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Mar 05 2018

TUTTO & UNO. TUTTO È UNO?

La percezione della Totalità è un ricordo inciso a fuoco nella nostra Anima e impregna di sé l’esperienza della vita intrauterina da cui tutti proveniamo.

Nella pancia della mamma il me e il Tutto sono la stessa cosa.

In quei primi nove mesi di vita, il concetto d’identità non ha ancora preso forma nella psiche e la realtà è un’unica indistinta sensazione di esistere.

È nel momento del parto che la Totalità idilliaca della gravidanza si incrina e l’identità è costretta a prendere forma, dando vita a un me che dovremo imparare a distinguere dall’altro, il diverso, ciò che appare separato e sembra non appartenerci più.

Dopo la nascita la vita si frammenta in polarità: coppie di opposti tra le quali ci sentiamo spinti a operare una scelta.

Diventiamo adulti selezionando le cose in categorie contrapposte: buono o cattivo, bello o brutto, giusto o sbagliato…

In questo modo abbandoniamo la nostra integrità originaria e scopriamo la diversità: tutto ciò che crediamo non faccia più parte di noi.

È per sfuggire a quell’alienità che continuiamo a scegliere e ad avventurarci nella vita, selezionando quello che ci piace e scartando ciò che non ci piace, nel tentativo di impersonare nell’esistenza l’immagine idealizzata di noi stessi.

Tuttavia l’esperienza della vita è un lungo e progressivo riappropriarsi dell’integrità, fino a raggiungere una completezza che al termine dell’esperienza terrena si arricchisce di una nuova consapevolezza: la coesistenza delle polarità nel mondo interiore.

Come ci insegna la fisica dei quanti, esistono sempre un’onda e una particella che sono diverse e anche la stessa cosa.

Sembra un paradosso, eppure spiega una profonda verità rivelandoci il segreto del nostro esistere.

Noi stessi siamo costantemente: un’onda di probabilità infinite e coesistenti e anche una particella limitata e relativa.

Il nostro percorso di crescita è il percorso di consapevolezza con cui il Tutto, durante l’esperienza della materialità, esplora ogni parte di sé, analizzandone le peculiarità e le diversità e acquisendo la conoscenza di ogni aspetto dell’infinito: l’identità insieme alla completezza dell’esistere, la coesistenza delle polarità.

L’unico modo per conoscere la propria infinità, infatti, è osservarne le caratteristiche dall’esterno, spostando il punto di vista fino a comprendere ogni possibile angolazione.

Solo così l’oceano e la goccia (che lo compone) imparano a coesistere in un’identità parcellizzata e totale insieme.

È la logica dei paradossi, quella che conosce il linguaggio dell’Anima e spiega il percorso della vita, l’apparente incoerente coesistenza del particolare e dell’universale in un’unica verità.

La mente fatica a tenere il passo.

I paradossi parlano il linguaggio dell’Infinito e spiegano al cuore ciò che la logica non riesce a decifrare.

Quando ci avviciniamo alla realtà dei mondi invisibili dobbiamo lasciare che l’emozione guidi i nostri passi e arrenderci ai limiti di una razionalità che è utile soltanto nei ristretti confini della materialità.

Oltre le coordinate dello spazio e del tempo esiste il Tutto, l’infinito vuoto che comprende ogni cosa, l’enigma irrisolvibile che paralizza la mente e che il cuore riconosce d’istinto.

Senza bisogno di parole.

Carla Sale Musio

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