Tag Archive 'alimentazione'

Ago 12 2019

COME CAMBIARE LE ABITUDINI ALIMENTARI

Quando decidiamo di cambiare il nostro modo di alimentarci è importante stabilire perché vogliamo farlo.

Di solito ci preoccupiamo di come fare le cose.

Vogliamo avere la certezza del percorso, sapere quali saranno i passi che ci guideranno fino al compimento del progetto e trascuriamo il movente profondo, la verità che sottende le scelte.

Tuttavia, per raggiungere il traguardo è fondamentale conoscere i motivi che stanno dietro alle decisioni.

Interrogarsi con sincerità sul perché aiuta a scoprire i conflitti interiori che ostacolano i cambiamenti e permette di stabilire l’armonia emotiva necessaria al raggiungimento dei risultati.

Cambiare modo di nutrirsi non è facile.

L’inconscio ama i rituali ed è abitudinario.

Se facciamo sempre le stesse cose alla stessa ora, nel mondo intimo si struttura una sorta di pilota automatico che organizza la sequenza delle azioni al di sotto della consapevolezza.

Questo meccanismo ripetitivo serve a liberare la coscienza da sforzi inutili, in modo da rendere disponibile l’attenzione per attività diverse.

Nascono così tanti rituali quotidiani, utili per semplificare la vita ma pericolosi quando decidiamo di cambiare.

Infatti, più abbiamo coltivato un comportamento automatico e meno sarà facile abbandonarlo.

L’alimentazione non sfugge a queste regole.

Ci viene fame sempre alla stessa ora e desideriamo sempre gli stessi cibi perché gestiamo i gusti e i ritmi della nutrizione in base a scelte che sfuggono al controllo razionale.

Normalmente è l’inconscio a decidere per noi quandoquanto e cosa mangiare, seguendo criteri che si sono formati nel passato e non sono più stati messi in discussione.

Criteri legati a scelte emotive, rituali familiari e tradizioni sociali mosse da interessi economici o disponibilità affettive che spesso hanno poco a che fare con i bisogni della sopravvivenza e con la salute.

Indagare le motivazioni che stanno dietro a un cambiamento significa esplorare i vissuti nascosti e ascoltare anche quelle parti della psiche che a cambiare… non ci pensano affatto!

Infatti, insieme al sì compare anche il no.

E mentre analizziamo il perché vogliamo farlo dobbiamo ascoltare anche il perché non vogliamo farlo.

Di solito ad agire nell’ombra boicottando le scelte innovative (per paura del dolore e dell’abbandono) sono le Parti Tradizionaliste e Conservatrici.

Incarnano vissuti legati alla storia della nostra vita e della nostra famiglia.

Raccontano aspetti interiori memori di sofferenze antiche e pronti a tutto pur di evitarle.

Così, se a casa nei giorni speciali si mangiavano le frittelle, rinunciare a quel piatto farà insorgere le Parti Infantili della psiche che si sentiranno abbandonate e sole senza il sapore delle feste.

Per affrontare il cambiamento e smettere di mangiare le frittelle dovrò trovare qualcosa di altrettanto buono e affettivamente nutriente da offrire al bambino che vive nel mondo interiore.

Non deve necessariamente essere un cibo, può trattarsi di un giro in giostra, di un quaderno con le pagine colorate, di un libro magico o di un sacchetto di perline… andrà bene qualsiasi cosa susciti lo stesso piacere e la stessa sensazione di amore e appartenenza provocata dalle frittelle.

Se, però, non terrò conto di questi valori emotivi (e semplicemente mi imporrò di non mangiare più frittelle) quelle Parti Infantili trameranno nell’ombra e, non appena abbasserò la guardia, faranno in modo di sabotare i miei propositi.

Magari facendomi venire un inspiegabile nervosismo, un forte mal di testa, i crampi allo stomaco, la depressione… qualsiasi cosa permetta di trasgredire le nuove norme per riportare in auge le abitudini di sempre.

Analizzare il perché dei cambiamenti struttura i criteri necessari ad abbandonare le consuetudini e disegna strategie alternative, volte a compensare le perdite (affettive) indispensabili al formarsi di uno stile di vita più sano.

Sostituendo i rituali del passato con scelte diverse (legate ai ricordi ma in grado di non intralciare i progetti del presente) prende forma un nuovo modo di nutrirsi: non più succube di antichi bisogni d’amore e (finalmente) libero di scegliere possibilità ancora sconosciute.

Carla Sale Musio

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Lug 06 2019

BAMBINO INTERIORE E SCELTE ALIMENTARI

Quando decidiamo di cambiare le nostre scelte nutrizionali il primo ostacolo da gestire è il Bambino Interiore.

I bambini sono emotivi, abitudinari e legati ai ricordi del passato.

Per questo non amano i cambiamenti.

