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Set 11 2018

AMORE, ECOLOGIA & LIBERTÀ: imparare dagli animali

Nel nostro mondo esistono: la pedagogia, la psicologia, l’educazione, la scuola e le buone maniere. 

Tutte cose che consideriamo indispensabili per crescere sani, realizzati e felici.

Il dizionario spiega che la pedagogia è una disciplina volta a studiare i metodi e i problemi inerenti all’educazione dei giovani.

E che l’educazione è il processo attraverso il quale vengono trasmessi ai bambini gli atteggiamenti culturali della società.

Gli obiettivi della pedagogia e dell’educazione sono quelli di crescere individui conformi agli standard collettivi.

E naturalmente per ottenere questo risultato c’è bisogno della psicologia.

Ossia di una scienza che, grazie allo studio dei processi psichici, garantisca l’efficienza dei metodi educativi.

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Ma come sarebbe il modo se gli esseri umani non lo avessero forgiato a propria immagine e somiglianza?

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Osservando le specie diverse dalla nostra possiamo scoprire altre culture e altri modi di rapportarsi con la realtà.

E valutare soluzioni interessanti.

Tra gli animali, ad esempio, non esistono la pedagogia, la psicologia e l’educazione.

Le culture delle altre specie seguono percorsi evolutivi differenti e danno valore all’istinto.

Per la specie umana, invece, ascoltare l’istinto è impossibile.

Il bisogno di ricevere approvazione dalla collettività deforma costantemente la percezione, rendendo incomprensibili i messaggi che arrivano dalle parti intuitive della psiche.

Nella nostra cultura, l’ascolto del corpo e il rispetto della sua relazione con l’ambiente sono stati sostituiti dai codici comportamentali che regolamentano la convivenza.

E questo ha snaturato l’interazione con l’ecosistema e con i valori ecologici.

L’habitat di cui gli esseri umani si interessano è solo quello sociale e l’ascolto è focalizzato soprattutto sui bisogni dell’economia.

Le altre specie non sentono la necessità di lavorare per vivere, non subiscono le leggi di mercato e non conoscono le psicopatologie che affliggono l’umanità.

Gli animali non impazziscono.

(Almeno quelli che non vivono a stretto contatto con l’uomo)

Si muovono ascoltando i ritmi della natura e del proprio mondo interiore, coltivano il valore della vita nella sua Totalità, onorano il rapporto con ciò che esiste, focalizzandosi sul presente e accogliendo ogni esperienza di momento in momento.

Senza assurgere a padroni della realtà, proclamare proprietà, arrogarsi il possesso di ciò che hanno intorno e stravolgere i ritmi della natura.

A nostri occhi imbevuti di prepotenza il loro stile di vita appare stupido, umile, misero e privo di intelligenza.

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Ma è proprio vero?

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Come sarebbe la nostra vita se al primo posto invece del denaro ci fosse l’ascolto di sé e la convinzione che ogni evento ci porta in dono un messaggio di crescita aiutandoci a comprendere ciò che esiste?

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È difficile anche solo immaginarlo.

Siamo talmente dipendenti dalle abitudini sociali da non riuscire a postulare una realtà diversa da quella in cui viviamo.

Ci sembra naturale: ammalarci, soffrire, impazzire, rimpinzarci di cibo e medicine, lavorare e dipendere dal denaro per poter sopravvivere.

L’onnipotenza e il narcisismo ci impediscono di imparare osservando modelli di vita differenti dal nostro.

Per noi è impossibile un mondo in cui ognuno esprima se stesso senza essere forgiato al fuoco dell’omologazione imposta dalla società.

La chiamiamo civiltà e ne andiamo fieri.

Tuttavia, guardandola da un punto di vista differente, appare una prigione imposta alla creatività e al bisogno di esprimere la propria verità.

Gli animali negli zoo muoiono di dolore.

Eppure hanno cibo fresco ogni giorno, vivono in un habitat ottimale e conducono un’esistenza serena in cui non corrono nessun pericolo.

A molti esseri umani piacerebbe l’idea di trovarsi in un luogo dove non sia necessario combattere per vivere, in cui tutto sia a disposizione senza bisogno di procurarselo lavorando e faticando.

Tuttavia, negli zoo agli animali manca una cosa fondamentale: la relazione con l’ecosistema e con le altre specie viventi.

Un valore importantissimo per la salute mentale e la qualità della vita.

Un bene che a noi sfugge, perché legato all’umiltà e alla cooperazione tra tutto ciò che esiste.

Impossibile da comprendere per chi vive con il mito del posto fisso, aspettando lo stipendio a fine mese per acquistare i nuovi prodotti lanciati sul mercato.

Gli animali non educano i propri figli: li amano e li proteggono finché sono cuccioli.

Poi li lasciano liberi.

Senza secondi fini di tipo assistenziale (non ne fanno il bastone della loro vecchiaia).

Senza pretendere nulla in cambio (non chiedono di essere rispettati, amati, ringraziati e onorati per averli fatti nascere).

Senza volerli possedere (sono i figli della vita e non una proprietà dei genitori).

Tutti valori sconosciuti alla specie umana cui la pedagogia, l’educazione e la psicologia insegnano che è pericoloso lasciare che ognuno esprima se stesso senza volerlo dominare.

La specie umana ha perso il valore della libertà, il potere della cooperazione e l’amore per la natura.

Accecata dalla paura e dalla pazzia che deriva dalla mancanza di ascolto interiore, corre a grandi falcate verso la distruzione.

E la chiama con orgoglio: civiltà.

Carla Sale Musio

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Ago 23 2018

CULTURE ANIMALI: vivere senza maschere e senza falsi sé

Per noi è impensabile vivere senza finzioni.

La società impone tante regole e per sentirci amati e rispettati, dobbiamo imparare a nascondere la verità.

La buona educazione si basa sulla dissimulazione dei sentimenti.

