Archive for ottobre, 2018

Ott 31 2018

LA DETOX: un cammino di guarigione

Decidere di cambiare il proprio stile alimentare significa affrontare un percorso di disintossicazione che permetta di liberarsi dalle tossine accumulate nel corso degli anni.

Il protrarsi di scelte sbagliate provoca un sovraccarico di sostanze nocive nel corpo, costringendo tutti gli organi a un lavoro logorante per riuscire a gestire i rifiuti.

E purtroppo le nostre abitudini gastronomiche sono spesso basate su piatti poco salutari:

  • le farine formano nell’intestino una sostanza adesiva che ostacola la corretta assimilazione dei cibi. Il loro consumo incolla i villi intestinali impedendo il passaggio dei nutrienti. Questo malassorbimento non permette alla fame di raggiungere il suo sollievo naturale, spingendoci a mangiare sempre di più.

  • prodotti animali provocano una pericolosa acidosi metabolica che danneggia l’organismo causando gravi malattie (per sentirci sani e in forma il PH del sangue deve essere sempre leggermente alcalino e ricco di ossigeno). Durante la digestione, carne, latte, uova, formaggio, salumi, pesce, frutti di mare creano fermentazioni e putrefazioni, causando un aumento della acidità nel sangue. L’acidosi metabolica genera un’alterazione delle funzioni cellulari che ha gravi ripercussioni sulla salute: intossicazione, stanchezza, stati infiammatori, irritabilità, aumento delle tossine e dei radicali liberi, indebolimento del sistema immunitario, intossicazione del fegato e del sistema linfatico, ne sono solo alcuni esempi.

  • i nutrizionisti di tutto il mondo concordano sul fatto che lo zucchero sia la causa di molte problematiche tra cui: obesità, malattie cardiovascolari, diabete, tumori. E non solo quello che aggiungiamo nel caffè o assumiamo con dolci e biscotti, ma anche quello nascosto negli yogurt, nelle bibite gassate, in quelle analcoliche, nei tè freddi e quello che il nostro corpo ricava dalla pasta, dal pane, dai cracker, dalla pizza e dalle farine raffinate. Praticamente, l’ottanta percento di ciò consumiamo abitualmente. L’industria alimentare spende ingenti quantità di denaro nel tentativo di occultare il rapporto fra assunzione di zucchero e malattie. Tuttavia, una mole sempre crescente di ricerche sottolinea che lo zucchero crea dipendenza costringendoci a consumarne sempre di più. Infatti, quando ingeriamo dello zucchero (o i carboidrati ad alto indice glicemico come la pizza, il riso e la pasta) il cervello va incontro a modificazioni uguali a quelle che si verificano dopo l’assunzione di droghe come la morfina o la cocaina. E nel momento in cui smettiamo di assumerlo, siamo costretti ad affrontare vere e proprie crisi di astinenza.

Per ripristinare il funzionamento sano dell’organismo è necessario eliminare la maggior parte dei cibi che consumiamo abitualmente.

Questo significa intraprendere un percorso di disintossicazione per permettere al corpo di liberarsi dalle sostanze tossiche.

La frutta e la verdura sono gli alimenti più idonei a ripristinare il naturale andamento delle funzioni vitali.

Soprattutto quando si possono mangiare crudi.

In natura, infatti, le specie simili all’uomo (gorilla, oranghi, scimpanzé, bonobo) si nutrono di bacche, germogli e foglie verdi, che non consumano in quantità esagerate come facciamo noi, ma gustano fino a quando raggiungono il naturale stop della fame.

Si è visto che queste specie non soffrono di diabete, bulimia, anoressia, obesità e tutte le altre patologie che affliggono la specie umana, perché il contatto con la natura unito a un’alimentazione sana e frugale permette al corpo di mantenere la sua vitalità anche durante la vecchiaia.

Scegliere di abbandonare uno stile alimentare dannoso per la salute significa avviare un processo spontaneo di disintossicazione.

Durante questa depurazione l’organismo si libera dai veleni rilasciando le sostanze tossiche che ha accumulato.

E i vari sintomi sgradevoli (muco, mal di testa, dolori, spossatezza) segnalano che il corpo ha iniziato un processo di guarigione.

È importante comprendere che la mente può giocare brutti scherzi.

La dipendenza, infatti, spinge a ripristinare le abitudini nocive suscitando un desiderio insaziabile dei cibi dannosi cui siamo assuefatti.

Per superare le crisi di astinenza occorre dare ascolto alle parti bulimiche della personalità senza lasciarsi travolgere dai loro bisogni e senza ricadere nelle cattive abitudini.

Un percorso ponderato di cibi di transizione permette di raggiungere in maniera efficace e senza drammi uno stile alimentare improntato al benessere e alla salute.

Evitare i piatti raffinati e malsani (incentivati da un mercato alimentare privo di scrupoli) significa percorrere un cammino di conoscenza e autonomia volto a liberarci dalla dipendenza di cui siamo prigionieri.

La migliore cura per tutte le malattie è l’efficienza del corpo e consiste nel riconquistare uno stile di vita sano e naturale.

Mangiare alimenti freschi, senza elaborate preparazioni gastronomiche, permette di ripristinare le funzioni di autoguarigione dell’organismo e crea le premesse per un diverso modo di vivere: libero dai bisogni indotti da interessi economici poco attenti alla salute e capace di accogliere il valore di ogni vita.

Carla Sale Musio

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Ott 25 2018

LA RIVOLUZIONE È NELLE SCELTE DI OGNI GIORNO

Consideriamo lecito, morale e indiscutibile utilizzare gli animali per i nostri scopi.

Non ci sfiora l’idea che queste creature siano esseri viventi: capaci di provare dolore proprio come noi.

E siamo certi di non commettere alcun crimine uccidendoli per il nostro divertimento.

