Tag Archive 'amo gli animali'

Ott 25 2018

LA RIVOLUZIONE È NELLE SCELTE DI OGNI GIORNO

Consideriamo lecito, morale e indiscutibile utilizzare gli animali per i nostri scopi.

Non ci sfiora l’idea che queste creature siano esseri viventi: capaci di provare dolore proprio come noi.

E siamo certi di non commettere alcun crimine uccidendoli per il nostro divertimento.

Ma cosa ci rende così sicuri nel decidere la loro morte?

Sono convinta che l’insensibilità della specie umana sia il sintomo di una grave patologia.

Uccidere è sempre un atto criminale.

E diventa una malattia quando è considerato divertente.

La mancanza di empatia è la manifestazione di una disfunzione psicologica: segnala la scissione tra ragione e sentimenti.

E provoca gravi conseguenze nella vita di tutti i giorni.

La violenza che imperversa dappertutto ne è il sintomo più evidente.

Le leggi che sosteniamo interiormente, infatti, sono le stesse che l’inconscio trasferisce nella quotidianità, applicandone i principi.

Se affermiamo la liceità di ammazzare per divertimento stabiliamo inconsciamente che l’opportunismo e la crudeltà possono imperversare senza remore.

Un tacito assenso asseconda le scelte criminali che stanno distruggendo la nostra salute, e affonda le sue radici nei gesti di ogni giorno.

L’insensibilità è la norma che accompagna le nostre preferenze alimentari.

Quando facciamo la spesa scegliamo i corpi insanguinati di tante creature innocenti, senza pensare al dolore che abbiamo inflitto e senza sentirci colpevoli per questo.

Al contrario!

Cuciniamo quelle carni straziate convinti di compiere un gesto d’amore verso noi stessi e verso gli altri commensali.

Tuttavia, con la medesima incoscienza applichiamo gli stessi principi di indifferenza e crudeltà alla nostra salute, lasciando che la mancanza di empatia nasconda alla coscienza i danni che questa decisione comporta.

Preferiamo ignorare che i prodotti di origine animale sono la causa principale di tante malattie giudicate incurabili.

Infatti, mantenere attiva l’incoscienza che guida la maggior parte delle scelte alimentari significa nascondere la disumanità del nostro stile di vita, cancellando dalla consapevolezza le tracce degli orrori necessari a solleticarci il palato.

L’ottundimento indispensabile a sostenere il mercato alimentare è la conseguenza della tossicità del cibo che consumiamo e il frutto di un’abile manipolazione pubblicitaria.

La droga alimentare è onnipresente, colora i nostri giorni di festa e diventa il pretesto per riunioni di ogni tipo.

Che festa sarebbe senza le ghiottonerie preparate con le carni di qualcuno?

Più importante è l’occasione e più numerosi saranno i corpi immolati sulle nostre tavole imbandite.

Oggi l’uccisione e l’incoscienza tengono in piedi interessi smisurati.

Per spezzare questa catena di violenza e omertà bisogna avere coraggio.

La scelta di rispettare gli animali è impopolare, nonostante innumerevoli ricerche ne confermino il valore ecologico, etico e salutista.

Si preferisce ignorare che gli allevamenti intensivi sono i maggiori responsabili della deforestazione, dell’effetto serra e della fame nel mondo.

Il narcisismo patologico, indotto ad arte dagli interessi dell’economia, ci tiene schiavi della prepotenza e vittime di una pericolosa irresponsabilità.

In questo modo coltiviamo l’incoscienza, rendendoci prigionieri di pubblicità ingannevoli e senza scrupoli.

Smettere di consumare prodotti animali vuol dire informarsi e ragionare con la propria testa.

Ma soprattutto significa ascoltare la voce della coscienza.

Quel principio morale che conosce il valore di ogni vita e parla al nostro cuore.

L’etica della reciprocità è il fondamento della dignità, della convivenza pacifica, della legittimità, della giustizia, del riconoscimento e del rispetto.

La regola d’oro:

“Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te.”

È una norma ancestrale.

Il cuore la conosce d’istinto.

Senza bisogno di parole.

Carla Sale Musio

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Ott 18 2018

LA PICCOLA FATTORIA DEGLI ANIMALI

Forse i telegiornali non ne parlano…

Ma, se ci guardiamo intorno, possiamo scorgere tante piccole luci che illuminano il buio e seguire l’esempio di quanti hanno affrontato con determinazione le difficoltà fino a concretizzare un progetto che appariva impossibile. 

A volte inseguire un sogno può sembrare un’utopia, l’abbaglio di una mente immatura e priva di senso pratico, ma chi ha osato sfidare il pregiudizio camminando sul filo della propria emozione ci mostra la possibilità di conquistare una nuova autonomia e di costruire una società migliore.

È per questo (e per la grade ammirazione che ho per lei) che ho chiesto a Federica Trivelli di raccontare come è riuscita a realizzare il suo desiderio più grande:.

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La Piccola Fattoria degli Animali

un rifugio dedicato ai maiali salvati dal macello e dagli allevamenti intensivi

(ma all’interno del quale sono ospiti anche tanti altri animali che arrivano dai maltrattamenti e dall’abbandono)

Ciao Fedy!

Vuoi raccontare com’è nata questa idea e quali sono stati i passi che nel 2009 ti hanno portata a realizzarla?

Per iniziare, ti racconto una breve storia che ti sorprenderà.

Mia madre, lo scorso anno, tre giorni prima del mio compleanno, mi disse che dovevo nascere l’11 Novembre.

Tutti mi aspettavano quel giorno con trepidante attesa, insomma in ospedale era già stata decisa quella data.

Un caro amico di mio padre (anche lui un appassionato cacciatore, purtroppo), nato l’11 Novembre, desiderava moltissimo farmi da padrino.

Ma quel fatidico 11 Novembre fu un giorno interminabile, perché non mi decidevo mai a uscire dal pancione di mia madre, lasciando tutti nello sgomento.

L’11 Novembre passò e i dottori non riuscivano più a dare una data di nascita certa a mia madre.

Il cacciatore, ormai rassegnato, abbandonò quindi il suo desiderio, ma nei giorni successivi, ci fu un altro uomo (il migliore amico di mia madre, un avvocato) che espresse il suo volere di farmi da padrino.

Bene, mi decisi finalmente ad arrivare nel mondo 11 giorni dopo.

Capisci ora?

La mia anima aveva scelto: la mia nascita non devessa essere “sporcata” da un “legame” con un cacciatore.

Scelsi quindi di nascere dopo, e un uomo che non si macchiò mai di sangue uccidendo vite innocenti, diventò il mio padrino.

Ti ho raccontato questo per farti capire che ci sono legami inscindibili, radicati nel DNA, e questo è il mio legame con Madre Natura.

E ora ti spiego come è nato il Rifugio.

Nelle mie esperienze come attivista animalista/ambientalista in Italia, in Inghilterra e negli Stati Uniti, porto dentro di me, nel mio profondo, ricordi di posti che ho visitato, odori che ho percepito, immagini che ho visto, suoni e urla che ho udito legati a delle realtà agghiaccianti che le lobby e le multinazionali tengono nascoste e non hanno interesse a far conoscere, perché altrimenti il loro business cadrebbe.

E mi riferisco agli allevamenti intensivi e ai macelli, per fare un esempio.

Ci fu un evento, in particolare, che cambiò radicalmente la mia vita.

Negli anni ’90, quando vivevo in California, una notte d’estate, mi trovavo con altri attivisti all’interno di un enorme allevamento intensivo di maiali.

Avevo 18 anni.

Ed eravamo lì dentro per filmare, fotografare e portare la nostra testimonianza nel mondo, affinché la gente prendesse coscienza delle atrocità che avvenivano in quei luoghi di morte, violenza, sofferenza, agonia e solitudine.

Quella notte, ma non soltanto quella notte, fu terribile, ma avevamo una missione da compiere e doveva essere portata a termine come deciso.

All’improvviso, vidi in un angolo, chiusa in una gabbia strettissima, una scrofa enorme e accanto a lei tutti i suoi piccoli.

Erano meravigliosi.

Lei maestosa, sembrava un grosso orso rosa dalle grandi orecchie

Alcuni suoi piccoli erano rimasti schiacciati.

Lei non poteva muoversi e non riusciva più ad alzarsi.

Fu terribile vederla in quello stato.

Mi avvicinai a lei e le accarezzai la schiena.

Lei si voltò e mi guardò dritto negli occhi: ebbi una scossa dalla testa fino ai piedi.

Aveva gli occhi azzurri, occhi che sembravano umani.

Rimasi scioccata.

E poi guardò i suoi piccoli, e mi fissò ancora.

In quell’istante ci fu un incontro di anime, e qualcosa di magico e visceralmente profondo accadde quella notte.

