguaggio sommesso ci ricorda che l’essere umano è umano solo quando aiuta la natura a esprimere la semplicità e la delicatezza.

E, come una levatrice, permette alla vita di dispiegare il suo maestoso significato.

Senza rumore.

Senza prepotenza.

Con ingenuità.

Carla Sale Musio

leggi anche:

ISTRUZIONI PER ROBOT SENZA CUORE

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Gen 09 2019

ISTRUZIONI PER ROBOT SENZA CUORE

Per trasformarsi in robot senza cuore sono indispensabili due elementi:

  • una forte sofferenza durante l’infanzia;

  • una buona capacità di rimuovere il dolore.

Quando veniamo sopraffatti da un trauma, per evitare che l’angoscia dilaghi dappertutto, il cervello frammenta i ricordi.

Grazie a questa parcellizzazione le memorie dolorose vengono incapsulate dentro a tante cellette circoscritte e staccate dal flusso delle immagini interiori.

Questo meccanismo protettivo produce un’apparente armonia.

E la vita può riprendere a scorrere.

Per aprire l’archivio ermetico sono necessari dei segnali precisi: frasi, rumori, odori… in grado di bypassare il blocco protettivo e rievocare i vissuti sgradevoli.

Se una celletta di ricordi viene aperta il trauma si risveglia in tutta la sua intensità e le emozioni passate esplodono nella coscienza come se fossero eternamente presenti.

Chi ha avuto un incidente automobilistico sa che può bastare il rumore di una frenata improvvisa per scatenare un attacco di panico in piena regola.

Anche quando normalmente non ci sono più problemi nel salire in macchina, guidare, viaggiare, eccetera.

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LA SOFFERENZA DEI BAMBINI

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La sofferenza dei bambini può diventare traumatica con grande facilità.

Infatti, durante l’infanzia la psiche è malleabile, delicata e fragile.

Per tutelarla, l’inconscio utilizza principalmente la rimozione o la proiezione.

Tuttavia, quando il dolore supera la soglia di tolleranza, rimozione e proiezione non bastano più, e la mente è costretta a frammentarsi producendo una sorta di doppia realtà interiore:

  • da una parte scorre la quotidianità, protetta dall’anestesia emotiva che nasconde i ricordi e il dolore;

  • dall’altra esiste un eterno presente traumatico e devastante.

La percezione si sposta da una realtà all’altra grazie ai segnali in grado di aprire i sigilli che tengono celata l’angoscia.

Questa scissione, però, impedisce l’accesso all’empatia, alla sensibilità e all’altruismo.

E spiega perché, in seguito all’occultamento dei traumi infantili, tante persone diventano indifferenti arrivando a compiere atti crudeli senza alcun rimorso.

Ne abbiamo un esempio nelle persecuzioni agite contro gli ebrei, i negri, le donne, i bambini e gli animali.

In questi casi si può arrivare al punto di sentire l’acquolina in bocca o provare un desiderio sessuale osservando immagini di uccisioni, violenza e stupri.

Quando il sistema emotivo si frammenta e si parcellizza prende forma un’insensibilità che annienta le parti vulnerabili della psiche.

E questo meccanismo difensivo è la radice della freddezza e del cinismo.

.

STORIE DI ANESTESIA E CRUDELTÀ

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Nicola è stato un bambino poco amato.

La mamma desiderava una femmina e perciò lo vestiva e lo trattava come una bambina.

Dopo la nascita della sorellina la disparità educativa diventa terribile e Nicola si sente ancora più trascurato e umiliato.

Tutti i vezzi, i giochi, i bacetti e i regali sono per lei.

A lui sono riservate le sgridate.

Il cuore non ce la fa.

Per sfuggire la sofferenza l’inconscio scinde i ricordi occultando quei vissuti infantili.

La mente si parcellizza.

Il dolore scompare.

L’insensibilità annulla l’angoscia.

E una deliziosa anestesia lo rende freddo, distaccato e indifferente.

È così che riesce a punire sua figlia senza comprenderne il dolore.

Forte di un ideale educativo privo di tenerezza e di empatia, Nicola diventa crudele.

E tramanda la sofferenza da una generazione all’altra.

Senza soluzione di continuità.

***

Efisio ha ricevuto in dono un agnellino, un cucciolo caldo e morbido che lo segue ovunque.

Efisio gioca con lui tutto il giorno e la notte, di nascosto, lo fa dormire nel suo letto sotto alle coperte.

Ma la mattina di Pasqua tornando dalla messa non lo trova più.

Lo cerca dappertutto disperato e in lacrime.

Il papà lo prende in giro:

“Sei una femminuccia! Non si piange per un agnello! Lo mangiamo oggi a pranzo e devi essere contento!”

Efisio sente il respiro spezzarsi.

La psiche non regge.

Di colpo diventa di ghiaccio.

Ora non ci pensa più.

Per non sentire il dolore la mente si frammenta e l’indifferenza emerge salvifica.

È così che impara a uccidere.

E a fare il pastore.

Come suo padre.

Come suo nonno.

Come tutti i maschi della sua famiglia.

Come un vero uomo.

***

Rocco ride soddisfatto.

Ha legato alla sedia il suo compagno di classe e gli ha messo in testa un cappello da clown minacciandolo e picchiandolo.

Il bambino piange terrorizzato ma Rocco ha imparato che quello è il modo giusto per farsi rispettare.

A casa i fratelli più grandi si divertivano a prenderlo in giro in modi anche peggiori.

E lui ha dovuto ingoiare la vergogna e diventare forte il più velocemente possibile.

Essere grande significa essere un duro.

Essere un duro vuol dire sottomettere qualcuno.

Rocco lo ha capito molto presto.

E per non sentirsi vittima ha occultato i ricordi delle sue umiliazioni conquistando una freddezza che oggi, a quattordici anni, lo rende rispettabile e temibile.