Bisogna usare il linguaggio giusto e mostrare i comportamenti idonei alle varie occasioni.

Chi non segue l’etichetta è guardato con sospetto, disprezzato ed emarginato.

La specie umana ama l’ipocrisia.

Non è possibile dire sempre ciò che si pensa e chiunque si permetta un’eccessiva autenticità è additato e discriminato.

Abbiamo norme comportamentali adatte a ogni ruolo e a ogni sesso.

Gli uomini non possono piangere (senza sentirsi deboli e poco virili).

Le donne non possono alzare la voce (senza sentirsi isteriche e poco femminili).

Nella nostra cultura è di fondamentale importanza controllare costantemente l’espressione delle emozioni.

Non si deve fare troppo chiasso quando si ride o quando ci si arrabbia.

Non si devono rivelare la tenerezza, la sensibilità o la commozione.

E nemmeno mostrare il risentimento, la delusione o la paura.

È necessario mantenere un atteggiamento distaccato e indifferente, senza lasciarsi andare a sentimentalismi di nessun tipo.

Non tutte le culture, però, sono così.

Gli animali coltivano valori diversi dai nostri e i loro saperi tengono in grande considerazione l’immediatezza dei vissuti interiori.

Per le altre specie la manifestazione degli stati d’animo (postura, atteggiamento, sguardo, odore, salivazione…) costituisce un idioma significativo, un linguaggio indispensabile per vivere una vita di qualità.

La conoscenza si basa sull’autenticità e l’espressione dei sentimenti rappresenta la via che permette di muoversi con sicurezza nel mondo.

Per tutti gli animali diversi dall’uomo è impensabile mentire: esiste sempre e solo la verità.

La vita stessa è fatta di sincerità.

Ai nostri occhi, però, tutto questo sembra povero e privo di profondità.

Troppo semplice.

Del resto, si sa:

“Sono bestie, esseri inferiori senza intelligenza!”

Siamo convinti che la complessità sia sinonimo d’ingegno.

E obnubilati dalla presunzione ci siamo messi in testa di essere gli unici depositari della sapienza.

Tuttavia, nessun animale è affetto dalle patologie che affliggono la nostra specie.

Tra loro non esistono: la paranoia, la psicosi, l’autismo, la nevrosi… e tutte le innumerevoli sofferenze che ammalano la psiche umana rendendola incapace di muoversi nel mondo.

Gli animali non perdono mai la bussola dei sentimenti.

Sanno che la sopravvivenza coinvolge ogni forma di vita sul pianeta e, anche quando sono costretti a scelte pericolose o violente, non si vergognano di palesare la verità.

Sono valori incomprensibili nella nostra civiltà fatta di opportunismo e falsità, capacità dimenticate da chi preferisce cancellare il cuore per sentirsi apprezzato in società.

C’è un nesso sottile che unisce la menzogna alla patologia mentale.

Fingere vuol dire essere ciò che non si è… fino a diventarlo.

Un bravo attore deve calarsi completamente nella parte da interpretare, dimenticando se stesso per dare vita a una differente identità.

Chi vuole essere un altro è costretto a nascondere la propria realtà per incarnare la finzione e renderla vera.

Tuttavia, quando perdiamo il ricordo di ciò che anima il mondo interiore, azzerando la voce dell’autenticità, spalanchiamo le porte alla malattia.

Gli attacchi di panico, la depressione, l’anoressia, la bulimia… sono espressione di un pathos che ha cancellato le proprie radici.

Non si può eliminare se stessi senza morire.

Annientare il contatto con i sentimenti significa costruire una prigione intorno all’anima, dando vita a un’angoscia sconosciuta a ogni altra specie.

Certo, anche gli animali soffrono.

Subiscono torture terribili (inflitte loro per il divertimento dell’uomo).

Vivono tormenti che farebbero uscire di senno qualunque essere umano.

Ma, nonostante il dolore, gli animali non impazziscono.

Patiscono (e muoiono) senza perdere la ragione.

La psicopatologia appartiene soltanto alla specie umana.

Nasce dalle finzioni ritenute indispensabili e si sviluppa in una società costretta ad affermare la propria identità nel narcisismo e nell’onnipotenza.

Guardiamo gli animali con disprezzo.

Li giudichiamo stupidi e senza cervello.

Ma non vediamo l’handicap che ammala la nostra specie.

Abbiamo perso il valore dell’autenticità e costruito una cultura priva di sincerità.

Quando uccidiamo in noi stessi l’emotività perdiamo anche la capacità di riconoscere la sofferenza.

E diventiamo cinici, violenti, prepotenti e malati.

È in questo modo che distruggiamo la salute mentale.

Abbiamo edificato un mondo che ci fa impazzire.

E mentre ingurgitiamo un’infinità di pastiglie colorate, convinti di poter stare bene anche senza cambiare niente, deridiamo chi vive nel rispetto della propria intima verità.

Carla Sale Musio

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SPECIE UMANA O DISUMANA?

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Lug 22 2018

SPECIE UMANA O DISUMANA?

La razza umana è la razza più crudele e più pericolosa del pianeta.

Convinta del proprio indiscutibile diritto alla supremazia non si cura degli equilibri ecologici e condanna alla distruzione tutto ciò che incontra sul suo cammino.

È così evidente l’abuso fatto dagli esseri umani ai danni di ogni altra creatura vivente che non ci sarebbe nemmeno bisogno di parlarne.

Basta guardarsi intorno per vedere in azione la disumanità dell’uomo.

Eppure…

In molti coltivano la certezza che il diritto del più forte sia una legge indiscutibile, senza mai fermarsi a riflettere sull’importanza di valori come l’ascolto, l’accoglienza, la comprensione, il rispetto e la fratellanza con le altre forme di vita.

Un narcisismo patologico e perverso affligge l’umanità rendendoci insensibili davanti al dolore di chi appare diverso.