Ma cosa ci rende così sicuri nel decidere la loro morte?

Sono convinta che l’insensibilità della specie umana sia il sintomo di una grave patologia.

Uccidere è sempre un atto criminale.

E diventa una malattia quando è considerato divertente.

La mancanza di empatia è la manifestazione di una disfunzione psicologica: segnala la scissione tra ragione e sentimenti.

E provoca gravi conseguenze nella vita di tutti i giorni.

La violenza che imperversa dappertutto ne è il sintomo più evidente.

Le leggi che sosteniamo interiormente, infatti, sono le stesse che l’inconscio trasferisce nella quotidianità, applicandone i principi.

Se affermiamo la liceità di ammazzare per divertimento stabiliamo inconsciamente che l’opportunismo e la crudeltà possono imperversare senza remore.

Un tacito assenso asseconda le scelte criminali che stanno distruggendo la nostra salute, e affonda le sue radici nei gesti di ogni giorno.

L’insensibilità è la norma che accompagna le nostre preferenze alimentari.

Quando facciamo la spesa scegliamo i corpi insanguinati di tante creature innocenti, senza pensare al dolore che abbiamo inflitto e senza sentirci colpevoli per questo.

Al contrario!

Cuciniamo quelle carni straziate convinti di compiere un gesto d’amore verso noi stessi e verso gli altri commensali.

Tuttavia, con la medesima incoscienza applichiamo gli stessi principi di indifferenza e crudeltà alla nostra salute, lasciando che la mancanza di empatia nasconda alla coscienza i danni che questa decisione comporta.

Preferiamo ignorare che i prodotti di origine animale sono la causa principale di tante malattie giudicate incurabili.

Infatti, mantenere attiva l’incoscienza che guida la maggior parte delle scelte alimentari significa nascondere la disumanità del nostro stile di vita, cancellando dalla consapevolezza le tracce degli orrori necessari a solleticarci il palato.

L’ottundimento indispensabile a sostenere il mercato alimentare è la conseguenza della tossicità del cibo che consumiamo e il frutto di un’abile manipolazione pubblicitaria.

La droga alimentare è onnipresente, colora i nostri giorni di festa e diventa il pretesto per riunioni di ogni tipo.

Che festa sarebbe senza le ghiottonerie preparate con le carni di qualcuno?

Più importante è l’occasione e più numerosi saranno i corpi immolati sulle nostre tavole imbandite.

Oggi l’uccisione e l’incoscienza tengono in piedi interessi smisurati.

Per spezzare questa catena di violenza e omertà bisogna avere coraggio.

La scelta di rispettare gli animali è impopolare, nonostante innumerevoli ricerche ne confermino il valore ecologico, etico e salutista.

Si preferisce ignorare che gli allevamenti intensivi sono i maggiori responsabili della deforestazione, dell’effetto serra e della fame nel mondo.

Il narcisismo patologico, indotto ad arte dagli interessi dell’economia, ci tiene schiavi della prepotenza e vittime di una pericolosa irresponsabilità.

In questo modo coltiviamo l’incoscienza, rendendoci prigionieri di pubblicità ingannevoli e senza scrupoli.

Smettere di consumare prodotti animali vuol dire informarsi e ragionare con la propria testa.

Ma soprattutto significa ascoltare la voce della coscienza.

Quel principio morale che conosce il valore di ogni vita e parla al nostro cuore.

L’etica della reciprocità è il fondamento della dignità, della convivenza pacifica, della legittimità, della giustizia, del riconoscimento e del rispetto.

La regola d’oro:

“Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te.”

È una norma ancestrale.

Il cuore la conosce d’istinto.

Senza bisogno di parole.

Carla Sale Musio

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Ott 18 2018

LA PICCOLA FATTORIA DEGLI ANIMALI

Forse i telegiornali non ne parlano…

Ma, se ci guardiamo intorno, possiamo scorgere tante piccole luci che illuminano il buio e seguire l’esempio di quanti hanno affrontato con determinazione le difficoltà fino a concretizzare un progetto che appariva impossibile. 

A volte inseguire un sogno può sembrare un’utopia, l’abbaglio di una mente immatura e priva di senso pratico, ma chi ha osato sfidare il pregiudizio camminando sul filo della propria emozione ci mostra la possibilità di conquistare una nuova autonomia e di costruire una società migliore.

È per questo (e per la grade ammirazione che ho per lei) che ho chiesto a Federica Trivelli di raccontare come è riuscita a realizzare il suo desiderio più grande:.

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La Piccola Fattoria degli Animali

un rifugio dedicato ai maiali salvati dal macello e dagli allevamenti intensivi

(ma all’interno del quale sono ospiti anche tanti altri animali che arrivano dai maltrattamenti e dall’abbandono)

Ciao Fedy!

Vuoi raccontare com’è nata questa idea e quali sono stati i passi che nel 2009 ti hanno portata a realizzarla?

Per iniziare, ti racconto una breve storia che ti sorprenderà.

Mia madre, lo scorso anno, tre giorni prima del mio compleanno, mi disse che dovevo nascere l’11 Novembre.

Tutti mi aspettavano quel giorno con trepidante attesa, insomma in ospedale era già stata decisa quella data.

Un caro amico di mio padre (anche lui un appassionato cacciatore, purtroppo), nato l’11 Novembre, desiderava moltissimo farmi da padrino.

Ma quel fatidico 11 Novembre fu un giorno interminabile, perché non mi decidevo mai a uscire dal pancione di mia madre, lasciando tutti nello sgomento.

L’11 Novembre passò e i dottori non riuscivano più a dare una data di nascita certa a mia madre.

Il cacciatore, ormai rassegnato, abbandonò quindi il suo desiderio, ma nei giorni successivi, ci fu un altro uomo (il migliore amico di mia madre, un avvocato) che espresse il suo volere di farmi da padrino.