In un secondo avevo percepito tutto il suo dolore, la sua agonia e la sua solitudine.

E avevo capito cosa mi stava chiedendo: salvare i suoi figli.

Corsi dagli altri attivisti, volevo portare al sicuro lei e la sua famiglia.

Salvammo tutti i suoi piccoli che, nel retro del furgone, sotto il bagliore della luna amica, russavano come neonati.

Ma, purtroppo, in quel preciso momento non fu possibile salvare lei.

Le promisi che sarei tornata la notte dopo.

I suoi occhi penetrarono nei miei e poi posò la sua testa in un angolo.

La notte seguente tornammo in quel capannone, ma lei non c’era più.

Guardammo in lungo e in largo, ma lei era sparita.

L’avevano macellata la mattina.

Non me lo perdonai, per me fu un totale fallimento.

Ancora oggi, dopo trascorsi molti anni, non sono ancora riuscita a perdonarmi per non essere riuscita a salvarla.

Non dimenticherò mai i suoi occhi e il suo sguardo.

E spesso le ho chiesto perdono per aver fallito.

Così come chiedo perdono a tutti quegli animali che non riesco a salvare.

Da quella notte promisi a quella bestiona dalle grandi orecchie che sarei stata la loro voce e che un giorno, non lontano, avrei creato un Santuario enorme a loro dedicato, per regalare loro vita, rispetto, libertà, dignità, pace e serenità.

Un patto solenne, inscindibile ed eterno.

Un patto di sangue e di anime.

Parole molto forti e profonde le mie, ma chi vive come me la missione come attivista ne comprende perfettamente il significato.

E così con moltissimi sacrifici, enorme passione e grande determinazione è nato il Rifugio a loro dedicato.

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Che storia dolce e insieme terribile!! Ci puoi raccontare quali erano le tue insicurezze nel combattere e dare forma al tuo progetto e alla tua missione?

Non ne ho mai avuta nessuna.

Ho sempre saputo dentro di me quale fosse il mio cammino, la strada che dovevo seguire.

Ho avuto momenti difficili, in cui ho sofferto molto, o quando senti che tutto è più difficile o non va nel verso giusto o come vorresti tu.

Ma è la vita, e ho capito che erano prove da superare e che mi hanno resa la persona che sono oggi.

Ogni evento, ogni esperienza, ogni persona che incontriamo nel nostro cammino non è mai a caso.

Succede perché dobbiamo fare un percorso, e imparare.

Nulla è a caso, mai, avviene sempre per una ragione.

E, soprattutto, nessuno di noi è qui sulla Terra per caso.

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Quali sono stati invece i tuoi punti di forza?

Avere un obiettivo, un ideale, ovvero una missione nella vita.

Sapere di aver trovato il mio posto nel mondo e di fare la mia parte per cambiare e migliorare la nostra umanità, cambiando, migliorando prima me stessa.

Se vuoi cambiare il mondo, devi prima cambiare te stesso.

Sono un’idealista e una passionale per natura, chi mi conosce bene, lo sa questo.

Il fatto di crederci profondamente, di lavorare sodo, in squadra, con tenacia, determinazione e perseveranza, e nel meglio delle mie possibilità.

Ecco, questo è stato il mio punto di forza.

La mia perseveranza.

Il dire a me stessa: “Non mollare Fedy, ce la farai. Ce la faremo. E ancora di più se tutti noi resteremo uniti”.

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Come hanno reagito le persone che avevi attorno?

È un discorso lungo, articolato, complesso, delicato, e molto personale e riservato.

Ognuno ha la sua testa, il suo carattere, le sue emozioni, le sue esperienze di vita, come è giusto che sia. In generale, ti rispondo così: qualcuno ha reagito bene e mi ha seguita o mi ha confortata o detto di andare avanti.

Altri hanno cercato di mettermi i bastoni tra le ruote.

E qualcuno in amore mi ha persino chiesto di scegliere.

Ma finisco questo pensiero dicendoti che non ho mai avuto bisogno delle pacche sulle spalle da parte di nessuno per fare le cose in cui credo.

E non ne avrò mai bisogno.

Non cerco gloria, audience, eroismo, protagonismo, riconoscimenti personali, ringraziamenti per quello che faccio per il Pianeta.

Lo faccio perché ci credo visceralmente, perché è il mio credo, la strada che la mia anima ha scelto di percorrere, un compito da portare avanti con onore, rispetto e dignità, e per il quale ho trovato il mio posto nel mondo.

Capisci?  

Fare di questo mondo un posto migliore per tutti in cui vivere dovrebbe essere un impegno collettivo.

Parliamo della nostra umanità.

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Quali sono state le tappe importanti che hai dovuto percorrere?

Ogni tappa lo è stata, per portarmi a fare meglio, a migliorare, a crescere, e a diventare più forte.

La vita è fatta di incontri e insegnamenti preziosi.

Le mie esperienze di vita e di volontariato come attivista animalista/ambientalista sono state un profondo insegnamento per me.

E così anche le mie amicizie.

I miei affetti più cari.

Gli uomini ai quali sono stata sentimentalmente legata, e grata per il loro supporto.

I rapporti umani che insegnano a evolverci sono un grande insegnamento.

Il rapporto con gli animali che mi insegna ogni singolo giorno quanto noi umani abbiamo da imparare da loro è la mia scuola di vita.

E sai che ti dico?

Che si impara qualcosa ogni giorno.

Il segreto è capire cosa, condividerlo e custodirlo come un insegnamento prezioso.

Ho fatto un pezzo di strada e ce l’ho fatta, il Rifugio esiste e sono grata a coloro che mi hanno aiutata a realizzarlo, ma ho ancora tanta strada da fare, da imparare, compiti da portare avanti.

La vita è un viaggio e io dico sempre che è il viaggio più entusiasmante che si possa fare.

Ho chiesto all’Universo di darmi la possibilità di incontrare grandi persone con cui fare grandi cose per il Pianeta e per la nostra umanità.

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Gestire un rifugio non è un’impresa facile, quali sono le difficoltà che incontri ogni giorno?

Il Rifugio è completamente autofinanziato e vive del mio stipendio e delle donazioni che ricevo tramite la mia piccola associazione di volontariato “La Vie en Rose Onlus”, donazioni che arrivano da persone affezionate al Rifugio da tempo e alle quali sono profondamente grata.

E sono donatori non soltanto in Italia, ma anche all’estero.

Mi divido tra il lavoro che svolgo al Rifugio e che è una naturale passione, e quello che svolgo al pomeriggio, in una grande società di ingegneria, per portare i soldi a casa a fine mese e mantenere me stessa e garantire il meglio a tutte le creature meravigliose del Rifugio.

La gestione del Rifugio è un impegno, una responsabilità e doveri quotidiani, e non puoi permetterti di sbagliare quando ci sono delle vite in gioco.

Porto avanti questo progetto facendo del mio meglio e con le risorse che ho accanto (i volontari) al massimo delle mie possibilità.

Poiché ho fondato questo Rifugio con il sudore e la passione, sta a me cercare le migliori risorse perché diano un valore aggiunto al progetto.

Sono molto attenta e selettiva nella ricerca dei volontari e dei collaboratori: desidero il meglio per questo progetto.

I miei volontari sono brave persone, sanno lavorare in gruppo e vogliono bene agli animali, e questo è quello che conta per me.

Nel mio ruolo ho responsabilità legali, organizzative, economiche e gestionali.

Ho scelto io questo cammino e intendo percorrerlo fino alla fine.

E poi c’è la parte dura della storia, sai?

Quando entri in quei luoghi terribili, poi quando ne esci, devi abituarti a ritornare alla vita di tutti i giorni, e a recitare una parte, proprio come un attore.

E chi ha visto l’orrore da vicino, come ho fatto io, sa molto bene cosa intendo dire….

Sono scelte.

E la vita è fatta di scelte.

Le scelte comportano dei sacrifici, e i sacrifici sono necessari per arrivare agli obiettivi che ci prefiggiamo.

Gli attivisti so che capiscono bene le mie parole: c’è un alto prezzo da pagare nella propria vita sociale e privata.

Ma ripeto, sono scelte.

E ognuno segue la sua strada.

E quando il tuo compito è diffondere un messaggio di pace, libertà, compassione, amore, rispetto, ti interfacci con il mondo, con mille teste e cervelli diversi.

E devi saper esprimerti e agire nel migliore dei modi.

Metti la collettività di fronte alle ingiustizie verso gli animali e ai disastri che facciamo nel nostro ambiente giornalmente.

Noi attivisti sensibilizziamo, portiamo un messaggio nel mondo.

Ognuno lo recepisce a suo modo, e reagisce con il suo libero arbitrio.

Non le chiamo “difficoltà” ma “responsabilità”.

Spero di aver risposto alla tua domanda.