Invano gli insegnanti e i servizi sociali cercano di aiutarlo a ritrovare la sensibilità perduta.

Una censura nella psiche ha cancellato il dolore e conquistato l’indifferenza.

E Rocco ha deciso inconsciamente che non conviene MAI perdere questi vantaggi.

Carla Sale Musio

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Dic 02 2018

VIOLENZA NASCOSTA

Esistono violenze invisibili fatte di cose semplici e di un volersi bene che non vuole sapere tutta la verità.

C’è un mondo sotterraneo e crudele dietro l’amore che tiene unite le nostre famiglie.

Un mondo di brutalità e di soprusi.

Un orrore difficile da raccontare, perché la maggior parte di noi preferisce ignorarne l’esistenza.

Esiste una disumanità nascosta dietro tanti gesti quotidiani, dietro l’affetto, dietro le festività, dietro i momenti belli e le giornate speciali.

Sono disgrazie che non fanno notizia, che non compaiono nella cronaca nera e che alla maggior parte della gente fanno venire l’acquolina in bocca.

In quei gesti, apparentemente amorevoli, affondano le radici dell’aggressività che ammala la nostra civiltà.

Prendono forma in una superiorità scontata che ci spinge a dire:

“Sono solo animali.”

Come se questo bastasse a legittimare ogni abuso.

Ci sono creature che vivono soltanto per venire torturate e macellate.

Esseri allevati per il nostro piacere.

Individui senza valore, vittime di una disumanità inconsapevole.

Non c’è un modo etico per uccidere.

L’uccisione è sempre un assassinio.

Ma la parola assassinio non viene usata quando si tratta degli animali.

E nemmeno la parola cadavere.

Chiamiamo carne i loro corpi straziati e guardarli ci mette fame.

Dietro quest’incoscienza prosperano i semi di tanti orrori.

Crediamo che la supremazia della nostra specie sia un criterio sufficiente a legittimare il maltrattamento di ogni altro essere vivente.

“Sono solo animali.”

Sosteniamo con noncuranza.

Alimentando la convinzione che per loro non valgano il rispetto e la morale.

Così facendo, però, accettiamo di sfruttare chi è diverso, debole o ingenuo.

E questa legittimità autorizza l’abuso nella psiche.

L’inconscio, infatti, intesse le trame della vita basandosi sui principi che noi stessi abbiamo scelto.

Nel momento in cui permettiamo lo sfruttamento degli animali accogliamo il predominio e creiamo le basi per essere vittime e carnefici.

Decidendo che è giusto allevare, torturare e massacrare chi è incapace di difendersi, accettiamo di essere sfruttati e maltrattati da chi detiene un potere superiore al nostro.

Impariamo queste regole da bambini: nei pranzi della domenica, nei giorni di festa, nelle solennità, nelle cerimonie e in tutte quelle occasioni, grandi o piccole, in cui vengono uccisi con amore gli esseri che abbiamo scelto per rallegrare il nostro pasto.

I vitellini, gli agnelli, i porchetti, i polli, le quaglie, i conigli, i cinghiali, i cervi… l’elenco potrebbe continuare all’infinito.

Sono tanti gli animali che ci piace mangiare.

Creature che amano vivere, proprio come noi.

E che provano dolore, proprio come noi.

Esseri talmente uguali a noi che vengono usati nella ricerca, perché le loro reazioni, emozioni e sensazioni sono come le nostre.

Poiché hanno culture diverse abbiamo stabilito che non ci sia alcun male nel togliergli la vita.

Impariamo da piccoli a tollerare questa insensibilità.

E poi, da grandi, la crudeltà diventa normale.

È normale: allevare animali, cacciare, pescare e uccidere altre specie per divertimento.

È normale: vendere bombe, comprare armi, divertirsi a sparare, dividendo la terra in stati e nazioni contrapposte.

È normale: ricevere medaglie e sentirsi importanti per aver distrutto le case e i campi di gente come noi, vittime dei voleri di chi comanda il mondo.

La violenza è dappertutto.

Siamo convinti che sia naturale.

Lo abbiamo imparato presto.

E oggi non ci pensiamo nemmeno più.

Quando affermiamo la legittimità di uccidere chi è più debole e di mangiarne le carni, stabiliamo un principio di violenza che l’inconscio trasferisce nella nostra vita.

Dando forma al mondo che conosciamo oggi.

Il mondo del bullismo, del nonnismo, dell’omofobia, del femminicidio, della pedofilia, delle guerre, degli stupri e della paura.

Un mondo che vorremmo rendere migliore e di cui abbiamo perso il controllo coltivando la crudeltà dentro la psiche.

Ammazziamo la fratellanza.

Senza saperlo.

E, senza riconoscerne le cause, andiamo a caccia dei colpevoli all’esterno.

Come se non dipendesse da noi.

Carla Sale Musio

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Ott 25 2018

LA RIVOLUZIONE È NELLE SCELTE DI OGNI GIORNO

Consideriamo lecito, morale e indiscutibile utilizzare gli animali per i nostri scopi.

Non ci sfiora l’idea che queste creature siano esseri viventi: capaci di provare dolore proprio come noi.

E siamo certi di non commettere alcun crimine uccidendoli per il nostro divertimento.

Ma cosa ci rende così sicuri nel decidere la loro morte?

Sono convinta che l’insensibilità della specie umana sia il sintomo di una grave patologia.

Uccidere è sempre un atto criminale.

E diventa una malattia quando è considerato divertente.

La mancanza di empatia è la manifestazione di una disfunzione psicologica: segnala la scissione tra ragione e sentimenti.

E provoca gravi conseguenze nella vita di tutti i giorni.

La violenza che imperversa dappertutto ne è il sintomo più evidente.

Le leggi che sosteniamo interiormente, infatti, sono le stesse che l’inconscio trasferisce nella quotidianità, applicandone i principi.