Bene, mi decisi finalmente ad arrivare nel mondo 11 giorni dopo.

Capisci ora?

La mia anima aveva scelto: la mia nascita non devessa essere “sporcata” da un “legame” con un cacciatore.

Scelsi quindi di nascere dopo, e un uomo che non si macchiò mai di sangue uccidendo vite innocenti, diventò il mio padrino.

Ti ho raccontato questo per farti capire che ci sono legami inscindibili, radicati nel DNA, e questo è il mio legame con Madre Natura.

E ora ti spiego come è nato il Rifugio.

Nelle mie esperienze come attivista animalista/ambientalista in Italia, in Inghilterra e negli Stati Uniti, porto dentro di me, nel mio profondo, ricordi di posti che ho visitato, odori che ho percepito, immagini che ho visto, suoni e urla che ho udito legati a delle realtà agghiaccianti che le lobby e le multinazionali tengono nascoste e non hanno interesse a far conoscere, perché altrimenti il loro business cadrebbe.

E mi riferisco agli allevamenti intensivi e ai macelli, per fare un esempio.

Ci fu un evento, in particolare, che cambiò radicalmente la mia vita.

Negli anni ’90, quando vivevo in California, una notte d’estate, mi trovavo con altri attivisti all’interno di un enorme allevamento intensivo di maiali.

Avevo 18 anni.

Ed eravamo lì dentro per filmare, fotografare e portare la nostra testimonianza nel mondo, affinché la gente prendesse coscienza delle atrocità che avvenivano in quei luoghi di morte, violenza, sofferenza, agonia e solitudine.

Quella notte, ma non soltanto quella notte, fu terribile, ma avevamo una missione da compiere e doveva essere portata a termine come deciso.

All’improvviso, vidi in un angolo, chiusa in una gabbia strettissima, una scrofa enorme e accanto a lei tutti i suoi piccoli.

Erano meravigliosi.

Lei maestosa, sembrava un grosso orso rosa dalle grandi orecchie

Alcuni suoi piccoli erano rimasti schiacciati.

Lei non poteva muoversi e non riusciva più ad alzarsi.

Fu terribile vederla in quello stato.

Mi avvicinai a lei e le accarezzai la schiena.

Lei si voltò e mi guardò dritto negli occhi: ebbi una scossa dalla testa fino ai piedi.

Aveva gli occhi azzurri, occhi che sembravano umani.

Rimasi scioccata.

E poi guardò i suoi piccoli, e mi fissò ancora.

In quell’istante ci fu un incontro di anime, e qualcosa di magico e visceralmente profondo accadde quella notte.

In un secondo avevo percepito tutto il suo dolore, la sua agonia e la sua solitudine.

E avevo capito cosa mi stava chiedendo: salvare i suoi figli.

Corsi dagli altri attivisti, volevo portare al sicuro lei e la sua famiglia.

Salvammo tutti i suoi piccoli che, nel retro del furgone, sotto il bagliore della luna amica, russavano come neonati.

Ma, purtroppo, in quel preciso momento non fu possibile salvare lei.

Le promisi che sarei tornata la notte dopo.

I suoi occhi penetrarono nei miei e poi posò la sua testa in un angolo.

La notte seguente tornammo in quel capannone, ma lei non c’era più.

Guardammo in lungo e in largo, ma lei era sparita.

L’avevano macellata la mattina.

Non me lo perdonai, per me fu un totale fallimento.

Ancora oggi, dopo trascorsi molti anni, non sono ancora riuscita a perdonarmi per non essere riuscita a salvarla.

Non dimenticherò mai i suoi occhi e il suo sguardo.

E spesso le ho chiesto perdono per aver fallito.

Così come chiedo perdono a tutti quegli animali che non riesco a salvare.

Da quella notte promisi a quella bestiona dalle grandi orecchie che sarei stata la loro voce e che un giorno, non lontano, avrei creato un Santuario enorme a loro dedicato, per regalare loro vita, rispetto, libertà, dignità, pace e serenità.

Un patto solenne, inscindibile ed eterno.

Un patto di sangue e di anime.

Parole molto forti e profonde le mie, ma chi vive come me la missione come attivista ne comprende perfettamente il significato.

E così con moltissimi sacrifici, enorme passione e grande determinazione è nato il Rifugio a loro dedicato.

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Che storia dolce e insieme terribile!! Ci puoi raccontare quali erano le tue insicurezze nel combattere e dare forma al tuo progetto e alla tua missione?

Non ne ho mai avuta nessuna.

Ho sempre saputo dentro di me quale fosse il mio cammino, la strada che dovevo seguire.

Ho avuto momenti difficili, in cui ho sofferto molto, o quando senti che tutto è più difficile o non va nel verso giusto o come vorresti tu.

Ma è la vita, e ho capito che erano prove da superare e che mi hanno resa la persona che sono oggi.

Ogni evento, ogni esperienza, ogni persona che incontriamo nel nostro cammino non è mai a caso.

Succede perché dobbiamo fare un percorso, e imparare.

Nulla è a caso, mai, avviene sempre per una ragione.

E, soprattutto, nessuno di noi è qui sulla Terra per caso.

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Quali sono stati invece i tuoi punti di forza?

Avere un obiettivo, un ideale, ovvero una missione nella vita.

Sapere di aver trovato il mio posto nel mondo e di fare la mia parte per cambiare e migliorare la nostra umanità, cambiando, migliorando prima me stessa.

Se vuoi cambiare il mondo, devi prima cambiare te stesso.

Sono un’idealista e una passionale per natura, chi mi conosce bene, lo sa questo.

Il fatto di crederci profondamente, di lavorare sodo, in squadra, con tenacia, determinazione e perseveranza, e nel meglio delle mie possibilità.

Ecco, questo è stato il mio punto di forza.

La mia perseveranza.