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Hai risposto e mi fai riflettere… cosa ti spinge a fare quello che fai?

Tutte le cose orribili e inimmaginabili che vedo ogni volta che entro in quei luoghi terrificanti insieme con altri attivisti.

È qualcosa che non potrà mai dimenticare.

Fa parte di me.

Lo sai, sono un’idealista.

È il mio credo a spingermi.

Il mio amore per Madre Natura e Madre Terra.

Il rispetto per il Pianeta e la piena consapevolezza che la vita è un grande dono che ci è stato donato dal Cielo, e non dobbiamo darla per scontato.

Siamo tutti parte di un tutt’uno e siamo connessi gli uni con gli altri.

Rispetto profondamente la vita e la libertà, ed è per questi valori che mi batto.

Sono molto legata al popolo dei Nativi d’America.

Loro credono che quando il sangue di un uomo si mischi con quello di un animale, l’uomo e l’animale diventino una sola cosa, un’unica entità, una sola anima.

È vero.

Ho scelto di dedicarmi in particolar modo ai maiali per la ragione che ti ho spiegato, per quell’incontro che ha cambiato la mia vita.

Loro sono anime meravigliose, sono creature viventi con grande dignità, forza e saggezza, con un grande senso della famiglia, estremamente riservate, intelligenti, protettive e curiose.

Sono animali estremamente sensibili, percettivi, calmi e pacifici.

Sanno essere terribilmente divertenti e grandi amici.

Sono animali molto puliti e adorano sdraiarsi sulla paglia e ricoprirsi di fango all’aperto per proteggersi dalle scottature e dalle punture degli insetti.

La gente pensa che siano sporchi, ma probabilmente non sa che negli allevamenti intensivi di oggi, gli animali sono ammassati a migliaia in sporchi capannoni senza finestre e stipati in gabbie metalliche.

Questi animali non faranno mai nulla di naturale e importante per loro e non sentiranno mai il calore del sole o respireranno aria fresca fino al giorno in cui saranno caricati sui camion diretti ai macelli e ammazzati senza pietà.

I maiali sono animali socievoli, anche se restano territoriali e diffidenti.

Con loro non devi mai dare nulla di scontato, devi guadagnarti la loro fiducia.

E hanno quegli occhi che sembrano umani…

E poi lo sai, nella scala alimentare e sociale, sono considerati “gli ultimi degli ultimi”, ed è per questo che al Rifugio loro sono invece i veri protagonisti.

Quelli che hanno scritto un nuovo capitolo della storia.

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Hai mai pensato di mollare tutto?

MAI!

Neanche per una frazione di secondo.

Sono una testa dura, sai?

Come può mollare una persona che crede ciecamente e visceralmente in quello che fa?

Come può mollare una persona che ha trovato la propria strada?

Come può mollare una persona che ha una missione nel mondo da portare avanti?

“Mollare tutto” non fa parte del mio DNA.

La causa è la mia vita.

Io sono sposata con la causa.

Tutto questo ha un valore inestimabile e ineguagliabile.

Senza prezzo e di una forza accecante.

Gli attivisti, le persone che dedicano la loro vita alla causa, a un ideale possono capire perfettamente le mie parole.

È un qualcosa di profondo che hai radicato dentro di te, nelle viscere, nel sangue, in ogni parte di te, e che niente e nessuno potrà mai portarti via.

Mai!

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Cosa ti motiva a continuare?

Io, come molti altri attivisti impegnati nella causa, stiamo facendo questo per la nostra umanità.

Ecco cosa mi motiva a continuare.

Come ben sai, le nostre scelte di vita (in questo caso alimentari) hanno un fortissimo impatto sull’ambiente per il quale ho un grandissimo rispetto.

E, spesso, da parte del consumatore ci sono scelte che compie inconsapevolmente quando decide di nutrirsi di prodotti animali.

Se la collettività viene informata su quello che realmente accade in quei luoghi, ha la possibilità di decidere e fare la sua scelta.

E non potrà mai dire: “Non lo sapevo”.

Cambiamenti climatici, riscaldamento globale, povertà, fame nel mondo, deforestazione, scarsità d’acqua (…la lista non è finita ed è lunga, sai?).

Chi è l’artefice di tutto questo?

L’uomo, ovviamente, con i suoi disastri che combina giornalmente.

Amo profondamente Madre Terra e non voglio vederla distrutta per colpa dell’uomo.

Sono qui, forte, sana, in piedi e viva, non seguo le masse, lotto ogni giorno, cercando di dare il mio contributo.

Il Rifugio gioca un ruolo fondamentale, essenziale sull’argomento “empatia”.

In sostanza non mangi colui che è amico.

“Lavorando” sull’empatia, sulle emozioni, sul lato sensibile degli uomini, sui “sentimenti” insomma, la gente smette di mangiare carne.

E credimi, nonostante tutto l’orrore che ho visto, mi sono promessa, nel mio “ruolo”, di non imporre niente a nessuno.

Perché l’imposizione porta alla sconfitta totale.

Tu non immagini quanta gente da tutto il mondo mi scriva per dirmi che, seguendo le avventure dei teneri ciccioni sulla pagina di Facebook (La Piccola Fattoria degli Animali/The Little Animal Farm), si è intenerita così tanto che ha smesso di mangiare carne.

Riesci a capire la grande forza, l’importanza e la potenza che c’è in questo messaggio?

La costante e quotidiana divulgazione del messaggio porta a un risveglio di coscienza a livello mondiale, affinché la gente si renda conto che una vita senza crudeltà e uccisioni è possibile.

È una scelta non soltanto etica, mi spiego?

Ma economica, sociale, ecologica e salutistica.

E ne va della sorte del nostro meraviglioso Pianeta.

Ti ricordi la frase “Chi salva una vita, salva il mondo intero”?

Bene, questa frase esprime tutto.

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Quali sono le soddisfazioni che ricevi?

Vedere un risveglio di coscienza mondiale, sempre più persone sensibilizzate.

Tutto questo è contagioso, motivante e porta ispirazione.

È possibile cambiare il mondo, ma prima dobbiamo cambiare noi stessi.

E poi un cuore alla volta.

E un passo alla volta.

Vedere felici gli animali che hanno sofferto terribilmente è meraviglioso.

Con chi ha un ideale di vita e si impegna per fare di questo mondo un posto migliore si instaura un rapporto profondo: è meraviglioso vivere in pace e armonia con i propri simili (gli umani) e con ogni specie vivente.

Vedere la pace, la vita, la libertà, il rispetto, l’amore, la felicità nel mondo tra le persone e nel nostro rapporto con gli animali ha un valore encomiabile.

Ecco le soddisfazioni che ricevo.

Ed è immenso.  

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Qual è il tuo sogno?

Un mondo vegano, ovviamente.

Un mondo diverso, dove ogni specie vive in pace e armonia.

Un Movimento in Italia finalmente unito per la causa e la missione, perché solo insieme si vince, con strategia, organizzazione e spirito vincente.

Sempre più attivisti sentono questo desiderio e cercano di unire il Movimento.

Ma da sempre ho un grande sogno nel cassetto, per il quale il mio cuore non ha mai smesso di battere.

Ma per arrivare alla sua piena realizzazione, ho bisogno di avere uno sponsor potente, una grande voce per gli animali e l’ambiente, per poter creare quello che ho in mente, ovvero un Santuario dedicato ai maiali salvati dal macello, dagli allevamenti intensivi e dai laboratori di vivisezione, ma anche dedicato ai cinghiali salvati dalla caccia e dal bracconaggio(quelli che rimangono feriti o orfani durante le battute di caccia e che reintegrati morirebbero perché troppo deboli).

Perché i cinghiali mi chiederai?

Mio padre ne ha ammazzati talmente tanti da farmi restare traumatizzata.

Vedi?

Alcune donne cercano il marito, l’uomo ideale.

Trovarmi marito è l’ultima cosa che mi interessa.

Io cerco uno sponsor che mi aiuti a fare qualcosa di grande per il Pianeta e per la nostra umanità, e solo con il suo aiuto possiamo farcela insieme con la mia squadra.

Sogno un RISVEGLIO DI COSCIENZA MONDIALE, affinché ci sia rispetto per gli uomini, gli animali, ogni essere vivente, l’ambiente, Madre Terra.

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Qual è la tua paura?

Ti rispondo così: non voglio averne.

E quando ne ho, cerco subito di spostare l’attenzione sui pensieri postivi, perché è su quelli che voglio concentrarmi, sulla realizzazione delle cose che voglio fare, ricordando sempre a me stessa di dare il massimo e fare il meglio in ogni momento.

Capisci?

Voglio che l’energia positiva vada sulle cose positive.

E ti ripeto, credo visceralmente in quello che sto facendo e nella missione che porto avanti.