Se affermiamo la liceità di ammazzare per divertimento stabiliamo inconsciamente che l’opportunismo e la crudeltà possono imperversare senza remore.

Un tacito assenso asseconda le scelte criminali che stanno distruggendo la nostra salute, e affonda le sue radici nei gesti di ogni giorno.

L’insensibilità è la norma che accompagna le nostre preferenze alimentari.

Quando facciamo la spesa scegliamo i corpi insanguinati di tante creature innocenti, senza pensare al dolore che abbiamo inflitto e senza sentirci colpevoli per questo.

Al contrario!

Cuciniamo quelle carni straziate convinti di compiere un gesto d’amore verso noi stessi e verso gli altri commensali.

Tuttavia, con la medesima incoscienza applichiamo gli stessi principi di indifferenza e crudeltà alla nostra salute, lasciando che la mancanza di empatia nasconda alla coscienza i danni che questa decisione comporta.

Preferiamo ignorare che i prodotti di origine animale sono la causa principale di tante malattie giudicate incurabili.

Infatti, mantenere attiva l’incoscienza che guida la maggior parte delle scelte alimentari significa nascondere la disumanità del nostro stile di vita, cancellando dalla consapevolezza le tracce degli orrori necessari a solleticarci il palato.

L’ottundimento indispensabile a sostenere il mercato alimentare è la conseguenza della tossicità del cibo che consumiamo e il frutto di un’abile manipolazione pubblicitaria.

La droga alimentare è onnipresente, colora i nostri giorni di festa e diventa il pretesto per riunioni di ogni tipo.

Che festa sarebbe senza le ghiottonerie preparate con le carni di qualcuno?

Più importante è l’occasione e più numerosi saranno i corpi immolati sulle nostre tavole imbandite.

Oggi l’uccisione e l’incoscienza tengono in piedi interessi smisurati.

Per spezzare questa catena di violenza e omertà bisogna avere coraggio.

La scelta di rispettare gli animali è impopolare, nonostante innumerevoli ricerche ne confermino il valore ecologico, etico e salutista.

Si preferisce ignorare che gli allevamenti intensivi sono i maggiori responsabili della deforestazione, dell’effetto serra e della fame nel mondo.

Il narcisismo patologico, indotto ad arte dagli interessi dell’economia, ci tiene schiavi della prepotenza e vittime di una pericolosa irresponsabilità.

In questo modo coltiviamo l’incoscienza, rendendoci prigionieri di pubblicità ingannevoli e senza scrupoli.

Smettere di consumare prodotti animali vuol dire informarsi e ragionare con la propria testa.

Ma soprattutto significa ascoltare la voce della coscienza.

Quel principio morale che conosce il valore di ogni vita e parla al nostro cuore.

L’etica della reciprocità è il fondamento della dignità, della convivenza pacifica, della legittimità, della giustizia, del riconoscimento e del rispetto.

La regola d’oro:

“Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te.”

È una norma ancestrale.

Il cuore la conosce d’istinto.

Senza bisogno di parole.

Carla Sale Musio

Vuoi saperne di più? 

Leggi il libro: 

DROGHE LEGALI

verso una nuova consapevolezza alimentare

anche in formato ebook

Puoi trovarlo su youcanprint.it e in tutti gli store on line: IbsAmazon, Kobo, Apple, Google Play,  Feltrinelli, Mondadori, Barnes&Noble… 

Oppure puoi ordinarlo nelle librerie del territorio italiano, sia di catena come: Feltrinelli, Ibs, Mondadori…, che indipendenti.

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Ott 18 2018

LA PICCOLA FATTORIA DEGLI ANIMALI

Forse i telegiornali non ne parlano…

Ma, se ci guardiamo intorno, possiamo scorgere tante piccole luci che illuminano il buio e seguire l’esempio di quanti hanno affrontato con determinazione le difficoltà fino a concretizzare un progetto che appariva impossibile. 

A volte inseguire un sogno può sembrare un’utopia, l’abbaglio di una mente immatura e priva di senso pratico, ma chi ha osato sfidare il pregiudizio camminando sul filo della propria emozione ci mostra la possibilità di conquistare una nuova autonomia e di costruire una società migliore.

È per questo (e per la grade ammirazione che ho per lei) che ho chiesto a Federica Trivelli di raccontare come è riuscita a realizzare il suo desiderio più grande:.

.

La Piccola Fattoria degli Animali

un rifugio dedicato ai maiali salvati dal macello e dagli allevamenti intensivi

(ma all’interno del quale sono ospiti anche tanti altri animali che arrivano dai maltrattamenti e dall’abbandono)

Ciao Fedy!

Vuoi raccontare com’è nata questa idea e quali sono stati i passi che nel 2009 ti hanno portata a realizzarla?

Per iniziare, ti racconto una breve storia che ti sorprenderà.

Mia madre, lo scorso anno, tre giorni prima del mio compleanno, mi disse che dovevo nascere l’11 Novembre.

Tutti mi aspettavano quel giorno con trepidante attesa, insomma in ospedale era già stata decisa quella data.

Un caro amico di mio padre (anche lui un appassionato cacciatore, purtroppo), nato l’11 Novembre, desiderava moltissimo farmi da padrino.

Ma quel fatidico 11 Novembre fu un giorno interminabile, perché non mi decidevo mai a uscire dal pancione di mia madre, lasciando tutti nello sgomento.

L’11 Novembre passò e i dottori non riuscivano più a dare una data di nascita certa a mia madre.

Il cacciatore, ormai rassegnato, abbandonò quindi il suo desiderio, ma nei giorni successivi, ci fu un altro uomo (il migliore amico di mia madre, un avvocato) che espresse il suo volere di farmi da padrino.

Bene, mi decisi finalmente ad arrivare nel mondo 11 giorni dopo.

Capisci ora?

La mia anima aveva scelto: la mia nascita non devessa essere “sporcata” da un “legame” con un cacciatore.

