Ago 24 2015

LE ROSE

Published by at 10:48 under Psicologia,Psicoterapia

Qualche segno sul volto, fili grigi tra i capelli, l’andatura gravata dai pensieri.

Accanto a lei, un gatto anziano, i passi lenti ma le zampe morbide.

Alle sue carezze, il gatto rispose allungandosi e sbadigliando.

Poi le si adagiò in grembo, consolandola con le fusa.

La mente della donna, intanto, vagava tra i ricordi, nel tempo in cui tutto era più giovane.

*** *** *** *** ***

Viveva da sempre lungo la strada che conduceva al porto: dalla sua casa vedeva le navi arrivare e le immaginava solcare il mare, una volta partite.

Cuciva, ricamava e viveva del suo lavoro.

Un giorno di molti anni prima, vide un uomo avviarsi alla sua casa.

Lo attese sulla porta.

Lui teneva qualcosa tra le braccia: un gatto piccolissimo.

L’uomo le si parò davanti, la salutò.

Era un marinaio, le disse, e doveva partire, ma quel gatto aveva bisogno di cure: lui non poteva occuparsene.

Le rivelò che in tutti quei giorni, da quando era sbarcato, l’aveva osservata dalla strada.

Attraverso le finestre aperte l’aveva vista in casa, sempre sola.

Forse lei poteva prendersi cura del piccolo.

Poi le chiese un bicchier d’acqua: lei, allora, gli tolse l’animaletto dalle braccia.

Era tutto nero, gli occhi verdi splendenti e talmente piccolo che le si raccolse nelle mani.

Lei porse l’acqua all’uomo e lo invitò ad entrare.

Lui la ringraziò, sedette e prese a raccontare.

*** *** *** *** ***

Aveva visto la gatta del porto sfuggire alla furia brutale dei ragazzini: lui amava gli animali e, disse alla donna, non tollerava alcuna violenza contro di loro.

Infatti aveva accolto tra le mani il gattino, bellissimo e nero, che la madre affannata gli aveva affidato, fermando un attimo la corsa disperata e allentando la stretta delle fauci.

Evidentemente i ragazzini volevano tormentarle il figlio, nero com’era.

Allora bastò che lui si alzasse in piedi perché gli inseguitori si fermassero e quando accennò ad accostarsi, assistette alla loro fuga scomposta e tumultuosa.

La gatta, intanto, si era messa in salvo, scomparendo tra le viuzze del porto.

L’uomo si avviò alla nave: quel piccolo forse non era neanche svezzato e aveva bisogno di attenzioni e cure.

Allora lui si ricordò della donna e sperò che avesse un cuore gentile come l’aspetto.

*** *** *** *** ***

Molte cose, però, l’uomo non sapeva: la gatta del porto aveva deciso di affidargli il figlio ben prima di esserne costretta.

Era il suo ultimo nato: lei, nonostante l’età e i pochi denti residui, figliava vigorosa.

Dopo aver partorito il piccolo, lo pulì: e allora il suo colore le straziò il cuore.

La madre sapeva bene cosa molti pensassero dei gatti neri, conosceva le indegne superstizioni degli umani, l’oscena convinzione di scacciare il male, suppliziando quegli esseri inermi.

Purtroppo, non poteva proteggere suo figlio per sempre.

Doveva salvarlo in qualche modo.

Allora cominciò a guardarsi attentamente intorno e fu colpita da quell’uomo, sbarcato da poco: alto, vigoroso, forse leggero e vanesio, ma in fondo generoso.

Lei percepì quel suo valore: a lui avrebbe affidato il proprio figlio, bellissimo e nero.

*** *** *** *** ***

Finito il racconto di quanto sapeva, il marinaio disse che sarebbe tornato il giorno dopo.

E infatti tornò, il giorno dopo e gli altri ancora che precedevano la partenza: carezzava il gatto, si fermava un poco.

