Archive for giugno, 2018

Giu 28 2018

AMORI SBAGLIATI

Perché mi innamoro sempre della persona sbagliata?

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Facendo il mio mestiere, questa è una domanda che si sente ripetere spesso.

Sembra quasi che un destino maligno si diverta a condurci tra le braccia di chi… non ci merita!

Ma siamo davvero le vittime di amori sbagliati o si tratta, piuttosto, di scelte inconsce?

Sono convinta che tante situazioni poco felici in un primo momento possano apparire così familiari da farci sentire a casa, spingendoci verso l’abbandono e la fiducia tipiche della fanciullezza.

Le nostre parti bambine si aspettano un risarcimento danni per i torti che hanno vissuto nel passato, e coltivano l’illusione che, da grandi, un partner possa compensare quelle sofferenze donando loro l’amore che i genitori non hanno saputo offrire.

Questa visione risente dell’egocentrismo e della dipendenza che caratterizzano i primi anni di vita.

Una volta adulti, infatti, siamo noi stessi a doverci prendere cura del Bambino Interiore, riservandogli le attenzioni e le cure che gli sono mancate.

A prima vista può sembrare un compito impossibile, quasi un film di fantascienza!

Come si fa a tornare indietro nel tempo per coccolare i bimbi che siamo stati?

Eppure…

La maturità si raggiunge quando nel mondo intimo le Parti Adulte decidono di adottare le Parti Infantili, occupandosene con la dedizione che avrebbero voluto ricevere dai genitori.

.

“Vorrei accudire il mio Bambino Interiore ma non so come fare.”

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Anche questa è una affermazione che sento ripetere spesso.

Il corpo è uno solo: cresce, cambia e diventa adulto.

Tuttavia nel mondo intimo convivono un’infinità di aspetti differenti.

Nell’inconscio siamo sempre: bambini, adolescenti, adulti, ingenui, saggi, folli, giocosi, ribelli, responsabili, incoscienti…

La vita interiore è composta da un numero illimitato di possibilità che, per vivere una vita soddisfacente, dobbiamo riconoscere e gestire.

Il bambino che siamo stati vive i suoi drammi in un eterno presente e attende che qualcuno si prenda cura di lui.

Da adulti dobbiamo aiutarlo a sentirsi protetto e importante, riconoscendo i traumi e il suo bisogno di giocare, accogliendo l’ingenuità e l’entusiasmo insieme al dolore e alle profondità che lo caratterizzano.

La capacità di osservare le cose da un’angolazione giocosa e innocente è un presupposto della saggezza.

E appartiene all’infanzia.

Prendersi cura del proprio Bambino Interiore significa lasciare il giusto spazio alla sua energia, liberando i doni e la vitalità della fanciullezza insieme all’equilibrio e alla competenza della maturità.

Questo processo di integrazione ci consente di costruire una relazione affettiva scevra dal bisogno di delegare ad altri la risoluzione delle angosce passate e capace di comprendere la fragilità insieme all’autonomia.

Di se stessi e del partner.

Troppo spesso l’aspettativa magica di un Principe Azzurro (o di una Principessa Azzurra) ci stimola a coltivare il sogno di un’unione in grado di sanare miracolosamente le sofferenze del passato esonerandoci dal percorso necessario ad evolvere le parti immature della psiche.

Su questo equivoco nascono tanti amori sbagliati.

Crescono sul presupposto di una compensazione affettiva e coltivano la pretesa di ricevere dall’altro la dedizione che siamo incapaci di darci.

Si tratta di una richiesta che spinge a idealizzare il partner e conduce inevitabilmente alla delusione, con il suo corollario di colpevolizzazioni, recriminazioni e rancori.

Infatti, quando il Bambino Interiore reclama l’amore incondizionato che avrebbe voluto ricevere dai genitori, la scelta ricade inconsciamente su chi sembra poterne compensare le mancanze e che, perciò, ne incarna anche i difetti.

Sono proprio quei difetti che ci fanno sentire a casa creando la magia di tante storie impossibili.

Atteggiamenti e comportamenti così familiari da passare quasi inosservati… diventano presto gli scogli che impediscono l’amore.