Scelsi quindi di nascere dopo, e un uomo che non si macchiò mai di sangue uccidendo vite innocenti, diventò il mio padrino.

Ti ho raccontato questo per farti capire che ci sono legami inscindibili, radicati nel DNA, e questo è il mio legame con Madre Natura.

E ora ti spiego come è nato il Rifugio.

Nelle mie esperienze come attivista animalista/ambientalista in Italia, in Inghilterra e negli Stati Uniti, porto dentro di me, nel mio profondo, ricordi di posti che ho visitato, odori che ho percepito, immagini che ho visto, suoni e urla che ho udito legati a delle realtà agghiaccianti che le lobby e le multinazionali tengono nascoste e non hanno interesse a far conoscere, perché altrimenti il loro business cadrebbe.

E mi riferisco agli allevamenti intensivi e ai macelli, per fare un esempio.

Ci fu un evento, in particolare, che cambiò radicalmente la mia vita.

Negli anni ’90, quando vivevo in California, una notte d’estate, mi trovavo con altri attivisti all’interno di un enorme allevamento intensivo di maiali.

Avevo 18 anni.

Ed eravamo lì dentro per filmare, fotografare e portare la nostra testimonianza nel mondo, affinché la gente prendesse coscienza delle atrocità che avvenivano in quei luoghi di morte, violenza, sofferenza, agonia e solitudine.

Quella notte, ma non soltanto quella notte, fu terribile, ma avevamo una missione da compiere e doveva essere portata a termine come deciso.

All’improvviso, vidi in un angolo, chiusa in una gabbia strettissima, una scrofa enorme e accanto a lei tutti i suoi piccoli.

Erano meravigliosi.

Lei maestosa, sembrava un grosso orso rosa dalle grandi orecchie

Alcuni suoi piccoli erano rimasti schiacciati.

Lei non poteva muoversi e non riusciva più ad alzarsi.

Fu terribile vederla in quello stato.

Mi avvicinai a lei e le accarezzai la schiena.

Lei si voltò e mi guardò dritto negli occhi: ebbi una scossa dalla testa fino ai piedi.

Aveva gli occhi azzurri, occhi che sembravano umani.

Rimasi scioccata.

E poi guardò i suoi piccoli, e mi fissò ancora.

In quell’istante ci fu un incontro di anime, e qualcosa di magico e visceralmente profondo accadde quella notte.

In un secondo avevo percepito tutto il suo dolore, la sua agonia e la sua solitudine.

E avevo capito cosa mi stava chiedendo: salvare i suoi figli.

Corsi dagli altri attivisti, volevo portare al sicuro lei e la sua famiglia.

Salvammo tutti i suoi piccoli che, nel retro del furgone, sotto il bagliore della luna amica, russavano come neonati.

Ma, purtroppo, in quel preciso momento non fu possibile salvare lei.

Le promisi che sarei tornata la notte dopo.

I suoi occhi penetrarono nei miei e poi posò la sua testa in un angolo.

La notte seguente tornammo in quel capannone, ma lei non c’era più.

Guardammo in lungo e in largo, ma lei era sparita.

L’avevano macellata la mattina.

Non me lo perdonai, per me fu un totale fallimento.

Ancora oggi, dopo trascorsi molti anni, non sono ancora riuscita a perdonarmi per non essere riuscita a salvarla.

Non dimenticherò mai i suoi occhi e il suo sguardo.

E spesso le ho chiesto perdono per aver fallito.

Così come chiedo perdono a tutti quegli animali che non riesco a salvare.

Da quella notte promisi a quella bestiona dalle grandi orecchie che sarei stata la loro voce e che un giorno, non lontano, avrei creato un Santuario enorme a loro dedicato, per regalare loro vita, rispetto, libertà, dignità, pace e serenità.

Un patto solenne, inscindibile ed eterno.

Un patto di sangue e di anime.

Parole molto forti e profonde le mie, ma chi vive come me la missione come attivista ne comprende perfettamente il significato.

E così con moltissimi sacrifici, enorme passione e grande determinazione è nato il Rifugio a loro dedicato.

.

Che storia dolce e insieme terribile!! Ci puoi raccontare quali erano le tue insicurezze nel combattere e dare forma al tuo progetto e alla tua missione?

Non ne ho mai avuta nessuna.

Ho sempre saputo dentro di me quale fosse il mio cammino, la strada che dovevo seguire.

Ho avuto momenti difficili, in cui ho sofferto molto, o quando senti che tutto è più difficile o non va nel verso giusto o come vorresti tu.

Ma è la vita, e ho capito che erano prove da superare e che mi hanno resa la persona che sono oggi.

Ogni evento, ogni esperienza, ogni persona che incontriamo nel nostro cammino non è mai a caso.

Succede perché dobbiamo fare un percorso, e imparare.

Nulla è a caso, mai, avviene sempre per una ragione.

E, soprattutto, nessuno di noi è qui sulla Terra per caso.

.

Quali sono stati invece i tuoi punti di forza?

Avere un obiettivo, un ideale, ovvero una missione nella vita.

Sapere di aver trovato il mio posto nel mondo e di fare la mia parte per cambiare e migliorare la nostra umanità, cambiando, migliorando prima me stessa.

Se vuoi cambiare il mondo, devi prima cambiare te stesso.

Sono un’idealista e una passionale per natura, chi mi conosce bene, lo sa questo.

Il fatto di crederci profondamente, di lavorare sodo, in squadra, con tenacia, determinazione e perseveranza, e nel meglio delle mie possibilità.

Ecco, questo è stato il mio punto di forza.

La mia perseveranza.

Il dire a me stessa: “Non mollare Fedy, ce la farai. Ce la faremo. E ancora di più se tutti noi resteremo uniti”.

.

Come hanno reagito le persone che avevi attorno?

È un discorso lungo, articolato, complesso, delicato, e molto personale e riservato.

