Archive for agosto, 2017

Ago 27 2017

CREATIVITÀ E… ALTRUISMO INCOMPRENSIBILE

La grande capacità di comprendere gli altri spinge le Personalità Creative a considerare sempre le esigenze di tutti.

Spesso anche contro il proprio interesse.

E questo costituisce il loro talento meno compreso.

Occorre un’attenta valutazione per cogliere le ragioni cooperative celate dietro le azioni di chi possiede una grande empatia.

.

L’ingegnere?

… meglio che faccia la casalinga!

.

Quando s’innamora di Luciano, Roberta ha una laurea in ingegneria e una brillante carriera universitaria davanti a sé.

Creativa e piena d’interessi, sa coniugare dolcezza e determinazione in un mix veramente affascinante.

Luciano, folgorato da quella poliedrica intelligenza, le chiede di affrettare i tempi e insieme decidono di sposarsi e mettere su una bella famiglia.

Dopo qualche anno nasce Valeria, poi arriva Romina e infine Stefano.

Per seguire i bambini, Roberta abbandona il lavoro all’università sostituendo le attività creative con le attività domestiche.

Ma in breve tempo il brillante ingegnere si trasforma in una colf sottopagata e brontolona che insegue i figli per fargli fare i compiti e urla davanti a un calzino scompagnato.

“Sono confusa…”

Racconta mortificata e delusa da se stessa.

“I miei bambini sono la mia vita, li amo sopra ogni cosa, ma in famiglia sono diventata una strega cattiva e sembra che nessuno voglia più avermi vicina.”

Una strega che dichiara se stessa?!

È abbastanza inusuale nello studio di uno psicologo.

Perciò decido di non fidarmi troppo di quelle affermazioni.

Nel corso dei colloqui, infatti, emerge una mamma divertente, complice e capace di organizzare giochi, feste e merende non solo per i suoi figli ma anche per i loro amici.

Ma allora?!

Roberta ha mentito?

Quand’è che si presenta la strega?

Come scoprirò durante il percorso terapeutico, la strega appare alla presenza di Luciano.

E con le sue sfuriate e i suoi rimbrotti riesce a sollevarlo dalla paura segreta di non farcela a reggere il ritmo dell’ingegnere, poliedrico e creativo, che ha sposato.

Nascosta dietro la veste da strega, scopro una grande passione.

Per amore di Luciano, Roberta ha occultato le sue qualità professionali e creative.

Abbandonando il lavoro da ingegnere e lasciando alla strega il compito di gestire il ruolo della casalinga, rassicura il marito facendolo sentire costantemente il migliore.

È per merito della strega, infatti, che Luciano (che ha soltanto la licenza media e si è fatto da solo) diventa l’unico ad avere successo professionalmente, economicamente e con i bambini.

Rinunciare a usare molti aspetti di sé è lo stratagemma che Roberta utilizza inconsciamente, per non far pesare al marito il suo titolo di studio, le sue possibilità di guadagno, la sua creatività e la sua empatia.

Quando diventa strega, Roberta perde ogni successo mentre Luciano diventa ricco.

Forse non ricco di titoli… ma, certamente, ricco di possibilità e risorse.

Nel corso della terapia Roberta imparerà a riappropriarsi della carriera professionale e a lasciare che il suo anticonformismo entri a far parte della relazione di coppia.

Solo così il rapporto con i tre figli potrà essere vivificato dai metodi nuovi e originali con cui è solita risolvere i problemi e superare le difficoltà.

Gettata la veste da strega, Roberta potrà permettere alla passione e alla creatività di trasformarla in una sciamana (invece che in una megera) capace di muoversi con maestria tra le tante dimensioni della vita famigliare, lavorativa, sociale e coniugale.

Carla Sale Musio

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Leggi il libro:

LA PERSONALITÀ CREATIVA

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anche in formato ebook

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Ago 21 2017

PARLARE CON CHI NON HA PIÙ UN CORPO

Parlare con chi non possiede più un corpo è un’impresa difficile in un mondo abituato a usare le parole per diluire le emozioni.

I vocaboli veicolano l’energia dei sentimenti dentro suoni carichi di significato, ma l’abitudine a comunicare solo grazie al linguaggio parlato ci spinge a dimenticare il valore intimo che lo sottende.

Succede a tutti di esprimere frasi prive di una reale carica emotiva, suoni vuoti di energia, involucri senza contenuto.