Coltiviamo con orgoglio la cultura dell’arroganza e ignoriamo l’esempio di civiltà che ci offrono le altre specie.

Gli animali ci mostrano stili di vita differenti dal nostro e basati su un’integrazione con la natura che noi non conosciamo.

Nei loro saperi è presente un valore profondo fatto di civiltà e di rispetto, di armonia con le altre forme di vita e di umiltà davanti alla morte.

Noi invece chiamiamo intelligenza la capacità di sfruttare e uccidere a piacimento ogni essere vivente.

E ci sentiamo superiori proprio perché promuoviamo senza nessuno scrupolo lo schiavismo delle altre specie.

Non ci sfiora l’idea che la crudeltà con cui infliggiamo tante sofferenze sia invece un segno di inciviltà.

O di malattia.

Abbiamo costruito una diagnostica psichiatrica dettagliata e volta a indicare il disagio mentale di chi non riesce a sostenere l’integrazione e la cooperazione necessarie alla vita.

Tuttavia siamo i primi a mostrare le stigmate di quelle disfunzioni.

Il narcisismo e l’incapacità di costruire relazioni basate sulla reciprocità con le altre forme di vita evidenziano il deficit della nostra intelligenza emotiva e segnalano la patologia piuttosto che la cultura.

L’evoluzione poggia sulla capacità di scambiare i saperi l’uno con l’altro sviluppando la conoscenza grazie al cambiamento.

Tuttavia davanti alle culture differenti dalla nostra erigiamo un muro di arroganza e incomprensione.

Non vediamo che la civiltà sta nella possibilità di vivere senza depredare e senza sfruttare nessuno e che l’umanità è la capacità di aiutarsi l’un l’altro.

Creature come noi: con il nostro stesso desiderio di vivere, con emozioni, speranze, sogni e ambizioni, vengono condannate a subire le peggiori torture in nome di un razzismo che annienta l’intelligenza emotiva e segnala una patologica mancanza di empatia.

È in questo modo che perdiamo il contatto con la vita coltivando in noi stessi i presupposti della follia.

Chi si muove nel rispetto della natura e dell’ambiente armonizzando se stesso con gli equilibri necessari alla creazione ci appare stupido, privo di valore e buono soltanto a soddisfare i nostri bisogni come fosse un oggetto.

Non importa che l’etologia abbia mostrato la presenza di saperi, sentimenti ed emozioni in tutte le altre specie animali.

Non importano le ricerche e lo studio della psicologia.

La nostra intelligenza finisce davanti alla coercizione che imponiamo a cuor leggero convinti di una superiorità arbitraria e patologica.

Lo schiavismo è un comportamento sconosciuto a qualunque altro animale non umano.

Specie più sane della nostra sostengono una cultura del rispetto, adeguando con umiltà le proprie esigenze alla sopravvivenza del pianeta.

L’evoluzione è la capacità di modellare i propri comportamenti per permettere la salute del mondo da cui tutti dipendiamo.

Una capacità sconosciuta alla specie umana: l’unica specie che pretende di sottomettere la natura ai propri voleri annientando se stessa nel degrado che infligge alla vita.

Carla Sale Musio

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ANIMALI, ECOSISTEMI E MALATTIE MENTALI

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Lug 09 2018

ANIMALI, ECOSISTEMI E MALATTIE MENTALI

L’ecologia è la scienza che si occupa degli ecosistemi, cioè dei rapporti tra gli esseri viventi e l’ambiente.

Si chiama ecosistema l’insieme degli organismi e della materia non vivente che interagiscono tra loro costituendo un sistema autosufficiente e in equilibrio dinamico.

Tutte le forme di vita partecipano alla realizzazione dell’ecosistema.

Perciò, chi studia questa materia ritiene che le interazioni fra gli esseri viventi siano importantissime per l’armonia e per la salute del pianeta, e osserva con attenzione la cooperazione tra le creature.

La partecipazione di tutto ciò che esiste ai cicli della vita prende il nome di biodiversità.

Gli ecologisti hanno scoperto che gli ecosistemi regolano il clima, plasmano il suolo, controllano l’erosione, proteggono dalle inondazioni e compiono molte altre attività di qualità inestimabile per la sopravvivenza.

Ecologia, ecosistema, biosfera e biodiversità sono parole importanti perché sottolineano il valore della vita nelle sue molteplici manifestazioni, mettendo in evidenza i collegamenti che ci uniscono ad ogni essere vivente fino a comporre un unico disegno in cui ciascuno costituisce una parte fondamentale.

Le ricerche sull’ambiente sottolineano il rispetto per ogni forma di vita perché tutto, ma proprio tutto, contribuisce al benessere e alla salute e perdere di vista questa circolarità evolutiva conduce inevitabilmente al degrado e alla sofferenza.

Quando gli esseri umani dimenticano il proprio ruolo nell’ecosistema provocano gravi danni e vanno incontro a malattie fisiche e mentali.

Il nostro organismo, infatti, è programmato per svilupparsi in comunità dove l’interazione con le altre forme di vita è un valore indispensabile per la salute.

Nostra e del pianeta.

Gli animali conoscono l’importanza degli ecosistemi e nutrono una profonda fiducia nell’esistenza.

Per questo accolgono gli insegnamenti della natura con umiltà e si sottomettono ai suoi dettami certi che ogni accadimento sia un dono, anche quando appare terribile o ingiusto.

Gli esseri umani, invece, considerano stupide tutte le altre specie e, forti di un’arbitraria superiorità, sfruttano impunemente ciò che li circonda condannando se stessi e il mondo alla sofferenza.

Le bestie sono capaci di vivere in armonia con la natura e possono arrivare anche ad estinguersi quando le condizioni ambientali non rispettano le esigenze del pianeta.

Gli uomini, invece, preferiscono sfruttare ogni cosa a proprio piacimento senza riguardo per gli equilibri ecologici e senza pietà per il dolore che infliggono alle altre creature.