Il dire a me stessa: “Non mollare Fedy, ce la farai. Ce la faremo. E ancora di più se tutti noi resteremo uniti”.

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Come hanno reagito le persone che avevi attorno?

È un discorso lungo, articolato, complesso, delicato, e molto personale e riservato.

Ognuno ha la sua testa, il suo carattere, le sue emozioni, le sue esperienze di vita, come è giusto che sia. In generale, ti rispondo così: qualcuno ha reagito bene e mi ha seguita o mi ha confortata o detto di andare avanti.

Altri hanno cercato di mettermi i bastoni tra le ruote.

E qualcuno in amore mi ha persino chiesto di scegliere.

Ma finisco questo pensiero dicendoti che non ho mai avuto bisogno delle pacche sulle spalle da parte di nessuno per fare le cose in cui credo.

E non ne avrò mai bisogno.

Non cerco gloria, audience, eroismo, protagonismo, riconoscimenti personali, ringraziamenti per quello che faccio per il Pianeta.

Lo faccio perché ci credo visceralmente, perché è il mio credo, la strada che la mia anima ha scelto di percorrere, un compito da portare avanti con onore, rispetto e dignità, e per il quale ho trovato il mio posto nel mondo.

Capisci?  

Fare di questo mondo un posto migliore per tutti in cui vivere dovrebbe essere un impegno collettivo.

Parliamo della nostra umanità.

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Quali sono state le tappe importanti che hai dovuto percorrere?

Ogni tappa lo è stata, per portarmi a fare meglio, a migliorare, a crescere, e a diventare più forte.

La vita è fatta di incontri e insegnamenti preziosi.

Le mie esperienze di vita e di volontariato come attivista animalista/ambientalista sono state un profondo insegnamento per me.

E così anche le mie amicizie.

I miei affetti più cari.

Gli uomini ai quali sono stata sentimentalmente legata, e grata per il loro supporto.

I rapporti umani che insegnano a evolverci sono un grande insegnamento.

Il rapporto con gli animali che mi insegna ogni singolo giorno quanto noi umani abbiamo da imparare da loro è la mia scuola di vita.

E sai che ti dico?

Che si impara qualcosa ogni giorno.

Il segreto è capire cosa, condividerlo e custodirlo come un insegnamento prezioso.

Ho fatto un pezzo di strada e ce l’ho fatta, il Rifugio esiste e sono grata a coloro che mi hanno aiutata a realizzarlo, ma ho ancora tanta strada da fare, da imparare, compiti da portare avanti.

La vita è un viaggio e io dico sempre che è il viaggio più entusiasmante che si possa fare.

Ho chiesto all’Universo di darmi la possibilità di incontrare grandi persone con cui fare grandi cose per il Pianeta e per la nostra umanità.

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Gestire un rifugio non è un’impresa facile, quali sono le difficoltà che incontri ogni giorno?

Il Rifugio è completamente autofinanziato e vive del mio stipendio e delle donazioni che ricevo tramite la mia piccola associazione di volontariato “La Vie en Rose Onlus”, donazioni che arrivano da persone affezionate al Rifugio da tempo e alle quali sono profondamente grata.

E sono donatori non soltanto in Italia, ma anche all’estero.

Mi divido tra il lavoro che svolgo al Rifugio e che è una naturale passione, e quello che svolgo al pomeriggio, in una grande società di ingegneria, per portare i soldi a casa a fine mese e mantenere me stessa e garantire il meglio a tutte le creature meravigliose del Rifugio.

La gestione del Rifugio è un impegno, una responsabilità e doveri quotidiani, e non puoi permetterti di sbagliare quando ci sono delle vite in gioco.

Porto avanti questo progetto facendo del mio meglio e con le risorse che ho accanto (i volontari) al massimo delle mie possibilità.

Poiché ho fondato questo Rifugio con il sudore e la passione, sta a me cercare le migliori risorse perché diano un valore aggiunto al progetto.

Sono molto attenta e selettiva nella ricerca dei volontari e dei collaboratori: desidero il meglio per questo progetto.

I miei volontari sono brave persone, sanno lavorare in gruppo e vogliono bene agli animali, e questo è quello che conta per me.

Nel mio ruolo ho responsabilità legali, organizzative, economiche e gestionali.

Ho scelto io questo cammino e intendo percorrerlo fino alla fine.

E poi c’è la parte dura della storia, sai?

Quando entri in quei luoghi terribili, poi quando ne esci, devi abituarti a ritornare alla vita di tutti i giorni, e a recitare una parte, proprio come un attore.

E chi ha visto l’orrore da vicino, come ho fatto io, sa molto bene cosa intendo dire….

Sono scelte.

E la vita è fatta di scelte.

Le scelte comportano dei sacrifici, e i sacrifici sono necessari per arrivare agli obiettivi che ci prefiggiamo.

Gli attivisti so che capiscono bene le mie parole: c’è un alto prezzo da pagare nella propria vita sociale e privata.

Ma ripeto, sono scelte.

E ognuno segue la sua strada.

E quando il tuo compito è diffondere un messaggio di pace, libertà, compassione, amore, rispetto, ti interfacci con il mondo, con mille teste e cervelli diversi.

E devi saper esprimerti e agire nel migliore dei modi.

Metti la collettività di fronte alle ingiustizie verso gli animali e ai disastri che facciamo nel nostro ambiente giornalmente.

Noi attivisti sensibilizziamo, portiamo un messaggio nel mondo.

Ognuno lo recepisce a suo modo, e reagisce con il suo libero arbitrio.

Non le chiamo “difficoltà” ma “responsabilità”.

Spero di aver risposto alla tua domanda.

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Hai risposto e mi fai riflettere… cosa ti spinge a fare quello che fai?

Tutte le cose orribili e inimmaginabili che vedo ogni volta che entro in quei luoghi terrificanti insieme con altri attivisti.