Ognuno ha la sua testa, il suo carattere, le sue emozioni, le sue esperienze di vita, come è giusto che sia. In generale, ti rispondo così: qualcuno ha reagito bene e mi ha seguita o mi ha confortata o detto di andare avanti.

Altri hanno cercato di mettermi i bastoni tra le ruote.

E qualcuno in amore mi ha persino chiesto di scegliere.

Ma finisco questo pensiero dicendoti che non ho mai avuto bisogno delle pacche sulle spalle da parte di nessuno per fare le cose in cui credo.

E non ne avrò mai bisogno.

Non cerco gloria, audience, eroismo, protagonismo, riconoscimenti personali, ringraziamenti per quello che faccio per il Pianeta.

Lo faccio perché ci credo visceralmente, perché è il mio credo, la strada che la mia anima ha scelto di percorrere, un compito da portare avanti con onore, rispetto e dignità, e per il quale ho trovato il mio posto nel mondo.

Capisci?  

Fare di questo mondo un posto migliore per tutti in cui vivere dovrebbe essere un impegno collettivo.

Parliamo della nostra umanità.

.

Quali sono state le tappe importanti che hai dovuto percorrere?

Ogni tappa lo è stata, per portarmi a fare meglio, a migliorare, a crescere, e a diventare più forte.

La vita è fatta di incontri e insegnamenti preziosi.

Le mie esperienze di vita e di volontariato come attivista animalista/ambientalista sono state un profondo insegnamento per me.

E così anche le mie amicizie.

I miei affetti più cari.

Gli uomini ai quali sono stata sentimentalmente legata, e grata per il loro supporto.

I rapporti umani che insegnano a evolverci sono un grande insegnamento.

Il rapporto con gli animali che mi insegna ogni singolo giorno quanto noi umani abbiamo da imparare da loro è la mia scuola di vita.

E sai che ti dico?

Che si impara qualcosa ogni giorno.

Il segreto è capire cosa, condividerlo e custodirlo come un insegnamento prezioso.

Ho fatto un pezzo di strada e ce l’ho fatta, il Rifugio esiste e sono grata a coloro che mi hanno aiutata a realizzarlo, ma ho ancora tanta strada da fare, da imparare, compiti da portare avanti.

La vita è un viaggio e io dico sempre che è il viaggio più entusiasmante che si possa fare.

Ho chiesto all’Universo di darmi la possibilità di incontrare grandi persone con cui fare grandi cose per il Pianeta e per la nostra umanità.

.

Gestire un rifugio non è un’impresa facile, quali sono le difficoltà che incontri ogni giorno?

Il Rifugio è completamente autofinanziato e vive del mio stipendio e delle donazioni che ricevo tramite la mia piccola associazione di volontariato “La Vie en Rose Onlus”, donazioni che arrivano da persone affezionate al Rifugio da tempo e alle quali sono profondamente grata.

E sono donatori non soltanto in Italia, ma anche all’estero.

Mi divido tra il lavoro che svolgo al Rifugio e che è una naturale passione, e quello che svolgo al pomeriggio, in una grande società di ingegneria, per portare i soldi a casa a fine mese e mantenere me stessa e garantire il meglio a tutte le creature meravigliose del Rifugio.

La gestione del Rifugio è un impegno, una responsabilità e doveri quotidiani, e non puoi permetterti di sbagliare quando ci sono delle vite in gioco.

Porto avanti questo progetto facendo del mio meglio e con le risorse che ho accanto (i volontari) al massimo delle mie possibilità.

Poiché ho fondato questo Rifugio con il sudore e la passione, sta a me cercare le migliori risorse perché diano un valore aggiunto al progetto.

Sono molto attenta e selettiva nella ricerca dei volontari e dei collaboratori: desidero il meglio per questo progetto.

I miei volontari sono brave persone, sanno lavorare in gruppo e vogliono bene agli animali, e questo è quello che conta per me.

Nel mio ruolo ho responsabilità legali, organizzative, economiche e gestionali.

Ho scelto io questo cammino e intendo percorrerlo fino alla fine.

E poi c’è la parte dura della storia, sai?

Quando entri in quei luoghi terribili, poi quando ne esci, devi abituarti a ritornare alla vita di tutti i giorni, e a recitare una parte, proprio come un attore.

E chi ha visto l’orrore da vicino, come ho fatto io, sa molto bene cosa intendo dire….

Sono scelte.

E la vita è fatta di scelte.

Le scelte comportano dei sacrifici, e i sacrifici sono necessari per arrivare agli obiettivi che ci prefiggiamo.

Gli attivisti so che capiscono bene le mie parole: c’è un alto prezzo da pagare nella propria vita sociale e privata.

Ma ripeto, sono scelte.

E ognuno segue la sua strada.

E quando il tuo compito è diffondere un messaggio di pace, libertà, compassione, amore, rispetto, ti interfacci con il mondo, con mille teste e cervelli diversi.

E devi saper esprimerti e agire nel migliore dei modi.

Metti la collettività di fronte alle ingiustizie verso gli animali e ai disastri che facciamo nel nostro ambiente giornalmente.

Noi attivisti sensibilizziamo, portiamo un messaggio nel mondo.

Ognuno lo recepisce a suo modo, e reagisce con il suo libero arbitrio.

Non le chiamo “difficoltà” ma “responsabilità”.

Spero di aver risposto alla tua domanda.

.

Hai risposto e mi fai riflettere… cosa ti spinge a fare quello che fai?

Tutte le cose orribili e inimmaginabili che vedo ogni volta che entro in quei luoghi terrificanti insieme con altri attivisti.

È qualcosa che non potrà mai dimenticare.

Fa parte di me.

Lo sai, sono un’idealista.

È il mio credo a spingermi.

Il mio amore per Madre Natura e Madre Terra.

Il rispetto per il Pianeta e la piena consapevolezza che la vita è un grande dono che ci è stato donato dal Cielo, e non dobbiamo darla per scontato.