Convinti di essere una razza superiore abbiamo perso l’umiltà necessaria alla cooperazione e mancando di rispetto alla vita tradiamo costantemente noi stessi.

Autorizziamo lo sfruttamento, la prevaricazione, la crudeltà e la violenza e travisiamo il valore di ciò che abbiamo intorno, condannandoci a vivere secondo ritmi che non rispettano le esigenze della vita.

Tuttavia, la paura di finire vittime della prepotenza che imponiamo alle altre specie crea nella psiche un senso di angoscia e produce le patologie mentali chiamate: guerra, usura, sfruttamento, pedofilia, intolleranza, pregiudizio, alienazione, psicosi, attacchi di panico, depressione

Malattie sconosciute alle altre forme di vita.

Il sapere degli animali ci insegna in che modo scelte differenti producano culture differenti in armonia con la natura e con la salute: libere dalla necessità di lavorare, dalla dittatura del denaro, dalle ingiustizie dell’economia e dal bisogno compulsivo di colmare il vuoto che trasforma le nostre giornate in una corsa senza fine e che ci trova impreparati e soli quando arriva il momento della morte.

Le altre forme di vita non hanno le psicopatologie, la psichiatria, gli psicofarmaci, il DSM5, il TSO, le ASL, le CAM, i CPS, le NPI, i PSSP… e tutte le etichette che emarginano come prigioni invisibili chi non riesce a reggere il ritmo incalzante di una società lanciata al galoppo verso la distruzione.

L’ecologia ci aiuta a ritrovare il filo che ci unisce a tutto ciò che esiste e ci ricorda che ogni creatura è unica, importante e speciale.

L’esistenza è un percorso di conoscenza di noi stessi e degli altri.

Ignorare il valore della diversità significa uccidere l’empatia dentro di sé e condannarsi alla sofferenza.

Gli animali lo sanno e con l’esempio delle loro vite ci regalano ogni giorno una lezione profonda e preziosa di civiltà.

Carla Sale Musio

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LA SAGGEZZA DEGLI ANIMALI

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Giu 16 2018

LA SAGGEZZA DEGLI ANIMALI

Travolti dalla presunzione di essere la specie più intelligente del pianeta pretendiamo di adeguare anche la Vita alle nostre necessità.

Necessità che dipendono dagli interessi dell’economia, dal pil, dallo spread, dall’indice mib… e che si impongono sull’ascolto di noi stessi trasformandoci in automi: privi di una propria volontà e di un proprio sentire.

È così che l’unica specie creata da Dio a sua immagine e somiglianza si lascia plasmare dai flussi di mercato da cui dipende per la propria sopravvivenza.

A ben guardare non sembra una scelta felice.

Tuttavia è quello che succede in tutti i paesi occidentali.

Coltiviamo un’arbitraria superiorità rispetto a ogni altra specie vivente e, occupati a inseguire il successo indispensabile per sentirci parte della nostra civiltà, non ci fermiamo mai ad osservare le culture, i comportamenti e gli stili di vita che appartengono agli animali.

Facciamo le spallucce e andiamo avanti impettiti.

Perché, si sa: le bestie sono poco intelligenti e non hanno proprio nulla da insegnarci!

Ignoriamo che la Vita possiede una profonda saggezza.

Un sapere che le altre specie riconoscono d’istinto e che noi sottovalutiamo, forti del diritto auto conferito all’utilizzo e alla distruzione di ciò che abbiamo intorno.

Trascuriamo l’ascolto partecipe e attento che rende gli animali capaci di uniformarsi alle esigenze dell’ecosistema.

Le bestie possiedono una sapienza ignota agli esseri umani.

Comprendono che la Vita rivela i suoi segreti a chi è in grado di riconoscerne il valore.

E possiedono una salute mentale che per noi non esiste più.

Vivono nel presente.

Lasciano che l’esistenza compia il suo percorso di momento in momento.

Senza ostacolarlo.

Hanno fiducia in ciò che accade.

Sanno che ogni esperienza evolve in un cammino di conoscenza che trascende la volontà del singolo e proclama l’immensità del creato.

Conoscono il valore del silenzio.

Noi esseri umani, invece, facciamo molte ricerche e scriviamo tanti libri.

Libri sull’illuminazione, sulla conoscenza e sulla salute mentale.

Testi scientifici e filosofici che proclamano l’importanza di vivere nel presente: senza correre avanti e indietro con la mente rincorrendo il passato e il futuro senza mai assaporare ciò che succede ADESSO.

Scritti che spiegano come la Vita sia ciò che accade in questo esatto momento e l’unica esperienza importante sia lasciarsene attraversare con consapevolezza, ascoltando il potere del proprio respiro, senza inseguire la girandola dei pensieri che annebbia la comprensione e annichilisce la saggezza nascosta nelle profondità dell’esistenza.

Dentro ognuno di noi, esiste un sapere fatto di sensazioni e percezioni legate al corpo, alla natura e al momento.

È il sapere del presente.

L’unica vera realtà.

Immediata e da vivere.

Come spiegano i saggi e gli scienziati: non importa l’azione.

Importa la presenza che accompagna ogni piccolo gesto.

Sedere in silenzio sulla riva del mare, camminare tra le vie del centro, lavare i piatti, bere una tazza di the… qualsiasi cosa ha la stessa importanza e richiede la stessa profonda attenzione.

Ogni istante è un valore.

Non per ciò che si fa ma per come si è mentre lo si fa.

Per come lo si fa.

Gli animali lo sanno e vivono intensamente nel presente.

Noi, però, li giudichiamo sciocchi.

Poi spendiamo i nostri soldi e il nostro tempo per imparare a vivere… senza impazzire.

Senza lasciarci trascinare dal pensiero, dalle parole, dalla paura e dalla confusione.

Non sappiamo cosa vuol dire accogliere ogni attimo con consapevolezza, totalmente centrati sul momento.