Lei si fece coraggio e gli chiese di restare a pranzo.

Lui mangiò di gusto e pensò che forse sarebbe stato bello fermarsi.

Per sempre.

Ma la nave si apprestava a lasciare il porto: la sera che precedeva la partenza, lei lo invitò a cena.

Lui giunse puntuale: le recò in dono una piantina di rose.

*** *** *** *** ***

L’alba del giorno dopo li trovò vicini.

Prima di andar via, la salutò con una dolcezza che lo sorprese.

Quella donna non gli ricordava nessun’altra.

Guardandola negli occhi, le promise che sarebbe tornato e gli pareva di essere sincero.

Lei, invece, aveva un cuore raro, di quelli che sanno aspettare.

E che amano una volta sola.

*** *** *** *** ***

Passarono alcuni anni: lei aveva piantato le rose nel giardino e quelle erano cresciute rigogliose, gialle come il sole.

La donna attendeva che lui adempisse la sacralità delle parole.

Nel mentre il gatto si era fatto adulto: guardandolo ammirata, lei pensava che mai nessuna notte avrebbe superato il nero del suo manto.

Ma talvolta, in tutto quel tempo, la agitavano i ricordi, la nostalgia per le occasioni perdute, per i figli desiderati, per gli abbracci persi e rimpianti.

Poi il dubbio divenne affannoso.

Una mattina, infine, la abbatté lo scoramento e temette che lui avesse dimenticato la promessa.

Tristemente si convinse che attendere ancora sarebbe stato inutile.

Allora, accompagnata dal gatto, andò in giardino.

Si riempì gli occhi di quella bellezza gialla.

Poi, decise: tagliò tutte le rose, le raccolse a fatica tra le braccia e si recò al porto.

Una per una le gettò in acqua dall’estremità del molo, quella che fronteggiava il mare aperto, battuto dai venti.

*** *** *** *** ***

Ma le onde si stupirono di quel fatto e, ancor di più, s’incantarono per la bellezza delle rose: le videro andare al largo, ma vollero impedire che si perdessero.

Con l’ondeggiare dei loro flutti le accostarono l’una all’altra, dolcemente e con pazienza.

Poi le accudirono, perchè non appassissero: allora i rami continuarono a fiorire e le rose erano così tante che sembrarono un’isola minuscola, intricata e ricca di profumi.

*** *** *** *** ***

Dalla nave un marinaio avvistò qualcosa che sulle carte mancava.

Il capitano, incuriosito, volle vedere da vicino.

E allora si capì che cosa fosse: un intreccio di petali gialli, foglie e rami di rose.

Una piccola isola profumata.

I marinai si stupirono, ma il capitano impallidì.

Le rose, il profumo, il manto nero di un gatto, quella notte lontana…

Quanti anni erano passati?

All’inizio ci aveva pensato spesso, il ricordo di quell’incontro era potente.

Avrebbe anche voluto tornare, ma ogni volta un’altra impresa lo aveva attratto, un nuovo amore lo aveva trattenuto.

Non si era certo dimenticato, ma il tempo per lui era scorso rapido.

E chissà se lei lo aspettava ancora!

Negli anni aveva girato il mondo, era diventato il capitano di quella nave, era ormai ricco grazie ai commerci.

Ora, però, l’odore e la vista delle rose lo avevano riscosso.

Quell’isola profumata lo riportava al passato.

E lo stringeva il ricordo di una promessa.

*** *** *** *** ***

Lungo la strada che conduceva al porto, una figura maschile.

Saliva verso casa.

Lei, incerta, attese sulla porta.

Il gatto nero le si strusciava addosso, presagendo qualcosa.

L’uomo procedeva lentamente e recava dei fiori tra le braccia.

E, finalmente, lei incredula lo riconobbe.

E poi capì.

Erano rose quelle che lui portava.

Un gran mazzo di rose gialle.

Ancora buone da piantare.

Gloria Lai

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