Archive for dicembre, 2018

Dic 27 2018

AMARE SENZA PRETENDERE NULLA IN CAMBIO

… Ma si può?!

 

Davvero si può amare senza pretendere nulla in cambio?

 

Be’… se il compenso dell’amore è amare… allora no, non si può.

Se ogni gesto d’amore è un atto di egoismo, perché amare è un piacere e perciò anche un guadagno… allora no, non si può.

Se amare vuol dire assecondare un impulso interiore senz’altra possibilità di scelta… allora no, non si può.

Insomma, se tutto, ma proprio TUTTO, è la conseguenza di un tornaconto egoistico… allora non si può amare senza pretendere nulla in cambio perché ogni gesto d’amore è in ultima analisi un atto di egoismo.

Credo però che la parola egoismo vada definita meglio.

Nel linguaggio comune, egoismo indica la pretesa insensata (e perciò patologica) che il proprio bisogno sia più importante di quello degli altri.

L’egoismo nei bambini è fisiologico e necessario.

Serve alla sopravvivenza e insegna a badare a se stessi.

Con la crescita, però, deve cedere il posto al suo contrario: l’altruismo.

Ossia: la capacità di mettere i propri bisogni in secondo piano per agevolare qualcun altro e creare le basi della cooperazione.

L’amore ci spinge in direzione dell’altruismo.

Insegna a dare solo per il piacere di far contenta un’altra creatura.

(I più puntigliosi sottolineano che proprio questo piacere trasforma l’altruismo in egoismo. Tuttavia comunemente non facciamo tanti cavilli e definiamo egoista la persona che pensa solo a se stessa e altruista colui che invece si prodiga per gli altri.)

Gli altruisti sono persone che sanno amare senza pretendere nulla in cambio.

E tutti lo siamo… ogni tanto.

Diventiamo altruisti ogni volta che anteponiamo le necessità di qualcuno alle nostre.

Di solito avviene inconsciamente, senza che nemmeno ce ne rendiamo conto.

Succede soprattutto quando l’amore ci spinge a dare.

Amare senza pretendere nulla in cambio è un modo di voler bene istintivo e profondo.

Tutte le mamme lo esprimono spontaneamente con i loro cuccioli.

E tutti noi lo sperimentiamo quando ci prendiamo cura di una creatura in difficoltà.

Anche l’amore di coppia non sfugge a questa regola.

E ci regala momenti magici e di grande intensità.

Tuttavia, sovrapporre l’amore genitoriale a un rapporto coniugale è pericoloso.

Perciò in una coppia l’altruismo va osservato con attenzione, in modo da evitare che la relazione perda la sua intensità erotica e affettiva.

Nell’amore di coppia, infatti, la reciprocità è importantissima e sovvertirne le regole non è una buona idea.

L’amore vero è libertà.

Libertà di fare ciò che sentiamo giusto.

Libertà di assumerci la responsabilità delle nostre scelte.

Libertà per noi stessi e per chi amiamo.

Amare senza pretendere nulla in cambio significa lasciare all’altro la possibilità di essere se stesso.

Senza volerlo cambiare per renderlo funzionale ai nostri bisogni.

L’amore, quello vero, è sempre una scelta.

La scelta dell’onestà.

La scelta della disponibilità.

La scelta della condivisione.

Ma anche:

la scelta della solitudine.

La scelta dell’autonomia.

La scelta della diversità.

Amare senza pretendere nulla in cambio significa aprirsi alla possibilità di voler bene anche a chi non ci ama.

Senza opprimere l’altro con il nostro desiderio di reciprocità.

Senza condannare se stessi.

Senza perdere la dignità.

L’amore è un’energia e un potere.

Solo chi è capace di accoglierlo dentro di sé può cavalcare la vita senza paura di perdersi.

Carla Sale Musio

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Dic 20 2018

ALIMENTAZIONE E NEURONI SPECCHIO: come rendere la vita impossibile a chi vuole cambiare

Quando decidiamo di seguire uno stile alimentare più sano e di cambiare le nostre abitudini dietetiche, affrontiamo un percorso di disintossicazione irto di ostacoli e incertezze e, quasi sempre, i buoni propositi si scontrano con un mondo che cammina in direzione contraria.

Gli interessi commerciali, infatti, prediligono i consumatori smodati e incoscienti.

E fanno di tutto per emarginare chi è consapevole e attento alla salute.

Tante ricerche scientifiche hanno dimostrato che mangiare bene significa mangiare poco, mantenendo un contatto con la natura e con i suoi ritmi benefici.

Scelte insopportabili per le grandi catene alimentari.