Meno che mai quelli alimentari!

Come già è stato detto tante volte, nella nostra società il cibo occupa sempre più spesso il posto degli affetti.

E a nessuno piace perdere gli affetti.

Ecco perché cambiare alimentazione è così difficile.

Per modificare con successo i menù abituali occorre ripercorrere la strada dei ricordi andando indietro nel tempo… fino a scoprire le radici affettive che tengono vivo il desiderio dei cibi.

E una volta individuati i luoghi e gli avvenimenti che hanno dato vita alle associazioni emotive è indispensabile offrire delle alternative altrettanto gratificanti ai Bambini Che Siamo Stati.

Questo compito può diventare un gioco divertente ma non va sottovalutato.

Perché senza la collaborazione del Bambino Interiore ogni progetto è destinato a fallire.

Nel mondo intimo, infatti, il tempo lineare non esiste e le cose conservano sempre la stessa tensione emotiva.

Per questo abbandonare di punto in bianco certi alimenti può diventare una scelta ardua.

Soprattutto se in passato i momenti felici erano celebrati proprio con quei sapori.

Per raggiungere il cambiamento è necessario costruire momenti e tradizioni nuove ma altrettanto coinvolgenti e gratificanti.

E questo può rivelarsi un’impresa complicata.

In tante famiglie, infatti, il tempo dedicato ai pasti è l’unico spazio concesso agli affetti.

E l’amore si misura in chili piuttosto che in abbracci o condivisioni personali.

Quando il volersi bene non trova altro luogo per esprimersi che la cucina è necessaria una strategia attenta e partecipe per insegnare al Bambino Che Siamo Stati modi nuovi di condividere le emozioni e di raggiungere l’appagamento.

Permettergli di riempirsi lo stomaco invece che nutrire i sentimenti comporta nel tempo molti problemi fisici e psicologici, e causa tante sofferenze.

Per superare efficacemente la dipendenza alimentare occorre esplorare le fonti del piacere nella nostra vita e stabilire aree diverse di gratificazione, alternative alla compulsione alimentare che affligge la nostra civiltà.

Significa osservare attentamente cosa genera il benessere e incanalare le scelte quotidiane verso attività capaci di suscitare l’appagamento e la soddisfazione nel mondo affettivo.

Per qualcuno può essere dipingere, per un altro può trattarsi di ballare o di fare una passeggiata in mezzo alla natura, per un altro ancora può essere la musica ad avere un effetto appassionante e anoressizzante… non esiste una ricetta.

Il cambiamento è un percorso individuale e ognuno deve scoprire dentro di sé le fonti del piacere creativo, espressivo, emotivo… un passo alla volta.

Stravolgere le proprie abitudini in fatto di cibo non è facile.

Ci vogliono attenzione, dedizione e cura.

La crescita passa attraverso trasformazioni successive volte a raggiungere l’amore per noi stessi e a realizzare la missione che siamo venuti a svolgere nel mondo: dare espressione e compimento alla nostra profonda verità.

Carla Sale Musio

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Giu 06 2019

DIETA E PIACERE: UN BINOMIO IMPRESCINDIBILE

Quando vogliamo agire un cambiamento nel nostro modo di mangiare il primo scoglio che incontriamo è lo stravolgimento delle consuetudini.

Modificare le abitudini alimentari non è difficile… è DIFFICILISSIMO!

Nel ritmo incalzante delle giornate l’unica occasione in cui ci concediamo una sosta sono i pasti.

E in quei momenti sembra che anche il mondo si fermi.

Gli uffici chiudono, le strade si svuotano… e finalmente il relax arriva… con il cibo.

Nell’immaginario collettivo rinunciare a nutrirsi in modo tradizionale significa privarsi di un piacere insostituibile e prolungare la fatica quotidiana senza soluzione di continuità.

Molte persone a stomaco vuoto non riescono nemmeno a dormire, figuriamoci a lavorare!

Quando mangiare è l’unico godimento concesso rinunciare alle abitudini sbagliate diventa impossibile.

Ecco perché per cambiare la dieta è necessario agire sul piacere.

Cioè permettersi di coltivare momenti di appagamento diversi dai riti quotidiani intrecciati al cibo.

Infatti, se la gioia è raggiunta soltanto grazie al menù cambiare alimentazione diventa una missione impossibile.

Chi di noi rinuncerebbe alla felicità per condurre una vita fatta soltanto di fatiche?!

Per trasformare le abitudini alimentari è necessario osservare cosa amiamo fare e quanto tempo concediamo a queste attività durante la giornata.

Solo coltivando il piacere si può sfidare la dipendenza alimentare.

Infatti, imporsi il cambiamento grazie a una rigida disciplina amplifica il desiderio di cibi gratificanti (in genere cibo spazzatura) e può funzionare solo per tempi molto brevi.