Proprio come fanno loro.

Come le bestie sanno fare da sempre.

Gli animali possiedono una conoscenza intima di se stessi e della natura, ammirano la Vita e ne rispettano la volontà.

Senza opporsi.

Affrontano ogni cosa con umiltà, devozione e dignità.

Avremmo molto da imparare osservando il loro modo di stare al mondo.

Apprezzando l’autenticità dei loro comportamenti.

E provando a sperimentare la sincerità con cui si relazionano gli uni con gli altri.

Avremmo bisogno di una cultura nuova: fatta di ascolto, di comprensione e di condivisione.

Non si può eliminare la violenza che caratterizza la nostra civiltà se prima non si rimuove l’arroganza dai nostri gesti quotidiani.

Il razzismo si annida nelle piccole cose di ogni giorno, nel disprezzo invisibile con cui guardiamo la Vita.

Incapaci di riconoscerne le profondità.

Carla Sale Musio

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Mag 29 2018

SPECISMO… O DISTURBO NARCISISTICO DI PERSONALITÀ?

Coltiviamo la certezza di essere la specie più evoluta del pianeta: quella creata da Dio a propria immagine e somiglianza.

Ma ignoriamo che questa convinzione sia il sintomo di una patologia chiamata Disturbo Narcisistico di Personalità e basata sulla percezione di una superiorità soggettiva e onnipotente.

Da tempo immemorabile il dibattito sulle diverse forme dell’intelligenza ha portato gli studiosi a comprendere che le valutazioni della conoscenza non vanno circoscritte al sapere della maggioranza, ma è necessario calibrare le performance in modo da renderle adeguate a tutti.

Eppure… quando è in gioco l’antropocentrismo nemmeno le scoperte scientifiche valgono più! 

Essere umani contiene un diritto di supremazia.

Imprescindibile.

È una pretesa arbitraria che evidenzia la patologia insieme alla necessità di una cura.

E segnala l’urgenza di garantire a ogni essere vivente il diritto all’esistenza e al rispetto delle proprie peculiarità.

Forti di valutazioni che tengono conto esclusivamente delle caratteristiche umane consideriamo inferiori tutte le altre specie.

Poiché gli animali non utilizzano un linguaggio simile al nostro ci sentiamo autorizzati a postulare anche una mancanza di intelligenza, legittimando il diritto alla sopraffazione.

È difficile accettare che questa pretesa egocentrica sia il sintomo di una disfunzione che il DSM5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) definisce:

 .

Disturbo Narcisistico di Personalità

.

Il Disturbo Narcisistico di Personalità è un disturbo della personalità i cui principali indicatori sono:

  • un eccessivo egocentrismo

  • un deficit nella capacità di provare empatia

  • una esasperata idealizzazione di sé

Si tratta di una patologia caratterizzata dalla percezione di un Sé Grandioso, dal sentimento esagerato della propria importanza e dalle difficoltà di coinvolgimento nella percezione dell’altro.

Le persone affette da questa sintomatologia manifestano un egoismo esorbitante di cui di solito non sono consapevoli, arrivando a tiranneggiare chi hanno vicino senza alcuno scrupolo e senza nessuna comprensione della propria crudeltà.

Il Disturbo Narcisistico di Personalità ci impedisce di analizzare con obiettività il sapere delle altre specie, occultandone le risorse, il valore, le potenzialità e i doni.

Occorrono: spirito di ricerca, capacità di ascolto, empatia, determinazione e rispetto, per cogliere la profondità di una cultura che utilizza principi differenti da quelli che ci sono abituali.

Per riconoscere la civiltà degli animali è necessario superare il Disturbo Narcisistico di Personalità e osservare con più umiltà i saperi delle specie diverse dalla nostra.

Ma soprattutto è indispensabile aprirsi a una comprensione biocentrica delle relazioni che uniscono gli esseri viventi dando vita a un ecosistema capace di garantire il benessere di tutti.

Quando ognuno contribuisce all’integrità della vita la capacità di mettersi in gioco si libera dall’egocentrismo formando una società volta al benessere del singolo e del pianeta nella sua interezza.

E questo è il requisito su cui poggiano tutte le culture degli animali.

Le altre specie possiedono una saggezza che noi abbiamo perduto.

Per loro la conoscenza dell’ecosistema e l’ascolto dei mondi interiori sono parte di una verità antica e piena di valore.

Biocentrismo, intuizione, istintività, paranormalità… appartengono a un sapere che li rende capaci di rispettare il pianeta, di frequentare le altre dimensioni e di conoscere il significato profondo della vita.

Valori che noi non riusciamo più a considerare tali.

È questa la conseguenza della patologia narcisistica in cui viviamo immersi.

Una patologia che ammala la civiltà umana dando origine a problematiche sconosciute a ogni altra specie.

Usura, pedofilia, schizofrenia, disturbi alimentari… sono malattie ignote agli altri animali.

Il loro sapere comprende valori e abilità impensabili per noi e questo dovrebbe indurci ad imparare piuttosto che a sfruttarli.

La capacità di riconoscere ciò che non si può toccare è un requisito importantissimo per la salute mentale.

Saper distinguere le emozioni e i sentimenti e comportarsi di conseguenza sono le risorse che permettono agli specialisti della psiche di aiutare tante persone in difficoltà.

Gli animali le utilizzano per muoversi nell’ambiente e comunicare tra loro.

Noi invece preferiamo la manipolazione e la menzogna, giudichiamo sconveniente l’autenticità e inibiamo l’ascolto della nostra verità… per ottenere un amore del quale non siamo mai sicuri.

Poi ci ammaliamo di depressione, di attacchi di panico, di ossessioni, di compulsioni e delle innumerevoli malattie che segnalano la perdita di un contatto profondo con la vita.

Tutti gli animali ci insegnano con l’esempio della loro esistenza a ritrovare il legame che unisce ogni creatura al suo ambiente e il valore di un ascolto intimo, fatto di conoscenza e di intuizione, di sensazioni e di percezioni visibili e invisibili.

