Mar 14 2012

PEDAGOGIA NERA

Published by at 10:59 under Psicologia,Psicoterapia

Si chiama pedagogia nera uno stile educativo che utilizza punizioni e castighi nella convinzione che siano indispensabili per far crescere bene i bambini.

Le opinioni dominanti della pedagogia nera possono essere riassunte in tre punti principali:

  • I genitori e gli adulti meritano rispetto a priori.

  • L’obbedienza fortifica.

  • La severità e la freddezza costituiscono una buona preparazione alla vita.

Dal punto di vista di questa metodologia educativa:

  • L’uso della punizione, anche fisica è inevitabile per insegnare le regole senza ingenerare nei bambini confusioni e fraintendimenti dovuti alla loro scarsa capacità di comprensione.

  • L’educazione deve essere rigorosa, autoritaria e coercitiva.

  • L’essere umano durante l’infanzia va raddrizzato e per raggiungere questo fine è spesso necessario ricorrere all’uso di sculacciate, schiaffi, umiliazioni, privazione di oggetti o di attività amate, isolamento, ritiro dell’affetto.

  • Tutti questi modi servono a insegnare ai bambini il rispetto, l’attenzione, l’obbedienza e a prepararli ad affrontare la vita.

La pedagogia nera considera i bambini piccoli uomini da formare ed è basata sul presupposto che l’infanzia abbia in se qualcosa di sbagliato che va corretto prima che diventi troppo tardi.

Purtroppo, questa educazione emotivamente dannosa ha influenzato la nostra società e ancora oggi tanti genitori ne utilizzano inconsapevolmente i metodi, convinti di agire nell’interesse dei propri figli e per il loro bene.

I principi della pedagogia nera hanno causato innumerevoli sofferenze a tante persone e creato un’infinità di danni psicologici, contribuendo allo sviluppo di adulti insicuri ed emotivamente sofferenti, disposti a sottomettersi alla legge del più forte per paura della solitudine e dell’abbandono, affettivo e sociale.

La prepotenza e le ingiustizie perpetrate da questo tipo di pedagogia privano i bambini della dignità e del rispetto da parte dei grandi negando loro ogni diritto col pretesto dell’immaturità.

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Il bambino è un piccolo uomo immaturo o una persona?

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Ciò che la pedagogia nera ha contribuito a occultare sono proprio l’importanza e le peculiarità dell’infanzia.

Negli anni della crescita, infatti, non siamo adulti in formazione ma persone capaci di amare con grande intensità, portatori di emozioni che hanno bisogno di essere comprese e condivise.

La capacità di ascoltare e comunicare i propri sentimenti fa parte del percorso che dall’infanzia conduce alla maturità e permette di vivere una vita soddisfacente.

Per i bambini è fondamentale fare esperienza con le emozioni, poterle riconoscere, accettare, condividere e sentire che sono ricambiate.

Attraverso questo scambio i piccoli capiscono che i sentimenti hanno valore e meritano rispetto, imparano ad ascoltare il proprio cuore e a comprenderne l’importanza.

Nel suo famosissimo libro Intelligenza Emotiva, Daniel Goleman ha mostrato che l’intelligenza non è fatta soltanto di acquisizioni cognitive.

A fianco alla logica e alla matematica esiste anche un’intelligenza che ci permette di armonizzare il pensiero con i sentimenti, la parola con i vissuti interiori, la dimensione razionale con quella affettiva.

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Ma cos’è l’intelligenza emotiva?

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Si chiama intelligenza emotiva la capacità riconoscere le emozioni e di tradurle in parole per poterle comunicare e condividere.

Maggiore è l’autoconsapevolezza e la conoscenza del proprio mondo interno più specifica e profonda sarà l’intelligenza emotiva di una persona.

Le Personalità Creative (essendo dotate di empatia e creatività) possiedono una brillante intelligenza emotiva che ha bisogno di essere riconosciuta e apprezzata per svilupparsi armonicamente e con successo.

I bambini vivono una ricchezza e un’ampiezza di sentimenti difficile da padroneggiare e l’aiuto migliore che gli adulti possono dare loro è quello di favorire il riconoscimento e l’ascolto delle emozioni.

Purtroppo, però, anni e anni di educazione repressiva e autoritaria hanno formato adulti incapaci anche solo di prestare attenzione ai sentimenti, figuriamoci di comunicarli!

Parlare di stati d’animo e sensibilità sembra sempre poco importante in questo nostro mondo cresciuto insieme alla pedagogia nera e basato sulla legge del più forte.

Così, oggi tanti genitori si trovano in difficoltà nell’educare con saggezza i propri figli.

Da un alto sentono che l’educazione repressiva, che loro stessi hanno ricevuto, porta soltanto coercizione e sofferenza dall’altro hanno paura di diventare troppo permissivi abbandonando le vecchie modalità in favore di un maggiore ascolto del mondo interno.

Gli adulti hanno il compito di accompagnare i bambini nella crescita e per far questo devono saper accogliere le loro emozioni senza censurarle, rispettare la loro individualità, ascoltare i loro bisogni e aiutarli a esprimere tutto il loro potenziale creativo.

È un compito che diventa estremamente difficile quando nel diventare grandi non si è potuta vivere con fiducia la ricchezza emotiva dell’infanzia.

Eppure…

Solo un adulto in grado di prendersi cura di se stesso, della propria soggettività, del proprio disagio, delle proprie esigenze non soddisfatte, dei bisogni non ascoltati, dei sentimenti non espressi può occuparsi coerentemente di un bambino.

Il mondo interno dell’adulto è una miniera ricca di minerali grezzi ma preziosi…

C’è tanta fatica per portare alla luce questi elementi sepolti, per riprendere contatto con la propria storia… che, spesso, nell’infanzia è carica di sofferenza e di sentimenti inespressi.

Ma è proprio da qui che si deve partire per promuovere una nuova cultura che permetta ai bambini di sviluppare le proprie risorse, il senso di sicurezza, la capacità di affetto e di adattamento, la creatività.

Diventare grandi è difficile per tutti: la crescita è fatta di conquiste e fallimenti, avvicinamenti e separazioni.

Gli adulti devono saper ascoltare e condividere le emozioni, le proprie e quelle dei propri figli.

Solo così potremo avere rispetto l’uno per l’altro e costruire una società che non emargina, ma accoglie.

Chi è capace di non discriminare niente dentro di sé può accettare la diversità senza averne paura.

L’intelligenza emotiva è la base per costruire un mondo a misura dei bambini.

Un mondo che non avrà più bisogno di soprusi e violenza perché avrà imparato a comprendere invece che combattere, a condividere invece che amputare e ad amare invece che distruggere.

Un mondo migliore.

Carla Sale Musio

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