Lo sanno bene le industrie alimentari che ci sommergono di pubblicità volte a enfatizzare l’aspetto rilassante e consolatorio delle pietanze (nascondendo con cura gli ingredienti e le conseguenze tossiche che la maggior parte dei prodotti hanno sulla salute).

Lo sanno bene anche gli interessi delle multinazionali che aumentano in maniera esponenziale facendo leva sul bisogno di concedersi una pausa gradevole, a buon mercato e (soprattutto) veloce.

Poco importa se per raggiungere i target economici è necessario sacrificare la salute di tante persone ingenue e disponibili.

A curarle ci pensano le case farmaceutiche che con le loro pillole colorate gestiscono un impero basato proprio sulla sofferenza.

Per difendersi da questo business è necessario prendere in mano le proprie scelte e gestire in prima persona il delicato equilibrio tra piacere e dovere, facendo in modo che il bello della vita non sia soltanto sedersi a tavola per mangiare.

Le pubblicità ci raccontano un mondo assai lontano dai nostri reali bisogni e desideri.

Una realtà fatta apposta per tenerci schiavi di bisogni indotti ad arte.

Per mantenerci sani abbiamo bisogno di condividere le emozioni (soprattutto l’amore: terapia miracolosa e priva di ricetta medica), di giocare, di sviluppare la creatività, di muoverci in mezzo alla natura.

Cose semplici e poco costose delle quali ci scordiamo troppo spesso.

Domandarsi ogni giorno Cosa mi piace fare?” è una medicina a costo zero che costringe ad ascoltare anche le parti libere, solari e indipendenti di sé, aiutandoci a verificare  quotidianamente la qualità della nostra vita.

Al contrario, rimpinzarsi di cibo serve a non pensare e allontana dall’ascolto della propria intima verità.

Mangiare tanto e in modo poco salutare è funzionale agli interessi dell’economia ma tradisce il progetto profondo che nascendo siamo venuti a svolgere su questo pianeta.

Non si atterra per caso nel mondo… e non si vive a caso.

Ognuno porta in dono la propria unicità e il proprio peculiare modo di interpretare l’esistenza.

Ottunderci di cibo e omologarsi a esigenze improprie spinge a dimenticare che la vita è un percorso di crescita personale e non il palcoscenico di vanità irraggiungibili e spesso inutili.

La salute è la conseguenza di uno stare bene con se stessi che non è fatto di grandi abbuffate ma di un ascolto costante dei propri valori e della creatività nascosta nelle scelte di ogni giorno.

Carla Sale Musio

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Mag 06 2019

SCELTE ALIMENTARI E CAMPI ENERGETICI

Ogni cosa possiede un’energia.

Il pensiero ha un’energia.

Le emozioni hanno un’energia.

Le relazioni hanno un’energia.

Le nostre scelte hanno un’energia.

Ci hanno insegnato a considerare vero soltanto quello che si può monetizzare.

E a ignorare tutto ciò che, invece, rende la vita degna di essere vissuta.

Il fine giustifica i mezzi è la norma che muove le nostre scelte.

Ma il fine è sempre quello di una consistente materialità.

Eppure…

La sofferenza psicologica è in aumento e l’omissione della vita intima da ciò che chiamiamo realtà non fa che accrescere il malessere interiore, aumentando i guadagni delle case farmaceutiche insieme alle patologie psichiatriche.

La salute mentale, il benessere, la realizzazione personale… (quel senso di efficacia che ci fa sentire bene con noi stessi e in pace con la vita) dipendono dall’ascolto di un mondo invisibile fatto di sensazioni, stati d’animo e percezioni diverse per ciascuno di noi.

Percezioni poco omologabili, poco quantificabili e oggi, purtroppo, anche poco condivisibili, ma capaci di trasformare la vita in un’esperienza meravigliosa.

Oppure in un inferno.

L’invisibile e il benessere sono strettamente connessi tra loro.

Infatti, l’energia delle cose che scegliamo di fare intreccia le trame del destino con le inclinazioni personali, dando forma alla nostra speciale unicità.

Ogni creatura possiede un campo energetico che la caratterizza e racconta il suo modo di essere: le passioni, i bisogni, le scelte… ciò che la rende unica.

Che si tratti di una persona umana o animale non fa differenza.

Il campo energetico esiste per ogni forma di vita e rivela la profondità di ogni esistenza a chi è capace di osservarlo con sensibilità.

Quando mangiamo, ingoiamo e trasmettiamo informazioni energetiche dando forma a una realtà che svela i nostri valori e genera il mondo così come lo sperimentiamo.

Le nostre scelte alimentari non sono prive di conseguenze.

Ciò che facciamo a livello profondo, infatti, impronta l’inconscio e ne definisce le leggi, portandoci a essere nel posto giusto al momento giusto, cioè a vivere le situazioni attratte magneticamente proprio da quelle nostre verità.