Siamo tutti parte di un tutt’uno e siamo connessi gli uni con gli altri.

Rispetto profondamente la vita e la libertà, ed è per questi valori che mi batto.

Sono molto legata al popolo dei Nativi d’America.

Loro credono che quando il sangue di un uomo si mischi con quello di un animale, l’uomo e l’animale diventino una sola cosa, un’unica entità, una sola anima.

È vero.

Ho scelto di dedicarmi in particolar modo ai maiali per la ragione che ti ho spiegato, per quell’incontro che ha cambiato la mia vita.

Loro sono anime meravigliose, sono creature viventi con grande dignità, forza e saggezza, con un grande senso della famiglia, estremamente riservate, intelligenti, protettive e curiose.

Sono animali estremamente sensibili, percettivi, calmi e pacifici.

Sanno essere terribilmente divertenti e grandi amici.

Sono animali molto puliti e adorano sdraiarsi sulla paglia e ricoprirsi di fango all’aperto per proteggersi dalle scottature e dalle punture degli insetti.

La gente pensa che siano sporchi, ma probabilmente non sa che negli allevamenti intensivi di oggi, gli animali sono ammassati a migliaia in sporchi capannoni senza finestre e stipati in gabbie metalliche.

Questi animali non faranno mai nulla di naturale e importante per loro e non sentiranno mai il calore del sole o respireranno aria fresca fino al giorno in cui saranno caricati sui camion diretti ai macelli e ammazzati senza pietà.

I maiali sono animali socievoli, anche se restano territoriali e diffidenti.

Con loro non devi mai dare nulla di scontato, devi guadagnarti la loro fiducia.

E hanno quegli occhi che sembrano umani…

E poi lo sai, nella scala alimentare e sociale, sono considerati “gli ultimi degli ultimi”, ed è per questo che al Rifugio loro sono invece i veri protagonisti.

Quelli che hanno scritto un nuovo capitolo della storia.

.

Hai mai pensato di mollare tutto?

MAI!

Neanche per una frazione di secondo.

Sono una testa dura, sai?

Come può mollare una persona che crede ciecamente e visceralmente in quello che fa?

Come può mollare una persona che ha trovato la propria strada?

Come può mollare una persona che ha una missione nel mondo da portare avanti?

“Mollare tutto” non fa parte del mio DNA.

La causa è la mia vita.

Io sono sposata con la causa.

Tutto questo ha un valore inestimabile e ineguagliabile.

Senza prezzo e di una forza accecante.

Gli attivisti, le persone che dedicano la loro vita alla causa, a un ideale possono capire perfettamente le mie parole.

È un qualcosa di profondo che hai radicato dentro di te, nelle viscere, nel sangue, in ogni parte di te, e che niente e nessuno potrà mai portarti via.

Mai!

.

Cosa ti motiva a continuare?

Io, come molti altri attivisti impegnati nella causa, stiamo facendo questo per la nostra umanità.

Ecco cosa mi motiva a continuare.

Come ben sai, le nostre scelte di vita (in questo caso alimentari) hanno un fortissimo impatto sull’ambiente per il quale ho un grandissimo rispetto.

E, spesso, da parte del consumatore ci sono scelte che compie inconsapevolmente quando decide di nutrirsi di prodotti animali.

Se la collettività viene informata su quello che realmente accade in quei luoghi, ha la possibilità di decidere e fare la sua scelta.

E non potrà mai dire: “Non lo sapevo”.

Cambiamenti climatici, riscaldamento globale, povertà, fame nel mondo, deforestazione, scarsità d’acqua (…la lista non è finita ed è lunga, sai?).

Chi è l’artefice di tutto questo?

L’uomo, ovviamente, con i suoi disastri che combina giornalmente.

Amo profondamente Madre Terra e non voglio vederla distrutta per colpa dell’uomo.

Sono qui, forte, sana, in piedi e viva, non seguo le masse, lotto ogni giorno, cercando di dare il mio contributo.

Il Rifugio gioca un ruolo fondamentale, essenziale sull’argomento “empatia”.

In sostanza non mangi colui che è amico.

“Lavorando” sull’empatia, sulle emozioni, sul lato sensibile degli uomini, sui “sentimenti” insomma, la gente smette di mangiare carne.

E credimi, nonostante tutto l’orrore che ho visto, mi sono promessa, nel mio “ruolo”, di non imporre niente a nessuno.

Perché l’imposizione porta alla sconfitta totale.

Tu non immagini quanta gente da tutto il mondo mi scriva per dirmi che, seguendo le avventure dei teneri ciccioni sulla pagina di Facebook (La Piccola Fattoria degli Animali/The Little Animal Farm), si è intenerita così tanto che ha smesso di mangiare carne.

Riesci a capire la grande forza, l’importanza e la potenza che c’è in questo messaggio?

La costante e quotidiana divulgazione del messaggio porta a un risveglio di coscienza a livello mondiale, affinché la gente si renda conto che una vita senza crudeltà e uccisioni è possibile.

È una scelta non soltanto etica, mi spiego?

Ma economica, sociale, ecologica e salutistica.

E ne va della sorte del nostro meraviglioso Pianeta.

Ti ricordi la frase “Chi salva una vita, salva il mondo intero”?

Bene, questa frase esprime tutto.

.

Quali sono le soddisfazioni che ricevi?

Vedere un risveglio di coscienza mondiale, sempre più persone sensibilizzate.

Tutto questo è contagioso, motivante e porta ispirazione.

È possibile cambiare il mondo, ma prima dobbiamo cambiare noi stessi.

E poi un cuore alla volta.

E un passo alla volta.

Vedere felici gli animali che hanno sofferto terribilmente è meraviglioso.

Con chi ha un ideale di vita e si impegna per fare di questo mondo un posto migliore si instaura un rapporto profondo: è meraviglioso vivere in pace e armonia con i propri simili (gli umani) e con ogni specie vivente.