Ognuno di noi deve essere contagioso in quello che fa, e contagiare gli altri, e contribuire a fare di questo mondo un posto migliore per tutti in cui vivere, uomini e animali.

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Che cosa vorresti veder realizzato nei prossimi anni?

Ovviamente il Santuario dedicato ai maiali e ai cinghiali (ma nel quale vivrà ogni animale il cui sguardo incroceremo nel nostro cammino e che avrà bisogno di aiuto) che ergerà su immensi ed estesi ettari di terreno.

Ci saranno alberi, fiori, un’unità abitativa per il presidio giornaliero e notturno, un piccolo ambulatorio per le urgenze.

Un team di persone fidate, motivate e che hanno voglia di darsi da fare per dare un valore aggiunto al progetto.

E tutto questo potrà essere realizzabile grazie al supporto di un grande Sponsor che ci aiuterà a fare la storia, e che sono certa sarà orgoglioso di aver finanziato questo progetto.

Saranno salvate moltissime vite.

Ci sarà un grande risveglio di coscienza collettivo.

Un’estensione della diffusione del messaggio etico.

Un maggior rispetto tra le persone, per gli animali, per l’ambiente.

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Secondo te cosa rende una vita degna di essere vissuta?

Avere una ragione per vivere e per la quale combattere ogni giorno.

Si deve vivere, non sopravvivere.

È importante seguire il proprio cuore, saperlo ascoltare e comprendere dove ti vuole portare.

L’universo ci manda segnali continuamente per farci capire quale sia la nostra strada da percorrere.

Io ho capito quale è il mio compito, la missione che devo portare avanti, la mia vocazione.

E ho scelto gli animali e l’ambiente.

È fondamentale amare quello che si fa, bisogna metterci passione, crederci fino alla fine, anche nei momenti difficili.

Tutto ci rende più forti.

Bisogna perseverare, avere coraggio, rischiare, lottare con tutte le forze.

Ecco, sì, tutto questo è per me una vita degna di essere vissuta.

E quando il mio cuore si spegnerà, saprò di aver fatto la mia parte, di aver contribuito a scrivere un pezzo di storia per la salvezza del Pianeta.

Ma è un discorso più ampio, perché questo impegno etico riguarda la collettività, la nostra umanità.

E se non capiamo e impariamo che la vita che abbiamo non ci è stata donata per caso, ma per una ragione sacra (e sta a noi comprendere quale essa sia) e che siamo tutti connessi e parte di un Tutt’uno e che dobbiamo rispettarci, avremo fallito clamorosamente come esseri umani e non avremo capito quale sia veramente il senso magnifico della VITA.

Federica Fedy Trivelli

Vuoi sostenere “La Piccola Fattoria degli Animali” ?

    “La Vie en Rose Onlus” – Iban: IT94G0311101001000000000164 – C/C: 164; ABI: 03111; CAB: 01001 – SWIFT: BLOPIT22

    PayPal: lapiccolafattoriadeglianimali@yahoo.it

    PostePay – Numero carta: 4023600642761169. Intestata a: Federica Trivelli. Codice Fiscale: TRVFRC73S62L219H

    Dona il tuo 5×1000 a questo progetto: La Vie en Rose Onlus – codice fiscale 94572660010

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Ott 05 2018

ANIMALI, BAMBINI E GENITORIALITÀ

Osservando la mole di ricerche sulla genitorialità potremmo ragionevolmente pensare che il cucciolo dell’uomo sia la creatura più felice e realizzata della terra.

Abbiamo tanti libri che spiegano quale sia modo giusto di aiutare i bambini a crescere e schiere di esperti pronti a suggerirci come comprendere, ascoltare e capire i nostri figli.

Ciò nonostante, dietro alla maggior parte delle problematiche psicologiche si nasconde una sofferenza vissuta durante l’infanzia.

L’etologia evidenzia una maggiore capacità di entusiasmarsi tra i piccoli delle altre specie e ci segnala che gli esseri umani sulla la scala della felicità non reggono il confronto con gli animali.

È vero che le madri delle altre specie non hanno bisogno di lavorare per vivere e possono permettersi di trascorrere con i loro figli tutto il tempo necessario.

È vero che l’assenza di manuali pedagogici e psicologici permette a queste mamme di ascoltare l’istinto e costruire con i propri cuccioli una relazione capace di soddisfare la dipendenza fino a sentire il bisogno di avventurarsi nel mondo autonomamente.

Ma, nella ricetta della realizzazione personale l’ingrediente segreto che gli animali conoscono e noi ignoriamo totalmente è il rapporto intimo  con la natura.

Per tutte le altre specie la relazione con l’ecosistema rappresenta un insegnamento imprescindibile per imparare a muoversi nel mondo e crescere sani e forti.

Per i figli dell’uomo, invece, i criteri indispensabili sono l’educazione, la scuola e le norme sociali e, in nome dell’appartenenza al paese e alla famiglia, arrivano ad abiurare il proprio sentire.

Quando l’ascolto del modo emotivo è sostituito dalle regole e dagli specialisti, la psiche perde il contatto con la saggezza profonda e nelle mamme e nei papà si crea un pericoloso senso di insicurezza.

In questo modo prende vita un’educazione priva di risonanza interiore e si spalancano le porte alla violenza e alla crudeltà.

Al punto che ai nostri occhi appare lecito: maltrattare i propri figli per insegnargli a vivere.

La mancanza di un ascolto intimo genera sofferenza e spinge a proiettare le emozioni sgradevoli (rabbia, odio, angoscia, colpa…) su chi ne richiama le caratteristiche, dando forma allo sfruttamento, all’abuso e alle guerre che contraddistinguono la nostra specie.

Non voglio suggerire di imitare ciecamente i comportamenti degli animali.

Ogni specie incarna qualità diverse e gestisce risorse e difficoltà seguendo il proprio percorso evolutivo.

Voglio mettere in evidenza i danni che la prepotenza infligge ai nostri bambini.

Credo che un mondo senza violenza sia possibile, necessario e urgente.

Tuttavia, per realizzarlo ognuno deve fare un’attenta riflessione sui valori e sulle scelte quotidiane.

Una di queste è l’alterigia con cui uccidiamo impunemente le altre creature per soddisfare piaceri spesso effimeri e inutili.

L’arroganza ha delle gravi conseguenze sulla psiche e si ripercuote sull’educazione dei piccoli dando forma a una società carica di sofferenza.

Infatti, mentre ogni altra specie animale ama i propri figli per il piacere che la genitorialità porta con sé, l’uomo si arroga il diritto al possesso della prole pretendendo una devozione, un’abnegazione e una subordinazione sconosciute ai cuccioli di specie diverse.

Per il bene dei nostri figli imponiamo regole, esigiamo rispetto e prescriviamo scelte di vita come se fosse un nostro insindacabile dovere stabilire quale sarà il futuro delle persone che abbiamo messo al mondo.

Così, se per gli animali i compiti genitoriali terminano nel momento in cui i piccoli raggiungono l’età dell’indipendenza, per gli esseri umani l’autonomia è una conquista.

E spesso viene combattuta tra le mura domestiche, proprio perché si scontra con la pretesa paterna e/o materna di ricevere dedizione e sacrificio in cambio del dono della vita.

In questo modo la presunzione si infiltra nella vita di ogni giorno, generando umiliazioni, sofferenze e ribellioni, e provocando innumerevoli patologie.

Avere dei figli dovrebbe essere un piacere libero da ogni tornaconto e indipendente dalle scelte che i cuccioli faranno da grandi, ma gli esseri umani, travolti da una patologia mancanza di empatia, finiscono per dimenticarselo provocando innumerevoli danni a se stessi e al pianeta.

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Solo la specie umana pretende un potere decisionale sulle scelte dei figli, ben oltre l’età della dipendenza!

.

L’abitudine al predominio e il disprezzo per la debolezza e per l’ingenuità ci portano a trattare con indifferenza le creature che giudichiamo incapaci di prepotenza o di furbizia.

L’abuso compiuto sugli animali si estende a chiunque incarni ai nostri occhi la stessa innocente arrendevolezza: bambini, donne, omosessuali, portatori di handicap, persone di colore…

Chi appare diverso e/o più debole è costretto a subire.

Tuttavia, questa prepotenza diventa il veicolo della paura perché il detto “mors tua vita mea” vale per tutti e, prima o poi, ognuno può finire vittima di chi possiede un potere maggiore.

Il narcisismo patologico che affligge gli esseri umani si ripercuote sulle nuove generazioni, dando vita a una catena di soprusi senza soluzione di continuità.

Fermarsi a riflettere è doveroso.

Dobbiamo imparare il valore dell’umiltà e riprendere contatto con la natura e con l’ascolto di sé.

La fratellanza e il diritto alla vita sono valori importanti per realizzare un mondo a misura dei bambini.