Amiamo la poesia perché i poeti fanno vibrare le parole di vissuti interiori, ricordandoci il valore di una comunicazione che intreccia la mente con il cuore.

Quando i vocaboli sono privi di risonanza con la vita intima, il dialogo diventa un atto sterile e artefatto.

Ne abbiamo un esempio evidente in tutte le espressioni formali:

“Come stai?”

“Bene grazie, e tu?”

“Buongiorno”

“Buonasera”

“Sentite condoglianze”

“Buon Compleanno”

“Tanti auguri”

“Cento di questi giorni”

“Congratulazioni”

Modi gentili che rispettano le consuetudini ma che spesso sono privi di una reale energia emotiva.

Per comunicare con i defunti bisogna abbandonare le parole e avventurarsi nel mondo delle sensazioni.

Dobbiamo prestare attenzione a ciò che succede dentro di noi e fidarci di quelle percezioni che accompagnano i nostri discorsi senza fare rumore.

Questo tipo di ascolto può rivelarsi molto difficile per quanti sono soliti concentrarsi sui suoni piuttosto che sulle emozioni.

Sono visioni, ricordi, impressioni, stati d’animo, consapevolezze veloci e sfuggenti che appaiono (e scompaiono rapidamente) sotto la soglia del mondo fisico in cui siamo abituati a focalizzare la nostra attenzione.

Per incontrare chi fisicamente non c’è più, occorre fidarsi di ciò che si sente dentro, senza pretendere una verifica formale.

Perché la vita interiore non può avere altre conferme di quelle che riceve da se stessa.

Per comunicare con le persone che vivono nelle dimensioni immateriali, è indispensabile assumersi la responsabilità di ciò che ci succede intimamente e non ostinarsi a cercarne le prove concrete.

La concretezza, infatti, non appartiene alle realtà interiori.

In quei luoghi ciò che è corporeo non funziona.

La realtà al di fuori del mondo fisico utilizza codici diversi dalla materialità e per comprenderne il significato è indispensabile seguire il proprio cuore.

Solo il cuore, infatti, può stabilire la veridicità delle emozioni e fidarsi della loro autenticità, a dispetto di ogni prova scientifica.

L’amore non è scientifico.

È reale.

E possiede una certezza così pregnante per chi la vive, da non aver bisogno di dimostrazioni.

La soggettività è il linguaggio dell’amore e l’unica convalida possibile quando si tratta di comunicare con chi è privo di corporeità.

Cercarne le conferme all’esterno non ci aiuta.

È necessario concedersi il permesso di credere senza pretendere altra prova che quella del proprio ascolto interiore.

Viviamo in un periodo in cui il conformismo ci fa sentire sicuri e integrati spingendoci ad adottare i modi e le convinzioni delle persone che abbiamo intorno.

Ma, per ritrovare chi abbiamo amato, anche dopo la morte, è necessario abbandonare questo bisogno di omologazione e sopportare il peso dell’autonomia.

Solo tu puoi sapere se ciò che senti è un sogno, una visone, una comunicazione o una fantasia!

Così, mentre la logica scrolla la testa, dobbiamo imparare a camminare a braccetto con l’incertezza, lasciando che il cuore ci guidi a incontrare le creature cui siamo legati.

Oltre le coordinate dello spazio e del tempo.

Nelle profondità dell’Amore.

L’empatia non ha bisogno di essere provata scientificamente, trova le sue verifiche nello scambio affettivo che abbiamo con le altre forme di vita.

Quando attiviamo le potenzialità dell’emisfero destro del cervello, ci muoviamo negli spazi dell’emotività e della sensazione e grazie a queste facoltà (diverse dalla razionalità che caratterizza l’emisfero sinistro) incontriamo gli altri su un piano intimo, intenso e profondo.

Gli animali lo sanno e si lasciano guidare dall’istinto.

Sentono interiormente cosa è giusto fare o non fare, dove è meglio andare, di chi ci si può fidare… e lasciano che queste percezioni dirigano la loro vita e le loro scelte.

Senza bisogno di usare le parole.

Gli esseri umani, invece, hanno costruito una civiltà fatta di finzioni e imparano a nascondere la verità dietro alle maschere necessarie per sentirsi parte della società.

In questo modo la nostra specie ha perso il contatto con le potenzialità dell’emisfero destro e, per sapere se qualcosa è vero, si sente costretta a dimostrarlo… in laboratorio.

