Nov 23 2012

NON SEI NORMALE? Questi i sintomi creativi…

Published by at 08:25 under Psicologia,Psicoterapia

Quando si parla di pensiero creativo, l’archetipo dell’artista, fantasioso, geniale e un po’ svitato, colora l’immaginario collettivo, spingendoci a credere che la creatività sia un’abilità rara, riservata soltanto a pochi eletti, sicuramente in possesso di qualche prezioso talento artistico ma anche detentori di una pericolosa diversità.

Tuttavia la creatività non riguarda una particolare propensione per l’arte.

Il fuoco sacro dell’ispirazione creativa è uno stato d’animo assai comune, che tutti sperimentiamo più volte nel corso dell’esistenza.

La creatività è il nucleo di una pulsante energia, il cuore radiante del nostro essere, la fonte da cui traiamo alimento, ispirazione e motivazione per dare forma alla realtà e sentirci al centro della nostra vita.

Senza creatività non potremmo vivere.

Non potremmo amare, non potremmo sognare, non potremmo cambiare… non potremmo crescere.

La creatività è un modo di essere e di sentire, profondamente legato alla sensibilità interiore e alla capacità di voler bene.

E’ la nostra maestria nel danzare la vita al ritmo della trasformazione. Mutevole, imprevedibile, cangiante.

Perciò, sì. Certamente la creatività è un dono! Ma non per pochi. Anzi! E’ una dote che possediamo tutti.

Solo che per vivere appieno la creatività è necessario avere un saldo contatto con il mondo interiore.

E questo non tutti ce l’hanno.

Per molti, purtroppo, la sfera affettiva, l’intuizione, la flessibilità, l’immaginazione, sono cose inutili, roba di cui ci si deve sbarazzare in fretta, senza perderci troppo tempo.

Ma, è proprio dal mondo interiore che la creatività prende forma arricchendo la nostra vita di possibilità espressive, di soluzioni inedite, di stimoli e di ispirazioni, ed estraendo, come da un cilindro magico, opportunità sempre diverse per affrontare le difficoltà.

La civiltà dei consumi concede poco spazio al pensiero creativo e censura la sensibilità, facendo crescere il mito dell’uomo tutto d’un pezzo, sicuro di se, imperturbabile e concreto, capace di gestire i sentimenti con la forza della ragione.

Ma il cuore funziona seguendo parametri diversi dalla logica e per sentirci parte di questa società siamo costretti a nascondere le emozioni e a indossare una maschera di freddezza e d’impassibilità.

Impersonare con successo il ruolo dell’insensibile significa rinunciare all’ascolto della parte più profonda e più vera di se stessi, e fingere (fino a crederci) che tutto sia sempre e soltanto una questione di numeri e di materialità.

Nel nostro mondo, promuovere la competizione, far crescere l’economia, cavalcare l’andamento del mercato, sono obiettivi importanti, traguardi da raggiungere con ogni mezzo.

Hanno bisogno di persone disposte a comprare e a produrre seguendo schemi e modi stabiliti dalle operazioni commerciali.

Il gioco, l’immaginazione, la tenerezza e la fantasia diventano zavorre pericolose per gli equilibri economici. Intoppi lungo il percorso della produzione e dei consumi.

Per questo oggi, il mondo interiore è considerato quasi inesistente, e i cambiamenti troppo repentini sono giudicati destabilizzanti e pericolosi.

Non sorprende che tante persone considerino la creatività: roba per pochi. E tirino dritto davanti all’intimità di se stessi, cercando di anestetizzare l’emotività e facendo le spallucce alla propria anima.

Non tutti però hanno successo in questa impresa.

Alcuni non riescono ad ammutolire il cuore.

Ci sono persone che, nonostante l’impegno e i tentativi compiuti, si sentono incapaci di surgelare la propria sensibilità per chiudersi dentro la corazza d’impassibilità e d’indifferenza richiesta dal nostro stile di vita.