Un impulso infantile ci spinge a scegliere chi impersona le qualità idealizzate del genitore che avremmo voluto avere insieme a quelle del genitore che abbiamo realmente avuto.

Tuttavia, ripetere il dramma di un tempo non fa che reiterare lo stesso tragico finale.

Chi meglio di noi può sapere di cosa abbiamo bisogno per sentirci bene?

Per liberarsi dalle sofferenze antiche è necessario assumersi pienamente la responsabilità di sé, abbracciando il cucciolo interiore con l’amore che avrebbe voluto ricevere, piuttosto che abbandonarlo tra le braccia di un partner nella speranza di poter cambiare il finale della nostra storia passata.

Carla Sale Musio

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Giu 22 2018

CAOS INTERIORE & PACE NEL MONDO

La pace nel mondo è la conseguenza di un cambiamento della coscienza.

La rivoluzione decisiva avviene dentro se stessi e poggia sull’accoglienza della molteplicità che caratterizza la psiche e sulla capacità di tollerare il caos interiore che ne consegue.

È questo lo scoglio più difficile da superare se vogliamo costruire un mondo migliore.

Sapere che dentro di noi convivono infinite possibilità espressive è il primo step di un percorso che attraverso l’accettazione dell’incoerenza (corollario inevitabile della molteplicità) raggiunge l’integrazione interiore e la consapevolezza della Totalità, anche nella dualità in cui viviamo.

Ogni cosa richiama il suo opposto.

Tuttavia, permetterne la convivenza dentro di sé non è facile.

Bisogna sopportare l’incoerenza e la confusione, quel senso di insostenibilità che accompagna la saggezza insieme alla follia.

Significa comprendere che l’identità è soltanto un vestito che scegliamo di indossare più spesso degli altri e che possiamo decidere di cambiare in ogni momento.

Vuol dire tollerare che la bontà non può prescindere dalla cattiveria, che l’egoismo accompagna sempre la generosità, che la flessibilità porta con sé la rigidità e che la tolleranza richiama l’intransigenza. 

È difficile far convivere gli opposti nel mondo interiore senza sentirsi vittime di una pericolosa patologia psichica.

Eppure…

Dall’accettazione di questa complessità prende forma una società capace di abbracciare la diversità e di gestire la convivenza di tante creature differenti.

E uniche.

Dobbiamo assumerci la responsabilità della Totalità da cui tutti proveniamo e imparare che ogni evento è un’occasione per conoscere la nostra multiforme verità.

Anche quando a prima vista non ci piace.

Dietro ogni esperienza si nasconde un tesoro, un prezioso insegnamento che è necessario liberare per scoprirne le qualità.

Proprio come si fa con un diamante ancora grezzo.

Ogni cosa che ci succede è lo specchio del nostro mondo intimo.

E combattere non servirà ad altro che a far crescere la guerra.

Dentro e fuori di sé.

Occorre piuttosto apprendere a distillare la consapevolezza da ogni avvenimento.

Il loto cresce nel fango.

Così, la pace è la conseguenza di una Democrazia Interiore capace di accogliere senza combattere, lasciando emergere i doni preziosi nascosti dietro alle cose che non ci piacciono.

La nostra identità è l’Infinito.

Un Infinito che forse non riusciremo mai a padroneggiare totalmente in una vita sola, ma che ci guida verso una conoscenza sempre più ampia e sempre più intima.

Fino a raggiungere quell’integrità in grado di far convivere il particolare con l’universale, lo Ying con lo Yang, la luce con il buio, il bene con il male.

La rivoluzione è una trasformazione intima e profonda, un cambiamento nella lettura degli eventi, una magia capace di mostrarci ciò che siamo e farci diventare Tutto e Niente nello stesso momento.

Solo così la saggezza può prendere a braccetto la follia e danzare al ritmo della Vita attraversando le dimensioni.

Della coscienza come della realtà.

Carla Sale Musio

leggi anche:

TUTTO È ENERGIA

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Giu 16 2018

LA SAGGEZZA DEGLI ANIMALI

Travolti dalla presunzione di essere la specie più intelligente del pianeta pretendiamo di adeguare anche la Vita alle nostre necessità.

Necessità che dipendono dagli interessi dell’economia, dal pil, dallo spread, dall’indice mib… e che si impongono sull’ascolto di noi stessi trasformandoci in automi: privi di una propria volontà e di un proprio sentire.