Ma l’amore non si può comprovare.

Bisogna viverlo e sperimentarne in se stessi l’autenticità.

I legami affettivi appartengono al mondo dei sentimenti.

Per questo, dopo la morte di una persona cara, è indispensabile permettersi di seguire il richiamo del cuore e lasciare emergere la certezza di ritrovarsi ancora, a dispetto dei ragionamenti, del dolore, della mancanza e della scienza.

Solo l’amore può contenere l’eternità.

E, quando il corpo non esiste più, ci guida a incontrare chi abbiamo amato.

Oltre le barriere del linguaggio e della concretezza.

Nel mondo intimo e scivoloso dell’affettività.

Carla Sale Musio

leggi anche:

INCONTRARSI DOPO LA MORTE

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Ago 15 2017

INFINITE IDENTITÀ

“Viviamo nella convinzione che ciò che è divino debba essere perfetto, ma sbagliamo. 

In realtà è vero il contrario: essere divini è essere integri, ed essere integri è essere ogni cosa, il positivo e il negativo, il bene e il male, ciò che è santo e ciò che è diabolico.”   

Debbie Ford

.

Ogni esperienza ci mostra un diverso punto di vista evidenziandolo da un insieme di prospettive infinite.

Più cose conosciamo più diventiamo capaci di osservare il mondo con occhi nuovi.

E questo vale anche per la psiche.

Siamo convinti che a ogni persona debba corrispondere una sola personalità:

  • introverso o estroverso

  • sensibile o cinico

  • sadico o masochista

  • maniacale o depresso

  • e così via…

Ma ci dimentichiamo che la vita esiste in un’immensità di sfumature diverse, pronte a coagularsi di momento in momento negli eventi che sperimentiamo.

E questa stessa molteplicità caratterizza anche i vissuti interiori.

.

“Come dentro così fuori.

.

Recita una delle sette leggi universali di Ermete Trismegisto, padre dell’Ermetismo.

Mondo fisico e mondo interiore rispecchiano la medesima poliedricità.

La psiche non è un monoblocco univoco e inamovibile ma un insieme cangiante di possibilità espressive differenti tra loro e pronte a prendere vita al momento opportuno.

Nasciamo duttili, sfaccettati, creativi e abili nel modellare i nostri comportamenti dentro gli schemi prescelti dal nostro ambiente di appartenenza.

Per ottenere approvazione e stima selezioniamo le innumerevoli possibilità di cui disponiamo, assecondando l’indice di gradimento del nostro gruppo e nascondendo, anche a noi stessi, gli atteggiamenti giudicati inadatti.

Sotto la soglia della consapevolezza, rinchiuso in qualche segreta dell’inconscio, esiste un mondo di possibilità inespresse che aspetta di ricevere attenzione.

Sono i tanti sé rinnegati, gli aspetti malvisti dai codici in cui siamo cresciuti, i modi di essere che abbiamo escluso dal nostro repertorio di comportamenti perché considerati disdicevoli, anomali o inopportuni.

Le individualità rifiutate possiedono una grande ricchezza creativa e attendono nell’ombra il momento di manifestarsi.

Accogliere questo mondo variegato e reietto permette di compiere un balzo in avanti sulla via del benessere e della realizzazione.

Ma per riuscirci sono indispensabili:

  • attenzione

  • ascolto

  • forza di volontà

  • determinazione

Perché superare le barriere del pregiudizio non è facile.

Per sentirci amabili e stimabili abbiamo imparato a proiettare i vissuti giudicati inaccettabili, delegando all’esterno gli atteggiamenti che non riusciamo a tollerare in noi stessi.

Il giudizio e la critica, con cui soppesiamo gli altri, occultano abilmente la paura dei nostri lati oscuri e affondano le radici nel mondo intimo e segreto dell’interiorità.

Per vivere una vita soddisfacente è indispensabile armarsi di coraggio e sopportare il peso della propria Totalità espressiva.

.

“Ogni cosa ha il suo opposto.

Il giorno e la notte sono parti di una stessa medaglia.

Giusto e sbagliato non esistono.

Tutto è uno.”

.

Ci rammenta Ermete Trismegisto.

La dualità appartiene alla vita e si trasforma in integrità solo quando possiamo accettarla dentro noi stessi.

Il percorso di conoscenza delle polarità non finisce mai.

Ogni sé apre le porte a un nuovo modo di interpretare l’esistenza e di esplorarla.