Infatti, se tutti di colpo smettessero di mangiare, i loro profitti andrebbero in fallimento… e il mondo si trasformerebbe radicalmente!

Niente più ristoranti, bar, supermercati, distributori di patatine, allevamenti intensivi, tonnare, fabbriche di pentole, stoviglie, cucine, liquori, vini… insomma… altro che rivoluzione!!!

Cambiare in meglio la propria alimentazione significa nuotare controcorrente.

È difficile vivere con poco in un mondo che sembra fatto apposta per consumare sempre di più e distruggere la salute del pianeta.

La pressione sociale si accanisce contro chi osa stravolgere le regole del gioco e oggi uscire insieme senza mettere qualcosa sotto i denti è praticamente impossibile.

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“Ma come?! Non andiamo a cena?! Allora cosa facciamo?!”

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“Davvero non si mangia proprio niente?! Neanche un aperitivo e qualche salatino?!”

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Sembra che senza ingurgitare nulla la vita di relazione perda il suo significato e chi decide di mangiare meno deve affrontare la gogna riservata ai traditori.

Esiste un ostracismo sociale che spinge a emarginare chi è diverso.

Proporre una riunione tra amici scevra da sollecitazioni gustative è considerato triste, arido, scialbo, poco attraente, noioso, inutile, stupido… e chi più ne ha più ne metta.

A meno di non vivere soli in mezzo al deserto è indispensabile partecipare alle tante occasioni di incontro fatte apposta per stimolare il palato e assopire l’intelligenza.

E chi prova a non lasciarsi coinvolgere è messo sotto tortura.

Infatti, i neuroni specchio, sollecitati a più non posso dall’andazzo comune, generano un fastidioso languore di stomaco capace di far deragliare ogni piano salutista.

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Ma cosa sono i neuroni specchio?

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neuroni specchio sono cellule nervose che si attivano quando qualcuno esegue un’azione e anche quando si osserva la medesima azione compiuta da un altro soggetto.

Grazie a questi neuroni le persone socievoli, empatiche e altruiste, sperimentano sulla propria pelle i vissuti di chi hanno intorno.

L’attivazione dei neuroni specchio spiega perché trovarsi in mezzo a una tavolata di gente che mangia di gusto diventa un’impresa titanica quando si vuole seguire un’alimentazione morigerata.

Queste cellule nervose, infatti, rendono impossibile eludere lo stimolo della fame.

E vanificano immediatamente ogni obiettivo salutista, facendosi beffe della volontà, della determinazione e dell’impegno.

Gli esseri umani si influenzano continuamente e questo rende difficile perseguire obbiettivi diversi da quelli della maggioranza.

Per motivare l’ascendente che le persone possono esercitare l’una sull’altra anche a distanza la fisica quantistica parla di entanglement.

I sociologi e gli etologi spiegano che il branco muove le azioni della collettività scavalcando i sentimenti e le ragioni individuali.

Gli psicologi lo definiscono fantasma di gruppo e chiariscono che un insieme di individui sprigiona una forza superiore alla volontà del singolo, creando un’influenza così potente da trascinare in imprese moralmente discutibili anche chi è attento e rispettoso con tutti.

Insomma, uscire dal coro per seguire il proprio tempo e il proprio passo non è facile.

Soprattutto in tema di alimentazione.

Chi vuole portare avanti uno stile di vita più rispettoso della salute (propria e del pianeta) deve fare i conti con la persecuzione scatenata dagli interessi di mercato e basata su leggi biologiche (neuroni a specchio), psicologiche (fantasma di gruppo) e sociologiche (branco).

Per evitare di finire vittime dell’omologazione servono molto coraggio e molte risorse, ma soprattutto occorre immergersi nella natura recuperando la sua profondità e la sua saggezza.

Solo ripristinando i ritmi fisiologici, infatti, diventa possibile sconfiggere quel senso di fame indotto ad arte e volto farci perdere l’ascolto di ciò che ci fa bene o male.

Stare in contatto con l’armonia della creazione consente di ritrovare le chiavi del proprio essere al mondo, riconquistando un equilibrio istintivo, naturale e salutare.

Si vive per fare un’esperienza di conoscenza liberando la creatività e la passione fino a dare forma al dono che siamo venuti a condividere con gli altri, l’unicità che fa di ciascuno una persona irripetibile e speciale.

Mangiare può essere un piacere che allieta la vita, solo quando non ne diventa lo scopo.

Le persone realizzate e felici spesso se ne dimenticano.

Carla Sale Musio

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Dic 14 2018

LE FRESIE

“È un bel maschietto” le dissero.