È così che l’unica specie creata da Dio a sua immagine e somiglianza si lascia plasmare dai flussi di mercato da cui dipende per la propria sopravvivenza.

A ben guardare non sembra una scelta felice.

Tuttavia è quello che succede in tutti i paesi occidentali.

Coltiviamo un’arbitraria superiorità rispetto a ogni altra specie vivente e, occupati a inseguire il successo indispensabile per sentirci parte della nostra civiltà, non ci fermiamo mai ad osservare le culture, i comportamenti e gli stili di vita che appartengono agli animali.

Facciamo le spallucce e andiamo avanti impettiti.

Perché, si sa: le bestie sono poco intelligenti e non hanno proprio nulla da insegnarci!

Ignoriamo che la Vita possiede una profonda saggezza.

Un sapere che le altre specie riconoscono d’istinto e che noi sottovalutiamo, forti del diritto auto conferito all’utilizzo e alla distruzione di ciò che abbiamo intorno.

Trascuriamo l’ascolto partecipe e attento che rende gli animali capaci di uniformarsi alle esigenze dell’ecosistema.

Le bestie possiedono una sapienza ignota agli esseri umani.

Comprendono che la Vita rivela i suoi segreti a chi è in grado di riconoscerne il valore.

E possiedono una salute mentale che per noi non esiste più.

Vivono nel presente.

Lasciano che l’esistenza compia il suo percorso di momento in momento.

Senza ostacolarlo.

Hanno fiducia in ciò che accade.

Sanno che ogni esperienza evolve in un cammino di conoscenza che trascende la volontà del singolo e proclama l’immensità del creato.

Conoscono il valore del silenzio.

Noi esseri umani, invece, facciamo molte ricerche e scriviamo tanti libri.

Libri sull’illuminazione, sulla conoscenza e sulla salute mentale.

Testi scientifici e filosofici che proclamano l’importanza di vivere nel presente: senza correre avanti e indietro con la mente rincorrendo il passato e il futuro senza mai assaporare ciò che succede ADESSO.

Scritti che spiegano come la Vita sia ciò che accade in questo esatto momento e l’unica esperienza importante sia lasciarsene attraversare con consapevolezza, ascoltando il potere del proprio respiro, senza inseguire la girandola dei pensieri che annebbia la comprensione e annichilisce la saggezza nascosta nelle profondità dell’esistenza.

Dentro ognuno di noi, esiste un sapere fatto di sensazioni e percezioni legate al corpo, alla natura e al momento.

È il sapere del presente.

L’unica vera realtà.

Immediata e da vivere.

Come spiegano i saggi e gli scienziati: non importa l’azione.

Importa la presenza che accompagna ogni piccolo gesto.

Sedere in silenzio sulla riva del mare, camminare tra le vie del centro, lavare i piatti, bere una tazza di the… qualsiasi cosa ha la stessa importanza e richiede la stessa profonda attenzione.

Ogni istante è un valore.

Non per ciò che si fa ma per come si è mentre lo si fa.

Per come lo si fa.

Gli animali lo sanno e vivono intensamente nel presente.

Noi, però, li giudichiamo sciocchi.

Poi spendiamo i nostri soldi e il nostro tempo per imparare a vivere… senza impazzire.

Senza lasciarci trascinare dal pensiero, dalle parole, dalla paura e dalla confusione.

Non sappiamo cosa vuol dire accogliere ogni attimo con consapevolezza, totalmente centrati sul momento.

Proprio come fanno loro.

Come le bestie sanno fare da sempre.

Gli animali possiedono una conoscenza intima di se stessi e della natura, ammirano la Vita e ne rispettano la volontà.

Senza opporsi.

Affrontano ogni cosa con umiltà, devozione e dignità.

Avremmo molto da imparare osservando il loro modo di stare al mondo.

Apprezzando l’autenticità dei loro comportamenti.

E provando a sperimentare la sincerità con cui si relazionano gli uni con gli altri.

Avremmo bisogno di una cultura nuova: fatta di ascolto, di comprensione e di condivisione.