Sopportare la tensione fra gli opposti che popolano il mondo psichico significa imparare a non giudicare.

E permettersi un nuovo modo di osservare la realtà, non più schierandosi da una parte soltanto ma integrando il buio con la luce fino ad accoglierne la profondità dentro se stessi.

Riconoscere le personalità rinnegate, senza sfuggirle, senza censurarle e senza giudicarle consente di trasformarne le energie in risorse e apre la strada all’integrità.

Essere contemporaneamente:

  • buoni e cattivi

  • giusti e ingiusti

  • generosi e avidi

  • bugiardi e sinceri…

Crea le premesse per una nuova accoglienza di sé e della realtà.

Questo non significa lasciarsi trascinare dai comportamenti negativi, al contrario!

La consapevolezza ci aiuta a gestire le risorse in modi utili e più produttivi.

Così come un pizzico di sale rende il dolce più gustoso, una dose omeopatica di negatività ci permette di aprire le porte a una nuova pienezza.

Fatta di comprensione libera dal giudizio.

Di plasticità e non di rigidità.

Di partecipazione senza esclusione.

Carla Sale Musio

leggi anche:

IO COSCIENTE: imparare a dirigere l’orchestra dei sé 

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Ago 08 2017

CHE COS’È LA DIVERSITÀ?

Con la parola diverso indichiamo tutto ciò che si differenzia da un ordine abituale e precostituito.

Il diverso è qualcuno che esce da quella che è considerata la condizione normale.

Tuttavia, diversità e normalità vanno a braccetto, e l’una non può esistere senza l’altra.

È indispensabile una normalità per definire la diversità e occorre una diversità per riconoscere la normalità.

Diversità e normalità sono due facce della stessa medaglia, due aspetti psichici che arricchiscono il nostro mondo interiore, permettendoci di sperimentare l’unicità insieme all’appartenenza.

Per vivere bene abbiamo bisogno sia di normalità che di diversità.

In un mondo sano, la diversità è l’espressione di una preziosa individualità e manifesta quel modo unico e speciale di essere se stessi e di donare la propria creatività.

In un mondo sano, il bisogno di sentirsi parte della famiglia umana diventa il crogiolo necessario a valorizzare l’espressione dei talenti personali.

In un mondo sano, il contributo di ciascuno arricchisce l’intera comunità.

In un mondo sano…

Nel nostro mondo malato, invece, la diversità è un’onta da nascondere, anche a se stessi.

E, nello sforzo di conquistare l’omologazione indispensabile per sentirsi parte della società, occultiamo l’originalità sotto la maschera del conformismo, negando alla vita la ricchezza creativa che ognuno di noi è venuto a portare.

Ma, dietro il livellamento imposto dalla cultura, si nasconde un gioco di potere volto a plasmare tanti soldatini ubbidienti, pronti a combattere la guerra di quella piccola elite che gestisce il mondo manipolando i meccanismi psicologici.

La diversità diventa così il ricettacolo delle proiezioni negative funzionali all’asservimento dei molti e al vantaggio dei pochi, lo strumento privilegiato per coltivare il razzismo e la violenza e annientare nella psiche la sensibilità, la creatività, la responsabilità e la libertà.

Tutto ciò che si differenzia dai modelli imposti, infatti, è additato come improprio, sconveniente, sbagliato, anomalo o malato, e combattuto con le armi dell’emarginazione, della ridicolizzazione o della patologia mentale.

Per sentirci parte della società dobbiamo essere impassibili, insensibili, indifferenti e pronti a seguire le mode del momento.

Non più persone con valori, scelte, etica e sentimenti, ma consumatori.

Abbiamo l’onere di sostenere un’economia che travolge qualsiasi individualità.

E, in nome delle vendite e del guadagno, tutto ciò che si allontana dalle esigenze del mercato è destinato a sparire, sepolto sotto la coltre delle abitudini standardizzate che definiscono ad arte la normalità.

Il cuore non è funzionale agli interessi delle multinazionali.

Per far camminare il sistema produttivo sono indispensabili: la competizione, la prevaricazione e la capacità di combattere quello che si discosta dal cinismo necessario al potere.

In questo quadro, gli animali incarnano proprio le qualità che una gestione malata di arroganza e di domino, combatte con tutte le sue forze: sono ecologici, in grado di adattarsi alle esigenze ambientali e pronti a estinguersi quando sentono che l’equilibrio naturale è messo in pericolo.