È qualcosa che non potrà mai dimenticare.

Fa parte di me.

Lo sai, sono un’idealista.

È il mio credo a spingermi.

Il mio amore per Madre Natura e Madre Terra.

Il rispetto per il Pianeta e la piena consapevolezza che la vita è un grande dono che ci è stato donato dal Cielo, e non dobbiamo darla per scontato.

Siamo tutti parte di un tutt’uno e siamo connessi gli uni con gli altri.

Rispetto profondamente la vita e la libertà, ed è per questi valori che mi batto.

Sono molto legata al popolo dei Nativi d’America.

Loro credono che quando il sangue di un uomo si mischi con quello di un animale, l’uomo e l’animale diventino una sola cosa, un’unica entità, una sola anima.

È vero.

Ho scelto di dedicarmi in particolar modo ai maiali per la ragione che ti ho spiegato, per quell’incontro che ha cambiato la mia vita.

Loro sono anime meravigliose, sono creature viventi con grande dignità, forza e saggezza, con un grande senso della famiglia, estremamente riservate, intelligenti, protettive e curiose.

Sono animali estremamente sensibili, percettivi, calmi e pacifici.

Sanno essere terribilmente divertenti e grandi amici.

Sono animali molto puliti e adorano sdraiarsi sulla paglia e ricoprirsi di fango all’aperto per proteggersi dalle scottature e dalle punture degli insetti.

La gente pensa che siano sporchi, ma probabilmente non sa che negli allevamenti intensivi di oggi, gli animali sono ammassati a migliaia in sporchi capannoni senza finestre e stipati in gabbie metalliche.

Questi animali non faranno mai nulla di naturale e importante per loro e non sentiranno mai il calore del sole o respireranno aria fresca fino al giorno in cui saranno caricati sui camion diretti ai macelli e ammazzati senza pietà.

I maiali sono animali socievoli, anche se restano territoriali e diffidenti.

Con loro non devi mai dare nulla di scontato, devi guadagnarti la loro fiducia.

E hanno quegli occhi che sembrano umani…

E poi lo sai, nella scala alimentare e sociale, sono considerati “gli ultimi degli ultimi”, ed è per questo che al Rifugio loro sono invece i veri protagonisti.

Quelli che hanno scritto un nuovo capitolo della storia.

.

Hai mai pensato di mollare tutto?

MAI!

Neanche per una frazione di secondo.

Sono una testa dura, sai?

Come può mollare una persona che crede ciecamente e visceralmente in quello che fa?

Come può mollare una persona che ha trovato la propria strada?

Come può mollare una persona che ha una missione nel mondo da portare avanti?

“Mollare tutto” non fa parte del mio DNA.

La causa è la mia vita.

Io sono sposata con la causa.

Tutto questo ha un valore inestimabile e ineguagliabile.

Senza prezzo e di una forza accecante.

Gli attivisti, le persone che dedicano la loro vita alla causa, a un ideale possono capire perfettamente le mie parole.

È un qualcosa di profondo che hai radicato dentro di te, nelle viscere, nel sangue, in ogni parte di te, e che niente e nessuno potrà mai portarti via.

Mai!

.

Cosa ti motiva a continuare?

Io, come molti altri attivisti impegnati nella causa, stiamo facendo questo per la nostra umanità.

Ecco cosa mi motiva a continuare.

Come ben sai, le nostre scelte di vita (in questo caso alimentari) hanno un fortissimo impatto sull’ambiente per il quale ho un grandissimo rispetto.

E, spesso, da parte del consumatore ci sono scelte che compie inconsapevolmente quando decide di nutrirsi di prodotti animali.

Se la collettività viene informata su quello che realmente accade in quei luoghi, ha la possibilità di decidere e fare la sua scelta.

E non potrà mai dire: “Non lo sapevo”.

Cambiamenti climatici, riscaldamento globale, povertà, fame nel mondo, deforestazione, scarsità d’acqua (…la lista non è finita ed è lunga, sai?).

Chi è l’artefice di tutto questo?

L’uomo, ovviamente, con i suoi disastri che combina giornalmente.

Amo profondamente Madre Terra e non voglio vederla distrutta per colpa dell’uomo.

Sono qui, forte, sana, in piedi e viva, non seguo le masse, lotto ogni giorno, cercando di dare il mio contributo.

Il Rifugio gioca un ruolo fondamentale, essenziale sull’argomento “empatia”.

In sostanza non mangi colui che è amico.

“Lavorando” sull’empatia, sulle emozioni, sul lato sensibile degli uomini, sui “sentimenti” insomma, la gente smette di mangiare carne.

E credimi, nonostante tutto l’orrore che ho visto, mi sono promessa, nel mio “ruolo”, di non imporre niente a nessuno.

Perché l’imposizione porta alla sconfitta totale.

Tu non immagini quanta gente da tutto il mondo mi scriva per dirmi che, seguendo le avventure dei teneri ciccioni sulla pagina di Facebook (La Piccola Fattoria degli Animali/The Little Animal Farm), si è intenerita così tanto che ha smesso di mangiare carne.

Riesci a capire la grande forza, l’importanza e la potenza che c’è in questo messaggio?

La costante e quotidiana divulgazione del messaggio porta a un risveglio di coscienza a livello mondiale, affinché la gente si renda conto che una vita senza crudeltà e uccisioni è possibile.

È una scelta non soltanto etica, mi spiego?

Ma economica, sociale, ecologica e salutistica.

E ne va della sorte del nostro meraviglioso Pianeta.

Ti ricordi la frase “Chi salva una vita, salva il mondo intero”?

Bene, questa frase esprime tutto.

.

Quali sono le soddisfazioni che ricevi?

Vedere un risveglio di coscienza mondiale, sempre più persone sensibilizzate.