La relazione con le altre specie evidenzia il modo in cui ci rapportiamo alla diversità e all’ingenuità.

Disprezzare e sfruttare chi non può difendersi apre le porte all’angoscia e alla paura.

Onorare e valorizzare ogni creatura (a qualsiasi specie appartenga) significa costruire una società capace di far convivere la cooperazione con l’autonomia, l’individualità con la partecipazione e il rispetto con l’originalità che ognuno porta in dono alla vita.

Carla Sale Musio

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AMORE, ECOLOGIA & LIBERTÀ: imparare dagli animali

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Set 29 2018

SI PUÒ VIVERE SENZA UCCIDERE?

La predatorietà ci sembra una componente inscindibile della vita.

Siamo convinti di appartenere a una catena alimentare che intreccia la morte con il cibo e sosteniamo che uccidere per vivere sia la norma della sopravvivenza.

“Mors tua vita mea

Ripetiamo con sussiego, augurandoci che la morte sia sempre quella degli altri e mettendoci in pace la coscienza davanti al massacro che crediamo indispensabile per il nostro sostentamento.

Partendo dall’assunto che qualsiasi organismo è obbligato a mangiare per vivere (e può a sua volta essere mangiato), ai nostri occhi ogni cosa trova collocazione dentro un’interdipendenza la cui regola base è: uccidere e/o essere uccisi.

La visione umana dell’esistenza poggia sul presupposto di una predatorietà ineliminabile.

Tuttavia, se analizziamo con attenzione la catena alimentare scopriamo che l’unico alimento realmente insostituibile è l’energia.

In ultima analisi, infatti, tutte le forme di vita si cibano dell’energia prodotta dagli organismi posti alla base della catena alimentare e chiamati: produttori.

Queste creature sono capaci di convertire le radiazioni solari in glucidi, producendo autonomamente i mattoni energetici indispensabili alla sopravvivenza.

I produttori non hanno bisogno di uccidere per vivere.

Ammazzarsi l’uno con l’altro è la soluzione utilizzata da chi è non è in grado di sintetizzare l’energia in maniera diretta.

Nei piani bassi della catena alimentare, subito dopo i produttori, troviamo le piante (capaci di trasformare la luce e l’acqua in nutrimento), a seguire gli erbivori, poi i carnivori e gli onnivori.

All’apice abbiamo posizionato la nostra specie: la più evoluta e la più intelligente.

Quella che distrugge per divertimento, anche quando la sopravvivenza non rappresenterebbe un problema.

Un patologico narcisismo impedisce agli esseri umani di scorgere il valore delle altre creature, rendendoci impossibile apprendere dai loro stili di vita.

Non ci fermiamo mai a pensare che l’indipendenza dimostrata dai produttori costituisca una preziosa risorsa evolutiva e una capacità da imitare.

Eppure…

Se l’umanità smettesse di uccidere prenderebbe forma un mondo fondato sulla cooperazione e sul riconoscimento dell’unicità di ciascuno.

Un mondo in cui l’amore sarebbe l’unico alimento indispensabile per sentirsi bene, senza bisogno di guerre, psicofarmaci e medicine.

Uccidere significa affermare la superiorità, la divisione e il sopruso.

Spacca la realtà in fazioni, gerarchie e prepotenza.

E impedisce alla psiche di conoscere la Totalità.

Dividere le cose in buoni e cattivi, giusto o sbagliato, bene e male… vuol dire allontanare ciò che crediamo diverso, disconoscendolo dentro di noi e combattendolo all’esterno come un nemico.

La predatorietà è l’antitesi della comunità, della fratellanza e della solidarietà.

La catena alimentare a cui ci appelliamo per giustificare le crudeltà inflitte alle altre specie al fine di soddisfare i nostri piaceri, non è una struttura circolare dove ognuno mangia l’altro in un continuum potenzialmente infinito.

Al contrario!

Ha una forma piramidale alla cui base sono poste quelle forme di vita che non hanno bisogno di uccidere per garantirsi la sopravvivenza.

Avremmo molto da imparare da questi esseri che conoscono il potere dell’autonomia e si sviluppano nel rispetto di ogni esistenza.

Dovremmo onorarli e apprendere come vivere in armonia con ogni cosa.

Smettere di dare la morte è un passaggio necessario per costruire una società capace di considerare ogni individuo.

Cambiare modo di mangiare significa sostenere un criterio etico, imparando ad accogliere il valore che sta dietro a tutte le cose.

Per riuscirci è necessario sostituire il narcisismo con la fiducia.

Dapprima in se stessi e poi nella vita.

La predatorietà con cui ci rapportiamo al mondo manifesta nella psiche la legge del più forte, finendo per colpire come un bumerang proprio noi stessi e condannandoci a vivere nella paura e nella sofferenza.

Non è possibile stare bene sentendosi minacciati e in pericolo.

La frase “mors tua vita mea” sancisce nell’inconscio il predominio di chi ha più potere, trasformando la quotidianità in un campo di battaglia.

Modificare interiormente la supremazia della prevaricazione è il primo passo per costruire il benessere e la salute.

Per farlo è necessario fermarsi a riflettere su ciò che oggi appare indiscutibile, aprendo la porta a nuove possibilità.

Il bisogno di uccidere per vivere occulta il valore dell’esistenza e trasforma la morte in un’atrocità.

Con cui tutti, prima o poi, dovremo fare i conti.

Imparare dalle specie diverse, riconoscendone la preziosità e le peculiarità, permette alla vita di donarci il suo più profondo significato.

Quando anche ai nostri occhi ogni essere vivente avrà riconquistato il valore della propria unicità, potremo scorgere la dignità e la saggezza in tutto ciò che esiste.

E alimentare il cuore oltreché il corpo.

Carla Sale Musio

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Set 11 2018

AMORE, ECOLOGIA & LIBERTÀ: imparare dagli animali

Nel nostro mondo esistono: la pedagogia, la psicologia, l’educazione, la scuola e le buone maniere. 

Tutte cose che consideriamo indispensabili per crescere sani, realizzati e felici.

Il dizionario spiega che la pedagogia è una disciplina volta a studiare i metodi e i problemi inerenti all’educazione dei giovani.

E che l’educazione è il processo attraverso il quale vengono trasmessi ai bambini gli atteggiamenti culturali della società.

Gli obiettivi della pedagogia e dell’educazione sono quelli di crescere individui conformi agli standard collettivi.

E naturalmente per ottenere questo risultato c’è bisogno della psicologia.

Ossia di una scienza che, grazie allo studio dei processi psichici, garantisca l’efficienza dei metodi educativi.

.

Ma come sarebbe il modo se gli esseri umani non lo avessero forgiato a propria immagine e somiglianza?

.

Osservando le specie diverse dalla nostra possiamo scoprire altre culture e altri modi di rapportarsi con la realtà.

E valutare soluzioni interessanti.

Tra gli animali, ad esempio, non esistono la pedagogia, la psicologia e l’educazione.

Le culture delle altre specie seguono percorsi evolutivi differenti e danno valore all’istinto.

Per la specie umana, invece, ascoltare l’istinto è impossibile.

Il bisogno di ricevere approvazione dalla collettività deforma costantemente la percezione, rendendo incomprensibili i messaggi che arrivano dalle parti intuitive della psiche.

Nella nostra cultura, l’ascolto del corpo e il rispetto della sua relazione con l’ambiente sono stati sostituiti dai codici comportamentali che regolamentano la convivenza.

E questo ha snaturato l’interazione con l’ecosistema e con i valori ecologici.

L’habitat di cui gli esseri umani si interessano è solo quello sociale e l’ascolto è focalizzato soprattutto sui bisogni dell’economia.

Le altre specie non sentono la necessità di lavorare per vivere, non subiscono le leggi di mercato e non conoscono le psicopatologie che affliggono l’umanità.

Gli animali non impazziscono.

(Almeno quelli che non vivono a stretto contatto con l’uomo)

Si muovono ascoltando i ritmi della natura e del proprio mondo interiore, coltivano il valore della vita nella sua Totalità, onorano il rapporto con ciò che esiste, focalizzandosi sul presente e accogliendo ogni esperienza di momento in momento.

Senza assurgere a padroni della realtà, proclamare proprietà, arrogarsi il possesso di ciò che hanno intorno e stravolgere i ritmi della natura.

A nostri occhi imbevuti di prepotenza il loro stile di vita appare stupido, umile, misero e privo di intelligenza.

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Ma è proprio vero?

.

Come sarebbe la nostra vita se al primo posto invece del denaro ci fosse l’ascolto di sé e la convinzione che ogni evento ci porta in dono un messaggio di crescita aiutandoci a comprendere ciò che esiste?

.

È difficile anche solo immaginarlo.