Sono ingenui, innocenti e capaci di comunicare tra loro senza bisogno di parole.

Non lavorano per vivere.

Non si drogano di cibo e di sostanze tossiche.

Non assumono psicofarmaci.

Non conoscono le malattie mentali, l’obesità, il diabete, l’Alzheimer… e le altre innumerevoli patologie del consumismo.

Vivono immersi dentro una cultura biocentrica e sono capaci di armonizzarsi con le altre forme di vita per salvaguardare il pianeta, anche a discapito della propria esistenza.

Non sono adatti a sostenere la supremazia dei pochi che governano il mondo.

Non è possibile trasformarli in consumatori.

E questa loro diversità crea le premesse dello sfruttamento e dei soprusi di cui sono vittime.

Gli animali sostengono i valori della libertà e della responsabilità ecologica che la nostra civiltà ha distrutto in favore di un potere sempre più circoscritto a una piccola elite.

La visione antropocentrica ha snaturato l’uomo dal contesto etologico che gli appartiene, e lo ha reso schiavo di infinite dipendenze, indispensabili al dominio dei pochi sui molti (soldi, lavoro, cibo, conformismo, omologazione, globalizzazione…).

L’ascolto delle parti istintuali è bandito dalla cultura della violenza, perché l’istinto, quello vero, è fatto di interiorità, di equilibrio e di arrendevolezza alla natura dell’ecosistema.

Nella nostra presuntuosa civiltà, invece, chiamiamo impropriamente istinto tutto ciò che appartiene alla brutalità e proiettiamo sugli animali la prepotenza che caratterizza la nostra specie, per legittimarne lo sfruttamento e occultare i valori delle loro culture.

Nel mondo antropocentrico della sopraffazione, la diversità è diventata l’emblema della stupidità, e combatterla conferma l’appartenenza a quell’unica razza creata da Dio a propria immagine e somiglianza.

Così, per essere dei veri uomini (e delle vere donne) è necessario bandire l’istinto in favore di un’intelligenza sempre più distante dalla natura e dai suoi ritmi, e costruire una tecnologia comportamentale che sia priva di emozioni, di vitalità e di empatia.

Riconoscere agli animali il giusto posto nell’ecosistema, senza gerarchie e senza predominio, significa accogliere dentro di sé la propria istintività, ammettendone il valore intimo e profondo.

In un mondo sano, la diversità è parte della normalità e insieme concorrono a creare l’equilibrio necessario alla vita.

Perché nessuno è migliore, superiore, più intelligente o speciale, ma tutti contribuiscono a dare forma alle infinite possibilità creative.

Carla Sale Musio

leggi anche:

CHE COS’È LO SPECISMO?

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Ago 02 2017

L’ANGELO

La scrutava da vicino.

L’aveva vista crescere, sbocciare piano, poi era rimasto abbagliato da lei.

Era bella, dolce, gentile.

Se lui fosse stato un uomo, si sarebbe presentato, le avrebbe offerto doni, mostrandole ammirazione e rispetto, le avrebbe rivelato la sua passione.

Ma questo era impossibile.

Lui era il suo angelo custode.

*** *** ***

Gli altri esseri di luce lo vedevano rattristarsi e la sua perfezione si incrinava ogni giorno: prendeva il volo lentamente, ombre lievi scurivano il suo aspetto.

E poi, quella tensione che lui sentiva dove gli uomini hanno il cuore.

Tutto questo, però, i suoi compagni non riuscivano a capirlo.

*** *** ***

Nel volare, vedeva il mondo dall’alto.

Lo trovava bellissimo e non comprendeva come in quei luoghi splendidi l’umanità potesse odiarsi.

Ma lo colpivano la forza dell’amore e i dubbi degli umani, la precarietà della vita e quell’andare a volte sofferto.

Poi, lo scuoteva la loro felicità improvvisa, così folgorante da lasciare muti.

E così breve, da perdersi in un attimo.

Li ammirava per il coraggio di resistere e proseguire, anche dopo lo strazio di un dolore ma sempre, dal fondo di questi pensieri, emergeva lo splendore umido degli occhi di lei.

Lo estasiava, inoltre, la bellezza degli animali.

Ammirava il loro muoversi armonico.

E si chiedeva da dove venisse la violenza di coloro che li suppliziavano, senza pietà né comprensione.

Come potessero offendere oscenamente l’armonia di quei corpi, irriderli e straziarli.