Carla Sale Musio

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Leggi il libro: 

DROGHE LEGALI

verso una nuova consapevolezza alimentare

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Apr 22 2018

La mia intervista su: IL BATTITO ANIMALE

Cari lettori, amici e curiosi, sono emozionata e felice di condividere con voi la mia intervista su:

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IL BATTITO ANIMALE

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divulgazione e diffusione di una cultura per la vita

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Nel corso dell’intervista, curata da Nuccio Salis, espongo il mio pensiero sugli animali, sulla dipendenza alimentare, sulla pace nel mondo e sul valore della cooperazione e del rispetto per tutte le culture, soprattutto quelle delle altre specie.

Per leggerla basta cliccare il link qui sotto:

m.

UNA VITA PER LA VITA

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Empatia, Cooperazione e Creatività nella psicologia vista da Carla Sale Musio

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Apr 09 2018

SINCERITÀ

Nel nostro mondo la sincerità è un valore desueto.

La specie umana predilige l’apparenza e guarda con disprezzo l’autenticità.

Soprattutto quella che interessa le emozioni.

Oggi da noi è di moda l’impassibilità.

E tutto ciò che non le appartiene: lacrime, rabbia, ilarità, nervosismo, ansia, paura… è giudicato poco maturo, inadeguato, sciocco, infantile.

O, addirittura, bestiale.

Le bestie, infatti, sono l’emblema della stupidità, creature nate per soddisfare i bisogni dell’uomo, prive di saggezza e di sensibilità.

Ma proprio quella sensibilità che dovrebbe segnare il confine tra l’umanità e la bestialità è demonizzata in favore di un’asettica mancanza di emozioni.

La maturità per la specie umana è fatta di distacco e indifferenza.

In virtù di questo imprescindibile precetto comportamentale gli animali incarnano ai nostri occhi il prototipo della brutalità.

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Ma è proprio vero?

Empatia e sensibilità sono prerogative della nostra specie?

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Di sicuro le culture degli animali prevedono un’espressione immediata e diretta degli stati d’animo, tuttavia questa sincerità non contempla la brutalità che compenetra la civiltà degli uomini.

La vendetta, le guerre, le armi, lo schiavismo, l’usura, la pedofilia… sono crimini sconosciuti alle altre specie.

Contrariamente a quanto si crede, i saperi diversi dal nostro sono basati su valori fatti di umiltà, onestà e rispetto.

I fautori della superiorità umana additano la voracità che spinge alcuni animali a uccidere per sopravvivere.

Queste persone dimenticano velocemente la crudeltà con cui la nostra specie distrugge il pianeta e la vita.

Guardiamo inorriditi il leone rincorrere e uccidere a morsi la gazzella per cibarsene…

Tuttavia sorridiamo compiaciuti davanti ai pezzi di carne sanguinolenti esposti sui banchi del supermercato, come se la bistecca non fosse il corpo di qualcuno e atterrasse nei nostri piatti alla stregua di un frutto caduto dalla pianta.

E, mentre soppesiamo quelle carni incellofanate sentendoci montare l’acquolina in bocca (ignari dei loro sogni, del loro mondo e della loro cultura) nascondiamo a noi stessi l’angoscia, il dolore e la tortura che quei corpi straziati hanno dovuto sopportare.

La crudeltà appartiene alle bestie.

Si sa.

Ce lo insegnano le favole e anche le religioni.

Noi possediamo una profonda umanità ed una civiltà che ci educa ad allevare creature innocenti per soddisfare il nostro palato.

Da noi la sopravvivenza non è un problema.

Piuttosto è problematica l’obesità.

Consideriamo il piacere del gusto al primo posto nella convivialità e in nome della famiglia e della gola non esitiamo a sacrificare milioni e milioni di vite innocenti.

È grazie a questa nostra civiltà basata sul piacere della gastronomia che veneriamo l’alimentazione come se fosse un Dio, considerando stupide tutte le altre creature viventi.

Così, mentre le specie diverse dalla nostra agiscono l’aggressione necessaria alla loro sopravvivenza, noi stimoliamo in modo abnorme il desiderio del gusto incrementando la violenza insieme a tante altre patologie.

Esclusivamente umane.

La sincerità è un comportamento che caratterizza le bestie.

Noi esseri umani, invece, scegliamo una comunicazione capace di nascondere ciò che si muove nel mondo interiore per mostrare solamente il volto richiesto dalla società.

Nascono così tante malattie sconosciute agli animali, prendono forma dalla spaccatura che divide l’autenticità dalle relazioni, crescono dentro insieme alla finzione indispensabile all’omologazione richiesta per sentirci parte del nostro branco.

La cultura delle altre specie non scinde il messaggio dal suo contenuto, non parla una lingua diversa da ciò che suggerisce il cuore.

Le bestie sono incapaci di mentire e preferiscono subire la prepotenza dell’uomo piuttosto che usare la simulazione a proprio vantaggio.

Nel mondo degli animali:

  • non è prevista la menzogna e non esistono malattie psichiche perché non è possibile nascondere la verità tra ciò che succede dentro e ciò che invece si manifesta fuori

  • l’autenticità è un valore imprescindibile

  • il linguaggio è quello delle emozioni

  • la cultura riguarda la relazione con se stessi e con le altre specie viventi

  • la vita è fatta dell’equilibrio che si raggiunge con l’ecosistema

Nel nostro mondo invece ci sono tanti livelli e tanti discorsi volti a occultare la verità e soprattutto il dolore.

Ma i vissuti indicibili premono dentro fino a soffocare l’espressione della propria individualità.

E, mentre ci sforziamo di diventare parte di un branco a cui chiediamo ardentemente l’approvazione, perdiamo il contatto con la nostra profondità finendo per sentirci sempre più soli.

