Dic 23 2012

… VUOI GIOCARE CON ME?

Published by at 08:33 under Psicologia,Psicoterapia

Per i bambini, giocare è un’attività importante quanto respirare.

Giocando si lasciano fluire le emozioni e i vissuti interiori, si acquisiscono abilità nuove, ci si prepara alla vita e s’impara a gestire la fantasia e l’immaginazione.

Il gioco è un’espressione fondamentale della creatività, indispensabile per il benessere psicologico dei piccoli ma anche dei grandi.

Tutti i bambini assecondano spontaneamente il bisogno naturale di giocare ma troppo spesso questa capacità si perde con la crescita.

Sugli adulti, infatti, la pressione sociale esercita un controllo conformista e stereotipato, che limita i comportamenti creativi e indirizza ogni attività al raggiungimento di un più proficuo benessere economico.

Così, crescendo censuriamo la nostra naturale giocosità e costringiamo noi stessi in quel range di comportamenti prestabiliti che chiamiamo maturità, limitando il desiderio di gioco alle poche attività ludiche ritenute socialmente accettabili.

Giocare però fa bene alla salute ed è psicologicamente necessario! A qualsiasi età.

Perché giocando esprimiamo la nostra sensibilità e la nostra vitalità, e ritroviamo il contatto con la profondità della vita.

Il gioco è un’attività coinvolgente, avventurosa e appassionante, che monopolizza l’attenzione e che è bello vivere insieme con gli altri.

Spesso, quando giochiamo, abbiamo bisogno di condivisione.

Per i più piccoli giocare insieme è importantissimo.

Insieme agli altri bambini.

E anche insieme a mamma e papà.

Molti genitori, però, non riescono a giocare con i propri figli e, pur comprando giochi e giocattoli, non sanno come utilizzarli con loro.

Tanti adulti, infatti, crescendo hanno dimenticato la propria voglia di giocare e si concedono soltanto poche attività ludiche, competitive e ben regolamentate.

Queste persone ritengono impropriamente che agli individui maturi siano permessi soltanto alcuni tipi di giochi e non altri.

Perciò possono giocare a scacchi, a carte, a Risiko, a calcetto, a tennis… ma non alle bambole, al dottore, a nascondino, con la plastilina, con la tempera a dita o con altre cose del genere.

Per chi è grande, purtroppo, non esistono giochi creativi da poter fare insieme.

La nostra società non ama la creatività, e tantomeno la cooperazione.

La limita nei bambini e la censura negli adulti.

Per incrementare i consumi e favorire lo sviluppo dell’economia è meglio un sano individualismo, indifferente e solitario, piuttosto che la libera espressione dell’immaginazione, della fantasia e della solidarietà.

Altrimenti si corre il rischio di scambiare, riciclare, condividere e reinventare… tutto!

E magari si finisce per non comprare più niente!!

Il mondo degli adulti è fatto di doveri e non di fantasia, perciò, quando diventiamo genitori, non ricordiamo più quali erano i bisogni, i giochi e i desideri che avevamo da bambini.

Per questo tanti adulti non sono capaci di giocare con i propri figli e fanno fatica anche soltanto a incoraggiarli nelle attività creative.

Tutti i bambini, però, hanno bisogno di condividere il gioco e la creatività, sia con gli adulti che con gli altri bambini.

E un papà o una mamma che sappiano giocare con loro, sono preziosissimi.

Purtroppo al primo posto, nello scarno repertorio dei giochi che tante mamme e papà si concedono di condividere con i bambini, stanno i giochi di società (monopoli, gioco dell’oca, quiz, giochi di abilità, ecc.) o i giochi di movimento (rincorrersi, fare la lotta, giocare a calcio, cucinare, ecc.).

Cioè: giochi molto strutturati e con regole da rispettare, oppure: giochi che non è possibile fare spesso o che non possono durare a lungo.

I giochi creativi (disegnare, costruire, fabbricare, inventare, comporre, ecc.) e i giochi di ruolo (bambole, drammatizzazione, pupazzi, burattini, ecc.) sono spesso trascurati dai grandi.

Forse perché troppo sporchevoli o troppo imbarazzanti per chi ormai è diventato una persona seria.

Per sciogliere il blocco che ingabbia la giocosità, sarebbero necessari dei centri di “Fisioterapia del Gioco” per adulti incapaci di giocare. Luoghi dove ritrovare il contatto con la propria parte creativa, avventurosa, vitale ed entusiasta, e in cui ripristinare la confidenza e l’esplorazione di aspetti nuovi e diversi di se.

Ma in attesa di un mondo migliore… una buona terapia per i genitori che non sanno giocare è quella di ricontattare la propria parte infantile, dedicandogli qualche minuto ogni giorno.

Per attuarla è necessario: portare l’attenzione al bambino che siamo stati e concedergli di fare capolino nella nostra vita quotidiana.

Occorre solo un po’ di impegno e di buona volontà.

Non è difficile… si tratta di ascoltare quei pensieri, veloci e sciocchi, che di solito censuriamo occupati in altre cose più serie.

Per risvegliare il bambino interiore può essere terapeutico:

  • comprare delle figurine…

  • appiccicare qualche stellina…

  • ascoltare una musica infantile…

  • camminare dentro una pozzanghera…

  • dare forma a un tovagliolino di carta…

  • disegnare un cuore sul palmo della mano…

  • e altre cose simili

Piccoli gesti che aiutano a ritrovare i codici meno inibiti e più liberi della nostra anima infantile.

Solo recuperando il proprio desiderio di giocare, diventa possibile per i genitori assecondare nei figli il bisogno naturale di condividere il gioco.

Senza costringere l’entusiasmo in schemi prestabiliti e rigidi ma anzi! Lasciando che colori le giornate con soluzioni, forse poco strutturate, ma ricche di possibilità espressive.

Nel disordine della creatività prende forma un ordine in grado di accogliere senza censurare e si sviluppa un’attenzione capace di ascoltare le emozioni invece che reprimerle.

Giocare è un modo di stare insieme e di scoprire soluzioni nuove per i problemi di sempre.

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1 commento

One Response to “… VUOI GIOCARE CON ME?”

  1. Barbaraon 19 Mar 2018 at 18:36

    Quante volte cos siamo sentiti dire “Sei grande per queste cose” e magari anche “Non ti vergogni”…È ovvio che poi ci pensiamo due volte o più prima di ri-contattare il bambino interiore! Quanti giudizi e pregiudizi…Eppure, davvero, quando la mia bambina interiore fa capolino mi connetto ad una leggerezza e ad una gioia che vorrei trattenere…E allora penso “dipende solo da me essere libera, contattare quella parte di me che altro non è che la leggiadria della mia Anima ❤

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