La madre guardò il figlio.

“Hai avuto fretta?” gli sussurrò.

“Sei nato quindici giorni prima”.

Poi lo strinse tra le braccia.

*****

Quell’anticipo di vita gli pesò a lungo: aveva perso molti giorni di pace ovattata.

E forse per quel motivo, ebbe un personale senso del tempo.

*****

Arrivava in ritardo ovunque: alle elementari, finché lo accompagnò la madre, riuscì ad anticipare il suono della campanella, poi fu un disastro.

Alle medie e anche al liceo entrava in classe quando ormai tutti si erano accomodati.

I professori, dopo aver smesso di adirarsi, lo prendevano in giro.

“Stavi per arrivare domani” gli diceva qualcuno.

Oppure: “Sei in anticipo sul secondo quadrimestre”, gli diceva qualcun altro.

La prof di greco, all’ennesimo ritardo, lo interrogò a sorpresa su Euripide, sperando di costringerlo ad una disciplina rigorosa.

E meno male che lui aveva studiato.

In seguito, all’università perse buona parte delle lezioni diurne e dei seminari pomeridiani perché il bus era già passato o gli telefonavano prima che uscisse (e certamente doveva rispondere) o dimenticava i libri o il quaderno di appunti e tornava indietro a prenderli.

Poi incontrò lei, la donna della sua vita: la amò perdutamente, ma nessuna volta che rispettasse gli orari degli appuntamenti.

Lei, di indole paziente, si limitò a sospirare per i ritardi e lo aspettava sempre, come fanno anche le madri.

Le cose migliorarono con il matrimonio: lei attendeva a casa il suo rientro e si trovò ad aspettare anche il loro primo figlio.

Nel corso degli anni ne vennero altri e i ritardi di lui, del marito, si fecero meno lunghi.

Infatti cercava di migliorarsi, ma pretendere la puntualità fu un’utopia inarrivabile.

Al lavoro, inoltre, doveva timbrare il cartellino: i ritardi si cumularono e divennero un tempo eterno da recuperare.

******

Lui rifletteva sul suo comportamento, sul senso del tempo.

“Certo è quella nascita anticipata” si diceva.

“Quindici giorni in meno di delizie. Chi me li rende? “

******

Poi la pensione, l’età avanzata, i figli lontani e realizzati e lei, la donna amata, che un pomeriggio si mise in poltrona per guardare un documentario.

A sera, al rientro dalla passeggiata, lui la trovò ancora seduta.

Composta come era sempre stata, sembrava dormire un sonno tranquillo.

Ma non rispose al richiamo di lui.

 ******

Lo strazio fu immenso.

Non sapeva più perché vivere.

I figli furono teneri al funerale, poi ognuno tornò alla propria vita.

******

Trovare quel cagnetto fu una grande gioia.

Da tempo lui non riusciva a sorridere, ma quel randagio dalle zampe incerte gli restituì vigore.

Al mattino era il cane che lo svegliava e lo scortava a comprare il giornale, poi al parco aspettava che il padrone leggesse i titoli e gli saltellava intorno, quando l’uomo si alzava dalla panchina faticosamente per l’età e i dolori alle gambe e tornava a casa.

******

Da qualche tempo affannava nel camminare e ogni minimo sforzo gli costava una fatica immensa.

Pensò che il suo tempo si fosse concluso.

Per sé era rassegnato, ma si preoccupava del cane: allora chiamò un amico, tra i pochissimi che gli erano rimasti.

E quello promise che ci avrebbe badato lui.

******

Ripensò a tutta la sua vita: era stato un marito innamorato e fedele e un padre responsabile.

L’unica ombra della sua esistenza erano quei molti ritardi: decise che voleva chiudere il cerchio, rimediare all’errore.

Dopo aver riflettuto a lungo, seppe il da farsi.

Allora chiamò la Morte e le disse che era pronto: si offriva a lei quindici giorni prima del momento fatale.

Così avrebbe restituito quel tempo di vita, che pure non aveva chiesto.

Le dava appuntamento al parco ogni pomeriggio, disse ancora alla Morte.

Ma sperava che lei arrivasse di primavera: gli piaceva il pensiero di andarsene, respirando profumo di fresie.

******

Mentre aspettava, il giorno dopo, sentì un rumore rapido di zampe: il suo cane arrivava di corsa, le orecchie all’indietro e il guinzaglio penzolante.

Era riuscito a fuggire dalla casa dell’amico a cui lo aveva affidato.

Il cane gli balzò addosso, ansante e felice di rivederlo.