Tutto questo è contagioso, motivante e porta ispirazione.

È possibile cambiare il mondo, ma prima dobbiamo cambiare noi stessi.

E poi un cuore alla volta.

E un passo alla volta.

Vedere felici gli animali che hanno sofferto terribilmente è meraviglioso.

Con chi ha un ideale di vita e si impegna per fare di questo mondo un posto migliore si instaura un rapporto profondo: è meraviglioso vivere in pace e armonia con i propri simili (gli umani) e con ogni specie vivente.

Vedere la pace, la vita, la libertà, il rispetto, l’amore, la felicità nel mondo tra le persone e nel nostro rapporto con gli animali ha un valore encomiabile.

Ecco le soddisfazioni che ricevo.

Ed è immenso.  

.

Qual è il tuo sogno?

Un mondo vegano, ovviamente.

Un mondo diverso, dove ogni specie vive in pace e armonia.

Un Movimento in Italia finalmente unito per la causa e la missione, perché solo insieme si vince, con strategia, organizzazione e spirito vincente.

Sempre più attivisti sentono questo desiderio e cercano di unire il Movimento.

Ma da sempre ho un grande sogno nel cassetto, per il quale il mio cuore non ha mai smesso di battere.

Ma per arrivare alla sua piena realizzazione, ho bisogno di avere uno sponsor potente, una grande voce per gli animali e l’ambiente, per poter creare quello che ho in mente, ovvero un Santuario dedicato ai maiali salvati dal macello, dagli allevamenti intensivi e dai laboratori di vivisezione, ma anche dedicato ai cinghiali salvati dalla caccia e dal bracconaggio(quelli che rimangono feriti o orfani durante le battute di caccia e che reintegrati morirebbero perché troppo deboli).

Perché i cinghiali mi chiederai?

Mio padre ne ha ammazzati talmente tanti da farmi restare traumatizzata.

Vedi?

Alcune donne cercano il marito, l’uomo ideale.

Trovarmi marito è l’ultima cosa che mi interessa.

Io cerco uno sponsor che mi aiuti a fare qualcosa di grande per il Pianeta e per la nostra umanità, e solo con il suo aiuto possiamo farcela insieme con la mia squadra.

Sogno un RISVEGLIO DI COSCIENZA MONDIALE, affinché ci sia rispetto per gli uomini, gli animali, ogni essere vivente, l’ambiente, Madre Terra.

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Qual è la tua paura?

Ti rispondo così: non voglio averne.

E quando ne ho, cerco subito di spostare l’attenzione sui pensieri postivi, perché è su quelli che voglio concentrarmi, sulla realizzazione delle cose che voglio fare, ricordando sempre a me stessa di dare il massimo e fare il meglio in ogni momento.

Capisci?

Voglio che l’energia positiva vada sulle cose positive.

E ti ripeto, credo visceralmente in quello che sto facendo e nella missione che porto avanti.

Ognuno di noi deve essere contagioso in quello che fa, e contagiare gli altri, e contribuire a fare di questo mondo un posto migliore per tutti in cui vivere, uomini e animali.

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Che cosa vorresti veder realizzato nei prossimi anni?

Ovviamente il Santuario dedicato ai maiali e ai cinghiali (ma nel quale vivrà ogni animale il cui sguardo incroceremo nel nostro cammino e che avrà bisogno di aiuto) che ergerà su immensi ed estesi ettari di terreno.

Ci saranno alberi, fiori, un’unità abitativa per il presidio giornaliero e notturno, un piccolo ambulatorio per le urgenze.

Un team di persone fidate, motivate e che hanno voglia di darsi da fare per dare un valore aggiunto al progetto.

E tutto questo potrà essere realizzabile grazie al supporto di un grande Sponsor che ci aiuterà a fare la storia, e che sono certa sarà orgoglioso di aver finanziato questo progetto.

Saranno salvate moltissime vite.

Ci sarà un grande risveglio di coscienza collettivo.

Un’estensione della diffusione del messaggio etico.

Un maggior rispetto tra le persone, per gli animali, per l’ambiente.

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Secondo te cosa rende una vita degna di essere vissuta?

Avere una ragione per vivere e per la quale combattere ogni giorno.

Si deve vivere, non sopravvivere.

È importante seguire il proprio cuore, saperlo ascoltare e comprendere dove ti vuole portare.

L’universo ci manda segnali continuamente per farci capire quale sia la nostra strada da percorrere.

Io ho capito quale è il mio compito, la missione che devo portare avanti, la mia vocazione.

E ho scelto gli animali e l’ambiente.

È fondamentale amare quello che si fa, bisogna metterci passione, crederci fino alla fine, anche nei momenti difficili.

Tutto ci rende più forti.

Bisogna perseverare, avere coraggio, rischiare, lottare con tutte le forze.

Ecco, sì, tutto questo è per me una vita degna di essere vissuta.

E quando il mio cuore si spegnerà, saprò di aver fatto la mia parte, di aver contribuito a scrivere un pezzo di storia per la salvezza del Pianeta.

Ma è un discorso più ampio, perché questo impegno etico riguarda la collettività, la nostra umanità.

E se non capiamo e impariamo che la vita che abbiamo non ci è stata donata per caso, ma per una ragione sacra (e sta a noi comprendere quale essa sia) e che siamo tutti connessi e parte di un Tutt’uno e che dobbiamo rispettarci, avremo fallito clamorosamente come esseri umani e non avremo capito quale sia veramente il senso magnifico della VITA.

Federica Fedy Trivelli

Vuoi sostenere “La Piccola Fattoria degli Animali” ?

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    PayPal: lapiccolafattoriadeglianimali@yahoo.it

    PostePay – Numero carta: 4023600642761169. Intestata a: Federica Trivelli. Codice Fiscale: TRVFRC73S62L219H

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Ott 12 2018

LA RELAZIONE TERAPEUTICA

Si chiama relazione terapeutica la comunione affettiva e professionale che coinvolge intimamente psicoterapeuta e paziente lungo un percorso di crescita personale.