Così, la violenza attira la violenza e la dolcezza attira la dolcezza.

Uccidere senza scrupoli ogni altra forma di vita genera una realtà distruttiva e crudele perché direziona l’inconscio a seguire le leggi del più forte, rendendoci vittime di chi possiede un potere superiore al nostro.

Questo principio vale per tutte le verità interiori: quelle che dichiariamo e agiamo palesemente e quelle che attuiamo nel segreto di noi stessi.

Nell’inconscio è violenza: uccidere un essere umano, un animale, un valore interiore o un modo di essere.

È violenza: ammazzare uno scarafaggio, un bambino, un capretto o un nemico.

È violenza: costringersi a essere ciò che profondamente non vogliamo essere.

L’inconscio dà forma alle leggi da seguire, ricavandole dalle nostre esperienze e dai nostri vissuti.

Per costruire un mondo migliore occorre analizzare a fondo la propria interiorità portando l’attenzione sulle scelte di ogni giorno.

Perché sono quelle che stabiliscono le regole interiori e informano l’energia che emaniamo.

E che attiriamo.

Carla Sale Musio

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Apr 24 2019

VIVERE DI LUCE… SI PUÒ!

È difficile da credere.

Eppure… si può!

Si può vivere di luce.

E molti esseri viventi lo fanno naturalmente e spontaneamente.

Sono microorganismi, piante, animali o anche esseri umani.

Tuttavia l’idea che qualcuno possa alimentarsi soltanto di luce sembra ai più una cosa impossibile, riservata ai santi o a chi ha scelto un percorso spirituale ascetico e solitario.

La discriminazione verso chi si nutre di energia è altissima.

E spesso anche gli intelletti più aperti osservano con sdegno queste persone, pronti ad additarle, accusarle di truffa, plagio, fanatismo… e chi più ne ha più ne metta.

Il razzismo è il male di questi tempi.

E si annida dappertutto.

Non siamo capaci di guardare con umiltà e rispetto le altre forme di vita.

Non sappiamo metterci realmente in relazione con chi consideriamo diverso da noi.

E questo ci spinge ad allontanare tutto ciò che non conosciamo e non comprendiamo.

Le persone che vivono di luce accolgono in sé l’esistenza di un’immaterialità non percepibile con i cinque sensi.

Ma reale e riconoscibile nei fatti.

Ci sono tanti fenomeni che mantengono un’indiscutibile veridicità pur non essendo riproducibili in laboratorio.

Uno di questi è l’amore.

L’amore esiste in un’assoluta soggettività.

E nessuno può decretare l’autenticità del coinvolgimento affettivo, a parte chi lo vive.

Eppure siamo certi che l’amore sia reale.

L’amore è l’espressione di un’immaterialità imprendibile con i sensi fisici ma verificabile nel mondo intimo.

La sua mancata riproducibilità in laboratorio non ne inficia l’autenticità.

L’amore abita una dimensione intangibile e verificabile grazie agli effetti che produce.

L’energia dell’amore è invisibile agli occhi.

La si percepisce dentro di sé.

E vivendola se ne definisce l’esistenza.

Le persone che si nutrono di luce si aprono a quest’energia fino a permetterle di sostenere totalmente la loro vita.

Questo però non le rende sante o immortali.

Dimostra soltanto la disponibilità ad accogliere in sé l’immateriale.

La conseguenza di questa apertura permette di non aver bisogno del cibo fisico per sopravvivere.

È un effetto collaterale del percorso introspettivo.

Non vuol dire che non mangeranno mai più niente.

Significa piuttosto che sono libere dalla dipendenza dal cibo e perciò non ne hanno bisogno per la loro sopravvivenza ma possono scegliere se e quando soddisfare il piacere del gusto.

Finché non ci apriremo all’esistenza dell’immaterialità non potremo riconoscerne le potenzialità e il valore.

E guarderemo con sospetto chi invece ne accoglie in sé la verità.

L’accettazione dell’immaterialità della vita è un passaggio epistemologico importante che permette di identificare tutto ciò che i sensi fisici non possono percepire.

Gli animali lo sanno da sempre.

L’essere umano lo ha dimenticato e nella sua pretesa di superiorità deride chi invece ne distingue l’importanza e ne comprende il valore.

Una cultura nuova passa attraverso il superamento dell’egocentrismo e la conquista della maturità.

Gli adulti sono tali non perché hanno compiuto i diciotto anni ma perché hanno imparato a spostare il proprio punto di vista fino a incontrare la diversità.

Un mondo migliore è frutto di uno scambio tra saperi differenti e di una cooperazione capace di scorgere il valore ben oltre l’apparenza delle cose.

Carla Sale Musio

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Apr 18 2019

GENTE CHE CREDE IN UN MONDO MIGLIORE…

La sopraffazione è dappertutto.