Non si può eliminare la violenza che caratterizza la nostra civiltà se prima non si rimuove l’arroganza dai nostri gesti quotidiani.

Il razzismo si annida nelle piccole cose di ogni giorno, nel disprezzo invisibile con cui guardiamo la Vita.

Incapaci di riconoscerne le profondità.

Carla Sale Musio

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Giu 10 2018

HAI BISOGNO DI MORDERE?

Da bambini portare tutto alla bocca è la modalità conoscitiva per eccellenza.

Un pensiero atavico ci spinge a credere che ingoiando qualcosa possiamo fare nostre le sue qualità.

Così:

  • mangiando un toro si diventa potenti

  • mangiando l’erba si diventa elastici

  • mangiando un serpente si diventa sinuosi e capaci di nascondersi

  • mangiando un pesce scomparirà il mal di mare

Un’idea ancestrale considera lo stomaco alla stregua di un elaboratore dati in grado di distillare nel nostro organismo le virtù e i principi di ciò che ingeriamo.

Non è un pensiero logico.

Ha radici antiche.

Esiste nell’inconscio collettivo e viene abilmente sfruttato per venderci prodotti inutili (e spesso tossici) coltivando l’equazione:

.

MANGIARE = ACQUISIRE

.

Acquisire:

  • forza

  • prestanza

  • sicurezza

  • piacere

  • popolarità

  • successo

  • … e così via!

Immagini e slogan pubblicitari fanno leva su questo principio inconscio e potente.

Stimolano il desiderio di possedere qualcosa mettendola in bocca.

Agiscono sulla credenza che l’organismo assimili ciò che inghiottisce per renderlo parte integrante di sé.

Stuzzicano il bisogno di possesso.

Lusingano l’egocentrismo infantile che accompagna il piacere orale.

I cuccioli hanno la necessità di stimolare le gengive.

Massaggiarle è un modo per alleviare il dolore che accompagna la crescita dei primi dentini.

Per loro, conoscere il mondo mettendolo in bocca significa creare le prime relazioni con l’esterno.

Morsicando la vita, i bambini modulano il bisogno di fusione e la scoperta dell’altro.

Esplorano il dentro e il fuori, il pieno e il vuoto, l’io e il tu, la presenza e l’assenza.

Devono abbandonare il piano dell’Infinito da cui provengono per muoversi nelle coordinate della fisicità, imparando ciò che appartiene a una realtà fatta di prima e dopo, vicino e lontano, mancanza e completezza, paura e prepotenza, mio e tuo.

L’egocentrismo li spinge ad addentare l’esistenza per farla diventare una parte di sé.

E quando la fusione non è possibile in loro aiuto arriva il possesso: quel bisogno spasmodico di avere ciò che sfugge, per non perderlo.

Mordere riempie i vuoti dello stomaco e del cuore.

È così che impariamo a conoscere l’avidità, la gelosia, la rabbia, la prepotenza e il dominio.

È così che dimentichiamo la Totalità e perdiamo la sicurezza che deriva dal riconoscere ogni cosa in se stessi.

Mordere calma la paura dell’ignoto, la vergogna della diversità, l’angoscia della solitudine.

E nel tempo si trasforma in un rituale capace di farci sentire uniti.

Uniti nel piacere di condividere il cibo.

Uniti nel piacere di combattere un nemico.

Noi e loro.

Io e gli altri.

I buoni e i cattivi.

Mangiare insieme significa essere parte di un gruppo.

Ci fa sentire meno soli.

.

Chi non mangia in compagnia è un ladro o una spia”

.

Oggi la condivisione del cibo è diventata un cerimoniale indispensabile alla socializzazione, il veicolo privilegiato per dimostrare di volersi bene.

Ma è un volersi bene possessivo.

Discrimina la diversità.

Impone l’appartenenza.

E rende indispensabile l’omologazione.

Pena: l’emarginazione, la derisione e l’abbandono.

Chi lucra sulla vendita del cibo conosce bene i meccanismi psicologici che sottostanno all’alimentazione.

E sfrutta a piene mani i nostri bisogni infantili per tenerci schiavi grazie all’oralità.

Per liberarsi dalla bulimia sociale che rende vittime del bisogno compulsivo di mangiare è necessario superare la fase orale e aprirsi a un’integrità interiore capace di far convivere gli opposti senza giudicarli.