È questo il prezzo che la civiltà umana richiede in cambio dell’appartenenza, insegnandoci ad abbandonare noi stessi per paura di essere abbandonati.

Carla Sale Musio

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Feb 27 2018

IL SAPERE DEGLI ANIMALI: autenticità e civiltà

Gli animali possiedono una conoscenza molto diversa dalla nostra.

Per loro la parola d’ordine è autenticità e i sentimenti sono al primo posto nella comunicazione.

Ciò che vivono non lo nascondo e non lo giudicano.

Lo accolgono.

E si comportano di conseguenza.

Per gli esseri umani, invece, assuefatti alla dissimulazione imposta dalla civiltà, è difficile anche soltanto credere che una cosa simile si possa definire… cultura.

Ciò nonostante, gli specialisti della psiche ritengono che la capacità di esprimere e riconoscere le emozioni sia un segno di intelligenza e di maturità, la definiscono: competenza emotiva e individuano nella sua mancanza un requisito della patologia.

Lo psicologo americano Daniel Goleman è stato il primo a sottolineare il valore di questo tipo di intelligenza, evidenziandone l’aspetto imprescindibile nelle relazioni umane.

“L’intelligenza emotiva coinvolge l’abilità di percepire, valutare ed esprimere un’emozione, l’abilità di accedere ai sentimenti, l’abilità di capire i vissuti e la conoscenza intima e l’abilità di regolare le emozioni per promuovere la crescita affettiva e intellettuale”

È interessante notare come la capacità di valutare, utilizzare, comprendere e gestire ciò che si agita nel mondo interiore si applichi perfettamente al sapere degli animali mettendo in luce le peculiarità della loro cultura.

Il linguaggio e la comunicazione degli animali, infatti, sono interamente basati sull’espressione delle emozioni.

(Non sorprende che la loro esistenza sia priva di patologie mentali.)

Naturalmente mi riferisco agli animali selvatici, cioè quelli che non vivono a stretto contatto con l’uomo e perciò sono portatori dei propri valori intimi e sociali.

Gli esseri umani, al contrario degli animali, presentano non pochi problemi nella decodifica dei linguaggi emozionali e in loro la distorsione costante della comunicazione affettiva determina un alto tasso di sofferenza psichica. 

Per la nostra specie parlare dei sentimenti è difficile, se non proprio impossibile, e crea spesso vergogna e imbarazzo.

Al punto che consideriamo di serie B chi possiede un sapere totalmente basato sulla partecipazione emotiva.

La condivisione immediata e spontanea dei vissuti interiori ci appare il simbolo di un modo di fare rozzo e bestiale, e per questo, più che un valore, la consideriamo un segno di scarsa intelligenza.

Nei nostri vocabolari, infatti, la parola: “animale” indica l’antitesi della parola: “umanità”.

Ma è proprio vero?

  • Le bestie sono realmente delle creature brutali e prive di sentimenti come le ha dipinte fino ad oggi l’immaginario collettivo?

  • O, piuttosto, abbiamo proiettato su di loro tutti quegli atteggiamenti e comportamenti che ci è difficile riconoscere in noi stessi e che per questo preferiamo collocare all’esterno?

L’immediatezza emotiva ci spaventa e ci mette in difficoltà.

Abbiamo imparato a nascondere la nostra verità e, per sentirci parte di un gruppo, rinunciamo ad ascoltare le tante voci che animano la vita intima.

Siamo convinti che sia meglio zittire quel mormorio interiore in favore di un più rassicurante e anestetizzato conformismo sociale. 

Ma tutto ciò che nascondiamo alla coscienza finiamo per combatterlo fuori, coltivando i pregiudizi e la crudeltà che invece vorremmo eliminare dalla nostra vita.

Nascono così le specie di serie A e quelle di serie B.

Prendono forma da un’arbitraria suddivisione di giusto e sbagliato.

Spaccano il mondo in buoni e cattivi.

I buoni sono le creature “prescelte” da Dio, cioè gli esseri umani.

I cattivi sono tutti gli altri.

Da questa contrapposizione scaturiscono le violenze e le guerre che ammalano la nostra civiltà.

La psiche umana, infatti, non può cancellare da se stessa l’autenticità e, nel tentativo di elevarsi al di sopra della propria realtà, finisce per inseguire un’immagine irraggiungibile e idealizzata.

Questa perdita di contatto con la vita interiore provoca tanta sofferenza e tante distorsioni nelle relazioni, e causa un profondo disprezzo per la sensibilità emotiva e per gli animali.

Una volta catalogate come portatrici di una pericolosa istintualità le bestie perdono, per gli esseri umani, ogni diritto al rispetto e alla reciprocità.

Ma, soprattutto, perdono il riconoscimento della loro cultura.

Sono proprio gli animali, infatti, quelli che ci ricordano con l’esempio delle loro scelte l’importanza dell’ecosistema e il valore della verità, mostrandoci un sapere che non prevede maschere, convenienze o formalità.

La cultura degli animali è una cultura che non ha bisogno di parole perché è in contatto diretto con la Totalità.

Una cultura che non deve nascondere l’autenticità e che sa accogliere con umiltà i propri limiti, forte di una conoscenza che guarda con sincerità la vita intima e l’ambiente a cui appartiene.  

Da sempre la civiltà degli animali regala un insegnamento prezioso alla specie umana, troppo impegnata a fare i conti con la paura di ciò che alberga nel proprio cuore per scorgere la bellezza della verità.

Carla Sale Musio

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Feb 02 2018

CRUDELTÀ E APPARTENENZA: il rischio di muoversi in branco

La cronaca è piena di episodi crudeli agiti spesso quando più persone si muovono in branco.

Si tratta di fatti orribili che mostrano una violenza e una cattiveria quasi sempre impensabili per gli stessi individui presi singolarmente, e che ci portano a riflettere sulla perdita della volontà individuale e sul significato delle nostre scelte collettive.