Ci hanno convinto che per vivere sia necessario distruggere e il detto:

MORS TUA VITA MEA

è diventata la norma che crediamo indispensabile alla sopravvivenza.

Su questo presupposto crudele abbiamo costruito una società che sta distruggendo il pianeta e provocando ogni giorno nuove patologie psichiche.

Nella nostra presuntuosa arroganza dimentichiamo con troppa facilità che gli animali selvatici non hanno bisogno della psichiatria, dei farmaci e dei T.S.O.

Le altre specie coltivano uno stile di vita improntato al rispetto della natura e convivono tra loro senza distruggersi a vicenda.

Solo la società dell’uomo mette al primo posto se stessa generando innumerevoli guerre e obbligando al sacrificio dell’umanità in cambio di un’appartenenza… che provoca sempre troppo dolore.

Da un punto di vista etologico siamo animali da branco, cioè abbiamo bisogno di condividerci e scambiare le nostre emozioni gli uni con gli altri.

E questo è ben diverso dalla competizione, dalla prepotenza e dalle guerre che ammorbano le nostre scelte quotidiane.

Si chiama, piuttosto, cooperazione ed è indispensabile per la salute mentale.

Siamo esseri umani: spontaneamente portati all’umanità.

Uccidere, distruggere, sopraffare… sono comportamenti estremi e andrebbero usati solo in situazioni disperate.

Nel nostro mondo, invece, sono la consuetudine.

Per soddisfare i piaceri del palato non esitiamo a torturare senza scrupoli tante creature docili e innocenti, alimentando l’indifferenza nella nostra anima e coltivando una civiltà che di civile non ha proprio niente.

In questo scenario terribile anche mangiare è diventato una droga.

E pur di sentirci apprezzati da una moltitudine omologata e priva di autenticità siamo disposti a rinunciare all’umanità e a venderci in cambio di uno stipendio con cui acquistare beni sempre meno utili.

Eppure…

Tante persone scelgono di cambiare.

Anche a costo di sentirsi sole in un mondo che fa di tutto per emarginare chi non si conforma.

Sono uomini e donne capaci di ascoltare il proprio cuore.

Forti di un ideale che esisteva prima che la distruzione trasformasse la vita in un’arena di guerra e l’uccisione diventasse il gioco che intreccia l’esistenza.

Gente che crede in un mondo migliore.

Anche quando la derisione fa sentire stupidi e annienta le speranze.

Sono quelli che preferiscono ascoltare la propria voce intima invece che accendere la televisione.

Scelgono il cambiamento.

Non perché sia conveniente.

Perché sanno che è giusto.

Sono quelli che trasformeranno il mondo un granello alla volta (effetto collaterale di una scelta senza seguaci).

Creature poco visibili nella società dell’apparire.

Seguono il proprio cuore con noncuranza.

E spesso chiedono aiuto agli psicologi.

Non perché siano malati ma perché sopravvivere in un mondo malato è difficile, faticoso e doloroso insieme.

Così, mentre il progresso impone la sopraffazione, camminano contromano senza paura lasciando che l’amore guidi i loro passi e la vita non perda il suo significato profondo.

Carla Sale Musio

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Mar 25 2019

STRUMENTI PER DIMAGRIRE: la meditazione

Per tante persone (e io sono tra quelle) la parola meditazione non è attraente: evoca un’immobilità frustrante, pensieri martellanti, insofferenza e noia!

L’idea di stare fermi in silenzio, con gli occhi chiusi e concentrati sul respiro, può rendere questa esperienza insopportabile per chi vive immerso nel ritmo frenetico del nostro mondo occidentale.

Pochi sanno, però, che la meditazione non è qualcosa che si fa ma un modo di essere, un atteggiamento psicologico in cui l’attenzione è rivolta al mondo interiore invece che all’esterno come succede di solito.

Nel corso della giornata tutti portiamo avanti alcune mansioni meditative.

Anche se non ne siamo consapevoli.

Succede quando la nostra attenzione smette di focalizzarsi sul mondo fisico e apriamo il cuore a un ascolto intimo in cui i pensieri si rincorrono tra loro senza che la mente sviluppi alcun controllo.

Ogni volta che svolgiamo delle attività semplici e ripetitive ci spostiamo spontaneamente in una percezione meditativa.

Lavare i piatti, stirare, guidare, camminare… sono occupazioni che spingono a lasciare andare i pensieri fino a condurci in uno stato in cui li percepiamo senza che ci appartengano, un po’ come quando si guarda un film.

La parola meditazione a me non piace, preferirei chiamarla: attenzione interiore o disattenzione partecipe o ascolto senza ascoltatore

Tuttavia, i nomi non sono importanti, ciò che conta è l’atteggiamento rivolto in se stessi e l’assenza di una mente che analizza.