Come riuscissero, in tanti, a spezzare la loro sacralità arcana.

*** *** ***

Lui la trovava ammirevole.

Lei, infatti, raccoglieva animali feriti, li accudiva, li salvava, poi li metteva in libertà.

Ma alcuni li tratteneva con sé, soprattutto gatti, che restavano nella sua casa al riparo, quand’era inverno.

Curava le piante e si stupiva a guardarle.

Non strappava i fiori e mormorava scuse, se nell’andare li urtava.

E poi capiva dagli sguardi le tristezze degli altri e le bastava poco per strappargli un sorriso.

Era attenta alle piccole cose del mondo.

E lui, che poteva insegnarle l’armonia, si trovava talvolta a impararla da lei.

*** *** ***

Anche se non voleva turbarla, gli era difficile nascondersi del tutto.

Infatti lei qualche volta si sentiva osservata, come se uno sguardo benevolo la scrutasse.

Altre volte percepiva un soffio, un vento leggero.

“Ho lasciato la finestra accostata”, lei si diceva.

Poi controllava.

Le ante, invece, erano perfettamente chiuse.

*** *** ***

Gli altri angeli ormai avevano capito, ma speravano di trattenerlo.

“Sfiducia, infelicità e malattie affiggono gli uomini” gli dicevano.

“E l’amore, anche se esiste tra loro, può essere fragile o breve come un soffio. Infine giunge la morte” continuavano.

“A volte pietosa, a volte straziante e oscena. Dopo il suo passaggio noi accogliamo tutti, uomini e animali, che si abbandonano fiduciosi. Ma siamo esseri di luce come te. Non viviamo quelle realtà”.

*** *** ***

Lui ascoltava.

Dopo aver riflettuto a lungo, si convinse che anche la sua essenza eterna era fragile.

E la sua esistenza gli apparve come un lento ed estenuante morire.

Certo, gli umani soffrivano, ma conoscevano il calore degli abbracci, gli sguardi persi nell’altro, le carezze che salvano.

Conoscevano i misteri dell’amore e la misericordia, le parole sconvolte a raccontare il dolore.

E il silenzio davanti alla bellezza.

Soprattutto lo premeva il pensiero di lei.

Allora comprese davvero la forza potente dell’amore.

Desiderò starle accanto, svegliarsi la mattina e guardarle il volto ancora chiuso dal sonno, mangiare insieme, stringerle il corpo caldo e consolante, ridere.

Della morte seppe di non aver paura.

E decise.

*** *** ***

Più facile di quanto non pensasse.

La sua essenza di luce si rivestì di colori, una materia compatta si addensò intorno alla sua anima.

*** *** ***

Subito dopo lo colpì l’aspetto del proprio corpo: la potenza delle gambe, il respiro a sollevargli il petto, il chiarore della pelle.

Si guardò le mani.

Sembravano forti e capaci.

E percepì gli odori, così colmi e vitali.

Era un uomo, giovane e saldo.

Allora si avviò verso casa di lei.

*** *** ***

La porta si aprì.

Lui aveva bussato timidamente, pensando di chiedere un’informazione.

Ma un gatto sbucò rapido dall’interno e attraversò la strada.

Lui si lanciò all’inseguimento e apprezzò la velocità del proprio corpo.

Raggiunse l’animale che si fece prendere facilmente.

E tenendolo tra le braccia, ne sentì la morbidezza e il calore.

Quindi tornò indietro: lei era vicina alla porta.

E lui pensò che, anche così agitata, quella donna era bellissima davvero.

*** *** ***

“Grazie”, lei disse.

“Fortuna che sia riuscito a riprenderlo”, rispose lui, porgendole il gatto e sfiorandole le mani.

“Non sono di qui” continuò “Ma spero di trattenermi a lungo, se trovo un lavoro e una casa ”.

Lo sguardo della donna, limpido e luminoso, scivolava sul suo viso.

“C’è una casa libera, proprio qui vicino” gli disse.

“E quanto al lavoro, questo paese è giovane e ha bisogno di nuove braccia”.

Lui si voltò consolato a guardare la strada e le case, le botteghe e quell’animazione sana di un luogo vivo.

E lei poté allora ammirarlo apertamente.

Era l’uomo più bello che avesse mai visto.

Gloria Lai

leggi anche:

IL RISCATTO

Tutelato da Patamu.com, n.65904 del 6/7/2017

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