Sono uomini e donne che combattono ogni giorno una battaglia personale per sopravvivere in un mondo che non li riconosce e perciò non li vede e non li rispetta.

Gente con un cuore insopprimibile e una grande generosità.

Esseri umani considerati spesso poco normali, inadeguati al ritmo competitivo della nostra società.

Sono gli sciocchi che ancora si fidano del prossimo, quelli che credono nella bontà e contano sulla lealtà di tutti.

Creature senza malizia, facili prede per i prepotenti.

Queste persone hanno una grande creatività e grazie alla disponibilità a cambiare riescono a trasformarsi, adattando se stessi ai bisogni di un mondo che non li identifica e non li considera.

Cercano, inutilmente, di nascondersi dietro un’apparente normalità.

Ma tutto questo ha un alto costo psicologico e capita spesso che proprio queste persone arrivino in terapia. Con gli occhi gonfi e l’anima a brandelli. Vittime della violenza che circola dappertutto, oramai anche dentro i pensieri.

Colpevoli di non riuscire a smettere di voler bene.

Sono questi gli individui che possiedono una personalità creativa.

Esseri dotati di una grande umanità e di una poliedrica capacità intuitiva, in grado di conoscere i sentimenti degli altri e di adattarsi velocemente alle necessità comuni, così spontaneamente e naturalmente da non rendersene, a volte, nemmeno conto.

Creature disposte ad abiurare se stesse pur di generare armonia tra tutti.

Gente difficile da inquadrare. Nascosta sotto strati di necessità… altrui.


I SINTOMI CREATIVI


Le personalità creative sono mutevoli, imprendibili, cangianti e poco comprensibili. Anche a se stesse.

Hanno bisogno di poter cambiare e di trasformarsi, come di respirare.

Non si spaventano nel mettere sempre tutto in discussione e possono, da un momento all’altro, modificare se stesse o il proprio ambiente, diventando (quasi) irriconoscibili agli occhi degli altri.

Ma, nonostante la loro poliedricità, possiedono una lealtà affettiva talmente grande da non riuscire a distaccarsi neanche da chi palesemente le fa soffrire e si approfitta delle loro peculiarità per soddisfare i propri bisogni egoistici.

I sintomi creativi, perciò sono molteplici e non è facile identificarli:

  • Di sicuro c’è sempre una grande necessità di trasformazione.

  • E c’è una grande stabilità affettiva. Le personalità creative amano con costanza e devozione, anche quando sanno di non potersi aspettare niente in cambio.

  • Hanno sempre bisogno di creare armonia. Nei luoghi, tra le persone e nelle situazioni in cui si trovano a vivere.

  • Sono donne e uomini dotati di una forte energia, che usano per raggiungere i loro scopi affettivi… poco concreti, poco commerciabili e perciò anche poco condivisibili. Traguardi osservati con sospetto e diffidenza da chi insegue gli status della materialità: soldi, potere, bellezza, successo, sesso, eccetera.

  • Persone che non fanno nessuna differenza tra le razze e tra le persone.

  • Che si commuovono facilmente.

  • E facilmente si lasciano incantare da cose piccole e di scarso valore.

  • Gente che ama amare. E che per amore è capace di compiere grandi imprese. Senza clamori. E molto spesso anche senza che nessuno se ne accorga.

  • Non sono appariscenti e non fanno tendenza. Si mimetizzano in un mondo indaffarato e distratto da apparenze più sgargianti e più scenografiche.

  • La loro generosità non appare.

  • L’ingenuità… la nascondono come possono.

  • E la profondità nel voler bene sfugge allo sguardo della materialità.

Bisogna saper leggere con gli occhi dell’anima per riconoscerli in mezzo alla gente…


“L’essenziale è invisibile agli occhi. Si vede bene soltanto con il cuore.”

(Antoine da Saint-Exupéry)

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