Vedere la pace, la vita, la libertà, il rispetto, l’amore, la felicità nel mondo tra le persone e nel nostro rapporto con gli animali ha un valore encomiabile.

Ecco le soddisfazioni che ricevo.

Ed è immenso.  

.

Qual è il tuo sogno?

Un mondo vegano, ovviamente.

Un mondo diverso, dove ogni specie vive in pace e armonia.

Un Movimento in Italia finalmente unito per la causa e la missione, perché solo insieme si vince, con strategia, organizzazione e spirito vincente.

Sempre più attivisti sentono questo desiderio e cercano di unire il Movimento.

Ma da sempre ho un grande sogno nel cassetto, per il quale il mio cuore non ha mai smesso di battere.

Ma per arrivare alla sua piena realizzazione, ho bisogno di avere uno sponsor potente, una grande voce per gli animali e l’ambiente, per poter creare quello che ho in mente, ovvero un Santuario dedicato ai maiali salvati dal macello, dagli allevamenti intensivi e dai laboratori di vivisezione, ma anche dedicato ai cinghiali salvati dalla caccia e dal bracconaggio(quelli che rimangono feriti o orfani durante le battute di caccia e che reintegrati morirebbero perché troppo deboli).

Perché i cinghiali mi chiederai?

Mio padre ne ha ammazzati talmente tanti da farmi restare traumatizzata.

Vedi?

Alcune donne cercano il marito, l’uomo ideale.

Trovarmi marito è l’ultima cosa che mi interessa.

Io cerco uno sponsor che mi aiuti a fare qualcosa di grande per il Pianeta e per la nostra umanità, e solo con il suo aiuto possiamo farcela insieme con la mia squadra.

Sogno un RISVEGLIO DI COSCIENZA MONDIALE, affinché ci sia rispetto per gli uomini, gli animali, ogni essere vivente, l’ambiente, Madre Terra.

.

Qual è la tua paura?

Ti rispondo così: non voglio averne.

E quando ne ho, cerco subito di spostare l’attenzione sui pensieri postivi, perché è su quelli che voglio concentrarmi, sulla realizzazione delle cose che voglio fare, ricordando sempre a me stessa di dare il massimo e fare il meglio in ogni momento.

Capisci?

Voglio che l’energia positiva vada sulle cose positive.

E ti ripeto, credo visceralmente in quello che sto facendo e nella missione che porto avanti.

Ognuno di noi deve essere contagioso in quello che fa, e contagiare gli altri, e contribuire a fare di questo mondo un posto migliore per tutti in cui vivere, uomini e animali.

.

Che cosa vorresti veder realizzato nei prossimi anni?

Ovviamente il Santuario dedicato ai maiali e ai cinghiali (ma nel quale vivrà ogni animale il cui sguardo incroceremo nel nostro cammino e che avrà bisogno di aiuto) che ergerà su immensi ed estesi ettari di terreno.

Ci saranno alberi, fiori, un’unità abitativa per il presidio giornaliero e notturno, un piccolo ambulatorio per le urgenze.

Un team di persone fidate, motivate e che hanno voglia di darsi da fare per dare un valore aggiunto al progetto.

E tutto questo potrà essere realizzabile grazie al supporto di un grande Sponsor che ci aiuterà a fare la storia, e che sono certa sarà orgoglioso di aver finanziato questo progetto.

Saranno salvate moltissime vite.

Ci sarà un grande risveglio di coscienza collettivo.

Un’estensione della diffusione del messaggio etico.

Un maggior rispetto tra le persone, per gli animali, per l’ambiente.

.

Secondo te cosa rende una vita degna di essere vissuta?

Avere una ragione per vivere e per la quale combattere ogni giorno.

Si deve vivere, non sopravvivere.

È importante seguire il proprio cuore, saperlo ascoltare e comprendere dove ti vuole portare.

L’universo ci manda segnali continuamente per farci capire quale sia la nostra strada da percorrere.

Io ho capito quale è il mio compito, la missione che devo portare avanti, la mia vocazione.

E ho scelto gli animali e l’ambiente.

È fondamentale amare quello che si fa, bisogna metterci passione, crederci fino alla fine, anche nei momenti difficili.

Tutto ci rende più forti.

Bisogna perseverare, avere coraggio, rischiare, lottare con tutte le forze.

Ecco, sì, tutto questo è per me una vita degna di essere vissuta.

E quando il mio cuore si spegnerà, saprò di aver fatto la mia parte, di aver contribuito a scrivere un pezzo di storia per la salvezza del Pianeta.

Ma è un discorso più ampio, perché questo impegno etico riguarda la collettività, la nostra umanità.

E se non capiamo e impariamo che la vita che abbiamo non ci è stata donata per caso, ma per una ragione sacra (e sta a noi comprendere quale essa sia) e che siamo tutti connessi e parte di un Tutt’uno e che dobbiamo rispettarci, avremo fallito clamorosamente come esseri umani e non avremo capito quale sia veramente il senso magnifico della VITA.

Federica Fedy Trivelli

Vuoi sostenere “La Piccola Fattoria degli Animali” ?

    “La Vie en Rose Onlus” – Iban: IT94G0311101001000000000164 – C/C: 164; ABI: 03111; CAB: 01001 – SWIFT: BLOPIT22

    PayPal: lapiccolafattoriadeglianimali@yahoo.it

    PostePay – Numero carta: 4023600642761169. Intestata a: Federica Trivelli. Codice Fiscale: TRVFRC73S62L219H

    Dona il tuo 5×1000 a questo progetto: La Vie en Rose Onlus – codice fiscale 94572660010

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Ott 05 2018

ANIMALI, BAMBINI E GENITORIALITÀ

Osservando la mole di ricerche sulla genitorialità potremmo ragionevolmente pensare che il cucciolo dell’uomo sia la creatura più felice e realizzata della terra.