“Ma sai dove sto andando?” gli disse il padrone.

“Da lì non si torna”.

Gli occhi umidi dell’animale lo scrutarono in fondo all’anima.

“Staremo sempre insieme” sembrò dirgli quello sguardo.

“Non mi vuoi con te?”.

Allora l’uomo strinse il cane palpitante tra le braccia e accettò l’offerta.

*****

Non dovette attendere a lungo.

Alcuni pomeriggi dopo, eccola giungere.

Non sembrava avere fretta.

Alta, solenne, elegante, diversa da come l’aveva immaginata.

Gli si fermò davanti: “Sono onorata della tua richiesta” disse la Morte.

“È così difficile trovare persone rigorose.”

Poi gli sussurrò: “C’è qualcuno felice di vederti”.

Allora davanti a lui comparve la moglie, bella e sorridente come in gioventù.

“Ma ci pensi? Sarai con me quindici giorni prima” gli disse lei, con dolcezza.

Lui la guardò rapito, le prese la mano.

E sparirono felici con il loro cane, nella luce calda di un pomeriggio primaverile.

Intorno si sentiva forte il profumo delle fresie.

Gloria Lai

leggi anche:

L’AQUILONE

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Dic 08 2018

UN TEMPO PER SE STESSI E PER CONOSCERSI: il ruolo del paziente nella psicoterapia

Il paziente ha un ruolo fondamentale nella psicoterapia: quello di cambiare la prospettiva da cui guarda il mondo, fino a considerare la propria vita con soddisfazione e con amore.

Ogni richiesta di aiuto segnala la difficoltà a convertire il dolore in resilienza.

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Ma cos’è la resilienza?

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La parola resilienza indica la capacità di assorbire gli urti senza frantumarsi e in genere si riferisce ai materiali.

In psicologia segnala l’attitudine a superare un evento traumatico trasformando la sofferenza in un punto di forza.

Questa alchimia interiore svela i valori delle esperienze, aiutandoci a comprendere il significato nascosto dietro alle cose.

La spiritualità, quel sentire profondo che ispira i momenti importanti della vita, sottende sempre il lavoro interiore e permea il percorso di cambiamento.

Travolti dai ritmi frenetici della quotidianità, spesso perdiamo di vista il disegno che impronta il nostro destino, finendo per spaccare la realtà in fazioni contrapposte di bene e male, buono o cattivo, giusto o sbagliato.

Ma schierarsi dalla parte migliore non permette di comprendere la totalità che appartiene alla vita.

Per sentirsi bene è indispensabile riconoscere il mistero nascosto dietro gli eventi e coltivare la fiducia nei poteri dell’esistenza.

Non è un compito facile, spesso le cose ci mostrano realtà così crudeli che sembra impensabile possano contenere qualcosa di buono.

Eppure…

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Esiste un dono nascosto dentro ogni realtà

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A volte per scoprirlo bisogna attraversare il dolore, affrontare la paura, sperimentare la rabbia e lasciare che la ragione si perda.

In quei momenti sembra che niente possa essere salvato.

Tuttavia, chi ha sperimentato eventi terribili racconta di essere riemerso dalla sofferenza con una saggezza nuova, qualcosa che può nascere soltanto quando tutto sembra perduto.

Non voglio inneggiare alla tragedia.

Ma so per esperienza che il loto cresce nel fango.

E spesso le vicende più terribili si rivelano salvifiche.

È questo il significato psicologico della resilienza.

La capacità di trovare un valore nuovo trasforma il dolore in saggezza e regala una comprensione intima e profonda della realtà.

Emerge la verità individuale.

Quella che caratterizza l’unicità di ciascuno.

Il dono che siamo venuti a portare nel mondo.

La psicoterapia ha la funzione di aiutare le persone a immergersi nel proprio vissuto intimo, fino a scoprire le luci che indicano la strada della realizzazione.

È un tempo per se stessi, necessario a conoscere anche ciò che non ci piace, le parti dolci e le parti amare della nostra personalità.

Il ruolo del terapeuta è quello di camminare affianco al paziente.

Perché le strade più impervie diventano meno aspre quando le si percorre in due.

Il ruolo del paziente è quello di rivelare la propria emotività, accogliendo le verità che stanno dietro alla vita e lasciando che nuovi equilibri illuminino il buio.

Ci vuole molto coraggio, molto amore, molta fiducia e molta determinazione.

Solo chi ha saputo varcare le soglie di un nuovo universo interiore può planare leggero nell’infinito e regalare a se stesso e al mondo la profondità della propria vita.

Carla Sale Musio

leggi anche:

… ma chi è e cosa fa uno PSICOTERAPEUTA?!