Esiste una sorta di autorità di gruppo che spinge gli individui a uniformarsi alle decisioni della maggioranza.

Il bisogno di appartenenza caratterizza la specie umana e muove inconsciamente le nostre opinioni, trascinandoci a ricercare l’approvazione degli altri.

Da un punto di vista etologico siamo animali sociali e per la nostra specie la condivisione è indispensabile alla sopravvivenza.

Non siamo fatti per vivere in isolamento e la minaccia della solitudine ci terrorizza fino a condurci in direzioni contrarie alla morale.

Ecco perché, a volte, fare parte di un gruppo può generare un’energia che intrappola le persone dentro una eccessiva omogeneità di comportamenti e di pensieri.

Sono state fatte tante ricerche sul conformismo, sul bisogno di aggregazione e sulle interconnessioni che influenzano le scelte individuali in favore di un’omologazione alla maggioranza.

Gli psicologi lo definiscono fantasma di gruppo e si riferiscono a quell’unanimità che trascende le motivazioni di ciascuno e trascina dentro un pensiero unico, condiviso e sostenuto dal bisogno di appartenenza più che dalla logica, dall’etica o dall’evidenza.

Il fantasma di gruppo spiega tanti eventi spaventosi che succedono quando una pluralità di persone prende il sopravvento sull’identità di ciascuno.

Eventi che, in seguito, i singoli partecipanti non sanno spiegare nemmeno a se stessi, e che ci lasciano sconvolti e impotenti davanti alla complessità e all’ignoranza dei nostri vissuti interiori.

Il fantasma di gruppo è un meccanismo psicologico sconosciuto alla maggioranza delle persone, ma abilmente utilizzato dalla pubblicità.

Si tratta di una struttura difensiva che condiziona le nostre scelte quotidiane molto più di quanto siamo disposti ad ammettere.

L’associazione della violenza al piacere della condivisione del cibo è un esempio eclatante di questo fenomeno e dell’uso che ne viene fatto per sostenere i guadagni dei pochi che gestiscono i molti.

È in conseguenza del fantasma di gruppo che tante persone amorevoli, sensibili e attente ai bisogni degli altri, si trasformano in crudeli aguzzini, acquistando senza nessuno scrupolo ogni genere di cadavere animale, sanguinolento e fatto a pezzi in modi crudeli, come se non fosse mai stato il corpo di qualcuno ma soltanto un oggetto privo di coscienza e di valore.

Il messaggio sbandierato dalle réclame, infatti, è che gli animali siano prodotti di consumo.

Non esseri viventi ma alimenti: privi di volontà, personalità o sensibilità, incapaci di provare emozioni e sofferenza.

La vendita di tanti cibi di uso comune (carne, latte, uova, formaggi…) poggia sull’ignoranza della brutalità che sostiene le scelte alimentari della maggioranza.

La vivisezione, i macelli, gli allevamenti intensivi, i massacri, le torture e le sofferenze inflitte agli animali sono abilmente celate alla vista dei consumatori.  

Al posto della crudeltà e del dolore compaiono le immagini buffe, tenere e piacevoli che ci raccontano una realtà fittizia, tanto simile a quella dei cartoni animati quanto distante dalla verità e dalla violenza con cui ogni giorno vengono condannati a morte milioni di esseri viventi appartenenti alle specie diverse dalla nostra.

Molte persone buone hanno guardato con partecipazione e tenerezza il film Babe, maialino coraggioso” senza fare la connessione tra il salame che farcisce il panino e l’orrore degli allevamenti da cui il piccolo Babe fa di tutto per sfuggire, proprio per evitare di diventare parte del menù di chi guarda il film.

Uomini e donne amorevoli colmano di attenzioni il proprio cane e il proprio gatto mentre uccidono con indifferenza e crudeltà i cuccioli delle altre specie (agnellini, vitellini, capretti, coniglietti…), creature capaci di provare dolore, entusiasmo, passione, tenerezza, amore e voglia di vivere.

Esseri considerati diversi dal cane e dal gatto di casa solo perché una cultura funzionale agli interessi di mercato ne ha decretato l’utilizzo per fini alimentari, occultandone la sofferenza.

Individui sensibili, attenti al valore della vita e pronti ad insorgere contro chiunque decidesse di maltrattare un cane o un gatto, ignorano la crudeltà nascosta dietro i propri pasti quotidiani.

Così, mentre spendono i loro risparmi per curare il micino randagio trovato agonizzante sulla strada di casa, ammazzano con indifferenza il maialino Babe nel giorno di Natale per festeggiare la famiglia, l’amore e la rinascita.

La nostra cultura gastronomica è un esempio evidente del fantasma di gruppo e di quanto il bisogno di appartenenza spinga ognuno di noi a occultare il dolore inflitto ad altri essere viventi, colpevoli soltanto di un’eccessiva innocenza.

Per sentirsi parte della società in cui viviamo, ognuno ha dovuto nascondere a se stesso la crudeltà delle scelte alimentari, proclamando la liceità dello schiavismo, della brutalità e dello sfruttamento di tanti esseri docili e ingenui.

Svegliarsi da questa anestesia emotiva non è facile.

Occorre affrontare la solitudine e l’emarginazione destinata a chi sceglie di non uniformarsi al branco.

È un percorso riservato a pochi indomiti spiriti liberi, capaci di riconoscere la malvagità nascosta dietro le scelte di ogni giorno e pronti ad ascoltare il cuore anche quando la solitudine incalza.

Staccarsi dal branco e camminare soli significa mantenere il contatto con una profonda verità interiore nel momento in cui il mondo ci deride e ci abbandona.

È una strada fatta di coraggio, di volontà e di amore.

Un amore così profondo da non aver bisogno di conferme e in grado di guardare negli occhi ogni altro essere vivente.

Senza ignoranza.

Senza presunzione.

Senza crudeltà.

Carla Sale Musio

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