Siamo talmente dipendenti dalle abitudini sociali da non riuscire a postulare una realtà diversa da quella in cui viviamo.

Ci sembra naturale: ammalarci, soffrire, impazzire, rimpinzarci di cibo e medicine, lavorare e dipendere dal denaro per poter sopravvivere.

L’onnipotenza e il narcisismo ci impediscono di imparare osservando modelli di vita differenti dal nostro.

Per noi è impossibile un mondo in cui ognuno esprima se stesso senza essere forgiato al fuoco dell’omologazione imposta dalla società.

La chiamiamo civiltà e ne andiamo fieri.

Tuttavia, guardandola da un punto di vista differente, appare una prigione imposta alla creatività e al bisogno di esprimere la propria verità.

Gli animali negli zoo muoiono di dolore.

Eppure hanno cibo fresco ogni giorno, vivono in un habitat ottimale e conducono un’esistenza serena in cui non corrono nessun pericolo.

A molti esseri umani piacerebbe l’idea di trovarsi in un luogo dove non sia necessario combattere per vivere, in cui tutto sia a disposizione senza bisogno di procurarselo lavorando e faticando.

Tuttavia, negli zoo agli animali manca una cosa fondamentale: la relazione con l’ecosistema e con le altre specie viventi.

Un valore importantissimo per la salute mentale e la qualità della vita.

Un bene che a noi sfugge, perché legato all’umiltà e alla cooperazione tra tutto ciò che esiste.

Impossibile da comprendere per chi vive con il mito del posto fisso, aspettando lo stipendio a fine mese per acquistare i nuovi prodotti lanciati sul mercato.

Gli animali non educano i propri figli: li amano e li proteggono finché sono cuccioli.

Poi li lasciano liberi.

Senza secondi fini di tipo assistenziale (non ne fanno il bastone della loro vecchiaia).

Senza pretendere nulla in cambio (non chiedono di essere rispettati, amati, ringraziati e onorati per averli fatti nascere).

Senza volerli possedere (sono i figli della vita e non una proprietà dei genitori).

Tutti valori sconosciuti alla specie umana cui la pedagogia, l’educazione e la psicologia insegnano che è pericoloso lasciare che ognuno esprima se stesso senza volerlo dominare.

La specie umana ha perso il valore della libertà, il potere della cooperazione e l’amore per la natura.

Accecata dalla paura e dalla pazzia che deriva dalla mancanza di ascolto interiore, corre a grandi falcate verso la distruzione.

E la chiama con orgoglio: civiltà.

Carla Sale Musio

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Ago 23 2018

CULTURE ANIMALI: vivere senza maschere e senza falsi sé

Per noi è impensabile vivere senza finzioni.

La società impone tante regole e per sentirci amati e rispettati, dobbiamo imparare a nascondere la verità.

La buona educazione si basa sulla dissimulazione dei sentimenti.

Bisogna usare il linguaggio giusto e mostrare i comportamenti idonei alle varie occasioni.

Chi non segue l’etichetta è guardato con sospetto, disprezzato ed emarginato.

La specie umana ama l’ipocrisia.

Non è possibile dire sempre ciò che si pensa e chiunque si permetta un’eccessiva autenticità è additato e discriminato.

Abbiamo norme comportamentali adatte a ogni ruolo e a ogni sesso.

Gli uomini non possono piangere (senza sentirsi deboli e poco virili).

Le donne non possono alzare la voce (senza sentirsi isteriche e poco femminili).

Nella nostra cultura è di fondamentale importanza controllare costantemente l’espressione delle emozioni.

Non si deve fare troppo chiasso quando si ride o quando ci si arrabbia.

Non si devono rivelare la tenerezza, la sensibilità o la commozione.

E nemmeno mostrare il risentimento, la delusione o la paura.

È necessario mantenere un atteggiamento distaccato e indifferente, senza lasciarsi andare a sentimentalismi di nessun tipo.

Non tutte le culture, però, sono così.

Gli animali coltivano valori diversi dai nostri e i loro saperi tengono in grande considerazione l’immediatezza dei vissuti interiori.

Per le altre specie la manifestazione degli stati d’animo (postura, atteggiamento, sguardo, odore, salivazione…) costituisce un idioma significativo, un linguaggio indispensabile per vivere una vita di qualità.

La conoscenza si basa sull’autenticità e l’espressione dei sentimenti rappresenta la via che permette di muoversi con sicurezza nel mondo.

Per tutti gli animali diversi dall’uomo è impensabile mentire: esiste sempre e solo la verità.

La vita stessa è fatta di sincerità.

Ai nostri occhi, però, tutto questo sembra povero e privo di profondità.

Troppo semplice.

Del resto, si sa:

“Sono bestie, esseri inferiori senza intelligenza!”

Siamo convinti che la complessità sia sinonimo d’ingegno.

E obnubilati dalla presunzione ci siamo messi in testa di essere gli unici depositari della sapienza.

Tuttavia, nessun animale è affetto dalle patologie che affliggono la nostra specie.

Tra loro non esistono: la paranoia, la psicosi, l’autismo, la nevrosi… e tutte le innumerevoli sofferenze che ammalano la psiche umana rendendola incapace di muoversi nel mondo.

Gli animali non perdono mai la bussola dei sentimenti.

Sanno che la sopravvivenza coinvolge ogni forma di vita sul pianeta e, anche quando sono costretti a scelte pericolose o violente, non si vergognano di palesare la verità.

Sono valori incomprensibili nella nostra civiltà fatta di opportunismo e falsità, capacità dimenticate da chi preferisce cancellare il cuore per sentirsi apprezzato in società.

C’è un nesso sottile che unisce la menzogna alla patologia mentale.

Fingere vuol dire essere ciò che non si è… fino a diventarlo.

Un bravo attore deve calarsi completamente nella parte da interpretare, dimenticando se stesso per dare vita a una differente identità.

Chi vuole essere un altro è costretto a nascondere la propria realtà per incarnare la finzione e renderla vera.

Tuttavia, quando perdiamo il ricordo di ciò che anima il mondo interiore, azzerando la voce dell’autenticità, spalanchiamo le porte alla malattia.

Gli attacchi di panico, la depressione, l’anoressia, la bulimia… sono espressione di un pathos che ha cancellato le proprie radici.

Non si può eliminare se stessi senza morire.

Annientare il contatto con i sentimenti significa costruire una prigione intorno all’anima, dando vita a un’angoscia sconosciuta a ogni altra specie.

Certo, anche gli animali soffrono.

Subiscono torture terribili (inflitte loro per il divertimento dell’uomo).

Vivono tormenti che farebbero uscire di senno qualunque essere umano.

Ma, nonostante il dolore, gli animali non impazziscono.

Patiscono (e muoiono) senza perdere la ragione.

La psicopatologia appartiene soltanto alla specie umana.

Nasce dalle finzioni ritenute indispensabili e si sviluppa in una società costretta ad affermare la propria identità nel narcisismo e nell’onnipotenza.

Guardiamo gli animali con disprezzo.

Li giudichiamo stupidi e senza cervello.

Ma non vediamo l’handicap che ammala la nostra specie.

Abbiamo perso il valore dell’autenticità e costruito una cultura priva di sincerità.

Quando uccidiamo in noi stessi l’emotività perdiamo anche la capacità di riconoscere la sofferenza.

E diventiamo cinici, violenti, prepotenti e malati.

È in questo modo che distruggiamo la salute mentale.

Abbiamo edificato un mondo che ci fa impazzire.

E mentre ingurgitiamo un’infinità di pastiglie colorate, convinti di poter stare bene anche senza cambiare niente, deridiamo chi vive nel rispetto della propria intima verità.

Carla Sale Musio

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SPECIE UMANA O DISUMANA?

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Lug 22 2018

SPECIE UMANA O DISUMANA?

La razza umana è la razza più crudele e più pericolosa del pianeta.

Convinta del proprio indiscutibile diritto alla supremazia non si cura degli equilibri ecologici e condanna alla distruzione tutto ciò che incontra sul suo cammino.

È così evidente l’abuso fatto dagli esseri umani ai danni di ogni altra creatura vivente che non ci sarebbe nemmeno bisogno di parlarne.

Basta guardarsi intorno per vedere in azione la disumanità dell’uomo.

Eppure…

In molti coltivano la certezza che il diritto del più forte sia una legge indiscutibile, senza mai fermarsi a riflettere sull’importanza di valori come l’ascolto, l’accoglienza, la comprensione, il rispetto e la fratellanza con le altre forme di vita.

Un narcisismo patologico e perverso affligge l’umanità rendendoci insensibili davanti al dolore di chi appare diverso.

Coltiviamo con orgoglio la cultura dell’arroganza e ignoriamo l’esempio di civiltà che ci offrono le altre specie.