Abbiamo tanti libri che spiegano quale sia modo giusto di aiutare i bambini a crescere e schiere di esperti pronti a suggerirci come comprendere, ascoltare e capire i nostri figli.

Ciò nonostante, dietro alla maggior parte delle problematiche psicologiche si nasconde una sofferenza vissuta durante l’infanzia.

L’etologia evidenzia una maggiore capacità di entusiasmarsi tra i piccoli delle altre specie e ci segnala che gli esseri umani sulla la scala della felicità non reggono il confronto con gli animali.

È vero che le madri delle altre specie non hanno bisogno di lavorare per vivere e possono permettersi di trascorrere con i loro figli tutto il tempo necessario.

È vero che l’assenza di manuali pedagogici e psicologici permette a queste mamme di ascoltare l’istinto e costruire con i propri cuccioli una relazione capace di soddisfare la dipendenza fino a sentire il bisogno di avventurarsi nel mondo autonomamente.

Ma, nella ricetta della realizzazione personale l’ingrediente segreto che gli animali conoscono e noi ignoriamo totalmente è il rapporto intimo  con la natura.

Per tutte le altre specie la relazione con l’ecosistema rappresenta un insegnamento imprescindibile per imparare a muoversi nel mondo e crescere sani e forti.

Per i figli dell’uomo, invece, i criteri indispensabili sono l’educazione, la scuola e le norme sociali e, in nome dell’appartenenza al paese e alla famiglia, arrivano ad abiurare il proprio sentire.

Quando l’ascolto del modo emotivo è sostituito dalle regole e dagli specialisti, la psiche perde il contatto con la saggezza profonda e nelle mamme e nei papà si crea un pericoloso senso di insicurezza.

In questo modo prende vita un’educazione priva di risonanza interiore e si spalancano le porte alla violenza e alla crudeltà.

Al punto che ai nostri occhi appare lecito: maltrattare i propri figli per insegnargli a vivere.

La mancanza di un ascolto intimo genera sofferenza e spinge a proiettare le emozioni sgradevoli (rabbia, odio, angoscia, colpa…) su chi ne richiama le caratteristiche, dando forma allo sfruttamento, all’abuso e alle guerre che contraddistinguono la nostra specie.

Non voglio suggerire di imitare ciecamente i comportamenti degli animali.

Ogni specie incarna qualità diverse e gestisce risorse e difficoltà seguendo il proprio percorso evolutivo.

Voglio mettere in evidenza i danni che la prepotenza infligge ai nostri bambini.

Credo che un mondo senza violenza sia possibile, necessario e urgente.

Tuttavia, per realizzarlo ognuno deve fare un’attenta riflessione sui valori e sulle scelte quotidiane.

Una di queste è l’alterigia con cui uccidiamo impunemente le altre creature per soddisfare piaceri spesso effimeri e inutili.

L’arroganza ha delle gravi conseguenze sulla psiche e si ripercuote sull’educazione dei piccoli dando forma a una società carica di sofferenza.

Infatti, mentre ogni altra specie animale ama i propri figli per il piacere che la genitorialità porta con sé, l’uomo si arroga il diritto al possesso della prole pretendendo una devozione, un’abnegazione e una subordinazione sconosciute ai cuccioli di specie diverse.

Per il bene dei nostri figli imponiamo regole, esigiamo rispetto e prescriviamo scelte di vita come se fosse un nostro insindacabile dovere stabilire quale sarà il futuro delle persone che abbiamo messo al mondo.

Così, se per gli animali i compiti genitoriali terminano nel momento in cui i piccoli raggiungono l’età dell’indipendenza, per gli esseri umani l’autonomia è una conquista.

E spesso viene combattuta tra le mura domestiche, proprio perché si scontra con la pretesa paterna e/o materna di ricevere dedizione e sacrificio in cambio del dono della vita.

In questo modo la presunzione si infiltra nella vita di ogni giorno, generando umiliazioni, sofferenze e ribellioni, e provocando innumerevoli patologie.

Avere dei figli dovrebbe essere un piacere libero da ogni tornaconto e indipendente dalle scelte che i cuccioli faranno da grandi, ma gli esseri umani, travolti da una patologia mancanza di empatia, finiscono per dimenticarselo provocando innumerevoli danni a se stessi e al pianeta.

.

Solo la specie umana pretende un potere decisionale sulle scelte dei figli, ben oltre l’età della dipendenza!

.

L’abitudine al predominio e il disprezzo per la debolezza e per l’ingenuità ci portano a trattare con indifferenza le creature che giudichiamo incapaci di prepotenza o di furbizia.

L’abuso compiuto sugli animali si estende a chiunque incarni ai nostri occhi la stessa innocente arrendevolezza: bambini, donne, omosessuali, portatori di handicap, persone di colore…

Chi appare diverso e/o più debole è costretto a subire.

Tuttavia, questa prepotenza diventa il veicolo della paura perché il detto “mors tua vita mea” vale per tutti e, prima o poi, ognuno può finire vittima di chi possiede un potere maggiore.

Il narcisismo patologico che affligge gli esseri umani si ripercuote sulle nuove generazioni, dando vita a una catena di soprusi senza soluzione di continuità.

Fermarsi a riflettere è doveroso.

Dobbiamo imparare il valore dell’umiltà e riprendere contatto con la natura e con l’ascolto di sé.

La fratellanza e il diritto alla vita sono valori importanti per realizzare un mondo a misura dei bambini.

La relazione con le altre specie evidenzia il modo in cui ci rapportiamo alla diversità e all’ingenuità.

Disprezzare e sfruttare chi non può difendersi apre le porte all’angoscia e alla paura.

Onorare e valorizzare ogni creatura (a qualsiasi specie appartenga) significa costruire una società capace di far convivere la cooperazione con l’autonomia, l’individualità con la partecipazione e il rispetto con l’originalità che ognuno porta in dono alla vita.

Carla Sale Musio

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