Questo atteggiamento lo assumiamo tutti ogni tanto.

Serve per riposare il cervello, allentare le tensioni e ridurre un pochino la fatica di vivere.

Insomma, ci fa bene.

E non necessariamente deve avvenire stando fermi a fissare un muro bianco o tenendo gli occhi chiusi ascoltando il respiro (a me ascoltare il respiro riesce sempre a farmi venire i nervi).

Quando vogliamo cambiare le nostre abitudini alimentari la meditazione (o, per meglio dire, quei momenti in cui mandiamo in ferie il bisogno di controllo della mente) si rivela uno strumento utile perché ripristina l’armonia nel corpo e aiuta a ritrovare il contatto con l’essenza più profonda di sé (quel qualcosa che silenziosamente osserva la Vita dal primo all’ultimo momento della nostra esistenza) (e forse anche dopo).

Solo riconoscendo la nostra intima autenticità possiamo uscire dalla dipendenza alimentare e ritrovare un rapporto sano con il nostro organismo e con l’ambiente.

I codici ancestrali del corpo pulsano in armonia con la natura, con la coscienza e con tutta la creazione.

E ci ricordano il valore di ogni forma di vita.

Mangiare è un atto sacro legato al piacere di mettere in bocca qualcosa.

Può essere onorato soltanto quando non crea sopraffazione, violenza e morte.

Altrimenti inquina il fisico di sostanze e pensieri tossici: come l’adrenalina, il cortisolo, la paura e il dolore.

Vivere in armonia con se stessi è il primo passo per costruire un mondo migliore.

Spesso il nostro peggior nemico è la mente.

Imparare a metterla da parte per un po’ lascia emergere la saggezza del corpo permettendoci di ascoltare la Vita invece che rispondere freneticamente ai bisogni di una civiltà che corre a perdifiato verso la propria distruzione.

Carla Sale Musio

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Feb 16 2019

SCELTE DI VITA SENZA VIOLENZA: vivere di frutta.

Ci sono scelte di vita talmente impopolari che, spesso, chi le pratica è costretto a nascondersi per evitare la gogna riservata ai traditori.

Sono voci fuori dal coro mosse da un’etica amorevole e civile.

Così civile che allo sguardo della maggioranza appare esagerata, strana, deplorevole e… sovversiva!

Esiste una gastronomia basata sulla scelta di nutrirsi esclusivamente di frutta.

Una cultura culinaria sconosciuta ai più ma con tanto di chef capaci di preparare pasti saporiti, ricchi di portate differenti e prive di uccisione.

Nell’equilibrio del nostro ecosistema la frutta garantisce una reciprocità basata sul piacere.

I frutti, infatti, regalano un delizioso concentrato di sapore e di energia a chi li coglie e permettono alle piante di spargere i propri semi senza bisogno di muoversi.

Vivere di frutta è la strada maestra verso l’espressione della sensibilità interiore.

In questa nostra società malata di prepotenza e narcisismo, l’empatia è guardata come una colpa e non come un valore.

Perciò, chi è capace di amare ogni forma di vita deve proteggersi, indossando un’armatura fatta di indifferenza e crudeltà.

Ma il cinismo rende impossibile comprendere la moralità.

E, se la scelta vegana è difficile e poco accettata, figuriamoci un’alimentazione fatta soltanto di frutta!

Tanta gente non distingue nemmeno la frutta dalla verdura.

Già…

Perché il frutto è quello che contiene i semi della pianta.

Sono frutti: i peperoni, le zucchine, le melanzane.

Non sono frutti: i finocchi, le patate, le carote.

Tuttavia, molti sono convinti che la frutta sia esclusivamente quella dolce e zuccherina: mele, pere, banane…

E chiama tutto il resto genericamente verdura, a riprova della scarsa attenzione posta sulle scelte alimentari e su quello che gira loro intorno.

Le persone sensibili non possono fare a meno di interrogarsi in merito alle proprie azioni e, prima o poi, arrivano a scoprire il mondo etico di chi si nutre solamente di frutta.

La sensibilità è l’unico valore che cambierà il mondo.

Chi vuole un popolo di schiavi ama il potere ma… ignora la pazienza, la creatività e la determinazione di chi sceglie la vita nonostante tutto.

Le persone sensibili hanno spesso un passato di sofferenza.

E, tuttavia, possiedono una capacità di amare inestinguibile.

Questo li rende rivoluzionari, poco addomesticabili e incapaci di vendersi al miglior offerente.

Sono la spina nel fianco dell’autorità.

Perché l’amore ricresce sempre, come le ortiche.

E chi lo accoglie nel proprio cuore non si lascia corrompere.

Nemmeno da se stesso.

In un mondo che corre al galoppo verso la propria distruzione chi decide di vivere soltanto di frutta nuota controcorrente percorrendo una via sconosciuta ai più.