Durante questo cammino, entrambi:

  • vivono un profondo coinvolgimento reciproco

  • si impegnano a perfezionare la conoscenza del mondo interiore

  • scoprono risorse nuove grazie al lavoro svolto insieme

La relazione terapeutica è un rapporto diverso da ogni altro e profondamente coinvolgente.

Tuttavia, è difficile raccontarlo perché tocca corde intime e soggettive.

La professionalità fa sì che in questa relazione i ruoli siano diversi:

  • lo psicoterapeuta sostiene la crescita del paziente utilizzando il colloquio e le domande

  • il paziente si apre all’ascolto di sé impegnandosi ad accogliere ciò che nel suo mondo interno ancora non conosce o non gli piace

In questa disparità di compiti sono contenuti i semi del cambiamento.

Per entrambi.

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Ma quali sono le caratteristiche di questa relazione?

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A differenza di altri rapporti affettivi la relazione terapeutica prevede una conclusione.

Ed è proprio questo punto di arrivo a sostenere l’impegno dei partecipanti.

Quando il lavoro è svolto con successo, infatti, paziente e psicoterapeuta sentono il bisogno di separarsi per verificare in autonomia le conquiste realizzate.

Tuttavia, come ogni altro rapporto profondo e significativo anche la relazione terapeutica lascia un segno importante nell’anima ed entrambi serberanno nel cuore il ricordo l’uno dell’altro.

Oltre alla disparità dei ruoli e alla sua indispensabile conclusione, perché una relazione possa definirsi terapeutica deve essere frutto di un percorso interiore svolto con impegno e maestria.

I punti salienti di questo lavoro possono riassumersi in tre passaggi fondamentali:

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  1. ASCOLTO partecipe e attento della vita emotiva e della sensibilità individuale

  2. SCOPERTA di nuove possibilità espressive

  3. CAMBIAMENTO progressivo e duraturo

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Vediamoli nel dettaglio:

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ASCOLTO

L’ascolto del mondo interiore presuppone una grande capacità empatica e una forte determinazione.

Non sempre è facile riconoscere i vissuti personali, soprattutto quando sono giudicati sconvenienti, disonorevoli o sgradevoli.

Occorrono coraggio e onestà per accogliere gli aspetti rifiutati di sé.

Spesso il razzismo si annida in fondo all’anima, impedendo alle parti immature della psiche di evolvere e regalarci risorse preziose.

SCOPERTA

Calarsi con sincerità nelle profondità di se stessi significa mettere ordine nel proprio passato, e questo porta con sé un diverso modo di leggere gli avvenimenti.

Le nostre conclusioni, infatti, prendono forma durante l’infanzia, in una fase della vita in cui il cervello non possiede ancora le risorse necessarie per una valutazione adeguata della realtà.

Tuttavia, una volta tirate le somme difficilmente torniamo a esaminarle e su quelle prime basi costruiamo la nostra personalità e le nostre valutazioni.

Riprendere in mano le chiavi del mondo interiore significa ripercorrere le tappe della vita con la maturità conquistata nel corso degli anni.

Questo cammino scioglie i nodi che imprigionano i pensieri, liberando l’energia intrappolata e permettendo di cogliere nuove opportunità nelle cose di sempre.

CAMBIAMENTO

Il cambiamento è la conseguenza dell’ascolto e della scoperta di un modo di essere più ampio e variegato.

È un passaggio di crescita che avviene per gradi e porta con sé nuove prospettive.

Ogni trasformazione interiore scaturisce dal progressivo riappropriarsi dei propri talenti e spesso conduce alla scoperta della missione che siamo venuti a svolgere in questa vita.

In una prima fase la razionalità non permette di accogliere il tumulto emotivo.

Tuttavia, quando la fiducia e il coraggio trovano il giusto posto accanto alla ragione, il cuore apre le proprie memorie rivelando i sentimenti più intimi.

La realizzazione personale è frutto di un lavoro capace di integrare il passato e il presente in una nuova comprensione dell’esistenza.

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L’ascolto di sé, la scoperta delle proprie risorse ancora inutilizzate e il cambiamento che ne consegue sono le chiavi che permettono di accedere a un diverso modo di porsi davanti agli avvenimenti e costituiscono l’obiettivo perseguito dallo psicoterapeuta e dal paziente nel corso di una relazione professionale ed efficace.

La valutazione del cambiamento determina la necessità dell’autonomia e la fine del lavoro svolto insieme.

Infatti, come tutti i rapporti che fanno crescere anche la relazione terapeutica alimenta il bisogno di indipendenza.

Uno psicoterapeuta può definirsi tale solo quando aiuta i suoi pazienti a muoversi autonomamente nella vita.

Questo non significa che in seguito non ci si debba più incontrare.

Può succedere di avere la necessità di un confronto e di percorrere insieme un ulteriore tratto di strada.

Ogni volta, però, la fine della relazione farà parte degli obiettivi da raggiungere.

Nessun rapporto può essere terapeutico se non prevede l’indipendenza.

La relazione terapeutica è un percorso di crescita volto a far emergere la libertà di ciascuno.

Carla Sale Musio

leggi anche:

MA QUANTO DURA UNA PSICOTERAPIA?!

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Ott 05 2018

ANIMALI, BAMBINI E GENITORIALITÀ

Osservando la mole di ricerche sulla genitorialità potremmo ragionevolmente pensare che il cucciolo dell’uomo sia la creatura più felice e realizzata della terra.

Abbiamo tanti libri che spiegano quale sia modo giusto di aiutare i bambini a crescere e schiere di esperti pronti a suggerirci come comprendere, ascoltare e capire i nostri figli.