Gli animali ci mostrano stili di vita differenti dal nostro e basati su un’integrazione con la natura che noi non conosciamo.

Nei loro saperi è presente un valore profondo fatto di civiltà e di rispetto, di armonia con le altre forme di vita e di umiltà davanti alla morte.

Noi invece chiamiamo intelligenza la capacità di sfruttare e uccidere a piacimento ogni essere vivente.

E ci sentiamo superiori proprio perché promuoviamo senza nessuno scrupolo lo schiavismo delle altre specie.

Non ci sfiora l’idea che la crudeltà con cui infliggiamo tante sofferenze sia invece un segno di inciviltà.

O di malattia.

Abbiamo costruito una diagnostica psichiatrica dettagliata e volta a indicare il disagio mentale di chi non riesce a sostenere l’integrazione e la cooperazione necessarie alla vita.

Tuttavia siamo i primi a mostrare le stigmate di quelle disfunzioni.

Il narcisismo e l’incapacità di costruire relazioni basate sulla reciprocità con le altre forme di vita evidenziano il deficit della nostra intelligenza emotiva e segnalano la patologia piuttosto che la cultura.

L’evoluzione poggia sulla capacità di scambiare i saperi l’uno con l’altro sviluppando la conoscenza grazie al cambiamento.

Tuttavia davanti alle culture differenti dalla nostra erigiamo un muro di arroganza e incomprensione.

Non vediamo che la civiltà sta nella possibilità di vivere senza depredare e senza sfruttare nessuno e che l’umanità è la capacità di aiutarsi l’un l’altro.

Creature come noi: con il nostro stesso desiderio di vivere, con emozioni, speranze, sogni e ambizioni, vengono condannate a subire le peggiori torture in nome di un razzismo che annienta l’intelligenza emotiva e segnala una patologica mancanza di empatia.

È in questo modo che perdiamo il contatto con la vita coltivando in noi stessi i presupposti della follia.

Chi si muove nel rispetto della natura e dell’ambiente armonizzando se stesso con gli equilibri necessari alla creazione ci appare stupido, privo di valore e buono soltanto a soddisfare i nostri bisogni come fosse un oggetto.

Non importa che l’etologia abbia mostrato la presenza di saperi, sentimenti ed emozioni in tutte le altre specie animali.

Non importano le ricerche e lo studio della psicologia.

La nostra intelligenza finisce davanti alla coercizione che imponiamo a cuor leggero convinti di una superiorità arbitraria e patologica.

Lo schiavismo è un comportamento sconosciuto a qualunque altro animale non umano.

Specie più sane della nostra sostengono una cultura del rispetto, adeguando con umiltà le proprie esigenze alla sopravvivenza del pianeta.

L’evoluzione è la capacità di modellare i propri comportamenti per permettere la salute del mondo da cui tutti dipendiamo.

Una capacità sconosciuta alla specie umana: l’unica specie che pretende di sottomettere la natura ai propri voleri annientando se stessa nel degrado che infligge alla vita.

Carla Sale Musio

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ANIMALI, ECOSISTEMI E MALATTIE MENTALI

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Lug 09 2018

ANIMALI, ECOSISTEMI E MALATTIE MENTALI

L’ecologia è la scienza che si occupa degli ecosistemi, cioè dei rapporti tra gli esseri viventi e l’ambiente.

Si chiama ecosistema l’insieme degli organismi e della materia non vivente che interagiscono tra loro costituendo un sistema autosufficiente e in equilibrio dinamico.

Tutte le forme di vita partecipano alla realizzazione dell’ecosistema.

Perciò, chi studia questa materia ritiene che le interazioni fra gli esseri viventi siano importantissime per l’armonia e per la salute del pianeta, e osserva con attenzione la cooperazione tra le creature.

La partecipazione di tutto ciò che esiste ai cicli della vita prende il nome di biodiversità.

Gli ecologisti hanno scoperto che gli ecosistemi regolano il clima, plasmano il suolo, controllano l’erosione, proteggono dalle inondazioni e compiono molte altre attività di qualità inestimabile per la sopravvivenza.

Ecologia, ecosistema, biosfera e biodiversità sono parole importanti perché sottolineano il valore della vita nelle sue molteplici manifestazioni, mettendo in evidenza i collegamenti che ci uniscono ad ogni essere vivente fino a comporre un unico disegno in cui ciascuno costituisce una parte fondamentale.

Le ricerche sull’ambiente sottolineano il rispetto per ogni forma di vita perché tutto, ma proprio tutto, contribuisce al benessere e alla salute e perdere di vista questa circolarità evolutiva conduce inevitabilmente al degrado e alla sofferenza.

Quando gli esseri umani dimenticano il proprio ruolo nell’ecosistema provocano gravi danni e vanno incontro a malattie fisiche e mentali.

Il nostro organismo, infatti, è programmato per svilupparsi in comunità dove l’interazione con le altre forme di vita è un valore indispensabile per la salute.

Nostra e del pianeta.

Gli animali conoscono l’importanza degli ecosistemi e nutrono una profonda fiducia nell’esistenza.

Per questo accolgono gli insegnamenti della natura con umiltà e si sottomettono ai suoi dettami certi che ogni accadimento sia un dono, anche quando appare terribile o ingiusto.

Gli esseri umani, invece, considerano stupide tutte le altre specie e, forti di un’arbitraria superiorità, sfruttano impunemente ciò che li circonda condannando se stessi e il mondo alla sofferenza.

Le bestie sono capaci di vivere in armonia con la natura e possono arrivare anche ad estinguersi quando le condizioni ambientali non rispettano le esigenze del pianeta.

Gli uomini, invece, preferiscono sfruttare ogni cosa a proprio piacimento senza riguardo per gli equilibri ecologici e senza pietà per il dolore che infliggono alle altre creature.

Convinti di essere una razza superiore abbiamo perso l’umiltà necessaria alla cooperazione e mancando di rispetto alla vita tradiamo costantemente noi stessi.

Autorizziamo lo sfruttamento, la prevaricazione, la crudeltà e la violenza e travisiamo il valore di ciò che abbiamo intorno, condannandoci a vivere secondo ritmi che non rispettano le esigenze della vita.

Tuttavia, la paura di finire vittime della prepotenza che imponiamo alle altre specie crea nella psiche un senso di angoscia e produce le patologie mentali chiamate: guerra, usura, sfruttamento, pedofilia, intolleranza, pregiudizio, alienazione, psicosi, attacchi di panico, depressione

Malattie sconosciute alle altre forme di vita.

Il sapere degli animali ci insegna in che modo scelte differenti producano culture differenti in armonia con la natura e con la salute: libere dalla necessità di lavorare, dalla dittatura del denaro, dalle ingiustizie dell’economia e dal bisogno compulsivo di colmare il vuoto che trasforma le nostre giornate in una corsa senza fine e che ci trova impreparati e soli quando arriva il momento della morte.

Le altre forme di vita non hanno le psicopatologie, la psichiatria, gli psicofarmaci, il DSM5, il TSO, le ASL, le CAM, i CPS, le NPI, i PSSP… e tutte le etichette che emarginano come prigioni invisibili chi non riesce a reggere il ritmo incalzante di una società lanciata al galoppo verso la distruzione.

L’ecologia ci aiuta a ritrovare il filo che ci unisce a tutto ciò che esiste e ci ricorda che ogni creatura è unica, importante e speciale.

L’esistenza è un percorso di conoscenza di noi stessi e degli altri.

Ignorare il valore della diversità significa uccidere l’empatia dentro di sé e condannarsi alla sofferenza.

Gli animali lo sanno e con l’esempio delle loro vite ci regalano ogni giorno una lezione profonda e preziosa di civiltà.

Carla Sale Musio

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LA SAGGEZZA DEGLI ANIMALI

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Giu 16 2018

LA SAGGEZZA DEGLI ANIMALI

Travolti dalla presunzione di essere la specie più intelligente del pianeta pretendiamo di adeguare anche la Vita alle nostre necessità.

Necessità che dipendono dagli interessi dell’economia, dal pil, dallo spread, dall’indice mib… e che si impongono sull’ascolto di noi stessi trasformandoci in automi: privi di una propria volontà e di un proprio sentire.

È così che l’unica specie creata da Dio a sua immagine e somiglianza si lascia plasmare dai flussi di mercato da cui dipende per la propria sopravvivenza.

A ben guardare non sembra una scelta felice.

Tuttavia è quello che succede in tutti i paesi occidentali.

Coltiviamo un’arbitraria superiorità rispetto a ogni altra specie vivente e, occupati a inseguire il successo indispensabile per sentirci parte della nostra civiltà, non ci fermiamo mai ad osservare le culture, i comportamenti e gli stili di vita che appartengono agli animali.

Facciamo le spallucce e andiamo avanti impettiti.