Occorre ricomporre la Totalità dentro di sé arricchendo la conoscenza con l’esperienza dell’individualità.

Significa coltivare la comprensione, la cooperazione, la condivisione, l’ascolto e la solidarietà.

Per tutte le creature.

Per ogni aspetto di se stessi.

Vuol dire costruire un mondo migliore.

Capace di conoscere senza mordere, di amare senza possedere, di integrare senza emarginare e senza distruggere.

Durante l’infanzia il bisogno di portare tutto alla bocca ci aiuta a compiere i primi passi nel mondo della diversità, serve a farci scoprire i mille volti dell’Infinito, ci insegna la ricchezza nascosta nelle identità.

Ma poi è necessario integrare dentro di sé la conoscenza dell’altro, non per averlo inghiottito ma per averlo capito.

Non per chiuderlo nello stomaco ma per aprirsi alle profondità del dialogo.

Non per combatterne le differenze ma per conoscerne le qualità.

Carla Sale Musio

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verso una nuova consapevolezza alimentare

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Giu 04 2018

TUTTO È ENERGIA

Apparteniamo a un mondo fatto di energia e per vivere bene è necessario imparare e riconoscerla.

Soprattutto dentro noi stessi.

Ciò che incontriamo possiede un magnetismo particolare che caratterizza le nostre esperienze.

Ogni cosa danza nella vita con una frequenza diversa, permettendoci di individuarne la presenza dentro noi stessi.

Esistono tante sfumature energetiche quanti sono i colori dell’arcobaleno.

La rabbia, l’amore, la malinconia, la gelosia, l’apprensione, la tenerezza… muovono nel corpo energie differenti e possiamo riconoscerne le specificità nelle sensazioni che ci attraversano di momento in momento.

Ogni Sé porta in dono una qualità unica e modula la nostra percezione della realtà con una modalità diversa da qualunque altra.

Abbiamo parti coinvolgenti, rassicuranti, inquietanti, pericolose, giocose… e possiamo osservare il loro avvicendarsi nella psiche riconoscendone le manifestazioni energetiche.

Imparando a riconoscere l’energia di ogni aspetto psichico riusciamo a dirigere la nostra personale Orchestra dei Sé, trasformando il chiasso interiore in armonia, le guerre in condivisioni, il caos in esperienze creative capaci di regalarci nuove possibilità.

Per superare le contraddizioni che spesso torturano la mente è necessario lasciarsi attraversare da queste vibrazioni senza identificarsi ma imparando a distinguerne le peculiarità.

Solo così possiamo armonizzare i paradossi della psiche, superando le barriere che imprigionano la logica in schemi rigidi e inamovibili.

Per stare bene con se stessi è indispensabile accogliere ogni aspetto della vita intima senza censurarlo e senza giudicarlo, ascoltandone i bisogni e le ragioni in uno spazio neutro di accoglienza.

Questo riconoscimento partecipe e attento permette alle diverse energie di trovare un nuovo equilibrio, consentendoci di gestire le qualità e le difficoltà di ogni .

In questo modo diventa possibile trasformare in risorse anche gli aspetti che non ci piacciono o che ci fanno paura.

L’emarginazione che imponiamo nel mondo interno si riflette nel mondo esterno, generando situazioni di malessere e di sopraffazione.

Quando però riusciamo ad armonizzare la molteplicità che caratterizza l’interiorità l’energia trova un equilibrio.  

E le difficoltà si trasformano in opportunità.

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STORIE DI ENERGIE… E DI TRASFORMAZIONE!

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Massimo ha spesso piccoli incidenti. Niente di grave. Sono imprevisti di poca importanza.

Tuttavia non può fare a meno di notare che i contrattempi capitano sempre quando raggiunge qualche risultato positivo.

“Sembra che la sfortuna si diverta ad avvelenarmi ogni vittoria!”

Commenta sconsolato scrollando la testa.

Durante uno stage di crescita personale scopre in se stesso un Sé Rigoroso che si manifesta nel mondo interiore ogni volta che il successo fa capolino nella sua vita.

Aiutato dal trainer e dal gruppo, Massimo porta la sua attenzione su quella parte atterrita all’idea che i buoni risultati possano alimentare un eccessivo edonismo.