È un cammino di conoscenza che conduce a scoprire soluzioni nuove anche davanti ai problemi irrisolvibili di sempre.

L’unica strada capace di guidarci verso un mondo migliore.

Carla Sale Musio

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Gen 29 2019

SCHIAVISMO O CULTURA GASTRONOMICA?

Nessun animale in natura è drogato dal cibo quanto l’essere umano.

La chiamiamo orgogliosamente cultura gastronomica e ne coltiviamo con passione le infinite varianti incrementando inconsapevolmente una droga legale e ritenuta imprescindibile.

Tuttavia, per vivere, la gastronomia non è necessaria.

Mangiare è soltanto una delle tante attività piacevoli che la natura propone ad alcuni esseri viventi.

Non tutte le specie, infatti, sentono la necessità di ingerire qualcosa per nutrirsi.

Esistono delle creature capaci di alimentarsi solo con la luce, senza bisogno di inghiottire niente.

Trasformare le radiazioni solari in nutrimento è un’abilità che coinvolge oltre alle piante anche diversi esseri umani, studiati dalla scienza, derisi dalle masse e ammirati da chi è capace di cogliere la profondità di uno stile di vita differente.

Oggi il movimento breathariano è attivo dappertutto e ha una sede anche in Italia, a Coccore (nelle Marche, in provincia di Ancona), dove ogni anno ospita un festival cui partecipano respiriani, simpatizzanti e curiosi provenienti da ogni parte del pianeta.

Chi si nutre di sola luce testimonia con la sua presenza l’esistenza di una diversa possibilità e ci riporta bruscamente dentro i confini di un nutrimento necessario alla sopravvivenza e libero dalla dipendenza che caratterizza la nostra alimentazione.

Gli interessi di mercato ci spingono a comprare in modo compulsivo ogni genere di alimento, sollecitando il piacere del gusto e occultando abilmente le conseguenze di questo modo di agire.

Oltre le quinte patinate della pubblicità, però, una piccola élite al governo del mondo mantiene indisturbata il proprio potere, proprio grazie all’ignoranza dei meccanismi psicologici che sottendono le nostre scelte quotidiane.

Dietro la dipendenza alimentare, infatti, si cela una sottomissione acritica e incondizionata.

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“MANGIARE È INDISPENSABILE PER VIVERE”

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Tuttavia, mangiare in modo artefatto, elaborato e tossico è necessario a tenerci prigionieri di uno stile di vita alieno dalla salute, dalla libertà e dal contatto con la natura.

Quando, in nome della sopravvivenza, proclamiamo la liceità dell’uccisione definiamo sopravvivenza l’opulenza malsana che caratterizza le nostre scelte alimentari e autorizziamo inconsciamente lo sfruttamento e la tortura.

Di noi stessi e del mondo.

L’allevamento e il maltrattamento degli animali, infatti, sono ammissibili solo a fronte di una nostra superiorità (narcisistica) basata sul presupposto che creature diverse, deboli e ingenue non meritino rispetto, comprensione e tutela.

Questo principio ci incatena a una sottomissione inconscia, dovuta a chiunque giudichiamo più forte o migliore di noi.

È così che perpetriamo un mondo basato sulla prepotenza e sull’ingiustizia.

Nel momento in cui accettiamo una violenza giudicata ineluttabile ci rendiamo vittime della medesima legge, subendone le conseguenze nella nostra quotidianità.

Uccidere per vivere vuol dire anche essere uccisi per soddisfare i bisogni di chi è più forte e più scaltro.

Ogni affermazione affonda le radici nell’inconscio improntando di sé le scelte di ogni giorno.

Perché l’inconscio ne acquisisce i dettami e li fa propri applicandoli alla nostra esistenza.

Rifiutarsi di uccidere per divertimento significa sostenere l’amore, il rispetto e la fratellanza nel mondo psichico e costruire le fondamenta di una vita migliore.

Ma per farlo è necessario aprire gli occhi davanti alla crudeltà della cultura gastronomica, ritrovando il legame con la natura e con ogni altra forma di vita.

Mangiare per vivere significa scegliere poche cose semplici e senza violenza.

Vivere per mangiare invece ci rende schiavi di una dipendenza che sembra regalarci il piacere mentre ci priva della salute e della libertà.

Carla Sale Musio

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Dic 20 2018

ALIMENTAZIONE E NEURONI SPECCHIO: come rendere la vita impossibile a chi vuole cambiare

Quando decidiamo di seguire uno stile alimentare più sano e di cambiare le nostre abitudini dietetiche, affrontiamo un percorso di disintossicazione irto di ostacoli e incertezze e, quasi sempre, i buoni propositi si scontrano con un mondo che cammina in direzione contraria.

Gli interessi commerciali, infatti, prediligono i consumatori smodati e incoscienti.