Perché, si sa: le bestie sono poco intelligenti e non hanno proprio nulla da insegnarci!

Ignoriamo che la Vita possiede una profonda saggezza.

Un sapere che le altre specie riconoscono d’istinto e che noi sottovalutiamo, forti del diritto auto conferito all’utilizzo e alla distruzione di ciò che abbiamo intorno.

Trascuriamo l’ascolto partecipe e attento che rende gli animali capaci di uniformarsi alle esigenze dell’ecosistema.

Le bestie possiedono una sapienza ignota agli esseri umani.

Comprendono che la Vita rivela i suoi segreti a chi è in grado di riconoscerne il valore.

E possiedono una salute mentale che per noi non esiste più.

Vivono nel presente.

Lasciano che l’esistenza compia il suo percorso di momento in momento.

Senza ostacolarlo.

Hanno fiducia in ciò che accade.

Sanno che ogni esperienza evolve in un cammino di conoscenza che trascende la volontà del singolo e proclama l’immensità del creato.

Conoscono il valore del silenzio.

Noi esseri umani, invece, facciamo molte ricerche e scriviamo tanti libri.

Libri sull’illuminazione, sulla conoscenza e sulla salute mentale.

Testi scientifici e filosofici che proclamano l’importanza di vivere nel presente: senza correre avanti e indietro con la mente rincorrendo il passato e il futuro senza mai assaporare ciò che succede ADESSO.

Scritti che spiegano come la Vita sia ciò che accade in questo esatto momento e l’unica esperienza importante sia lasciarsene attraversare con consapevolezza, ascoltando il potere del proprio respiro, senza inseguire la girandola dei pensieri che annebbia la comprensione e annichilisce la saggezza nascosta nelle profondità dell’esistenza.

Dentro ognuno di noi, esiste un sapere fatto di sensazioni e percezioni legate al corpo, alla natura e al momento.

È il sapere del presente.

L’unica vera realtà.

Immediata e da vivere.

Come spiegano i saggi e gli scienziati: non importa l’azione.

Importa la presenza che accompagna ogni piccolo gesto.

Sedere in silenzio sulla riva del mare, camminare tra le vie del centro, lavare i piatti, bere una tazza di the… qualsiasi cosa ha la stessa importanza e richiede la stessa profonda attenzione.

Ogni istante è un valore.

Non per ciò che si fa ma per come si è mentre lo si fa.

Per come lo si fa.

Gli animali lo sanno e vivono intensamente nel presente.

Noi, però, li giudichiamo sciocchi.

Poi spendiamo i nostri soldi e il nostro tempo per imparare a vivere… senza impazzire.

Senza lasciarci trascinare dal pensiero, dalle parole, dalla paura e dalla confusione.

Non sappiamo cosa vuol dire accogliere ogni attimo con consapevolezza, totalmente centrati sul momento.

Proprio come fanno loro.

Come le bestie sanno fare da sempre.

Gli animali possiedono una conoscenza intima di se stessi e della natura, ammirano la Vita e ne rispettano la volontà.

Senza opporsi.

Affrontano ogni cosa con umiltà, devozione e dignità.

Avremmo molto da imparare osservando il loro modo di stare al mondo.

Apprezzando l’autenticità dei loro comportamenti.

E provando a sperimentare la sincerità con cui si relazionano gli uni con gli altri.

Avremmo bisogno di una cultura nuova: fatta di ascolto, di comprensione e di condivisione.

Non si può eliminare la violenza che caratterizza la nostra civiltà se prima non si rimuove l’arroganza dai nostri gesti quotidiani.

Il razzismo si annida nelle piccole cose di ogni giorno, nel disprezzo invisibile con cui guardiamo la Vita.

Incapaci di riconoscerne le profondità.

Carla Sale Musio

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Mag 29 2018

SPECISMO… O DISTURBO NARCISISTICO DI PERSONALITÀ?

Coltiviamo la certezza di essere la specie più evoluta del pianeta: quella creata da Dio a propria immagine e somiglianza.

Ma ignoriamo che questa convinzione sia il sintomo di una patologia chiamata Disturbo Narcisistico di Personalità e basata sulla percezione di una superiorità soggettiva e onnipotente.

Da tempo immemorabile il dibattito sulle diverse forme dell’intelligenza ha portato gli studiosi a comprendere che le valutazioni della conoscenza non vanno circoscritte al sapere della maggioranza, ma è necessario calibrare le performance in modo da renderle adeguate a tutti.

Eppure… quando è in gioco l’antropocentrismo nemmeno le scoperte scientifiche valgono più! 

Essere umani contiene un diritto di supremazia.

Imprescindibile.

È una pretesa arbitraria che evidenzia la patologia insieme alla necessità di una cura.

E segnala l’urgenza di garantire a ogni essere vivente il diritto all’esistenza e al rispetto delle proprie peculiarità.

Forti di valutazioni che tengono conto esclusivamente delle caratteristiche umane consideriamo inferiori tutte le altre specie.

Poiché gli animali non utilizzano un linguaggio simile al nostro ci sentiamo autorizzati a postulare anche una mancanza di intelligenza, legittimando il diritto alla sopraffazione.

È difficile accettare che questa pretesa egocentrica sia il sintomo di una disfunzione che il DSM5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) definisce:

 .

Disturbo Narcisistico di Personalità

.

Il Disturbo Narcisistico di Personalità è un disturbo della personalità i cui principali indicatori sono:

  • un eccessivo egocentrismo

  • un deficit nella capacità di provare empatia

  • una esasperata idealizzazione di sé

Si tratta di una patologia caratterizzata dalla percezione di un Sé Grandioso, dal sentimento esagerato della propria importanza e dalle difficoltà di coinvolgimento nella percezione dell’altro.

Le persone affette da questa sintomatologia manifestano un egoismo esorbitante di cui di solito non sono consapevoli, arrivando a tiranneggiare chi hanno vicino senza alcuno scrupolo e senza nessuna comprensione della propria crudeltà.

Il Disturbo Narcisistico di Personalità ci impedisce di analizzare con obiettività il sapere delle altre specie, occultandone le risorse, il valore, le potenzialità e i doni.

Occorrono: spirito di ricerca, capacità di ascolto, empatia, determinazione e rispetto, per cogliere la profondità di una cultura che utilizza principi differenti da quelli che ci sono abituali.

Per riconoscere la civiltà degli animali è necessario superare il Disturbo Narcisistico di Personalità e osservare con più umiltà i saperi delle specie diverse dalla nostra.

Ma soprattutto è indispensabile aprirsi a una comprensione biocentrica delle relazioni che uniscono gli esseri viventi dando vita a un ecosistema capace di garantire il benessere di tutti.

Quando ognuno contribuisce all’integrità della vita la capacità di mettersi in gioco si libera dall’egocentrismo formando una società volta al benessere del singolo e del pianeta nella sua interezza.

E questo è il requisito su cui poggiano tutte le culture degli animali.

Le altre specie possiedono una saggezza che noi abbiamo perduto.

Per loro la conoscenza dell’ecosistema e l’ascolto dei mondi interiori sono parte di una verità antica e piena di valore.

Biocentrismo, intuizione, istintività, paranormalità… appartengono a un sapere che li rende capaci di rispettare il pianeta, di frequentare le altre dimensioni e di conoscere il significato profondo della vita.

Valori che noi non riusciamo più a considerare tali.

È questa la conseguenza della patologia narcisistica in cui viviamo immersi.

Una patologia che ammala la civiltà umana dando origine a problematiche sconosciute a ogni altra specie.

Usura, pedofilia, schizofrenia, disturbi alimentari… sono malattie ignote agli altri animali.

Il loro sapere comprende valori e abilità impensabili per noi e questo dovrebbe indurci ad imparare piuttosto che a sfruttarli.

La capacità di riconoscere ciò che non si può toccare è un requisito importantissimo per la salute mentale.

Saper distinguere le emozioni e i sentimenti e comportarsi di conseguenza sono le risorse che permettono agli specialisti della psiche di aiutare tante persone in difficoltà.

Gli animali le utilizzano per muoversi nell’ambiente e comunicare tra loro.

Noi invece preferiamo la manipolazione e la menzogna, giudichiamo sconveniente l’autenticità e inibiamo l’ascolto della nostra verità… per ottenere un amore del quale non siamo mai sicuri.

Poi ci ammaliamo di depressione, di attacchi di panico, di ossessioni, di compulsioni e delle innumerevoli malattie che segnalano la perdita di un contatto profondo con la vita.

Tutti gli animali ci insegnano con l’esempio della loro esistenza a ritrovare il legame che unisce ogni creatura al suo ambiente e il valore di un ascolto intimo, fatto di conoscenza e di intuizione, di sensazioni e di percezioni visibili e invisibili.

Carla Sale Musio

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