Con pazienza e attenzione impara a percepirne l’energia nel corpo e a gestire nella vita i suoi interventi distruttivi.

Oggi Massimo può assaporare il piacere della riuscita assecondando in modi nuovi quel bisogno di etica e di rigore.

Fare un regalo a qualcuno che stima, occuparsi di una piccola beneficenza, offrirsi di dare una mano a chi è in difficoltà… sono cose che sceglie di fare consapevolmente per ristabilire l’equilibrio interiore e amministrare opportunamente i suoi Sé entusiasti insieme a quelli più impegnati e generosi.

* * *

Quando ha fame Magda non si controlla, diventa irrequieta, impaziente, irascibile e non trova pace finché non divora tutto ciò che di commestibile le capita sottomano.

Il bisogno di ingurgitare qualsiasi cosa senza concedersi il tempo di assaporare il cibo la tiene in scacco.

Sin da piccola vive nell’ansia di perdere il controllo e finire vittima di quell’energia insaziabile.

Infine, stanca ed esasperata, decide di mettere fine al susseguirsi delle possessioni e comprendere una volta per tutte cosa innesca la miccia della sua voracità.

Inizia così un percorso di cambiamento.

Con fatica, a ogni pasto, si mette in ascolto del suo mondo interiore.

E un boccone dopo l’altro… emerge una bambina terrorizzata dalla paura e dalla solitudine.

Lentamente affiorano i ricordi: la mamma che per punirla la mandava a letto senza cena, il fratello maggiore che le strappava di mano i dolci e la derideva, i compagni di classe che la chiamavano cicciona, il fidanzato che le imponeva di mettersi a dieta.

Scopre che per quella bambina riempirsi la pancia significa concedersi il diritto di avere qualcosa di suo: i suoi pensieri, le sue idee, le sue scelte, le sue ragioni.

Da quel momento Magda decide di mangiare ascoltando nel corpo l’energia delle proprie paure antiche.

Paura di essere disprezzata, derisa, emarginata, rifiutata, abbandonata.

Con pazienza assiste ogni giorno a quel dolore, affronta i ricordi, osserva la solitudine.

Mastica ogni boccone insieme alla sua vita, alla sua rabbia, alla sua sofferenza, alle sue speranze, all’entusiasmo, alla voglia di vivere.

E piano piano le lacrime cedono il posto all’amore.

Amore per se stessa, per la sua storia, per la sua pancia e per il suo cuore.

Amore per ciò che è, per il suo coraggio e per la sua fragilità.

Oggi Magda ha imparato a nutrirsi in modo nuovo.

Ogni pasto è un esercizio di meditazione, un’occasione per ascoltare nel corpo la propria verità.

* * *

“Prima il dovere e poi il piacere!” 

Il babbo lo ripeteva sempre.

E così Angelo ha imparato a svolgere tutte le sue mansioni con responsabilità.

Si occupa della casa, dei bambini, di sua moglie, dei suoi pazienti e dei pazienti dei suoi colleghi, dei vicini, degli amici e anche degli amici degli amici.

“Prima il dovere e poi il piacere…”

Ma il tempo del piacere finisce sempre in coda alla lista delle sue priorità.

Una lista così lunga che non basta una vita per assolvere tutto.

Angelo sa che manca qualcosa ma non trova un momento nemmeno per ascoltare i messaggi del suo corpo.

Quel dolore alla schiena ormai non l’abbandona più.

Segnala l’energia eccessiva spesa a risolvere i problemi del mondo.

Angelo sente che qualcosa deve cambiare.

E, infatti, qualcosa cambia.

Un ricovero improvviso lo obbliga a fermarsi e finalmente in un letto di ospedale può ascoltare la voce di chi, dentro di lui, non ce la fa più.

Il piacere è diventato uno sconosciuto e per sentirsi bene dovrà riscoprirne il valore e l’emozione.

Uscito dall’ospedale Angelo deve decidere se continuare a lasciarsi trascinare dal suo senso di responsabilità o se affiancargli un’energia più giocosa fatta di piccoli appuntamenti con il suo bambino interiore e dell’impegno di prendersi cura anche di sé.

Carla Sale Musio

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