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Dic 02 2018

VIOLENZA NASCOSTA

Esistono violenze invisibili fatte di cose semplici e di un volersi bene che non vuole sapere tutta la verità.

C’è un mondo sotterraneo e crudele dietro l’amore che tiene unite le nostre famiglie.

Un mondo di brutalità e di soprusi.

Un orrore difficile da raccontare, perché la maggior parte di noi preferisce ignorarne l’esistenza.

Esiste una disumanità nascosta dietro tanti gesti quotidiani, dietro l’affetto, dietro le festività, dietro i momenti belli e le giornate speciali.

Sono disgrazie che non fanno notizia, che non compaiono nella cronaca nera e che alla maggior parte della gente fanno venire l’acquolina in bocca.

In quei gesti, apparentemente amorevoli, affondano le radici dell’aggressività che ammala la nostra civiltà.

Prendono forma in una superiorità scontata che ci spinge a dire:

“Sono solo animali.”

Come se questo bastasse a legittimare ogni abuso.

Ci sono creature che vivono soltanto per venire torturate e macellate.

Esseri allevati per il nostro piacere.

Individui senza valore, vittime di una disumanità inconsapevole.

Non c’è un modo etico per uccidere.

L’uccisione è sempre un assassinio.

Ma la parola assassinio non viene usata quando si tratta degli animali.

E nemmeno la parola cadavere.

Chiamiamo carne i loro corpi straziati e guardarli ci mette fame.

Dietro quest’incoscienza prosperano i semi di tanti orrori.

Crediamo che la supremazia della nostra specie sia un criterio sufficiente a legittimare il maltrattamento di ogni altro essere vivente.

“Sono solo animali.”

Sosteniamo con noncuranza.

Alimentando la convinzione che per loro non valgano il rispetto e la morale.

Così facendo, però, accettiamo di sfruttare chi è diverso, debole o ingenuo.

E questa legittimità autorizza l’abuso nella psiche.

L’inconscio, infatti, intesse le trame della vita basandosi sui principi che noi stessi abbiamo scelto.

Nel momento in cui permettiamo lo sfruttamento degli animali accogliamo il predominio e creiamo le basi per essere vittime e carnefici.

Decidendo che è giusto allevare, torturare e massacrare chi è incapace di difendersi, accettiamo di essere sfruttati e maltrattati da chi detiene un potere superiore al nostro.

Impariamo queste regole da bambini: nei pranzi della domenica, nei giorni di festa, nelle solennità, nelle cerimonie e in tutte quelle occasioni, grandi o piccole, in cui vengono uccisi con amore gli esseri che abbiamo scelto per rallegrare il nostro pasto.

I vitellini, gli agnelli, i porchetti, i polli, le quaglie, i conigli, i cinghiali, i cervi… l’elenco potrebbe continuare all’infinito.

Sono tanti gli animali che ci piace mangiare.

Creature che amano vivere, proprio come noi.

E che provano dolore, proprio come noi.

Esseri talmente uguali a noi che vengono usati nella ricerca, perché le loro reazioni, emozioni e sensazioni sono come le nostre.

Poiché hanno culture diverse abbiamo stabilito che non ci sia alcun male nel togliergli la vita.

Impariamo da piccoli a tollerare questa insensibilità.

E poi, da grandi, la crudeltà diventa normale.

È normale: allevare animali, cacciare, pescare e uccidere altre specie per divertimento.

È normale: vendere bombe, comprare armi, divertirsi a sparare, dividendo la terra in stati e nazioni contrapposte.

È normale: ricevere medaglie e sentirsi importanti per aver distrutto le case e i campi di gente come noi, vittime dei voleri di chi comanda il mondo.

La violenza è dappertutto.

Siamo convinti che sia naturale.

Lo abbiamo imparato presto.

E oggi non ci pensiamo nemmeno più.

Quando affermiamo la legittimità di uccidere chi è più debole e di mangiarne le carni, stabiliamo un principio di violenza che l’inconscio trasferisce nella nostra vita.

Dando forma al mondo che conosciamo oggi.

Il mondo del bullismo, del nonnismo, dell’omofobia, del femminicidio, della pedofilia, delle guerre, degli stupri e della paura.

Un mondo che vorremmo rendere migliore e di cui abbiamo perso il controllo coltivando la crudeltà dentro la psiche.

Ammazziamo la fratellanza.

Senza saperlo.

E, senza riconoscerne le cause, andiamo a caccia dei colpevoli all’esterno.

Come se non dipendesse da noi.

Carla Sale Musio

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