Ciò nonostante, dietro alla maggior parte delle problematiche psicologiche si nasconde una sofferenza vissuta durante l’infanzia.

L’etologia evidenzia una maggiore capacità di entusiasmarsi tra i piccoli delle altre specie e ci segnala che gli esseri umani sulla la scala della felicità non reggono il confronto con gli animali.

È vero che le madri delle altre specie non hanno bisogno di lavorare per vivere e possono permettersi di trascorrere con i loro figli tutto il tempo necessario.

È vero che l’assenza di manuali pedagogici e psicologici permette a queste mamme di ascoltare l’istinto e costruire con i propri cuccioli una relazione capace di soddisfare la dipendenza fino a sentire il bisogno di avventurarsi nel mondo autonomamente.

Ma, nella ricetta della realizzazione personale l’ingrediente segreto che gli animali conoscono e noi ignoriamo totalmente è il rapporto intimo  con la natura.

Per tutte le altre specie la relazione con l’ecosistema rappresenta un insegnamento imprescindibile per imparare a muoversi nel mondo e crescere sani e forti.

Per i figli dell’uomo, invece, i criteri indispensabili sono l’educazione, la scuola e le norme sociali e, in nome dell’appartenenza al paese e alla famiglia, arrivano ad abiurare il proprio sentire.

Quando l’ascolto del modo emotivo è sostituito dalle regole e dagli specialisti, la psiche perde il contatto con la saggezza profonda e nelle mamme e nei papà si crea un pericoloso senso di insicurezza.

In questo modo prende vita un’educazione priva di risonanza interiore e si spalancano le porte alla violenza e alla crudeltà.

Al punto che ai nostri occhi appare lecito: maltrattare i propri figli per insegnargli a vivere.

La mancanza di un ascolto intimo genera sofferenza e spinge a proiettare le emozioni sgradevoli (rabbia, odio, angoscia, colpa…) su chi ne richiama le caratteristiche, dando forma allo sfruttamento, all’abuso e alle guerre che contraddistinguono la nostra specie.

Non voglio suggerire di imitare ciecamente i comportamenti degli animali.

Ogni specie incarna qualità diverse e gestisce risorse e difficoltà seguendo il proprio percorso evolutivo.

Voglio mettere in evidenza i danni che la prepotenza infligge ai nostri bambini.

Credo che un mondo senza violenza sia possibile, necessario e urgente.

Tuttavia, per realizzarlo ognuno deve fare un’attenta riflessione sui valori e sulle scelte quotidiane.

Una di queste è l’alterigia con cui uccidiamo impunemente le altre creature per soddisfare piaceri spesso effimeri e inutili.

L’arroganza ha delle gravi conseguenze sulla psiche e si ripercuote sull’educazione dei piccoli dando forma a una società carica di sofferenza.

Infatti, mentre ogni altra specie animale ama i propri figli per il piacere che la genitorialità porta con sé, l’uomo si arroga il diritto al possesso della prole pretendendo una devozione, un’abnegazione e una subordinazione sconosciute ai cuccioli di specie diverse.

Per il bene dei nostri figli imponiamo regole, esigiamo rispetto e prescriviamo scelte di vita come se fosse un nostro insindacabile dovere stabilire quale sarà il futuro delle persone che abbiamo messo al mondo.

Così, se per gli animali i compiti genitoriali terminano nel momento in cui i piccoli raggiungono l’età dell’indipendenza, per gli esseri umani l’autonomia è una conquista.

E spesso viene combattuta tra le mura domestiche, proprio perché si scontra con la pretesa paterna e/o materna di ricevere dedizione e sacrificio in cambio del dono della vita.

In questo modo la presunzione si infiltra nella vita di ogni giorno, generando umiliazioni, sofferenze e ribellioni, e provocando innumerevoli patologie.

Avere dei figli dovrebbe essere un piacere libero da ogni tornaconto e indipendente dalle scelte che i cuccioli faranno da grandi, ma gli esseri umani, travolti da una patologia mancanza di empatia, finiscono per dimenticarselo provocando innumerevoli danni a se stessi e al pianeta.

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Solo la specie umana pretende un potere decisionale sulle scelte dei figli, ben oltre l’età della dipendenza!

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L’abitudine al predominio e il disprezzo per la debolezza e per l’ingenuità ci portano a trattare con indifferenza le creature che giudichiamo incapaci di prepotenza o di furbizia.

L’abuso compiuto sugli animali si estende a chiunque incarni ai nostri occhi la stessa innocente arrendevolezza: bambini, donne, omosessuali, portatori di handicap, persone di colore…

Chi appare diverso e/o più debole è costretto a subire.

Tuttavia, questa prepotenza diventa il veicolo della paura perché il detto “mors tua vita mea” vale per tutti e, prima o poi, ognuno può finire vittima di chi possiede un potere maggiore.

Il narcisismo patologico che affligge gli esseri umani si ripercuote sulle nuove generazioni, dando vita a una catena di soprusi senza soluzione di continuità.

Fermarsi a riflettere è doveroso.

Dobbiamo imparare il valore dell’umiltà e riprendere contatto con la natura e con l’ascolto di sé.

La fratellanza e il diritto alla vita sono valori importanti per realizzare un mondo a misura dei bambini.

La relazione con le altre specie evidenzia il modo in cui ci rapportiamo alla diversità e all’ingenuità.

Disprezzare e sfruttare chi non può difendersi apre le porte all’angoscia e alla paura.

Onorare e valorizzare ogni creatura (a qualsiasi specie appartenga) significa costruire una società capace di far convivere la cooperazione con l’autonomia, l’individualità con la partecipazione e il rispetto con l’originalità che ognuno porta in dono alla vita.

Carla Sale Musio

leggi anche:

AMORE, ECOLOGIA & LIBERTÀ: imparare dagli animali

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