E fanno di tutto per emarginare chi è consapevole e attento alla salute.

Tante ricerche scientifiche hanno dimostrato che mangiare bene significa mangiare poco, mantenendo un contatto con la natura e con i suoi ritmi benefici.

Scelte insopportabili per le grandi catene alimentari.

Infatti, se tutti di colpo smettessero di mangiare, i loro profitti andrebbero in fallimento… e il mondo si trasformerebbe radicalmente!

Niente più ristoranti, bar, supermercati, distributori di patatine, allevamenti intensivi, tonnare, fabbriche di pentole, stoviglie, cucine, liquori, vini… insomma… altro che rivoluzione!!!

Cambiare in meglio la propria alimentazione significa nuotare controcorrente.

È difficile vivere con poco in un mondo che sembra fatto apposta per consumare sempre di più e distruggere la salute del pianeta.

La pressione sociale si accanisce contro chi osa stravolgere le regole del gioco e oggi uscire insieme senza mettere qualcosa sotto i denti è praticamente impossibile.

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“Ma come?! Non andiamo a cena?! Allora cosa facciamo?!”

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“Davvero non si mangia proprio niente?! Neanche un aperitivo e qualche salatino?!”

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Sembra che senza ingurgitare nulla la vita di relazione perda il suo significato e chi decide di mangiare meno deve affrontare la gogna riservata ai traditori.

Esiste un ostracismo sociale che spinge a emarginare chi è diverso.

Proporre una riunione tra amici scevra da sollecitazioni gustative è considerato triste, arido, scialbo, poco attraente, noioso, inutile, stupido… e chi più ne ha più ne metta.

A meno di non vivere soli in mezzo al deserto è indispensabile partecipare alle tante occasioni di incontro fatte apposta per stimolare il palato e assopire l’intelligenza.

E chi prova a non lasciarsi coinvolgere è messo sotto tortura.

Infatti, i neuroni specchio, sollecitati a più non posso dall’andazzo comune, generano un fastidioso languore di stomaco capace di far deragliare ogni piano salutista.

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Ma cosa sono i neuroni specchio?

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neuroni specchio sono cellule nervose che si attivano quando qualcuno esegue un’azione e anche quando si osserva la medesima azione compiuta da un altro soggetto.

Grazie a questi neuroni le persone socievoli, empatiche e altruiste, sperimentano sulla propria pelle i vissuti di chi hanno intorno.

L’attivazione dei neuroni specchio spiega perché trovarsi in mezzo a una tavolata di gente che mangia di gusto diventa un’impresa titanica quando si vuole seguire un’alimentazione morigerata.

Queste cellule nervose, infatti, rendono impossibile eludere lo stimolo della fame.

E vanificano immediatamente ogni obiettivo salutista, facendosi beffe della volontà, della determinazione e dell’impegno.

Gli esseri umani si influenzano continuamente e questo rende difficile perseguire obbiettivi diversi da quelli della maggioranza.

Per motivare l’ascendente che le persone possono esercitare l’una sull’altra anche a distanza la fisica quantistica parla di entanglement.

I sociologi e gli etologi spiegano che il branco muove le azioni della collettività scavalcando i sentimenti e le ragioni individuali.

Gli psicologi lo definiscono fantasma di gruppo e chiariscono che un insieme di individui sprigiona una forza superiore alla volontà del singolo, creando un’influenza così potente da trascinare in imprese moralmente discutibili anche chi è attento e rispettoso con tutti.

Insomma, uscire dal coro per seguire il proprio tempo e il proprio passo non è facile.

Soprattutto in tema di alimentazione.

Chi vuole portare avanti uno stile di vita più rispettoso della salute (propria e del pianeta) deve fare i conti con la persecuzione scatenata dagli interessi di mercato e basata su leggi biologiche (neuroni a specchio), psicologiche (fantasma di gruppo) e sociologiche (branco).

Per evitare di finire vittime dell’omologazione servono molto coraggio e molte risorse, ma soprattutto occorre immergersi nella natura recuperando la sua profondità e la sua saggezza.

Solo ripristinando i ritmi fisiologici, infatti, diventa possibile sconfiggere quel senso di fame indotto ad arte e volto farci perdere l’ascolto di ciò che ci fa bene o male.

Stare in contatto con l’armonia della creazione consente di ritrovare le chiavi del proprio essere al mondo, riconquistando un equilibrio istintivo, naturale e salutare.

Si vive per fare un’esperienza di conoscenza liberando la creatività e la passione fino a dare forma al dono che siamo venuti a condividere con gli altri, l’unicità che fa di ciascuno una persona irripetibile e speciale.

Mangiare può essere un piacere che allieta la vita, solo quando non ne diventa lo scopo.

Le persone realizzate e felici spesso se ne dimenticano.

Carla Sale Musio

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